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Discussione: "Non possiamo tacere" Benedetto XVI e il cardinale Sarah “Celibato indispensabile”

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    Predefinito "Non possiamo tacere" Benedetto XVI e il cardinale Sarah “Celibato indispensabile”


    Benedetto XVI e il cardinale Sarah: “Celibato indispensabile, non possiamo tacere”


    Un’opera rara e di portata «storica». Così definisce il giornalista francese Nicolas Diat, parlando in qualità di editore, il libro che uscirà mercoledì 15 gennaio scritto a quattro mani dal papa emerito Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah, attuale prefetto al Culto divino. Si intitola Dal profondo del nostro cuore e in Francia viene editato da Fayard, ma non uscirà solo oltralpe perché è già trapelato che anche l’editore statunitense Ignatius press farà uscire il testo nei prossimi giorni.

    Dalle indiscrezioni riportate sul quotidiano francese Le Figaro, uscite nella tarda serata di domenica, il libro si pone come una riflessione di queste due personalità della chiesa cattolica a difesa del principio del celibato sacerdotale, in qualche modo messo in discussione dal recente sinodo sull’Amazzonia e anche nei lavori preparatori del sinodo della chiesa tedesca che è in corso.

    Il libro è stato redatto negli ultimi tempi, quasi a segnare un’urgenza. I due autori precisano nell’introduzione cofirmata che il tutto è sorto «in questi ultimi mesi, mentre il mondo risuonava del frastuono creato da uno strano sinodo dei mass media che prendeva il posto del sinodo reale», ma a ben vedere appare chiaro che la loro difesa del celibato non ha di mira esclusivamente i mass media, ma un pericolo che hanno ravvisato come concreto all’interno della chiesa stessa al di là delle possibili interpretazioni mass mediatiche. Non è usuale che un papa emerito e un cardinale come Sarah firmino insieme un testo come questo, più unico che raro, se il problema fosse solo interpretativo.

    «Non c’è guerra tra i due papi», scrive il vaticanista Jean Marie Guenois su Le Figaro, «uno in carica, Francesco, l’altro emerito, Benedetto». Però fa subito rilevare che «sarà sicuramente molto interessante vedere come il successore si integrerà o meno, al grave grido di allarme del suo predecessore». Dibattito teologico, si dice, e non guerra tra due papi. Sicuramente è così, ma chiunque segue il dibattito all’interno della chiesa cattolica in questi ultimi anni non può non rilevare che le uscite di Benedetto XVI hanno sempre remato controcorrente rispetto a una linea del successore che già aveva evidenziato delle controversie fra l’episcopato (basti pensare ai cosiddetti “Appunti” di Ratzinger sulla questione abusi).

    «Non posso tacere», scrive ora Benedetto XVI, «il celibato è indispensabile. Io credo che il celibato dei sacerdoti abbia un grande significato ed è indispensabile perché il nostro cammino verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita». Queste parole si posano con tutto il loro peso specifico sul recente dibattito sinodale che ha aperto alla possibilità di ordinare in Amazzonia, in certe situazioni, dei diaconi sposati al sacerdozio (Papa Francesco dovrebbe pubblicare a breve l’esortazione post sinodale in cui confermerà o meno tale scelta dei padri). Sulla stessa tematica sta ragionando, con molte controversie tra i vescovi teutonici, anche la chiesa tedesca in relazione alla sua realtà locale.

    Questo il cuore del libro secondo le prima anticipazioni, ma attendiamo di leggerlo per capire se il dibattito teologico tra il papa emerito e il suo successore, come scrive Le Figaro, è veramente solo limitato al campo del celibato oppure magari, tra le righe, si comprende che ha un orizzonte più ampio.

    «Ci siamo incontrati, abbiamo scambiato le nostre idee e le nostre preoccupazioni», scrivono Benedetto XVI e Sarah, «lo facciamo in uno spirito di amore e di unità nella Chiesa. Se l’ideologia divide, la verità unisce i cuori». Comunque sia il testo è un «grido di allarme» di portata «storica».

    Benedetto XVI e il cardinale Sarah: "Celibato indispensabile, non possiamo tacere" - Il timone

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    Celibato sacerdotale: Papa Francesco, Benedetto XVI e Sarah all’incrocio



    Attendendo l’ormai imminente esortazione apostolica postsinodale relativa all’evangelizzazione in Amazzonia, la Chiesa è stata sorpresa dall’inatteso contributo che porta la firma del Papa Emerito e del cardinale Prefetto della Congregazione per il Culto Divino. Tralasciando lo sterile contrapporsi delle note tifoserie, cogliamo l’occasione per ripercorrere tracce di continuità nel pensiero ratzingeriano e coi propositi di governo di Papa Francesco.

