Scuola di Adro, troppe ingenuità. Una storia piena di pirlate.
Colpa del sindaco ma non solo
GILBERTO ONETO
L'intera vicenda della scuola di Adro può essere fino a qui riassunta e (speriamo) congedata come una sfavillante collana di otto perle, o meglio pirlate. Le prime due vengono da Via Bellerio, che è una generosa fucina del genere.
1. Prima pirlata. Qualche genio della comunicazione ha confuso e sovrapposto simboli identitari e di partito. Ovvero: il Sole delle Alpi è un segno di padanità o è un logo di partito, registrato all'Ufficio italiano brevetti e marchi? In ogni caso non può essere le due cose assieme. La Senyera è la bandiera di Catalogna, può anche essere richiamata in simboli elettorali (come il tricolore da noi) ma nessun partito catalanista si sogna di usarla come proprio esclusivo distintivo.
2. Seconda pirlata. Il simbolo è stato banalizzato da chi ha studiato l'araldica sulle figurine Panini. Un sole verde non si è mai visto neppure il Day after, l'accostamento del bianco e del verde va benissimo sulle casacche del Celtic ma è totalmente privo di pathos su una bandiera che non sia islamica. La Padania ha simboli ben più antichi senza che si debba ricorrere a un logo dotato di forza e bellezza grafica ma che era stato concepito come sigillo, cioè come segno "solido", improprio da sventolare. Le successive due pirlate sono opera del sindaco, che è unanimemente riconosciuto come un ottimo amministratore, ma che si è un po' ingenuamente fidato degli araldisti della mutua belleriani.
3. Terza pirlata. Non si gioca con i simboli, neppure con quelli freschi di conio. Il Sole è stato impiegato nella scuola in maniera parossistica e poco riguardosa, in una sbrodolata di kitsch. È diventato zerbino, posacenere e cestino del ruffo: nessuno dovrebbe trattare così 0 proprio stemma, la propria bandiera, un amato segno di identità.
4. Quarta pirlata sindachesca. I Soli dipinti sbiadiscono e possono essere facilmente cancellati (e infatti lo saranno), un simbolo identitano deve sfidare il tempo e riscaldare la comunità per generazioni. Invece di costruire un edificio efficiente ma del tutto apolide nelle forme, non sarebbe stato più saggio e duraturo dargli l'aspetto rassicurante ed evocativo dell'architettura lombarda, bresciana o adri-na? Sulla facciata si poteva murare un bel rilievo in pietra con un Sole o un Leone di San Marco di otto metri quadrati. Nessuno avrebbe avuto da ridire.
5. E questo ci porta direttamente alla quinta pirlata. La vicenda è stata affrontata dagli avversari con cattiveria, violenza, ipocrisia e volgarità. Il sindaco è stato coperto di insulti, paragonato ad Adolf Eìchmann, si sono tirati fuori accostamenti abnormi che squalificano solo chi li ha fatti. In una Italia sempre in viaggio verso Ramengo c'era proprio bisogno di fare tanto casino per i Soli di Adro? La reazione è stata troppo brutale e tempestiva per essere sincera e, soprattutto, spontanea. E servita per non dover parlare di altro, ma è stata anche un segno di paura soprattutto da parte di chi cerca da sempre di trasformare le scuole pubbliche in succursali delle Frattocchie, la un tempo rinomata catena di montaggio di trinariciuti.
6. Sesta pirlata. Qualcuno (al Ministero, in Regione, in Provincia, al Provveditorato) non dovrebbe verificare che gli edifici scolastici siano costruiti e arredati secondo tutti i sacri crismi? E nessuno si è accorto della tappezzeria verde? E, se lo ha fatto, perché non ha cercato di risolvere la grana senza farne trippa per talk show?
7. Settima pirlata. La dirigenza leghista ha prima cercato di abbozzare una difesa d'ufficio, che sarebbe stata più robusta con strumenti culturali più adeguati evitando castronerie come il numero di Soli presenti in Padania o come l'età del simbolo (500 anni invece delle migliaia attestate dall'archeologia), e poi - ma non c'erano dubbi in proposito - ha scaricato il sindaco. Per combattere le battaglie identitarie e di principio serve essere credibili e armati, e soprattutto non si può farlo standosene al governo, e cioè dall'altra parte del fronte.
8. L'ultima perla della collana sta invece venendo fuori dalla base leghista e non è certo una pirlata. A Radio Padania numerosi militanti hanno lanciato l'idea di mettere all'asta tutte le suppellettili che devono essere tolte dalla scuola, farne uno straordinario caso mediatico e raccogliere fondi per la scuola stessa. E magari anche per stampare un libro sul Sole, con cui omaggiare i propri capi. Come sempre la gente è migliore dei suoi dirigenti politici. Non solo nella Lega.