Negli utili 15 anni ho fatto la bellissima esperienza di trasferirmi, per qualche anno, in Italia. In questo post mi piacerebbe discutere un aspetto che mi ha lasciato subito molto perplessa, senza riuscire a venirne a capo.
Per spiegarmi meglio parlerò di come dovetti gestire la questione conto corrente bancario. Quando cambiai residenza, scrissi una mail alla mia banca (tedesca) indicando il nuo nuovo indirizzo di residenza. Dovetti poi parlare al telefono con il mio referente per confermare l'autenticità del messaggio e da allora im poi la banca mi scrisse inviando la corrispondenza al mio indirizzo Italiano. In Italia aprii un conto corrente Online (con Fineco). La procedura non fu troppo complicata.
Una volta tornata in Germania, ripetei la procedura con la banca tedesca per cambiare l'indirizzo di residenza. Con Fineco la questione fu talmente complicata che dovetti chiudere il conto. Ecco cosa mi scrissero:
Buongiorno,
Le segnalo che per poter procedere alla richiesta di variazione di residenza occorre estinguere la posizione esistente e aprire un nuovo conto seguendo le istruzioni allegate.
La documentazione da fornire è:
- Nuovo contratto sottoscritto in Italia con riconoscimento attraverso promotore finanziario Fineco;
- Modulo di “integrazione contrattuale”;
- Fotocopia del documento d’identità e del tesserino fiscale italiano originale;
- Modello 118 tax-exemption;
- Autocertificazione;
- Modello w8-ben;
- relazione del promotore sul cliente il più dettagliata possibile ;
- lettera di estinzione firmata da tutti gli intestatari del c/c;
- lettera di svincolo dell’eventuale cash park presente senza riconoscimento di interessi;
- autorizzazione a trasferire degli eventuali Rid presenti dal c/c residenti a quello non residenti in apertura;
- Il dossier sarà aperto in regime DICHIARATIVO (si prega quindi di barrare questa scelta al momento della sottoscrizione del contratto).
I soggetti non residenti, che dimostrano/autocertificano la qualità di non residenti possono avvalersi del trattamento fiscale privilegiato previa presentazione mod.118, con esenzione degli interessi attivi maturati sulla liquidità giacente sul conto corrente dalla ritenuta fiscale del 20% , esenzione dall'imposta su Capital Gain conseguiti, applicazione della corretta aliquota sulle cedole e sui dividendi di titoli di emittenti esteri.
Limitazioni operative previste per i non residenti:
- non saranno rilasciate nuove carte di credito; eventuali richieste di carte Bancomat potranno essere effettuate successivamente all'apertura del c/c
- non potranno essere richiesti assegni,
- i bonifici disposti saranno di tipo "estero"(tramite Call Center o Pfa e tramite l’apposita sezione sul sito internet per bonifici transfrontalieri),
- eventuali richieste di servizi aggiuntivi dovranno sempre essere sottoscritti in Italia.
Resto a disposizione, Stefania.
Inoltre, il "promotore" mi disse che facendo così non avrei più potuto usare l'online banking ma avrei dovuto effettuare le operazioni tramite il call centre. Tuttavia, lo stesso "promotore" mi disse che la questione si sarebbe potuta risolvere semplicemente omettendo di dichiarare il cambio di residenza e chiedendo una variazione dell'indirizzo di spedizione. Facemmo la variazione dell'indirizzo.
A questo punto la banca iniziò a spedire le lettere al mia indirizzo senza indicare il CAP (o meglio mettendo come CAP "00000"). La prima lettera mi fu recapitata con uno sticker sul quale la posta tedesca mi avvertiva di informare il mittente che questa sarebbe stata la prima ed unica lettera che avrebbero recapitato senza CAP. Chiamai Fineco e chiesi di correggere il problema. Fu un'odissea che terminò con l'affermazione, perentoria, da parte persona incaricata della gestione di questa pratica, che il loro sistema non prevedeva che all'estero potessero esserci i CAP.
Non mi restò alternativa che chiudere il conto.
La cosa che mi lascia perplesso è il fatto che nessuno, in tutta questa vicenda, trovò occasione di esprimere il benché minimo disappunto riguardo all'assurdità della procedura. Un po' come quando, appena arrivata in Italia, dopo aver fatto un contratto telefonico al telefono e volendolo poi disdire, mi fu detto che la disdetta andava trasmessa con raccomandata AR e che non si trattava di una vessazione (come sostenni in quell'occasione), bensí di una regola a mia tutela, qualora la compagnia telefnonica decidesse di ignorare il recesso.
La domanda a questo punto è questa: da dove proviene questo attaccamento alla burocrazia? Possibile che gli Italiani non si rendano conto dell'enorme spreco di risorse che questo atteggiamento causa?
Kora




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