    Come era facilmente prevedibile, oggi impazza la “discussione” sul libro “Des profondeurs de nos cœurs” [“Dal profondo dei nostri cuori”, N.d.R.] a firma congiunta di Benedetto XVI e del cardinal Robert Sarah. Mi sembra d’obbligo virgolettare “discussione” visto che in buona parte si discetta della natura del pronunciamento invece che del suo contenuto, e che talvolta lo si fa con toni ben meno riflessivi di quanto la gravità dell’argomento consiglierebbe.
    Triste e preoccupante atmosfera da “scisma freddo”

    Del resto, non ci si può aspettare di meglio, se da un lato il libro viene presentato come intervento di Ratzinger in contropiede sull’imminente pubblicazione dell’Esortazione Apostolica postsinodale relativa all’Amazzonia… e dall’altro respinto come un’indebita ingerenza (quasi che il Diritto Canonico normasse le forme e i modi dell’attività di un Papa emerito!). Triste e preoccupante non è che si discuta di celibato ecclesiastico (magari se ne discutesse compiutamente!), ma che si fomenti sconsideratamente un clima da “scisma freddo” dal quale è difficile dire che la Chiesa possa guadagnare qualcosa.
    La reazione della Santa Sede: Francesco «darà la vita piuttosto»

    Proprio poco fa Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa vaticana, ha commentato l’anticipazione del libro sul quotidiano francese ricordando la frase «preferisco dare la vita prima di cambiare la legge sul celibato», pronunciata da Papa Francesco il 27 gennaio 2019 sul volo di ritorno dalle GMG di Panama. Citazione obbligatoria e presente anche a pagina 2 del Figaro di oggi, ma tanto significativa se si considera che adesso viene dalla Santa Sede. Fino a quando non avremo in mano il testo integrale del libro (che comunque non sarà più “esplosivo” delle parti rese note da ieri sera) la cosa più saggia che potremo fare sarà attenerci a quanto pubblicato sul Figaro, ed è questo il motivo per cui già stanotte avevo approntato una traduzione integrale sul mio blog, facendola peraltro precedere dall’intera risposta data il 27 gennaio scorso a Caroline Pigozzi. Mi pare utile riportarla anche qui, non solo perché si capisce che la frase attribuita a Francesco è già in sé una citazione da Paolo VI, sottoscritta dal successore, ma anche perché mi pare che in essa siano contenuti elementi utili a meglio comprendere l’apparente contraddizione tra riaffermare l’importanza del celibato sacerdotale e l’ammettere eventuali eccezioni attraverso ordinamenti dedicati (cosa che dieci anni fa, buon ultimo, fece Benedetto XVI):

    Mi viene in mente quella frase di San Paolo VI: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato”. Mi è venuta in mente e voglio dirla, perché è una frase coraggiosa, in un momento più difficile di questo, ’68/’70… Personalmente, penso che il celibato sia un dono per la Chiesa. Secondo, io non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale, no. Soltanto rimarrebbe qualche possibilità nelle località più remote – penso alle isole del Pacifico… Ma una cosa è pensare quando c’è necessità pastorale, lì, il pastore deve pensare ai fedeli. C’è un libro di padre Lobinger [il Vescovo Fritz Lobinger, Preti per domani, Emi, 2009]., è interessante – questa è una cosa in discussione tra i teologi, non c’è decisione mia. La mia decisione è: celibato opzionale prima del diaconato, no. È una cosa mia, personale, io non lo farò, questo rimane chiaro. Sono uno “chiuso”? Forse. Ma non mi sento di mettermi davanti a Dio con questa decisione. Tornando a padre Lobinger, ha detto: “La Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia la fa la Chiesa”. Ma dove non c’è Eucaristia, nelle comunità – pensi lei, Carolina, alle Isole del Pacifico…

    Che «la Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la Chiesa» non è un’idea di Fritz Lobinger, evidentemente: l’ultima enciclica di Giovanni Paolo II era dedicata a declinare questo principio, e pure la famosa tesi di dottorato di Joseph Ratzinger – Casa e popolo di Dio in Agostino – dedica numerose pagine a illustrare l’essenza del popolo forgiato dall’Eucaristia. Il fondamento principale di Agostino poi sono, come è noto, le ecclesiologie di Paolo e Giovanni, dunque il cuore della tradizione apostolica e delle Scritture. Dovrebbe preoccuparci il fatto che alcuni abbiano accolto con freddezza le dichiarazioni dei padri sinodali che in ottobre sentivano pressante il dovere pastorale di far giungere stabilmente l’Eucaristia nelle propaggini della terra Amazzonica: il canone 213 del CIC ricorda infatti che «i fedeli hanno il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti». A guardare da fuori certe “discussioni”, si direbbe di assistere al delirio secondo cui gli uni pretendono di fondare le comunità con l’Eucaristia ma senza sacerdozio e gli altri sembrano disposti, per tenere insieme l’Eucaristia e l’Ordine sacro, a tagliare fuori il popolo santo di Dio.
    Leggi anche:
    Rito amazzonico e celibato: per ora non cambierà nulla, lascia intendere il cardinale Stella
    Dal profondo dei cuori di due vescovi solleciti

    Teologia bizzarra e molto diversa da quella proposta da Benedetto XVI e dal Cardinal Sarah nel libro in uscita dopodomani per i tipi di Fayard. Riportiamo integralmente la selezione antologica offerta dal quotidiano francese:
    Non posso tacere

