Le monete di Tiberio imperatore e la Sacra Sindone
Numismatica e Santa Sindone, uno studio interessante attraverso le impronte monetali.
22/01/2017 di Roberta Zappalà
La Sacra Sindone di Torino è il telo di lino in cui sono impressi segni di tortura inflitti a un uomo, simili a quelli subiti da Cristo come tramandato dalle fonti. Parte della comunità scientifica sostiene che si tratti del telo funerario usato da Giuseppe di Arimatea per avvolgere il corpo di Cristo nel sepolcro: "Giuseppe, prese il corpo, e lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia" (Mt 27, 59-60). La tradizione cristiana ricorda che le bende e il lenzuolo utilizzati nel Sepolcro per Cristo, dopo la sua Resurrezione, furono custodite con grande cura sottraendole all’oblio dei secoli. La Sindone è stata oggetto di un acceso e controverso dibattito per dimostrare se essa fosse il telo funerario di Cristo, coinvolgendo uomini di fede assieme ad archeologi, storici, numismatici e scienziati. Tra gli studi più interessanti per la datazione della Sindone, vi sono quelli sulle tumefazioni presenti sotto l’occhio destro e sopra l’arcata sopraciliare sinistra; tali osservazioni, basate su tecnologie avanzate, rivelano la presenza di segni circolari riconducibili a monete. In età greco-romana e anche presso il popolo ebraico vi era l’usanza di offrire un obolo a Caronte, ponendo una piccola moneta all’interno della bocca o nella mano del defunto oppure due piccole monete sugli occhi, così che il traghettatore d’anime conducesse l’estinto agli Inferi.
Le ricerche sulla presenza di impronte monetali nelle zone orbitali dell'Uomo della Sindone sono iniziate nel 1954: grazie ad una copia delle lastre fotografiche originali della Sindone effettuate da Enrie nel 1931, il gesuita Filas giunse alla conclusione di aver individuato sulla palpebra destra del volto sindonico impronte con segni simili a quelle esistenti sulla faccia di una moneta: un dilepton lituus che presenta sul dritto il simbolo di un lituo, una sorta di pastorale, con scritta in greco TIBEPIOY KAIAPOC (Imperatore Tiberio). La moneta fu emessa da Ponzio Pilato nell'anno XVI dell’impero di Tiberio, nel 29 d.C. L'elaborazione di immagini bidimensionali dell’arcata sopraciliare sinistra hanno mostrato la presenza di segni riconducibili anche in questo caso a un lepton; in esse si vedono le forme di una struttura che richiama una coppa e tre lettere LIS: L sta per anno, la I per il valore di dieci e la S per il valore di sei. Si fa riferimento al sedicesimo anno dell'impero di Tiberio (29 d. C). Si è obiettato che le monete individuate fossero leggere (1 milligrammo) per tenere chiuse le palpebre (questa la funzione pratica dell’offerta a Caronte) e che sarebbero potute scivolare con facilità, pertanto i segni sono relativi a tumefazioni e non a monete. Una serie di prove sperimentali hanno confermato che esse, proprio perché leggere, sono trattenute dall’untuosità della pelle. Il dato numismatico, a confronto con i segni oculari del volto sindonico, conferma di certo che la Sindone risale al primo trentennio del I secolo d.C, periodo coincidente con la data di morte di Cristo.
https://www.paroladivita.org/Cultura...-Sacra-Sindone
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Sindone, una moneta del periodo di Cristo.
Lo ‹scoop› è questo: sull’area orbitale sinistra del volto impresso sulla Sindone appare una moneta (‹lepton›), leggibile, datata dell’anno sedicesimo di Tiberio corrispondente all’anno 29 d. C. di Ponzio Pilato.
Moneta di poco pregio, piccola, coniata soltanto in quel periodo. Sarebbe il pendant di una analoga moneta posta sull’orbita destra e studiata anni fa dal gesuita padre Philas. Quel precedente ha avviato l’indagine di Pier Luigi Baima Bollone e Nello Balossino, l’uno esperto di medicina legale e indagatore di misteri sindonici, l’altro docente alla facoltà di scienze.
Una risposta, la loro, al più banale dei quesiti: se c’è una moneta di tal conio su un occhio come mai manca sull’altro? ‹Non manca, c’è anche a sinistra› dicono Baima e Balossino. ‹Un po’ più arretrata, quasi fosse scivolta di lato, verso il basso›. La ricerca è stata compiuta elaborando elettronicamente le stampe della Sindone tratte dalle lastre eseguite da Enrie nel 1931. Se la scoperta di Philas aveva sollevato parecchie perplessità, è indubitabile che la nuova muoverà ulteriori polemiche. Nel contempo offrirà qualche appiglio a chi crede che il reperto non sia un manufatto di epoca medievale, come attestato dalla datazione ultima al carbonio radioattivo (C14).
Cautela, suggerisce il responsabile della facoltà teologica di Torino don Giuseppe Ghiberti incaricato di seguire per conto dell’arcivescovo tutto quanto si muove attorno alla Sindone. Cautela per vari motivi: ‹Intanto non si conoscono precedenti in letteratura e in archeologia di usanze funerarie risalenti a quel tempo che prevedono l’apposizione di monete sugli occhi dei defunti; meglio: le fonti sono così scarse e labili che sembra azzardato delineare un quadro di certezze›.
