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Discussione: Focus Cina

  1. #41
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    Predefinito Rif: focus Cina

    Porrei anche l'attenzione su questo... :giagia:

    LA CIA SPONSOR DEL DALAI LAMA
    di Jean Paul Desimpelaere
    Patrick French, quando era direttore della Free Tibet Campaign (Campagna per l’indipendenza del Tibet) in Inghilterra, è stato il primo a poter consultare gli archivi del governo del Dalai Lama in esilio. Ne ha tratto conclusioni sconvolgenti.

    I Cinesi hanno liquidato i Tibetani?
    Accueil Solidaire 31-05-2006

    E’ giunto alla conclusione disilludente che le prove del genocidio tibetano da parte dei Cinesi erano state falsificate e ha subito dato le dimissioni dalla carica di direttore della Campagna per l’indipendenza del Tibet (”Tibet, Tibet”, P. French, Albin Michel, 2005)

    Negli anni sessanta, sotto la direzione del fratello del Dalai Lama, Gyalo Thondrup, furono raccolte delle testimonianze tra i rifugiati tibetani in India. French constatò che le cifre dei morti erano state aggiunte in margine successivamente. Altro esempio, lo stesso scontro armato, narrato da cinque diversi rifugiati, era stato contabilizzato cinque volte. Nel frattempo la cifra di 1,2 milioni di uccisi da parte dei Cinesi faceva il giro del mondo.

    French afferma che questa cifra non è semplicemente possibile: essa riguarda solamente gli uomini. Ma in effetti, all’epoca, non vi erano più di 1,5 milioni di Tibetani maschi. Se la cifra propagandata fosse vera, oggi non dovrebbe essercene quasi più nessuno. In seguito, invece, la popolazione è aumentata fino a raggiungere, attualmente, la soglia di quasi 6 milioni di abitanti, vale a dire quasi due volte di più rispetto al 1954. Dati forniti sia dal Dalai Lama, sia dalle autorità cinesi, straordinariamente d’accordo per una volta.

    Gli osservatori internazionali (La Banca mondiale, L’Organizzazione mondiale di sanità) accettano questi dati. Cosa che non impedisce che ancora oggi il Dali Lama continui a pretendere che 1,2 milioni di Tibetani siano stati uccisi dai Cinesi.

    Il Dalai Lama è una sorta di papa del buddismo mondiale?

    Su questo punto occorre relativizzare le cose. Il 6% della popolazione mondiale è buddista. E’ poco. Inoltre, il Dalai Lama non è affatto il rappresentante del buddismo zen (Giappone), né del buddismo del Sud est asiatico (Tailandia), e nemmeno del buddismo cinese. Il buddismo tibetano rappresenta solo 1/60 di questo 6%. Infine esistono anche in Tibet quattro scuole separate. Il Dalai Lama appartiene ad una di queste: la “gelugpa”(i berretti gialli). In breve, si tratta di un papa seguito da pochissimi seguaci religiosi, ma da moltissimi adepti politici…

    Chi sono i suoi sponsor?

    Dal 1959 al 1972:

    - 180.000 dollari all’anno per lui personalmente sui libri paga della CIA (documenti desecretati dal governo nordamericano; il dalai lama ha negato la cosa fino al 1980)
    - 1,7 milioni di dollari all’anno per la organizzazione della sua rete internazionale

    In seguito lo stesso ammontare è stato versato attraverso una dotazione del NED, una organizzazione non governativa nordamericana il cui budget è alimentato dal Congresso. Il Dalai Lama dice che i suoi due fratelli gestiscono “gli affari”. I suoi due fratelli, Thubten Norbu (un lama di rango superiore) e Gyalo Thondrup erano stati ingaggiati dalla CIA fin dal 1951, il primo per raccogliere fondi e dirigere la propaganda ed il secondo per organizzare una resistenza armata.