    In questi ultimi mesi, mentre il mondo risuonava del baccano creato da uno strano sinodo dei media, che sovrastava il sinodo reale, ci siamo incontrati. Abbiamo confrontato le nostre idee e le nostre preoccupazioni. Abbiamo pregato e meditato nel silenzio. Ciascuno dei nostri incontri ci ha mutuamente confortato e appagato. Le nostre riflessioni, condotte per vie differenti, ci hanno portati a un carteggio epistolare. La somiglianza delle nostre preoccupazioni e la convergenza delle nostre conclusioni ci hanno indotti a mettere a disposizione di tutti, sul modello di sant’Agostino, il frutto del nostro lavoro e della nostra amicizia spirituale. In effetti, come lui anche noi possiamo affermare: «Silere non possum! Non posso tacere! So infatti quanto il silenzio mi sarebbe dannoso. Perché non voglio compiacermi negli onori ecclesiastici, ma penso che a Cristo, primo fra i pastori, debbo rendere conto delle pecore affidate alla mia custodia. Non posso tacere né fingere ignoranza» […]. Lo facciamo in spirito di amore e di unità per la Chiesa. Se l’ideologia divide, la verità unisce i cuori. Scrutare la dottrina della salvezza non può che unire la Chiesa attorno al suo divino Maestro. Lo facciamo in spirito di carità.

    Un compito inaudito affidato alla Chiesa

    La Croce di Gesú Cristo è l’atto d’amore radicale nel quale si compie realmente la riconciliazione tra Dio e il mondo segnato dal peccato. È la ragione per la quale quest’evento, che in sé stesso non è di tipo cultuale, rappresenta la suprema adorazione di Dio. Nella Croce, la linea “catabatica” della discesa di Dio e la linea “anabatica” dell’offerta dell’umanità a Dio diventano un atto unico. Mediante la Croce, il corpo di Cristo diventa il nuovo Tempio nella risurrezione. Nella celebrazione dell’Eucaristia, la Chiesa e anche l’umanità sono incessantemente attirate e implicate in questo processo. Nella Croce di Cristo, […] un nuovo culto è istituito. L’amore di Cristo, che è sempre presente nell’Eucaristia, è il nuovo atto di adorazione. Conseguentemente, i misteri sacerdotali di Israele sono “annullati” nel servizio dell’amore, il quale significa sempre in concomitanza adorazione di Dio. Quesa nuova unità di amore e di culto, di critica del culto e di glorificazione di Dio nel servizio dell’amore, è certamente in compito inaudito che è stato affidato alla Chiesa e che ogni generazione deve compiere di nuovo.

    Benedetto XVI

    Un’astinenza ontologica

    Dalla celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, che implica uno stato di servizio di Dio permanente, nacque spontaneamente l’impossibilità di un vincolo matrimoniale. Si può dire che l’astinenza sessuale che era funzionale si è trasformata da sé stessa in un’astinenza ontologica. […] Ai nostri giorni, si afferma troppo facilmente che tutto questo sarebbe nient’altro che la conseguenza di un disprezzo della corporeità e della sessualità. […] Un siffatto giudizio è erroneo. Per dimostrarlo, basta ricordare che la Chiesa ha sempre considerato il matrimonio come un dono ricevuto da Dio fin dal paradiso terrestre. Ad ogni modo, lo stato coniugale riguarda l’uomo nella sua totalità, ora poiché il servizio del Signore esige ugualmente il dono totale dell’uomo, non sembra possibile realizzare simultaneamente le due vocazioni. Cosí, l’attitudine a rinunciare al matrimonio per mettersi totalmente a disposizione del Signore è divenuta un criterio per il ministero sacerdotale. Quanto alla forma concreta del celibato nella Chiesa antica, conviene ancora sottolineare che gli uomini sposati non potevano ricevere il sacramento dell’Ordine se non quando si fossero impegnati a rispettare l’astinenza sessuale, dunque a vivere il matrimonio detto “di san Giuseppe”. Una tale situazione sembra essere stata assolutamente normale nel corso dei primi secoli.

    Benedetto XVI

    Rinuncia a tutti i compromessi

    Senza la rinuncia ai beni materiali, non potrebbe esserci sacerdozio. La chiamata a seguire Gesú non è possibile senza questo segno di libertà e di rinuncia a tutti i compromessi. Io credo che il celibato comporti un grande significato in quanto abbandono di un possibile ambito terreno e di un circolo di vita famigliare; il celibato diventa anche veramente indispensabile perché il nostro passo verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita ed esprimersi concretamente. Questo significa, beninteso, che il celibato deve penetrare delle sue esigenze tutte le attitudini dell’esistenza. Esso non potrebbe adempiere il suo pieno significato se ci conformassimo alle regole della proprietà e alle attitudini di vita comunemente praticate al giorno d’oggi. Esso non potrebbe godere di stabilità se non mettessimo la nostra unione con Dio al centro della nostra vita.

    Benedetto XVI

    «Il Signore è mia parte di eredità»


    Conservo vivido nella mia memoria il ricordo del giorno in cui, il giorno prima di ricevere la tonsura, meditavo questo versetto del Salmo 16. Ho bruscamente compreso quel che il Signore si aspettava da me in quel momento: egli voleva disporre interamente della mia vita e, allo stesso tempo, si affidava interamente a me. Cosí ho potuto considerare che le parole di questo salmo si applicavano a tutto il mio destino: «Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi: la mia eredità è magnifica» (Ps 16,5-6).

