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Discussione: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

  1. #1
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    Predefinito Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    Fra i provvedimenti intesi a riequilibrare i conti pubblici, si riavanza oggi nuovamente la promessa di un atteggiamento di "tolleranza zero", nei confronti dell'evasione fiscale. Ciò posto, a mio sommesso avviso, un inquadramento del problema dell'evasione fiscale non dovrebbe comunque mai prescindere da una pregiudiziale domanda: qual é la percentuale massima, oltre la quale la tassazione assume il connotato di un'iniqua misura vessatoria, atta a praticamente nullificare l'effettiva sostanza del diritto di proprietà privata legittimamente goduto dal singolo cittadino di un Paese civile?



    Nel proposito, se numerose sono state le risposte offerte al quesito nel correre dalla storia, per parte mia, desidererei limitarmi ad avanzare qualche elemento che permetta, in qualche modo, di costruire la base per qualche considerazione rapportata alla situazione italiana; questo, preliminarmente avvertendo di non essere un esperto della materia tributaria, ma di aver tratto la linea della mia riflessione da taluna delle varie letture nelle quali mi sono imbattuto, nel corso delle mie ricerche nell'ambito del diritto pubblico dell'economia ; mi perdonino quindi le eventuali imperizie, quei tecnici della materia che si trovassero eventualmente a scorrere queste note.



    In questo senso, dunque, con particolare riferimento al cosiddetto "reddito d'impresa", già Luigi Einaudi, negli anni '50 dello scorso secolo, a seguito della riforma fiscale introdotta in quel momento, aveva calcolato che l'imprenditore che avesse correttamente assolto ad ogni onere tributario, fra imposizioni dirette ed indirette, si sarebbe trovato a dover corrispondere al fisco una cifra pari al circa il 102% (dicesi centodue per cento) dei guadagni conseguiti ed un ricalcolo dei primi anni '90 aveva registrato un ulteriore incremento del gravame, quantizzandolo intorno al 109% (dicesi centonove per cento) dell'utile; pur non essendo, come ho premesso, un esperto di diritto tributario, non mi parrebbe che, con riferimento al momento presente, sia ancora cambiato gran che (se non, forse, la possibilità legale di eludere il fisco, che è stata introdotta attraverso l'inquadramento di svariate entità collettive nella figura della Onlus e l'istituzione delle "cooperative sociali").



    Ciò atteso, in queste condizioni, uno Stato eticamente corretto ed obiettivamente civile avrebbe avuto l'obbligo di emanare una precisa norma, all'incirca di questo tenore: «L'esercizio dell'intrapresa privata è atto vietato al cittadino italiano e corrisponde ad un reato contravvenzionale, oblazionabile con una somma pari al 109% di quanto da lui indebitamente guadagnato. » . Al contrario, si è invece continuato a fingere che lo svolgimento dell'attività d'intrapresa privata costituisse in Italia un comportamento pienamente lecito (vedi art. 41 Cost.), tollerando, di fatto, il fatale esplicarsi di molteplici forme di evasione ed elusione fiscali (anche secondo i rilievi ufficiali formulati dallo stesso Istat negli anni '80, il sistema economico nazionale riusciva a reggersi soltanto grazie all'evasione fiscale ed al lavoro nero), che venivano ampliamente tollerati dall'apparato statale, in cambio dei sostanziosi contributi forzosamente elargiti dagli imprenditori ai partiti d'ogni tendenza e colore.



    Poco significativi, riguardo alla sostanza dell'argomento, apparirebbero, infine, i possibili raffronti fra le aliquote della tassazione italiana e quelle contemplate dagli altri Paesi; questo, per due principali ordini di ragioni, che credo così possano sommariamente sintetizzarsi:

    I) con riferimento alla tassazione indiretta, le basi impositive di molti fra questi Paesi, contrariamente a quanto tendenzialmente previsto in Italia, non corrispondono al 100% del reddito complessivo soggetto all'imposta (in Francia, ad esempio, nel caso dei professionisti, esse si aggirano intorno al 65% del totale) e, quindi, anche a parità di aliquota nominale, incidono notevolmente di meno sui valori tassati;

    II) con riferimento alla tassazione diretta, non avviene, come in Italia, che l'Iva, ad esempio, venga ad essere calcolata non solo sul valore del bene o del servizio, ma altresì sull'ammontare complessivo che viene a determinarsi dalla somma risultante dall'addizionamento di questo valore con i tributi e le accise che già ulteriormente gravano sul bene o sul servizio; in altri termini, una vera e propria "tassa sulle tasse", per renderci conto della quale, basterebbe anche solo scorrere con un poco d'attenzione una delle nostre bollette del gas .