    La bomba atomica indiana: il budda sorridente

    Fin dagli esordi, vale a dire quando è diventato chiaro che la rivoluzione cinese stava vincendo nel 1949, gli USA hanno tentato di convincere il dalai lama a guadagnare l’esilio. Hanno messo a loro disposizione del denaro, tutta una logistica e la loro propaganda. Ma il dalai lama e il suo governo volevano che gli Stati Uniti inviassero un esercito come avevano fatto in Corea e considerarono dunque la proposta nordamericana troppo debole. (Modern War Studies, Kansas University, USA, 2002). Nel 1959 gli Stati Uniti riuscirono comunque a convincere il dalai lama a lasciare il Tibet, ma bisognava ancora convincere l’India a dargli asilo. Eisenhower propose allora uno scambio a Nehru: l’India doveva accettare il dalai lama sul suo territorio e gli Stati Uniti avrebbero accordato a 400 ingegneri indiani una borsa di studio negli Stati Uniti per avviarli alla “tecnologia nucleare”. L’accordo fu accettato (Il maggiore nordamericano William Corson, responsabile dei negoziati all’epoca, Press Trust of India, 10/8/1999). Nel 1974, la prima bomba A indiana fu soprannominata cinicamente “Budda sorridente” (Raj Ramanna, ex direttore del programma nucleare indiano, 10/10/1997, Press Trist of India)

    Fonte: Tibet Patrick French Albin: CIA Sponsor Dalai Lama.

    Link: CIA sponsor del Dalai Lama

  2. #42
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    Exclamation Il Paese di Mezzo tra modernità e tradizione

    Il Paese di Mezzo tra modernità e tradizione
    di Roberto de Tullio

    “Zhongguó”, il Paese di Mezzo, ha sempre suscitato interessi diversificati a seconda delle interpretazioni del mondo politico e intellettuale di ogni nazione. In realtà, le infinite sfaccettature che delineano quella che per noi è il paese “Cina” ci impediscono ancora di comprendere, nel complesso, come funziona quel motore millenario che ha reso il Paese di Mezzo l’entità politica e territoriale più progredita e illuminata di qualsiasi nazione o istituzione da quando è stata scritta la storia dell’uomo. Tradizione e progresso, socialismo e capitalismo, sono esempi del mutamento perpetuo, yin e yang che regola la concezione di vita dei cinesi, dal semplice contadino, al massimo esponente del governo. Per capire finalmente la Cina, è d’obbligo scrollarsi di dosso qualsiasi pregiudizio e mentalità occidentale, e fare proprio il pensiero orientale, nella specificità quello cinese, adattandolo al contesto adatto. I cinesi la chiamano “flessibilità”, che se per noi è solo una parola, per i cinesi è il cardine principale su cui basa tutta la sua attuale potenza. Una potenza mantenuta in equilibrio da un altro concetto, molto importante per la politica attuale cinese, propugnato da Hu Jintao nei suoi continui richiami alla società armoniosa, quello del Wei-Wu-Wei, l’azione senza azione, che può essere applicato in ogni contesto. In quello tipicamente strategico e quindi politico, si può tradurre come il raggiungimento del massimo profitto con il minimo sforzo.
    Concetti antichi quanto la Cina stessa, ma attuali come non mai, hanno permesso alla Cina comunista di Mao, grazie agli insegnamenti di maestri millenari come Lao-Tse, di transitare un paese statico, debole, sottomesso (Yin), in una paese attivo, forte, indipendente (Yang), il mutamento è così compiuto. Mao, rispetto al suo avversario, generale Chiang-Kai-shek, aveva un grande vantaggio che nonostante l’evidente debolezza delle proprie forze, gli ha permesso di sopraffare un nemico potente che controllava già vasti territori. Ha assorbito totalmente l’esperienza filosofo-bellica dei propri predecessori, applicandolo intelligentemente in un contesto moderno.
    Si avverà così un’altra frase del libro più importante della Cina, il Libro dei Mutamenti: “La forza diminuisce, la debolezza aumenta.”. Ancora una volta quindi, Yin si riversa in Yang. Mao Zedong conquista la Cina, le forti armate del generale Chiang allo sbaraglio. Si infrange così, grazie alla tradizione di cui Mao è stato attento e scrupoloso guardiano, il piano degli USA di una Cina cristiana e governata dal modello occidentale contrapposta all’URSS e traghetta invece la Cina verso una nuova era progressista.
    Questo è solo un esempio, ma concetti come quello dei mutamenti sono ben radicati in ogni singolo cinese e soprattutto in ogni dirigente del paese, concetti che hanno permesso una commistione unica nel suo genere e potentissima, tra comunismo e tradizione, tra modernità e passato.