    Benedetto XVI

    La missione del sacerdote

    Che significa essere sacerdote di Gesú Cristo? […] L’essenza del ministero sacerdotale si definisce in primo luogo per il fatto di tenersi davanti al Signore, di vegliare su di Lui, di esserci per Lui. […] Ciò significa per noi che dobbiamo tenerci davanti al Signore presente, vale a dire che questo indica l’Eucaristia come il centro della vita sacerdotale. […] Il prete dev’essere uno che veglia. Egli dev’essere vigile davanti ai minacciosi poteri del male. Egli deve tenere il mondo desto per Dio. Egli dev’essere uno che resta in piedi: dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell’impegno al servizio del bene. Tenersi davanti al Signore deve sempre significare anche una presa in carico degli uomini presso il Signore che, a sua volta, ci prende tutti in carico presso il Padre. E questo deve significare prendere in carico il Cristo, la sua Parola, la sua verità, il suo amore. Il prete dev’essere retto, coraggioso e anche disposto a subire oltraggi per il Signore. […] Il prete dev’essere una persona piena di rettitudine, vigilante, che si tiene retta. A tutto questo s’aggiunge in seguito la necessità di servire. […] Se la liturgia è un dovere centrale del prete, questo significa anche che la preghiera dev’essere una realtà prioritaria che bisogna imparare sempre di nuovo e sempre piú profondamente alla scuola del Cristo e dei santi di tutti i tempi.

    Benedetto XVI

    Che significa la parola “santo”?


    La parola “santo” esprime la natura particolare di Dio. Egli solo è il Santo. L’uomo diventa santo nella misura in cui comincia ad essere con Dio. Essere con Dio significa scartare quel che è soltanto il mio io e diventare una cosa sola con il tutto della volontà di Dio. Tuttavia, questa liberazione di me può rivelarsi molto dolorosa, e non è mai compiuta una volta per tutte. Comunque con il termine “santifica” si può comprendere anche in modo molto concreto l’ordinazione sacerdotale, nel senso in cui essa implica che il Dio vivente rivendica radicalmente un uomo per farlo entrare al suo servizio.

    Benedetto XVI

    La vigilia della mia ordinazione


    Cosí alla vigilia della mia ordinazione s’impresse profondamente nella mia anima che cosa significa il fatto di essere ordinato prete, al di là di tutti gli aspetti cerimoniali: significa che dobbiamo incessantemente essere purificati ed invasi da Cristo perché sia Lui a parlare e agire in noi, e sempre meno noi stessi. Mi è apparso chiaramente che questo processo, che consiste nel diventare una cosa sola con lui e a rinunciare a quel che non appartiene che a noi dura tutta la vita e include incessantemente liberazioni e dolorosi rinnovamenti.

    Benedetto XVI

    Non preti di seconda classe


    Il celibato sacerdotale, ben compreso, se talvolta è una prova, è pure una liberazione. Esso permette al prete di stabilirsi in tutta coerenza nella sua identità di sposo della Chiesa. Il progetto che consisterebbe nel privare le comunità e i sacerdoti di questa gioia non è un’opera di misericordia. Non posso, in coscienza, come figlio dell’Africa, sopportare l’idea che i popoli in via di evangelizzazione siano privati di quest’incontro con un sacerdozio vissuto pienamente. I popoli d’Amazzonia hanno diritto a una piena esperienza del Cristo-Sposo. Non si possono proporre loro dei preti di “seconda classe”. Al contrario, piú una Chiesa è giovane, piú ha bisogno dell’incontro con la radicalità dell’Evangelo.

    Robert Sarah

    Parlare di eccezione è una menzogna


    L’ordinazione di uomini sposati, anche se fossero già diaconi permanenti, non è un’eccezione ma una breccia, una ferita nella coerenza del sacerdozio. Parlare di eccezione sarebbe un abuso di linguaggio o una menzogna […]. Anzi, l’ordinazione di uomini sposati in giovani comunità cristiane scoraggerebbe che in esse vengano suscitate vocazioni sacerdotali celibatarie. L’eccezione diventerebbe uno stato permanente e recherebbe pregiudizio alla giusta comprensione del sacerdozio.

    Robert Sarah

    La Chiesa non è un’organizzazione umana


    Viviamo nella tristezza e nella sofferenza questi tempi difficili e turbolenti. Era nostro sacro dovere ricordare la verità del sacerdozio cattolico. Perché per suo mezzo tutta la Chiesa si ritrova messa in discussione. La Chiesa non è una semplice organizzazione umana. Essa è un mistero. Essa è la Sposa mistica di Cristo. Ecco quel che il nostro celibato sacerdotale ricorda incessantemente al mondo.

    È urgente, necessario, che tutti – vescovi, preti e laici – non si lascino piú imprigionare da cattive esortazioni, messinscene teatrali, menzogne diaboliche, errori alla moda che vorrebbero svalutare il celibato sacerdotale. È urgente, necessario, che tutti – vescovi, preti e laici – ritrovino uno sguardo di fede sulla Chiesa e sul celibato sacerdotale che protegge il suo mistero.