    In conclusione, ricollegandomi al mio iniziale postulato, mi domando e vi domando: siamo proprio sicuri che, in Italia, non si sia giunti, praticamente a far data dall'epoca immediatamente successiva all'instaurazione della forma repubblicana dello Stato, a superare quella percentuale del prelievo fiscale che ridonda in un iniquo esproprio dei beni legittimamente acquisiti dal cittadino? Personalmente, mi sentirei di propendere per l'ipotesi affermativa.
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  2. #2
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    Sono più di trent'anni che sento parlare di lotta all'evasione fiscale.

    Credo che se ne parlerà ancora per molti decenni, nonostante i pos, le lotterie sugli scontrini ed anche l'abolizione del contante.

  3. #3
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    Interessante l'esposizione teorica del problema; resta da rispondere alla domanda iniziale: qual é la percentuale massima, oltre la quale la tassazione assume il connotato di un'iniqua misura vessatoria?

    Ovviamente la risposta non può esser data con un numero perché la tassazione varia a seconda del reddito.
    In teoria... In realtà la tassazione e l'imposizione fiscale va ben oltre il lecito e il giusto semplicemente perché il cittadino non ha più la percezione del valore e della qualità dei servizi che riceve dallo stato predone in cambio dei suoi denari.

    Né ha più, il cittadino, contezza del modo in cui si spendono i suoi denari... Figuriamoci se possa averne anche il controllo.

    Di qui la sfiducia nell'istituzione massima statuale e le sue inevitabili conseguenze non ultima la dilagante corruzione da stati sudamericani ormai inarrestabile.

    Per cui, egregio avvocato degli italiani, non ci venite a dire che se tutti pagano le tasse, tutti pagheremo meno.
    Sono tutte balle retoriche buone per i gonzi sinistroidi (ma, poi, nemmeno loro ci credono più...).



    Kobra (Democritico)


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    Quando lo Stato non fa l'interesse del Cittadino,
    è il Cittadino che diventa Stato.

  4. #4
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    Citazione Originariamente Scritto da 21k Visualizza Messaggio

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione
    Fra i provvedimenti intesi a riequilibrare i conti pubblici, si riavanza oggi
    .......
    Personalmente, mi sentirei di propendere per l'ipotesi affermativa.
    Ha delle ragioni e dei torti.
    Ha ragione soprattutto sul fatto che vanno incentivati gli investimenti in attività.che producono occupazione.
    Anche la nostra costituzione assegna un ruolo sociale alle aziende proprio per l'art.1 che attribuisce un ruolo fondamentale al lavoro e sono le aziende pubbliche e private a creare lavoro.
    Visto questo ruolo la tassazione dovrebbe non solo legato alla redditività ma alla occupazione.
    Più occupazione genera l'azienda più dovrebbe diminuisce la tassazione.
    Ugualmente l'IVA è una tassa incostituzionale proprio perché non tiene conto della disponibilità dell'individuo come lo sono tutte le tasse legate al consumo. Sono incostituzionali perché fanno pagare di più la famiglia numerosa monoreddito che vive In un sottoscala piuttosto che il ricco single che vive all'attico che comunque consuma meno.

    Per il resto le tasse italiane non sono né pagate in modo sufficientemente né corretto da contribuenti scorretti e mendaci soprattutto da chi può nascondere il proprio reddito, aziende con sedi in paradisi fiscali, imprenditori scorretti, professionisti, artigiani e commercianti che nascondono i guadagni fregandosene dei servizi che dovrebbero pagare e che altri pagano al posto loro!!

    Saluti

  5. #5
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    Citazione Originariamente Scritto da Kobra Visualizza Messaggio

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione
    Interessante l'esposizione teorica del problema; resta da rispondere alla domanda iniziale: qual é la percentuale massima, oltre la quale la tassazione assume il connotato di un'iniqua misura vessatoria?

