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    Predefinito La sanità della Sicilia sprecona!

    di Enza Cusmai

    alla pg. 2 de ilgiornale.it del 21 09 2010

    Sanità, croce del Sud. Dove si spende tanto e male. Dove gli effetti negativi ricadono sui pazienti. Dove ormai le donne hanno paura ad andare a partorire negli ospedali.

    Se gli episodi di malasanità continueranno a tenere banco, finirà che anche le partorienti calabresi o siciliane si piazzeranno a Milano per far nascere i loro bebè, culla rassicurante della sanità italiana.
    Non a caso la Lombardia, vanta conti in ordine e buoni servizi.
    Con i suoi 17 miliardi di euro per la spesa sanitaria (corrispondente al 78% della spesa complessiva) ha chiuso il bilancio in pareggio.
    Del resto, in Lombardia la spesa sanitaria pubblica rispetto al Pil è del 4,97% , mentre in Sicilia è del 10,58 per cento, più del doppio.
    E ancora. Lazio, Campania e Sicilia accumulano l' 85% del disavanzo complessivo sanitario nazionale. Tre regioni sprecone in cui, assieme alla Calabria, c’è la più bassa qualità dell’assistenza sanitaria Italiana.

    Ma restiamo in Sicilia, nell’occhio nel ciclone in fatto di scandali sanitari. Secondo il rapporto sulla «Spesa statale regionalizzata 2008», l’Isola è tra le regioni più costose d’Italia dal punto di vista sanitario.
    Riceve pagamenti per 2,2 miliardi di euro contro 1 miliardo che lo Stato versa alla Lombardia.
    Per cui la Sicilia, che ha una superficie in chilometri quadrati analoga alla Lombardia, ma la metà di abitanti, spreca 1,2 miliardi.
    Inoltre, sulla somma totale solo l’1,08% è stato impiegato in Sicilia per investimenti nella sanità, mentre la Lombardia ne ha destinato il 30%.

    In Calabria la situazione è ancora più desolante: ha un deficit pregresso di un miliardo e la sanità è la voce più alta del bilancio regionale.
    La sola Asp di Cosenza gestisce un bilancio annuo di oltre 750 milioni di euro.
    L’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, invece, accumula un disavanzo di 55 milioni di euro l’anno e ha un debito consolidato di 250 milioni di euro.
    Ovvio, se si scoprono casi come quello dell' infermiere con una busta paga di oltre 5 mila euro o del medico con 30 mila euro di premio annuale.
    E mentre le spese per gli straordinari sono alle stelle, ci sono infermieri che svolgono ruoli amministrativi, persone senza laurea piazzate negli uffici legali, guardie mediche che visitano una persona ogni 4 giorni.

    In fatto di consulenze milionarie ogni tanti interviene la Corte dei Conti. Che ha costretto, per esempio, alcuni dirigenti delle aziende cosentine a rimborsare un danno erariale di qualche centinaio di migliaia d'euro per consulenza illegittima a un giovane giornalista esterno.

    Insomma, l'eredità lasciata dal centrosinistra al governatore Scopelliti è devastante.
    E lui stesso ha citato sprechi assurdi come quelle relative al lavoro straordinario.
    Emblematico l’esempio dell’autista di un manager che ha percepito oltre 76 mila euro di lavoro straordinario.

    L’emigrazione sanitaria, per il 2008-2009 , ha pesato sul bilancio sanitario calabrese di ben 238 milioni.
    E lo stesso Scopelliti ha raccontato dell’enorme imbarazzo provato durante una sua recente visita al policlinico «Gemelli» di Roma dove ha «incontrato numerosi calabresi che si erano trasferiti nella capitale perché in Calabria non c’erano cure appropriate» .

    Ma la Calabria è in buona compagnia.
    Assieme a Lazio, Campania e Molise (tutte con giunte di sinistra fino a poco fa), vanta un deficit da paura.
    Lo Stato ha ordinato a queste regioni di risanare i conti aumentando le addizionali dell’Irpef e dell’Irap e tagliando gli sprechi, primi tra tutti i cosiddetti ricoveri impropri.
    Il ministero della Salute ne ha rilevati, nel 2008, ben 164mila in tutta Italia. Di essi il 92% sono in Meridione.
    Campania, Puglia, Calabria e Sicilia realizzano l’88,5% dei 150mila ricoveri impropri del Sud, mentre 65mila, pari al 44%, sono in Campania.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: La sanità della Sicilia sprecona!

    La professionalità mortificata dagli errori di pochi.

    di Melania Rizzoli medico, deputato del PdL
    pg. 2 de ilgiornale.it del 21 09 2010

    È successo ancora. Sempre a Messina.
    In un reparto ospedaliero di ostetricia.
    Una ragazza siciliana di 24 anni alla sua prima gravidanza ha partorito un bimbo di quattro chili, che però ha avuto durante la nascita una grave sofferenza cerebrale, che ha imposto l'intubazione del neonato e l'induzione del coma farmacologico.
    Il bambino nell'utero della mamma era sano.
    Chi lo ha aiutato a nascere non ha saputo affrontare la complicanza che lo ha fatto soffrire,che lo ha mandato in carenza d'ossigeno cerebrale, con danni neurologici che probabilmente lasceranno il segno per sempre.