    Questo sguardo sarà il migliore riparo contro lo spirito di divisione, contro lo spirito politico ma pure contro lo spirito di indifferenza e di relativismo.

    Robert Sarah

    Le già decennali disposizioni di Benedetto XVI per l’ordinazione di uomini sposati


    È stato già notato, e con particolare efficacia da Jean-Pierre Denis, direttore del settimanale francese La Vie, che da questi soli frammenti emerge «un Benedetto XVI piuttosto in riserva, che ripete essenzialmente quel che sappiamo essere il suo pensiero, e un Sarah molto sull’offensiva». In effetti, a leggere alcune sue dichiarazioni sull’impossibilità di eccezioni (più o meno temporanee) alla legge del celibato ecclesiastico, verrebbe da chiedersi perché mai sotto la mannaia di questo giudizio non cada anche la Costituzione Apostolica Anglicanorum cœtibus di Benedetto XVI, con la quale sono stati istituiti nella Chiesa latina degli ordinariati personali che prevedono la possibilità di ordinare al ministero sacerdotale degli uomini sposati. All’epoca Benedetto XVI dispose che si ammettessero agli ordini sacri, pro regula, solo uomini celibi, salva la facoltà dell’ordinario di «rivolgere petizione al Romano Pontefice, in deroga al can. 277, § 1, di ammettere caso per caso all’Ordine Sacro del presbiterato anche uomini coniugati, secondo i criteri oggettivi approvati dalla Santa Sede».
    Leggi anche:
    Vescovo anglicano già cappellano della regina d’Inghilterra diventerà cattolico domenica

    Da quel “caso per caso” qualcuno potrà oggi con sorpresa apprendere che il famoso discernimento sia di stanza nella Chiesa Cattolica da qualche tempo (quasi venti secoli), ma quel che vorrei provare a chiarire – in aggiunta alle osservazioni già fatte altrove – è come ciò concordi con il proposito espresso dal Santo Padre il 27 gennaio 2019 e richiamato oggi a mo’ di commento all’evento editoriale.
    Cosa non potrà accadere (e cosa invece potrà)

    Ed è presto detto: quanti auspicano la conformazione delle Chiese latine a quelle orientali (raramente costoro conoscono le numerose e gravi complicazioni date da quella prassi) vorrebbero in pratica che gli ordinamenti ecclesiastici latini permettessero ai giovani seminaristi in formazione per il sacerdozio di scegliere se prendere moglie, tassativamente prima dell’ordinazione diaconato (e senza possibilità di risposarsi in caso di vedovanza – cosa che vale anche per la “santa presbitera” – quanto ci si pensa?), o se restare celibi. Ecco, questo – ha garantito Francesco – non accadrà mai. Non sotto il suo pontificato.
    Leggi anche:
    Celibato ecclesiastico verso il Sinodo sull’Amazzonia: per capire meglio

    Che cosa allora potrebbe accadere? Probabilmente quel che Benedetto XVI ha disposto per le comunità provenienti dall’anglicanesimo (nelle quali però – attenzione! – si può entrare anche per vincolo acquisito…), che cioè l’Ordinario del luogo – cioè il Vescovo o chi per lui – individui un bravo padre di famiglia di costumi integerrimi e lo ritenga capace di assumersi la cura pastorale di una porzione del popolo di Dio; a quel punto l’Ordinario sentirebbe la disponibilità di quella persona (e della sua famiglia) a un eventuale incarico ecclesiale, visto che sarebbe una missione e non un lavoro, raccoglierebbe un fascicolo su di lui e lo invierebbe, con una relazione introduttiva di proprio pugno alla Santa Sede, dove i dicasteri della Curia smisterebbero i casi e presenterebbero i migliori al Romano Pontefice per il suo giudizio. È possibile anzi (a quanto si è detto e scritto durante il Sinodo) che i famosi “viri probati” vengano scelti di una certa età, e questo in parte per avere garanzie sulla loro solidità personale e famigliare, e in parte per avvicinare l’istituto condendo al consiglio evangelico della perfetta continenza per il Regno, cosa cui ancora nel medioevo (opportunamente lo ricordava il domenicano Thomas Michelet) si dava una certa attenzione.
    La continuità del/nel pensiero ratzingeriano: il “carisma del celibato”

    Un commentatore di cose cattoliche mi scriveva stamane, con soddisfazione:

    Non credo che Sarah dica niente di diverso da quanto è scritto nel suo ultimo libro, che sto leggendo, proprio sull’argomento. Vi dedica parecchie intense pagine. Non le manda a dire, ed è una meraviglia.