    Ovviamente la risposta non può esser data con un numero perché la tassazione varia a seconda del reddito.
    In teoria... In realtà la tassazione e l'imposizione fiscale va ben oltre il lecito e il giusto semplicemente perché il cittadino non ha più la percezione del valore e della qualità dei servizi che riceve dallo stato predone in cambio dei suoi denari.

    Né ha più, il cittadino, contezza del modo in cui si spendono i suoi denari... Figuriamoci se possa averne anche il controllo.

    Di qui la sfiducia nell'istituzione massima statuale e le sue inevitabili conseguenze non ultima la dilagante corruzione da stati sudamericani ormai inarrestabile.

    Per cui, egregio avvocato degli italiani, non ci venite a dire che se tutti pagano le tasse, tutti pagheremo meno.
    Sono tutte balle retoriche buone per i gonzi sinistroidi (ma, poi, nemmeno loro ci credono più...).



    Kobra (Democritico)


    C'è del vero nel lamentarsi che ad una tassazione elevata, ma non eccessiva rispetto ad altre nazioni, non corrispondano servizi adeguati.
    Purtroppo c'è da tenere conto di punti importanti riguardanti i conti dello stato.
    Troppi debiti arretrati, troppi impegni iniqui presi da governi corrotti e spreconi, il PIL che diminuisce obbligano a mantenere le tasse elevate.
    Lo stesso Monti nel suo discorso di insediamento disse una cosa odiosa ma dovuta.
    Non si proponeva di fare cassa in modo equo ma a CHI ERA PIÙ FACILE fare pagare le tasse!!!
    Per cui immobili, aziende e dipendenti!!!
    Ecco perché alcuni devono pagare troppo per altri che non pagano.

    Saluti

  6. #6
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    avete letto che siamo a 109,7 miliardi di evasione fiscale?

  7. #7
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    Citazione Originariamente Scritto da FrancoAntonio Visualizza Messaggio

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione
    avete letto che siamo a 109,7 miliardi di evasione fiscale?
    Che siano 109 non abbiamo dubbi... E' quel ,7 lì che ci preoccupa perché proprio non riusiamo a capire come diavolo lo hanno calcolato.


    Kobra (Democritico)
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  8. #8
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    Citazione Originariamente Scritto da 21k Visualizza Messaggio

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione
    Fra i provvedimenti intesi a riequilibrare i conti pubblici, si riavanza oggi nuovamente la promessa di un atteggiamento di "tolleranza zero", nei confronti dell'evasione fiscale. Ciò posto, a mio sommesso avviso, un inquadramento del problema dell'evasione fiscale non dovrebbe comunque mai prescindere da una pregiudiziale domanda: qual é la percentuale massima, oltre la quale la tassazione assume il connotato di un'iniqua misura vessatoria, atta a praticamente nullificare l'effettiva sostanza del diritto di proprietà privata legittimamente goduto dal singolo cittadino di un Paese civile?



    Nel proposito, se numerose sono state le risposte offerte al quesito nel correre dalla storia, per parte mia, desidererei limitarmi ad avanzare qualche elemento che permetta, in qualche modo, di costruire la base per qualche considerazione rapportata alla situazione italiana; questo, preliminarmente avvertendo di non essere un esperto della materia tributaria, ma di aver tratto la linea della mia riflessione da taluna delle varie letture nelle quali mi sono imbattuto, nel corso delle mie ricerche nell'ambito del diritto pubblico dell'economia ; mi perdonino quindi le eventuali imperizie, quei tecnici della materia che si trovassero eventualmente a scorrere queste note.



    In questo senso, dunque, con particolare riferimento al cosiddetto "reddito d'impresa", già Luigi Einaudi, negli anni '50 dello scorso secolo, a seguito della riforma fiscale introdotta in quel momento, aveva calcolato che l'imprenditore che avesse correttamente assolto ad ogni onere tributario, fra imposizioni dirette ed indirette, si sarebbe trovato a dover corrispondere al fisco una cifra pari al circa il 102% (dicesi centodue per cento) dei guadagni conseguiti ed un ricalcolo dei primi anni '90 aveva registrato un ulteriore incremento del gravame, quantizzandolo intorno al 109% (dicesi centonove per cento) dell'utile; pur non essendo, come ho premesso, un esperto di diritto tributario, non mi parrebbe che, con riferimento al momento presente, sia ancora cambiato gran che (se non, forse, la possibilità legale di eludere il fisco, che è stata introdotta attraverso l'inquadramento di svariate entità collettive nella figura della Onlus e l'istituzione delle "cooperative sociali").