  3. #43
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    Predefinito Rif: Il Paese di Mezzo tra modernità e tradizione

    La Rottura conservatrice secondo Confucio... hefico: A Oriente si ri-nasce!

  4. #44
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    Predefinito Rif: Il Paese di Mezzo tra modernità e tradizione

    Perchè la Cina è destinata a vincere

    Roberto Sestito



    Dall’articolo

    "Perchè la Cina vincerà la quarta guerra mondiale"

    (Libero Ricerca: home page del 5.2.2010):



    «(...) In questo senso, attualmente la diplomazia cinese ha decenni di vantaggio su quella americana e su quella occidentale in genere. Altro enorme vantaggio strategico cinese è caratterizzato dal fatto che il gruppo dirigente cinese attuale, essendo culturalmente indipendente da influenze messianiche di natura dogmatica ed ideologica, nella comprensione fondamentale dello "spirito del tempo" riesce a volgere a vantaggio della ragion di Stato (come già abbiamo rilevato nel nostro precedente articolo pubblicato su questo sito) anche fondamentali strumenti di mercato, che rendono improponibile l’incondizionato dominio -che si verifica invece in USA- da parte di capitalisti antinazionali e finanzieri usurocrati. Questo significa che la Cina è dogmaticamente comunista, come vorrebbero molti estremosinistri occidentali? O che la Cina è fascista, come vorrebbero molti analisti peraltro acuti, come Bruce Gilley o Federico Rampini? No, no, niente di questo. La Cina ha un tipo di gestione e di approccio al mondo politico ed economico, incomprensibile con le lenti euro-occidentali. La Cina sta attualmente sperimentando una prassi politico-economica, che non ha precedenti nella storia. Certamente alla base, a nostro avviso, vi è "l’ideologia" (ma nel senso di strategia politica non di dogma pietrificato) della pura ragion di Stato ed "un nazionalismo morale ed etico" grande Han, pragmaticamente combinati con un socialismo di mercato, ma ciò non ci autorizza a scomodare categorie della dottrina politica europea, in quanto sarebbe già assai arduo mostrare che le lotte di "liberazione nazionale" di Mao e dello stesso Ho Chi Minh siano ortodossamente "comuniste" invece che nazionaliste, progressive e rivoluzionarie in senso lato, per quanto, soprattutto nel caso del maoismo, influenzate da certe correnti filosofiche occidentali "materialiste"; ancora più arduo sarebbe identificare con categorie politiche europee il "nuovo corso" denghista, ben proseguito da Jiang Zemin e Hu Jintao (...)».


