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    Predefinito Wagner, Plutarco e gli animali (e Schopenhauer e co.)

    ...come suo maestro.

    L’amore per gli animali è intimamente associato con la bontà di carattere, e si può tranquillamente affermare che chi è crudele con gli animali non può essere un uomo buono.
    (Arthur Schopenhauer)


    Qualcuno ha fatto paragoni con shoah

    Gli animali sono simili a noi, e dobbiamo amarli per questo, perché il simile ama il simile in cui ritrova una parte di se stesso. Ma soprattutto dobbiamo imparare a conoscerli, perché l’amore, quello vero, è figlio della conoscenza.
    (Giorgio Celli)

    Il simbolo della nostra stirpe non è il cacciatore che acceca gli uccelli, ma Garibaldi che nella notte tempestosa di Caprera, pieno di dolori fisici, lascia il duro giaciglio per cercare e per salvare una pecora belante e sperduta nel buio.
    (Luigi Luzzatti)

    Gli animali stessi sono così meravigliosamente pigri: all’animale è assolutamente estranea la folle smania di lavoro dell’uomo moderno, cui manca perfino il tempo di farsi una vera cultura. Anche le api e le formiche, queste personificazioni della solerzia, trascorrono la maggior parte della giornata immerse in un dolce far niente.
    (Konrad Lorenz)

    Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori, non conoscerà mai né la salute né la pace. Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra di loro. Perché chi semina delitto e dolore non può mietere gioia e amore.
    (Pitagora)

    L'intelligenza è negata agli animali solo da coloro che ne posseggono assai poca
    (Arthur Schopenhauer)

    Gli animali ci aiutano a ristabilire quell’immediato contatto con la sapiente realtà della natura che è andato perduto per l’uomo civilizzato.
    (Konrad Lorenz)

    A 11 lessi L'anello di re Salomone

    Cosa ci aspettiamo da una religione, se non abbiamo compassione per gli animali.
    (Richard Wagner)


    Ricordiamo pure Ceronetti e Plutarco

    sei convinto di essere naturalmente predisposto a mangiar carne, prova anzitutto a uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello o a un bastone o a una scure. Fa’ come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sé quanto mangiano.
    (Plutarco)


    PLUTARCO, CONTRO CHI MANGIA CARNE

    Tu vuoi sapere secondo quale criterio Pitagora si astenesse dal mangiar carne, mentre io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non stornò il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?

    Si muovevano le pelli, le carni muggivano sugli spiedi cotte e crude,

    e come di vacche si udiva una voce.

    Questo è invenzione e leggenda; nondimeno, è veramente mostruoso che un individuo abbia fame di esseri che ancora muggiscono, insegnando di quali animali ci si debba nutrire, mentre questi sono ancora in vita ed emettono la propria voce, e stabilendo determinati modi di condire, cuocere e imbandire le loro carni. Bisognerebbe cercare chi per primo diede inizio a pratiche simili, non colui che troppo tardi vi pose fine.
    2. Qualcuno potrebbe dire che i primi uomini a mangiare carne furono sollecitati dalla fame. In effetti, non perché vivessero fra desideri illegittimi, né perché disponessero del necessario in abbondanza essi pervennero a questa pratica, sfrenatamente abbandonandosi a inamissibili piaceri contro natura. Anzi, se in questo momento ritornassero in vita e riacquistassero la voce, essi direbbero: "Beati e cari agli dèi voi che vivete adesso! Che epoca vi è toccata in sorte, quale smisurato possesso di beni godete e vi dividete! Quante piante nascono per voi, quanti frutti vengono raccolti: quanta ricchezza potete mietere dai campi, quanti prodotti gustosi cogliere dagli alberi! Vi è lecito anche vivere nell’abbondanza senza il rischio di contaminarvi. Noi, al contrario, abbiamo dovuto far fronte al periodo più cupo e buio del mondo, perché ci siamo trovati in una condizione di grande e irrimediabile indigenza fino dalla nostra prima comparsa sulla terra. L’aria occultava ancora il cielo e gli astri, mescolata a una fosca e impenetrabile umidità, al fuoco e ai turbini del vento. 'Non ancora il sole' aveva assunto una posizione stabile, né con il suo corso fisso distingueva alba e tramonto, e li conduceva di nuovo indietro dopo averli incoronati con le stagioni fruttifere inghirlandate di bocciuoli: la terra era stata violentata dallo straripare disordinato dei fiumi, e in gran parte 'per le paludi era informe'. Essa era inselvatichita da un profondo strato di melma e dal rigoglio di boscaglie e di macchie sterili. Non venivano prodotti frutti domestici e non esisteva alcuno strumento dell’arte agricola, né c’era alcun espediente della ragione umana. A quel tempo la fame non dava tregua, e il seme del grano non attendeva le giuste stagioni dell’anno. Che c’è dunque di strano se contro natura siamo ricorsi alla carne degli animali, dal momento che si mangiava il fango 'e si divorava la corteccia degli alberi', ed era una fortuna 'trovare un germoglio di gramigna o una radice di giunco'? Dopo aver assaggiato una ghianda e averla mangiata, eravamo soliti danzare di gioia attorno a una quercia o a una farnia, chiamandola datrice di vita, madre e nutrice. Quest’unica festa era nota alla vita di allora, mentre il resto era tutto un rigurgitare di turbamento e di tristezza. Ma voi, uomini d’oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con una tale sovrabbondanza? Perché calunniate la terra, come se non fosse in grado di nutrirvi? Perché commettete empietà contro Demetra legislatrice e disonorate Dionisio benigno, dio della vite coltivata, come se non vi venissero da loro doni a sufficienza? Non vi vergognate di mischiare i frutti coltivati al sangue delle uccisioni? Dite che sono selvatici i serpenti, le pantere e i leoni, mentre voi stessi uccidete altre vite, senza cedere affatto a tali animali quanto a crudeltà. Ma per loro il sangue è un cibo vitale, invece per voi è semplicemente una delizia del gusto".