    Spero di non averlo deluso rispondendogli che mi avrebbe stupito piuttosto il contrario, ma aggiungendo che lo stesso vale anche per Benedetto XVI, che non sembra aver scritto cose diverse rispetto a quanto aveva insegnato e disposto negli anni e nei decenni scorsi. Non penso solo ad Anglicanorum cœtibus, scritta dall’altezza sublime della cattedra petrina, ma pure a un meno noto intervento comparso nel numero settembrino del 1977 su Stimmen der Zeit: era la risposta del cardinale arcivescovo di Monaco e Frisinga in risposta alle “Considerazioni sul celibato obbligatorio” del reverendo professore Richard Egenter. Ovviamente, i due documenti meriterebbero tutt’altra contestualizzazione, ma a me pare invece prezioso e meritevole di essere glossato a commento degli scritti con Sarah un passaggio sul concetto di “carisma”. Lo riporto all’essenziale:

    […] La Sua argomentazione presuppone che siano adatti al celibato solo uomini che già di per sé non vogliono o non possono sposarsi. Ma così si capovolge tutto. Il celibato è un fenomeno significativo, da un punto di vista morale e religioso, solo e proprio grazie al fatto che, per Dio e per il servizio a lui, rinunciano al fondamentale valore umano del matrimonio uomini che di per Sé sarebbero capaci e disposti a sposarsi. Se il gruppo dei celibi è costituito da una compagnia di scapoloni, esso non ha alcun valore. Assume importanza unicamente per il fatto che per il Signore, e per dare nella Chiesa il segno comunitario della loro speranza nel Signore, degli uomini rinuncino a quello a cui non rinuncerebbero se questo segno comunitario e pubblico non conferisse loro un nuovo compito e una forma nuova di pienezza.

    […] Lei parla del carisma del celibato come se il carisma fosse qualcosa di naturale, che si ha come si hanno denti e occhi. Ora, tuttavia, i denti possono cadere e gli occhi indebolirsi; ciò significa che anche i doni della natura non sono qualcosa di semplicemente dato, ma necessitano di cure. Ci si avvicina invece di più a ciò che è il carisma se si considera la forma nella quale l’uomo riceve i “talenti”. […] Possono decadere e maturare; mai, tuttavia, possono maturare senza il proprio costante e paziente impegno per essi. La fragilità del carisma, semmai, è ancora più grande; in ogni caso esso non è affatto “un dato”. “Carisma” del celibato significa che nell’impegno con il Signore e con me stesso, nel credere e nel vivere con la Chiesa, nell’essere in essa sostenuto dalle persone, la preghiera, la Parola, il servizio e i patimenti della Chiesa divengono per me la forza per mettermi a disposizione di una chiamata che mi si confà e per corrispondere a questa chiamata in tutte le sue dimensioni […]. Per questo è così importante ciò che su questo tema viene o non viene detto in ambito ecclesiale; è parte integrante del “carisma” del singolo che esso sia un avvenimento ecclesiale e non naturale; ecclesiale, perché è la comunità ecclesiale il luogo della mediazione nel rivolgersi allo Spirito e del rivolgersi dello Spirito a noi. Visto che è così, la fiducia di poter vivere il celibato nei giovani può essere distrutta, ma questo non dimostra che quei giovani non hanno “carisma”, bensì che è stato precluso lo spazio al “carisma”. Che oggi vi siano meno “vocazioni” rispetto alla Sua e alla mia generazione non dipende certo dal fatto che Dio si occupa meno della Chiesa o che abbia immaginato qualcosa di diverso per essa; bensì dal fatto che la Chiesa è divenuta stanca e non concede a lui alcun accesso. Come può un giovane decidersi per l’avventura escatologica del celibato, quando la Chiesa stessa sembra non sapere più se deve ancora volerlo?

    Joseph Ratzinger, Zum Zölibat der katholischen Priester, in Stimmen der Zeit 195 (1977), 781-783, 782 passim

    Non solo dunque la Chiesa cattolica sa immaginare lo spazio canonico per conservare la propria perla preziosa e nondimeno ammettere eccezionalmente alcuni uomini agli ordini sacri, ma se tale spazio viene aperto in Amazzonia o nel bacino del Congo (o perfino in Inghilterra!) esso non potrà mai essere concesso in appalto a quelle Chiese illanguidite nell’aver annacquato la radicalità evangelica (in questo Sarah ha ragione da vendere) e che sperano di poter indire un “bando di concorso” meno esigente per nuove assunzioni di personale. Sono due lingue che dicono due discorsi inconciliabili.



    https://it.aleteia.org/2020/01/13/ce...rah-francesco/


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    terremoto in vaticano

    Sì, i Papi sono due

    Ratzinger, il libro choc che può provocare lo scisma

    Papa Ratzinger in un libro con il cardinale Sarah lancia l'appello: giù le mani dal celibato sacerdotale

    A quindici giorni dal responso ufficiale di Papa Francesco sulle conclusioni del sinodo dell’Amazzonia che ha aperto ai preti sposati, arriva un libro bomba a difesa del celibato dei preti scritto da Joseph Ratzinger insieme al cardinale Robert Sarah, considerato uno dei più critici del papato di Francesco. “Non posso tacere” inizia Ratzinger che ritiene fermamente che la scelta di non sposarsi è per un prete "indispensabile". "Io credo che il celibato dei sacerdoti abbia un grande significato ed è indispensabile perché il nostro cammino verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita".

