Nicolae Ceaușescu (1918-1989) è stato un politico e dittatore comunista della Romania, uno dei più autocratici e brutali dell'Europa dell'est.

Nato in una numerosa famiglia contadina nel villaggio di Scornicești, nel distretto di Olt, Ceaușescu si trasferisce nella capitale Bucarest nel 1929 per diventare apprendista calzolaio.

Nel 1932 s'iscrive al Partito comunista rumeno, allora fuori legge e l'anno dopo viene arrestato, a soli quindici anni, durante uno sciopero.

Viene arrestato ancora nel 1934; prima per aver raccolto firme per una petizione di protesta contro un processo ai lavoratori delle ferrovie e altre due volte per altre attività simili, che gli valsero la definizione di "pericoloso agitatore comunista" e "distributore attivo di propaganda comunista e antinazionale" sui documenti della polizia. A seguito di ciò si diede alla clandestinità, ma è catturato e imprigionato nel 1936 con una condanna a due anni di carcere nella prigione di Doftana. Nel 1939, mentre è fuori di prigione, incontra Elena Petrescu, che diventa sua compagna di vita e poi sua moglie. Viene arrestato e imprigionato nuovamente nel 1940. Durante la Seconda guerra mondiale è deportato nel campo di concentramento di Târgu Jiu. Alla liberazione, mentre la Romania sta cominciando a cadere sotto l'influenza sovietica, diventa segretario dell'Unione della Gioventù Comunista. Nel 1946 i comunisti ricevono l'80% dei voti, anche se i partiti di opposizione denunciano frodi elettorali. Mentre molti funzionari ed esponenti del precedente regime fascista di Ion Antonescu sono processati e giustiziati per connivenza coi tedeschi, i partiti di opposizione sono sciolti e i loro leader esiliati. I comunisti condividono il loro governo col re Michele I, un unicum nel Blocco orientale, ben presto costretto ad abdicare e la stessa monarchia viene abolita per sostituirla con un regime comunista a partito unico.

Ceaușescu diventa ministro dell'Agricoltura e viceministro delle Forze armate. Nel 1954 diventa membro effettivo del Politburo. Tre giorni dopo la morte del primo ministro stalinista Gheorghiu-Dej, avvenuta nel 1965, Ceaușescu diventa primo segretario del Partito Romeno dei Lavoratori e nel 1967 diventa capo del governo romeno con la carica di Presidente del Consiglio di Stato. Diventa ben presto una figura popolare grazie alla sua politica di rifiuto della sovranità limitata, che sfida la supremazia dell'Unione Sovietica e condanna lo sfruttamento di tipo neo-coloniale subito dalla Romania, attuato anche attraverso le famigerate aziende sovietiche impiantate in territorio rumeno. Nel 1968 si rifiuta di prender parte all'invasione della Cecoslovacchia da parte dell'Armata Rossa, dichiarando in un discorso pubblico che l'invasione di un paese membro del Patto di Varsavia da parte di un altro Stato membro costituisce pericolo per la pace. In ogni caso, nonostante queste sue prese di distanza dalle posizioni sovietiche, Ceaușescu rifiuta qualsiasi ipotesi di riforma sociale: l'evoluzione del regime segue il tracciato stalinista. La terribile polizia segreta (Securitate) mantiene un assoluto controllo sui media e su qualsiasi tipo di discorso e non tollera nessun tipo di opposizione interna. A partire dal 1972, Ceaușescu istituisce un programma di sistematizzazione della Romania. Presentato come un modo per costruire una "Società socialista sviluppata multilateralmente", il programma di demolizione, ristrutturazione e costruzione, comincia nelle campagne e culmina con un tentativo di completo rimodellamento della capitale del paese. Oltre un quinto di Bucarest, incluse chiese e palazzi storici, viene demolito con l'intenzione di ricostruire la città nello stile voluto da Ceaușescu. La Casa del Popolo a Bucarest, adesso sede del Parlamento, è la seconda più grande costruzione al mondo dopo il Pentagono. Ceaușescu inoltre pianifica di distruggere molti villaggi con i bulldozer e di trasferirne gli abitanti in condomini , come parte del suo programma di "urbanizzazione" e "industrializzazione". Nella Romania da lui governata aborto e contraccezione sono banditi per incrementare il tasso di natalità e lo stesso divorzio è un lusso in pochi a permettersi. Dall'altro lato un nuovo problema è creato dalla crescita incontrollata del fenomeno dell'abbandono dei bambini, che porta alla conseguente crescita della popolazione degli orfanotrofi. Questo facilita la diffusione dell'HIV, favorita anche dalla decisione del governo di non riconoscere l'esistenza di questa malattia.

Di pari passo cresce il suo spropositato culto della personalità, accetta miliardi di prestito dall'Occidente per risistemare le disastrate casse statali, ordina l'esportazione della maggior parte della produzione agricola e industriale del paese per rimborsare i debiti. La penuria nazionale risultante trasforma la vita quotidiana dei cittadini romeni in una lotta per la sopravvivenza: viene introdotto il razionamento del cibo, la riduzione del riscaldamento domestico, la penuria di benzina e le interruzioni di corrente diventano la regola. Migliaia di persone fanno la fila sotto le coltri di neve per poche razioni di cibo.

Sotto il suo regime tra il 1982 e il 1988 si registra un netto calo della vita. Il debito viene interamente pagato nell'estate 1989, ma ormai i danni sono irreversibili. Il dittatore, noto con soprannomi altisonanti come Conducător (Condottiero) e Geniul din Carpați (Genio dei Carpazi), risulta essere sempre più avulso dalla realtà del suo paese che sta toccando il fondo sociale ed economico con politiche anacronistiche. Nel dicembre 1989 l'esercito e la polizia segreta sparano sui manifestanti in rivolta, uccidendo anche bambini. I romeni stanchi della fame, del comunismo e della carestia insorgono. Le repressioni in altre zone del paese sono diffuse da emittenti radiofonici stranieri e la rabbia popolare invade le strade romene.

Non godendo più di appoggi esterni né interni, lui e la moglie Elena (la vera mente del regime) abbandonano il palazzo presidenziale di Bucarest in elicottero mentre un loro fedele tiene puntata la pistola sul pilota. I due atterrano nella loro residenza a Snagov e riprendono la fuga, questa volta per Târgoviște. L'elicottero è abbandonato in quanto l'esercito chiude lo spazio aereo romeno. La coppia presidenziale continua a fuggire attraverso la campagna più o meno senza meta. Alla fine sono catturati dai militari e consegnati a un tribunale militare tenutosi in una scuola dopo soli 55 minuti di camera di consiglio che li condanna a morte a Natale, colpevoli di genocidio, di aver ridotto il paese in miseria e di aver accumulato ingenti ricchezze in modo illecito.