    Pare che non ci fosse accordo tra due ginecologi sulla modalità del parto da intraprendere, se eutocico, cioè naturale, o chirurgico, ovvero cesareo. È stato scelto il primo, dopo discussioni e ritardi, il parto si è prolungato, le dimensioni del feto hanno complicato la nascita e il personale operativo non era evidentemente all'altezza della situazione.
    E sempre a Messina scoppiava una rissa tra i genitori di un altro neonato e due medici accusati di aver avuto un pesante diverbio prima di decidere il tipo di parto da applicare. Fortunatamente, in questo caso, il neonato sta bene.

    L'Italia ha il record dei parti cesarei, con il 38,9% siamo al primo posto nella classifica dei Paesi europei e la media delle regioni indica che in Campania 6 parti su dieci sono cesarei(61,8%) e seconda è la Sicilia con il 54,1%.
    E proprio per questo il nostro Paese è considerato tra i primi al mondo per la sicurezza in sala parto.

    Il parto cesareo programmato,infatti, prevede il prelievo del feto direttamente dall'utero, mentre dorme, quando ancora non ci sono le doglie, senza sottoporlo allo stress della nascita naturale, e di conseguenza le complicanze per il neonato sono ridotte al minimo.

    La madre subisce un vero e proprio intervento chirurgico che in oltre il 50% dei casi non è necessario e non sono evidenziabili le condizioni cliniche o ginecologiche per la sua esecuzione.
    In molti casi la decisione di ricorrere al parto cesareo è dovuta ad una scelta difensiva di molti ginecologi che optano per l'intervento chirurgico piuttosto che rischiare complicazioni con il parto naturale.

    L'intervento è sicuramente più rapido e più sicuro e molte volte è anche economicamente più conveniente sia per i medici che per le strutture ospitanti.
    Il parto naturale prevede invece una grande esperienza del medico ginecologo, necessita di molte più ore di lavoro e di paziente attesa, e aumenta in qualche misura il rischio di errore se non si è all'altezza di fronteggiare qualsiasi imprevisto.
    Ma, come dice la parola, è un parto «naturale» e la madre dopo poche ore sta bene ed è pronta ad allattare il neonato.
    Oggi però i ginecologi che consigliano il parto naturale diventano sempre più rari, anche perché essendo così drasticamente diminuito il numero di parti naturali, di conseguenza diminuisce anche l'esperienza e la manualità di tale tipo di medicina ostetrica.

    Inoltre l'Italia è l'unico Paese in Europa dove i medici hanno la responsabilità penale dei loro errori sanitari, motivo in più per aumentare la medicina cosiddetta difensiva, mentre in tutti gli altri Paesi esiste solo la responsabilità civile.
    Tutto questo appesantisce la nostra spesa sanitaria e la nostra sanità, e penalizza spesso i cittadini che ad essa si rivolgono con fiducia.
    Comunque quasi sempre l'incidente in sala parto è dovuto ad errore umano, sia medico che chirurgico, e a decisioni sbagliate di fronte all'urgenza e all'emergenza.

    Quello che è intollerabile è assistere allo scarico di responsabilità dei vari attori e all'immagine della professionalità medica mortificata, in un Paese come il nostro, dove l'eccellenza viene troppo spesso oscurata dalla mediocrità di pochi.
    Quei pochi che andrebbero subito allontanati da quei reparti specialistici per i quali evidentemente non sono adatti.
    La mortalità al parto in Italia è tra le più basse in Europa,con 2,5 morti ogni mille nati, e siamo superati solo dalla Germania, dall'Olanda e dalla Norvegia.

    Gli errori in sala parto naturalmente ci sono e ne vanno accertate le responsabilità, e per contenerli al minimo è quasi pronta in Parlamento una legge sui "punti nascita" per razionalizzare ed adeguare le strutture sanitarie, con centri per il parto sempre più efficienti e tecnologicamente avanzati,e, si spera, possibilmente con medici ginecologi addestrati a tutte le urgenze e le emergenze.

    saluti

  3. #3
    ********** G Futuro
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    Predefinito Rif: La sanità della Sicilia sprecona!

    Ma è accaduto tutto l'anno scorso? Da quando il PDL è andato all'opposizione? A me risulta che l'anno scorso il deficit sanitario regionale sia sceso di 200 milioni. E' sempre rilevante, ma si è invertito il trend. Piuttosto il Giornale ci dovrebbe spiegare perchè si è arrivati a questo punto visto che la regione è sempre stata targata Cuffaro e PDL. Quelli che voteranno convintamente per il governo Berlusconi, altri lo faranno turandosi il naso.
    Fare per Fermare il Declino
    www.fermareildeclino.it

 

 

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