    La Cina è destinata a vincere e l’Europa a perdere per una "questione" di civiltà: la Cina si è modernizzata e continuerà a farlo avendo scoperto i valori della sua antica civiltà, mentre l’Europa affonderà nel pantano della cosiddetta civilizzazione giudaico cristiana che la sta letteralmente soffocando.
    Non è un caso infatti che Berlusconi, in visita a Gerusalemme, si sia rivolto agli isrraeliti come ai "fratelli maggiori" e tratti i musulmani come i parenti poveri e riottosi. Da buon cristiano-capitalista Berlusconi sa come muoversi in una famiglia così complicata e rissosa che da oltre duemila anni usurpa con la violenza e l’inganno la terra degli altri.
    Il brano di cui sopra mi riporta con la memoria al "Libro dei Mutamenti" (I KING) celebre testo oracolare cinese la cui origine si fa risalire all’antichità mitica della Cina. «Quasi tutto ciò che nella storia cinese, vecchia di più di tre mila anni, -scrive C. G. Jung nella prefazione all’I-King- è stato pensato in fatto di idee grandi e importanti è in parte dovuto a spunti tratti da questo libro».
    L’Europa al contrario, e l’Italia in primo luogo, ha da lungo tempo ripudiato le sue antiche e nobili tradizioni, facendo propri miti e libri che non le appartengono, che raccontano la storia di popoli e di etnie che non sono italiche o celtiche o germaniche, ma in buone parte semitiche o orientali che ripeto, per quanto nobili e degne di rispetto, non sono nostre e che a lungo andare non potranno che produrre, come già sta avvenendo, risultati nefasti.
    Il naturale epilogo della religione del libro, nelle versioni biblica ed evangelica, lo vediamo nelle realizzazioni politiche della società capitalistico-borghese e capitalistico-marxista che, dopo un’apparente guerra fredda, ha trovato il modo di convivere per dividersi la torta territoriale europea.
    In queste condizioni, quest’Europa non potrà mai gareggiare e fronteggiare una Cina che "nella pura ragion di Stato" incarna oggi quel che era l’ideale fascista.
    Il che significa solo una cosa: che il popolo cinese ha ritrovato nell’orgoglio nazionale della sua tradizione imperiale il desiderio di lavorare, modernizzarsi e competere col resto del mondo, in uno spirito che ricorda la visione augustea che auspicava un mondo pacificato e armonioso, una nuova età dell’oro basata sulla libertà religiosa e sull’atonomia politica delle genti che si riconoscevano in Roma.
    Ecco quel che l’Italia e l’Europa hanno perduto e che la Cina sta ritrovando forte della sua storia millenaria. Noi siamo in ritardo su tutto, principalmente siamo poveri di idee, di valori, di ideali, siamo in ritardo sulla scienza, sull’unificazione del nostro popolo. Inseguiamo idee di "integrazioni" razziali nonostante molteplici segnali ed esempi di fallimenti e di aborti sociali. E soprattutto non vogliamo capire che è l’ora di spezzare il torbido vincolo che ci lega a tutti i "messia" di oriente ed occidente.
    Avendo paura di tornare ad essere noi stessi, finiremo con l’essere sempre più servi degli altri, più di quanto lo siamo ora.