    Ciò atteso, in queste condizioni, uno Stato eticamente corretto ed obiettivamente civile avrebbe avuto l'obbligo di emanare una precisa norma, all'incirca di questo tenore: «L'esercizio dell'intrapresa privata è atto vietato al cittadino italiano e corrisponde ad un reato contravvenzionale, oblazionabile con una somma pari al 109% di quanto da lui indebitamente guadagnato. » . Al contrario, si è invece continuato a fingere che lo svolgimento dell'attività d'intrapresa privata costituisse in Italia un comportamento pienamente lecito (vedi art. 41 Cost.), tollerando, di fatto, il fatale esplicarsi di molteplici forme di evasione ed elusione fiscali (anche secondo i rilievi ufficiali formulati dallo stesso Istat negli anni '80, il sistema economico nazionale riusciva a reggersi soltanto grazie all'evasione fiscale ed al lavoro nero), che venivano ampliamente tollerati dall'apparato statale, in cambio dei sostanziosi contributi forzosamente elargiti dagli imprenditori ai partiti d'ogni tendenza e colore.



    Poco significativi, riguardo alla sostanza dell'argomento, apparirebbero, infine, i possibili raffronti fra le aliquote della tassazione italiana e quelle contemplate dagli altri Paesi; questo, per due principali ordini di ragioni, che credo così possano sommariamente sintetizzarsi:

    I) con riferimento alla tassazione indiretta, le basi impositive di molti fra questi Paesi, contrariamente a quanto tendenzialmente previsto in Italia, non corrispondono al 100% del reddito complessivo soggetto all'imposta (in Francia, ad esempio, nel caso dei professionisti, esse si aggirano intorno al 65% del totale) e, quindi, anche a parità di aliquota nominale, incidono notevolmente di meno sui valori tassati;

    II) con riferimento alla tassazione diretta, non avviene, come in Italia, che l'Iva, ad esempio, venga ad essere calcolata non solo sul valore del bene o del servizio, ma altresì sull'ammontare complessivo che viene a determinarsi dalla somma risultante dall'addizionamento di questo valore con i tributi e le accise che già ulteriormente gravano sul bene o sul servizio; in altri termini, una vera e propria "tassa sulle tasse", per renderci conto della quale, basterebbe anche solo scorrere con un poco d'attenzione una delle nostre bollette del gas .




    In conclusione, ricollegandomi al mio iniziale postulato, mi domando e vi domando: siamo proprio sicuri che, in Italia, non si sia giunti, praticamente a far data dall'epoca immediatamente successiva all'instaurazione della forma repubblicana dello Stato, a superare quella percentuale del prelievo fiscale che ridonda in un iniquo esproprio dei beni legittimamente acquisiti dal cittadino? Personalmente, mi sentirei di propendere per l'ipotesi affermativa.
    Come fosse antani con scappellamento a DESTRA ...

  9. #9
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    Citazione Originariamente Scritto da Simonepgn Visualizza Messaggio

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione
    Sono più di trent'anni che sento parlare di lotta all'evasione fiscale.

    Credo che se ne parlerà ancora per molti decenni, nonostante i pos, le lotterie sugli scontrini ed anche l'abolizione del contante.
    Sono le solite supercàzzole.

    Si "lotta" contro l'evasione, contro le mafie, contro la corruzione, etc.

    MAI che si senta un "politico" affermare (men che meno OPERARE) a che tutto lo SKIFO venga sconfitto e/o cancellato.
    Loro "lottano", "contrastano", si "oppongono" ... ad libitum ...
    Ultima modifica di MrBojangles; 03-12-19 alle 17:55

  10. #10
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    Predefinito Re: Riflessioni sulla "evasione fiscale"

    La dura lotta per la cadrega...



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