Inoltre i testi del Nuovo Testamento, sufficientemente descrittivi sulle modalità della sepoltura del Cristo deposto, non fanno cenno di monete. Infine se è vero (come alcuni asseriscono) che la misteriosa e non ancora svelata dinamica della formazione della doppia immagine sarebbe dovuta ad una ‹esplosione› di atomi liberati da un corpo umano com’è possibile che la stessa dinamica possa interessare due frammenti di metallo? L’ultima intrigante pagina di un dossier plurisecolare verrà offerta ai lettori del quotidiano ‹Avvenire› e ai telespettatari che avranno curiosità di seguire domani sera ‹Mixer›.
Con l’avvicinarsi delle due ostensioni sindoniche (1998 e 2000, anno del Giubileo) è naturale che gli occhi degli esegeti, dei sindonologi e dei critici siano puntati sul prezioso reperto. Un reperto, si sa, a cui si attribuisce l’unicità d’aver avvolto il corpo di un uomo crocifisso e martoriato tal quale si legge nella Passione di Cristo. Cosicché si è portati a identificarlo come il lenzuolo che avvolse il Gesù Nazareno, deposto dalla croce.
Un passaggio sul quale la Chiesa lascia discutere e non si pronuncia. Conclude don Ghiberti: ‹Se potessimo assumere con sicurezza il lavoro di Baima e Balossino ci troveremmo di fronte un unicum sbalorditivo›. Ma la Sindone è un ‹unicum›, un reperto che da decenni provoca, senza ‹svelarsi›, detrattori e convinti assertori dell’autenticità.
Autore: Benedetto Pier Paolo
Fonte: La Stampa, 7 luglio 1996
https://sindone.univoca.org/sindone-...odo-di-cristo/
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Possibili tracce di monete di epoca bizantina rilevate sulla Sacra Sindone
ll risultato di una ricerca dell'università di Padova contraddice quelli dell'esame al carbonio 14
Tracce di possibili monete bizantine sono state rilevate sulla Sindone. Il lavoro dei ricercatori dell'Università di Padova e statunitensi, pubblicato sul Journal of Cultural Heritage, e presentato alla Conferenza sulla Sindone in Canada, ipotizza la possibilità che, anche prima dell'anno 1000, varie monete auree bizantine col volto di Cristo siano state strofinate con la Sindone. L'ipotesi potrebbe essere quella di produrre reliquie per contatto.
Lo studio di Giulio Fanti e Claudio Furlan ha individuato dell'Elettro, una rara e antica lega di oro e argento con tracce di rame. L'analisi è stata eseguita utilizzando un microscopio elettronico a scansione ambientale accoppiato ad uno spettroscopio operante in fluorescenza di raggi X. In parallelo è stata misurata la percentuale degli elementi contenuti nelle antiche monete auree bizantine coniate nell'XI e XII secolo. È stata trovata una piena corrispondenza nella composizione della lega fra micro-particelle sindoniche e monete bizantine, arrivando a ipotizzare una contaminazione da parte di queste ultime sul tessuto di lino. Secondo Fanti ciò contraddirebbe il risultato della radiodatazione al Carbonio-14, eseguita nel 1988, che ha datato la Sindone intorno al XIV secolo. È quindi l'ipotesi che i fedeli bizantini possano aver strofinato le loro monete auree, raffiguranti il volto di Cristo sulla Tela di lino, al fine di produrre reliquie per contatto di secondo grado ad uso di venerazione personale.
La Sacra Sindone è un tessuto di lino lungo 4,4 metri e largo 1,1 metri contenente la doppia immagine accostata per il capo del cadavere di un uomo morto in seguito ad una serie di torture culminate con la crocefissione. Risalgono al XIV secolo le prime notizie storicamente certe sulla Sindone oggi conservata nella cappella a lei dedicata nel Duomo di Torino, quando il cavaliere francese Geoffroy de Charny fa costruire una chiesa nella piccola città di Lirey - nei pressi di Troyes - per custodirvi la Sindone. Prima di allora le tracce sono più vaghe. Al V-VI secolo risalgono testi in cui si afferma che a Edessa (oggi Urfa, in Turchia) era conservato un ritratto di Gesù (indicato con la parola greca Mandylion) impresso su un telo. Nel X secolo il Mandylion viene trasferito a Costantinopoli, all'epoca capitale dell'Impero Bizantino. Con il sacco di Costantinopoli e il furto di innumerevoli oggetti preziosi, s'ipotizza che la Sindone fosse stata portata dai latini in Grecia, dove la famiglia Charny era presente. Nella prima metà del '400 Marguerite de Charny ritirò la Sindone dalla chiesa di Lirey. Nel 1453 avvenne il trasferimento della Sindone ai Savoia che rimarranno proprietari fino al 1983, quando passò per lascito testamentario alla Santa Sede.
https://torino.repubblica.it/cronaca...one-235082205/





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