    Roberto Sestito


    Il commento di Giorgio Vitali


    «La Cina è vicina» era un vecchio slogan. Ma molto veridico. La Cina è un universo che non si muove da tempo immemorabile. Ciò è dovuto in parte alla mentalità dei cinesi ed all'estensione (e numero) degli abitanti di quei luoghi. Dai quali sono partite molte spinte propulsive verso l'Eurasia, tra cui quelle fondamentali delle popolazioni mongole. Che hanno lasciato un segno indelebile, non solo di crudeltà, dove sono passate. Ma i cinesi non si sono mossi. Anzi, hanno creato un muro a difesa dall'esterno e contenimento nei confronti di eventuali fughe dall'interno. Poi c'è stata la colonizzazione occidentale (anglosassone), che ne ha usate di tutte pur di poter controllare quell'immenso territorio. Compresa la "guerra dell'oppio", ampiamente copiata dagli USA con la guerra della droga, gestita direttamente dalla CIA con la scusa della guerra contro i Talebani, che avevano distrutto le piantagioni del papavero. La droga serve, come si sa, per il controllo dei popoli. La guerra col Giappone prima e la guerra civile dopo, ma siamo già in fase post-imperiale, mette la Cina in condizione di affrontare la modernizzazione. Poi ci sono le guerre di liberazione dell'Indocina (una propaggine del "Continente") dai francesi prima e dagli americani poi. E nel frammezzo la guerra di Corea fra due contendenti che non accettano condizioni, perchè sanno che perdere una poszione vuol dire perdere tutto.
    Gli USA pensano di poter controllare la Cina avendo a disposizione la Corea del Sud, Formosa, alcuni paesi del sud come la Birmania, (ma sotto c'è minaccioso, l'Islam), e soprattutto il Giappone che non è più e non potrebbe esserlo dopo l'industrializzazione della Corea, l'avamposto dell' amerikanismo in Asia. A noi sembra poco per un colosso che ha in mano l'intera economia finanziaria degli USA. E che necessariamente farà valere la sua forza. Infatti, e non c'è bisogno di scomodare Machiavelli, Guicciardini ed i loro eredi, per sapere che i rapporti fra gli umani, i gruppi, le nazioni e gli Stati sono esclusivamente rapporti di "forza". Allora c'è solo da chiedersi le ragioni del perché la Cina si stia muovendo, dopo millenni di apparente stasi. La risposta non può che risiedere nella spinta industriale, nella produzione industriale che chiede mercati sui quali riversare il prodotto e fonti energetiche e di materie prime per alimentare la produzione. Fu questa la spinta che mosse fuori dai confini gli europei, nella fattispecie prima gli inglesi e poi i francesi e poi, dopo la sconfitta dei relativi imperi in conseguenza della Seconda Guerra Mondiale, gli USA, che hanno creato un impero basato sulla forza e sul ricatto finanziario. E tuttavia, come ben documentato dal Luttwak, grande studioso della decadenza dell'Impero Romano, l'allargamento dei confini imperiali, voluto dagli interessi delle Multinazionali, con l'addentellato della fallimentare speculazione finanziaria (gli speculatori hanno sempre fame) ha messo alle strette un impero che ha ben poche risorse per poter sopravvivere. La Cina è destinata a vincere la competizione vedendosela dopo con India, Brasile e tutta la famiglia del centro-Sud americano, nonchè con l'Islam (che è una sola Entità). La Cina ha fatto tesoro dell'insegnamento del novecento, mescolando Stato ed iniziativa privata laddove si è dimostrata utile. Contro un'Europa che, prona agli interessi dei finanzieri internazionali, ha speso gli ultimi decenni nelle "privatizzazioni", cessione a poco prezzo a gruppi economico-finanziari privati, ben più rapaci e sperpertatori degli Enti statali, come dimostrato dagli scandali degli ultimi decenni, di attività produttive di grandi dimensioni, a tutti gli effetti di proprietà dei relativi popoli. L' europa potrebbe ancora avere qualche opportunità se si alleasse con la Cina, attraverso la mediazione della Russia, e ritornasse ad una sana economia di "partecipazioni statali", almeno per quanto riguarda la produzione di interesse nazionale.

    Giorgio Vitali

  5. #45
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    Predefinito Rif: focus Cina

    (ANSA) - PECHINO, 4 MAR - Le spese militari della Cina aumenteranno del 7,5% nel 2010. La ha annunciato a Pechino il portavoce governativo Li Zhaoxing. L'aumento e' inferiore a quello dell'anno scorso, quando le spese per la difesa della Cina aumentarono del 14,9%. Pechino spendera' per la difesa 532.115 mld yuan (circa 53 mld di euro). Un livello di spese, sottolinea la Cina, nettamente inferiore a quello delle altre potenze come gli Usa, che nel 2009 hanno speso per la difesa 515 mld di dollari.