    Il giornale francese "Le Figarò" anticipa alcuni passaggi dell’opera che verrà pubblicata dalla casa editrice Fayard il prossimo 15 gennaio. Ratzinger e Sarah spiegano di aver iniziato un carteggio, poi divenuto libro, mentre risuonava ancora il "frastuono" generato dai media dopo "uno strano sinodo" in cui era stata discussa l’ipotesi di ammettere alle funzioni sacerdotali degli uomini non sposati in aree remote e poco popolate.

    Benedetto XVI spiega che "dalla celebrazione quotidiana dell'eucaristia, che implica un servizio permanente a Dio, nacque spontaneamente l'impossibilita' di un legame matrimoniale. Si può dire che l'astinenza sessuale, che era funzionale, si è trasformata in una astinenza ontologica". Il Papa emerito rimarca che non è "possibile realizzare simultaneamente le due vocazioni", quella sacerdotale e quella matrimoniale, e occorre dunque "rinunciare a tutti i compromessi".

    Dal canto suo il cardinal Sarah spiega che "il celibato se a volte è una prova, è però anche una liberazione", "una gioia" e privare di questo le comunità e i sacerdoti "non è un'opera di misericordia". E ancora: "Non possiamo proporre dei sacerdoti di seconda classe tanto più in una Chiesa giovane che ha più bisogne di incontrare la radicalità del Vangelo". Il cardinale respinge anche la tesi che potrebbe trattarsi di "una eccezione". "Una bugia -sottolinea - diventerebbe uno stato permanente, una ferita nella coerenza del sacerdozio". E lancia un appello accorato ai confratelli cardinali, vescovi e sacerdoti: "Non dobbiamo lasciarci impressionare dalle mode".

    https://www.iltempo.it/cronache/2020...igaro-1265275/



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    Benedetto XVI nel nuovo libro scritto con il cardinale Sarah: "Il celibato è indispensabile

    Ratzinger cita Sant'Agostino: "Non posso tacere"


    "Io credo che il celibato" dei sacerdoti "abbia un grande significato" ed è "indispensabile perché il nostro cammino verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita". Lo afferma Benedetto XVI in un libro a quattro mani con il cardinale Robert Sarah, che uscirà il 15 gennaio e del quale Le Figaro pubblica delle anticipazioni. "Non posso tacere", scrivono il Papa emerito e l'alto prelato citando una frase di Sant'Agostino.

    Il monito di Ratzinger arriva dopo il Sinodo sull'Amazzonia dello scorso ottobre che ha avuto tra i temi centrali di discussione proprio la possibilità di ordinare come sacerdoti persone sposate. Opzione, questa, che è entrata nel documento finale, mentre è attesa la decisione di Papa Francesco che dovrà pronunciarsi con l'esortazione apostolica post-sinodale. Documento che potrebbe essere pubblicato nei prossimi mesi.

    A fare riferimento all'ultimo Sinodo, parlando però di "uno strano Sinodo dei media che ha prevalso sul Sinodo reale", sono gli stessi Ratzinger e il cardinale Sarah, che è il Prefetto della Congregazione per il culto divino e in un certo senso il rappresentate di quell'ala conservatrice esistente in Vaticano. "Ci siamo incontrati, abbiamo scambiato le nostre idee e le nostre preoccupazioni", hanno scritto Ratzinger e Sarah, "lo facciamo in uno spirito di amore e di unità nella Chiesa. Se l'ideologia divide, la verità unisce i cuori".

    https://www.repubblica.it/vaticano/2...le_-245619052/


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    BENEDETTO XVI “CELIBATO INDISPENSABILE”/ Ratzinger e card. Sarah contro preti sposati

    Pubblicazione: 13.01.2020 Ultimo aggiornamento: 09:03 - Niccolò Magnani

    Papa Emerito Joseph Ratzinger, nuovo libro con il Cardinal Robert Sarah “contro” i preti sposati: Benedetto XVI spiega le comuni preoccupazioni sul tema

    “Il celibato è indispensabile. Non posso tacere”: a metterlo nero su bianco è stato Benedetto XVI, papa emerito, il quale insieme al cardinale Robert Sarah ha scritto un libro proprio sulla questione dei preti sposati. E’ stato le Figaro a pubblicare alcune anticipazioni dell’ultima fatica letteraria di Ratzinger, “Dal profondo del nostro cuore”, in cui il predecessore di Bergoglio sembra avere le idee molto chiare sul tema. Il libro nasce dagli incontri tra Benedetto XVI e il card. Sarah e dallo scambio di idee e pensieri, ma anche preoccupazioni sulla tematica dei matrimoni tra sacerdoti. “Le nostre riflessioni effettuate in modi diversi ci hanno portato a scambiare lettere. La somiglianza delle nostre preoccupazioni e la convergenza delle nostre conclusioni ci hanno portato a mettere i frutti del nostro lavoro e della nostra amicizia spirituale a disposizione di tutti i fedeli come Sant’Agostino. Anzi, come lui possiamo dire: ‘Silere non possum! Non posso tacere'”, scrivono Ratzinger e Sarah nel narrare come è nata l’idea comune del libro. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

    PAPA RATZINGER “NO AI PRETI SPOSATI”