    [...]


    4. Nulla turba comunque il nostro senso del pudore, non il fiorente aspetto di queste creature sventurate, non il fascino della loro voce armoniosa, non l’accortezza della loro mente, né la purezza del loro modo di vivere e la loro straordinaria intelligenza. Invece, per un minuscolo pezzo di carne priviamo un essere vivente della luce del sole e del corso dell’esistenza, per cui esso è nato ed è stato generato. Per di più, crediamo che i suoni e le strida che gli animali emettono siano voci inarticolate, e non piuttosto preghiere, suppliche e richieste di giustizia: poiché ognuno di loro proclama: "Non cerco di scongiurare la tua necessità, ma la tua tracotanza; uccidimi per mangiare, ma non togliermi la vita per mangiare in modo più raffinato". Che crudeltà! E’ terribile vedere infatti imbandite le mense dei ricchi, che usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come acconciatori di cadaveri; ma ancor più terribile è vedere quando esse vengono sparecchiate: perché gli avanzi sono più abbondanti di quanto è stato consumato. Queste creature dunque sono morte inutilmente!

    (Plutarco, Del mangiar carne, trattati sugli animali, ed. Adelphi, Milano, 2001, a cura di Dario del Corno, traduzione e note di Donatella Magini)

    https://ilmiolibro.kataweb.it/recens...a-vivisezione/

    La dignità umana: «essa rende testimonianza di sé solo ed esattamente nel punto in cui l’ uomo può distinguersi dall’ animale attraverso la compassione anche per l’ animale, mentre d’ altro canto è proprio dall’ animale se solo lo trattiamo in modo ragionevole e conforme alla dignità umana che possiamo imparare la compassione verso l’ uomo».

    Voleva vietare vivisezione, caccia, kosher e halal.



    Wagner morì suonando il lamento delle Ondine, L'oro del Reno, da L'anello del Nibelungo

  2. #2
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    Predefinito Re: Wagner, Plutarco e gli animali (e Schopenhauer e co.)

    Umano troppo umano... Eppur...

    Sarcofagia da Ferro battuto (Battiato-Sgalambro, da Plutarco)



    Ripetere 2 volte



    Sarcofagia

    Fu nefasta e temibile l'età del tempo
    Di profonda e irrimediabilepovertà
    Quando ancora non si distingueva l'aurora dal tramonto
    Quando l'aria della prima origine mischiata a torbida
    E instabile umidità al fuoco ed alla furia dei venti
    Celava il cielo e gli astri
    Come può la vista sopportare l'uccisione di esseri
    Che vengono sgozzati e fatti a pezzi
    Non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue
    Le carni agli spiedi crude
    E c'era come un suono di vacche
    Non è mostruoso desiderare di cibarsi
    Di un essere che ancora emette suoni
    Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo

 

 

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