    Cina: 2010, crescita 7,5% spese militari - Mondo - ANSA.it

  6. #46
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    Predefinito Rif: focus Cina

    Usa-Cina: Pechino apprezza le dichiarazioni di Obama
    di: Alessandro Sassone
    Pechino ha giudicato positivamente le dichiarazioni del presidente Usa Barack Obama riguardo le relazioni bilaterali tra i due Paesi, tuttavia restano le schermaglie legate al commercio e collegate ai tassi di cambio dollaro-yuan che mandano su tutte le furie Washington. Se sul fronte diplomatico Stati Uniti e Pechino rinnovano la fiducia l'uno nell'altro, è sul fronte economico che i due Paesi combattono la battaglia più dura.
    Washington teme l'avanzata del dragone cinese che si riconferma giorno dopo giorno traino della ripresa economica; Pechino d'altra parte soffre i ricatti di Washington, come ad esempio quelli sui diritti umani e quelli che si intromettono nell'unità nazionale del colosso asiatico, temi strumentalizzati sempre al momento giusto per frenare l'avanzata cinese. Non stupisce quindi lo sfoggio di convenevoli di rito nel corso del primo incontro alla Casa Bianca tra il presidente Obama e il nuovo ambasciatore cinese negli Stati Uniti che non hanno affrontato i temi legati alla rivalutazione dello yuan.
    Ieri, Obama e il nuovo rappresentante della diplomazia cinese a Washington, Zhang Yesui, hanno discusso del miglioramento dei rapporti tra i due Paesi. Secondo quanto riferito dal portavoce della Casa Bianca Robert Gibs, il presidente Usa ha detto di voler lavorare al miglioramento delle relazioni tra i due Paesi. Yesui ha rivolto un augurio da parte del presidente Hu Jintao al presidente Usa in cui Hu si augura che tra Cina e Usa prosegua un forte rapporto capace di riflettere gli interesse fondamentali di entrambi i Paesi e che contribuisca alla pace e alla stabilità nella regione Asia-Pacifico oltre che del mondo intero.
    Il Tibet e Taiwan, punti di attrito delle ultime settimane tra Washington e Pechino sono invece stati al centro di una conferenza stampa tenuta dal vicesegretario di Stato Usa. James Steinberg ha chiarito che gli Stati Uniti ribadiscono di non sostenere l'indipendenza di Taiwan, così come del Tibet, che considerano parte della Cina. “La Cina apprezza le affermazioni positive del presidente Obama e del vice segretario di stato Steinberg sul miglioramento delle relazioni Cina-Usa”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Qin Gang.
    Nonostante il rinnovo della fiducia reciproca nei rapporti diplomatici che durano ormai da 31 anni l'aquila stelle e strisce e il dragone cinese continuano a darsi battaglia sul piano commerciale. Da tempo Washington lamenta infatti un livello troppo basso del tasso di cambio della divisa nazionale cinese. Sulla possibilità di un apprezzamento dello yuan si è espresso ieri il ministro del Commercio di Pechino.
    Chen Deming ha dichiarato che i controlli sulle esportazioni Usa verso la Cina hanno accentuato lo squilibrio commerciale bilaterale e che un apprezzamento dello yuan non servirà a risolvere il problema dei livelli di import-export tra i due Paesi. È la seconda volta che il rappresentante cinese interviene sulla questione dei tassi di cambio da quando Obama ha intensificato l'offensiva sullo yuan. “È stato dimostrato sia in teoria che in pratica che l'apprezzamento della moneta di una nazione offre poco aiuto per migliorare la bilancia dei pagamenti”, ha detto Chen in un articolo pubblicato sul sito web del ministero.
    Già la scorsa settimana il ministro aveva lamentato una irrazionale pressione da parte degli Usa per l'apprezzamento della divisa nazionale cinese. Chen ha anche fatto presente che per molti anni Washington ha esercitato controlli serrati sulle esportazioni cinesi che hanno aggravato lo squilibrio del commercio. Secondo quanto riferito dal ministro del commercio di Pechino, inoltre, lo scorso anno i prodotti di alta tecnologia statunitensi rappresentavano il 7,5% delle importazioni cinesi, facendo segnare rispetto al 2001 un calo dal 18,3% proprio per la politica Usa sul controllo delle esportazioni. “Se la quota nel 2001, viene utilizzata come parametro di riferimento, le aziende statunitensi hanno perso almeno 33 miliardi di dollari nel 2009”, ha detto Chen che ha quindi esortato le due parti ad evitare il confronto, visto che “un rapporto pacifico tra Cina e USA rende entrambi i Paesi vincitori, mentre uno scontro rende entrambi perdenti”.