    Papa Ratzinger ‘esce’ allo scoperto e annuncia l’ultima fatica letteraria, questa volta assieme al Cardinal Robert Sarah (prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti): “Dal profondo del nostro cuore” è il titolo dell’ultimo libro in uscita il prossimo 15 gennaio in Francia (editore Fayard), dedicato al valore della fede e all’importanza sacrale del celibato dei preti. Il testo di Benedetto XVI e del cardinale ritenuto tra i più “vicini” al Papa Emerito – e allo stesso tempo spesso con maggior enfasi critica rispetto al nuovo Magistero di Francesco e alla Chiesa ‘moderna’ – è destinato a fare piuttosto “rumore” all’interno del Vaticano: arriva a pochi mesi dall’ultimo Sinodo sull’Amazzonia dove è emersa una sostanziale, seppur minima, apertura di Papa Francesco rispetto alla possibilità dei preti sposati, con quel «nuove strade» inserito nel testo finale. Proprio nei prossimi mesi sarà lo stesso Bergoglio a far uscire una esortazione apostolica post-sinodale nel quale pronuncerà la sua piena conclusione magistrale sulla possibilità di “diaconi permanenti” nella Regione amazzonica, ma è chiaro che con il testo in uscita di Benedetto XVI qualche “imbarazzo” potrebbe crearlo oltre Tevere. «Il libro è nato in questi ultimi mesi, mentre il mondo risuonava del frastuono creato da uno strano sinodo dei mass media che prendeva il posto del sinodo reale», scrivono Ratzinger e Sarah in un’anticipazione uscita oggi su Le Figaro.

    BENEDETTO XVI, LIBRO COL CARDINAL SARAH ‘CONTRO’ I PRETI SPOSATI

    Ma la tesi forte, anticipata dai media francesi, riguarda per l’appunto la contrarietà piena alla possibilità di aprire ai preti sposati nella Chiesa Cattolica: «il celibato è indispensabile. Non posso tacere», è il grido di allarme di Papa Ratzinger assieme al Cardinale africano, salvo poi aggiungere «il celibato dei sacerdoti ha un grande significato perché il nostro cammino verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita». Il monito del Papa emerito arriva dopo una serie di discussioni e confronti avuti con lo stesso Sarah durante il Sinodo sull’Amazzonia dello scorso anno: «Ci siamo incontrati, abbiamo scambiato le nostre idee e le nostre preoccupazioni», scrivono i due illustri autori nella prefazione al libro in uscita a breve in Francia. Nell’attesa di vedere ora cosa succederà con la lettera di Francesco che dovrà pronunciarsi sul tema dei “viri probati” in Amazzonia, recuperiamo quello che lo stesso Benedetto XVI andava dicendo già nel lontano 2010 all’interno di un convegno teologico in Vaticano dal titolo “Fedeltà di Cristo, fedeltà del Sacerdote”: «C’è grande bisogno di sacerdoti che parlino di Dio al mondo e che presentino a Dio il mondo – spiegava il Papa emerito, tre anni prima delle sue dimissioni –; uomini non soggetti ad effimere mode culturali, ma capaci di vivere autenticamente quella libertà che solo la certezza dell’appartenenza a Dio è in grado di donare». Non solo, secondo Ratzinger è necessaria quella fedeltà, «che partendo dalla Fedeltà di Cristo all’umanità, attraverso la Chiesa ed il Sacerdozio ministeriale, conduca a vivere il proprio sacerdozio nella totale adesione a Cristo e alla Chiesa. Il sacerdote, infatti, non appartiene più a se stesso, ma, per il sigillo sacramentale ricevuto, è ‘proprietà’ di Dio, e questo suo ‘essere di un Altro’ deve diventare riconoscibile da tutti, attraverso una limpida testimonianza».

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    Predefinito Re: "Non possiamo tacere" Benedetto XVI e il cardinale Sarah “Celibato indispensabile

    Bergoglio fa sembrare Ratzinger un titano.
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  3. #3
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    Predefinito Re: "Non possiamo tacere" Benedetto XVI e il cardinale Sarah “Celibato indispensabile

    non si può parlare di matrimonio sessualità famiglia se non se ne ha esperienza.Ben venga la possibilità per il clero di sposarsi.
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  4. #4
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    Predefinito Re: "Non possiamo tacere" Benedetto XVI e il cardinale Sarah “Celibato indispensabile

    Citazione Originariamente Scritto da Blake Visualizza Messaggio
    non si può parlare di matrimonio sessualità famiglia se non se ne ha esperienza.Ben venga la possibilità per il clero di sposarsi.
    Per questi aspetti psicologici esiste la comunità cristiana, le parrocchie e i laici.

    Il sacerdote deve trasferire la sapienza che viene dallo Spirito Santo
    e assicurare con la sua presenza la protezione di un esorcismo continuo.
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    Predefinito Re: "Non possiamo tacere" Benedetto XVI e il cardinale Sarah “Celibato indispensabile

    Ratzinger afferma che non era a conoscenza del fatto che alcuni suoi appunti sarebbero stati usati per un libro, e chiede all'editore di rimuovere il suo nome come coautore del libro, nonchè la sua firma dalla prefazione e dalle conclusioni.

    Sua eminenza mons. Sarah ha dimostrato ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, la sua infima fibra morale ed etica.

 

 

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