    Usa-Cina: Pechino apprezza le dichiarazioni di Obama | Esteri | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale

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    Predefinito Rif: focus Cina

    Roma, 31 mar. (Apcom-Nuova Europa) - La Cina, terza potenza nucleare mondiale, valuta positivamente l'accordo raggiunto tra Russia e Stati uniti per un nuovo trattato per la riduzione delle armi strategiche di teatro che sostituisca il vecchio Start del 1991. L'ha reso noto oggi il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Qin Gang, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Interfax.

    "Le autorità cinesi accolgono positivamente i risultati dei negoziati russo-americani che porteranno a un nuovo trattato sulla riduzione delle armi nucleari", ha affermato il portavoce in un comunicato pubblicato sul sito internet del ministero.

    Il taglio degli arsenali previsto nell'accordo "aiuterà a creare le condizioni per abbandonare completamente in futuro le armi nucleari", ha commentato ancora Qin.

    Il trattato dovrebbe essere firmato dal presidente Usa Barack Obama e dal capo di stato russo Dmitri Medvedev l'8 aprile a Praga.



    Disarmo/ Cina valuta positivamente nuovo trattato Start Usa-Russia - Esteri - Virgilio Notizie

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    PECHINO (Reuters) - La Cina continuerà a cercare una soluzione pacifica alla questione del programma nucleare dell'Iran. Lo ha detto oggi il portavoce del ministro degli Esteri cinese Qin Gang, dopo che Pechino ha acconsentito ad avviare i colloqui su nuove sanzioni nei confronti di Teheran.

    Gli Stati Uniti e altre potenze occidentali hanno detto che la Cina ha acconsentito a negoziati seri sulla proposta di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu nei confronti dell'Iran, che secondo loro starebbe cercando di dotarsi di armi nucleari.

    La Cina finora si è mostrata riluttante a sostenere sanzioni, e ha chiesto più volte maggiori sforzi diplomatici per trovare una soluzione. Come membro permanente del Consiglio di sicurezza, Pechino può porre il veto a qualunque risoluzione.


    Nucleare, Cina vuole soluzione pacifica nella disputa con l'Iran | Prima Pagina | Reuters

  9. #49
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    (ANSA) - SHANGHAI, 2 APR - Il sito del club dei giornalisti corrispondenti stranieri e' stato chiuso poco fa a causa di attacchi informatici. Lo annuncia il consiglio dello stesso circolo in un comunicato via mail alla stampa straniera accreditata in Cina. L'attacco segue di qualche giorno quello nei confronti delle mail di alcuni giornalisti stranieri residenti nella capitale cinese. Da due giorni il sito e' preso d'assalto da Cina e Usa. Giorni fa le e-mail Yahoo erano irraggiungibili.

    Cina: hacker bloccano sito stampa estera - Tecnologia e Internet - ANSA.it

  10. #50
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    (AGI) - Pechino, 30 apr. - Le autorita' cinesi hanno scelto la festa dei lavoratori per lanciare domani le trasmissioni della loro 'Cnn. Si chiamera' 'Cnc' e sara' il canale all news dell'agenzia ufficiale Xinhua che, come la capostipite Usa, trasmettera' 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, notizie raccontando in inglese le notizie sulla Cina e dal mondo secondo la prospettiva di Pechino. A gennaio la Xinhua ha gia' iniziato a diffondere programmi tv in cinese in Asia e in alcuni Paesi europei. Dallo scorso anno invece la tv di Stato Cctv e' presente in 22 Paesi arabi .

 

 
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