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Discussione: Coronavirus

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    Predefinito Re: Coronavirus

    Caro Presidente Mattarella, l'Italia del dopoguerra la ricostruirono lo stato dirigista e l'IRI



    Di Antonio Di Siena

    Caro Presidente Mattarella,

    l’Italia rinacque dal dopoguerra non solo grazie all’unità del suo popolo.

    Anzi.

    Il Paese uscito dalla guerra era profondamente diviso fra fascisti e comunisti, una nazione in cui solo una grande amnistia politica rese possibile un minimo di coesione sociale.

    Un Paese che raggiunse quegli straordinari risultati, di cui beneficiamo ancora oggi, soprattutto grazie al ruolo dello Stato in economia.

    Uno Stato dirigista che nei primi anni '50 inaugurava grandi complessi industriali in tutto il Paese. E così facendo creava un gigantesco indotto per le nascenti piccole e medie imprese, futura spina dorsale della nostra economia, finanziate dalle banche pubbliche come la COMIT o il Credito Italiano.

    Un Paese semidistrutto che fu ricostruito con il cemento della Cementir e l’acciaio della Finsider. Che viaggiava veloce sulle straordinarie Alfa Giulia 105 sulle nuove Autostrade. Che si apriva al mondo grazie all’Alitalia e comunicava grazie alla SIP.

    E tutto questo soltanto grazie all’IRI, il glorioso Istituto per la Ricostruzione Industriale.
    Un gigantesco ente pubblico.

    Un Paese che non era unito solo a parole, ma che coi fatti (e i denari) della Cassa del Mezzogiorno creava grandi zone industriali nel sud (Taranto, Siracusa, Pomigliano).
    Fu lo Stato imprenditore, non il privato, a portarci fuori dalla devastazione post bellica.

    Uno Stato che, in ossequio al dettato del primo articolo della Costituzione della Repubblica, creava lavoro (lo Stato non il mercato!). Guidato da una classe politica lungimirante che credeva in quel popolo che grazie al lavoro e alla fatica investiva i suoi (tanti) risparmi nei nostri titoli di Stato (e non in Borsa) finanziando lo sviluppo e al contempo mettendoci al riparo dalla speculazione.

    Poi caro Presidente, siete arrivati voi. I Guido Carli, i Ciampi, gli Amato i Prodi. A dirci che le partecipazioni statali alimentavano il debito pubblico e la corruzione. Che l’impresa publica era un carrozzone corrotto e inefficiente. Che bisogna privatizzare per essere competitivi sui mercati.
    Che lo Stato, la moneta nazionale, il controllo pubblico dell’economia erano strumenti liberticidi, retaggi medievali di cui serviva liberarsi per aprirsi al progresso. Che il futuro erano il libero mercato, le privatizzazioni, la comunità europea, l’euro.

    Siete arrivati voi con la vostra modernità e avete distrutto tutto.

    Avete distrutto un Paese che sulla scorta del pensiero di Enrico Mattei si rialzò dalla guerra credendo e investendo in sé stesso e nelle proprie capacità. Che lavorava per la cooperazione internazionale ma nella ferma convinzione che lo sviluppo autosufficiente e il controllo degli asset produttivi strategici fossero fondamentali per creare una Repubblica prospera e democratica.

    Solo recuperando quella visione politica dell’economia mio caro Presidente sarà possibile ricostruire di nuovo e per davvero l’Italia.

    E senza dimenticarci di un dettaglio di non poco conto.

    In tutta la gloriosa storia della rinascita post bellica italiana i liberali ebbero un ruolo assolutamente marginale.
    Sarebbe il caso di ricordacelo e di rimetterli al posto che meritano.
    Nel cesso della storia.
    Notizia del: 24/03/2020

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...i/29278_33801/
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  2. #72
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    Predefinito Re: Coronavirus

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  3. #73
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Bielorussia, il presidente Lukashenko: “Ci vogliono vodka, sauna e molto lavoro per sconfiggere il virus”


    https://www.ilriformista.it/bielorus...l-virus-65763/

    La riporto per stemperare un po' gli animi.
    Sì, ma il presidente Lukashenko, con tutto il bene che gli posso volere, ne bevesse un pò di meno di vodka...
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  4. #74
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Sì, ma il presidente Lukashenko, con tutto il bene che gli posso volere, ne bevesse un pò di meno di vodka...
    Io non escludo che lui abbia ragione
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  5. #75
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    Io non escludo che lui abbia ragione
    Neppure io lo escludo per principio, ma ci credo poco, opinione personale.
    Ma penso lo sapremo fra qualche settimana al massimo se ha avuto ragione o no...
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  6. #76
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Doveva essere la "Chernobyl Cinese" ma sarà il "Vietnam economico" per gli USA



    di Giacomo Marchetti - Contropiano

    Se dovessimo definire la strategia delle élites politiche occidentali – in particolare quelle statunitensi – nell’affrontare il ciclo economico ai tempi della pandemia dovremmo scomodare il “whatever it takes” di Mario Draghi nel pieno della crisi del 2012.



    La filosofia è la stessa, ma l’ordine grandezza è assai diverso, così come la natura della crisi.


    Il primo è immensamente più grande, visto che la crisi è sistemica ed investe buona parte dell’economia mondiale.


    Partiamo dagli Stati Uniti, dove il combinato disposto di FED e provvedimenti bi-partisan del Congresso – ieri sera il Congresso ha approvato il varo di un pacchetto di 2mila miliardi di dollari per “tamponare” l’economia – ha avuto come logico effetto un “rimbalzo” positivo del 9,38% dello S&P 500, e addirittura dell’11,37% del Dow Jones, – in linea con l’andamento schizofrenico delle borse europee.


    A salire, negli USA, sono stati soprattutto i valori delle azioni delle aziende più penalizzate dalla corsa ribassista, perché maggiormente vulnerabili, e che tirano un “sospiro di sollievo”.


    Se fosse per la mano invisibile del libero mercato, sarebbero in fallimento. Come sottolinea MilanoFinanza, “la banca d’affari americana BofA ha calcolato che l’ondata di vendite degli ultimi due mesi, febbraio e marzo, che ha portato al ribasso del 30% i listini mondiali, è stata la più veloce nella storia. E qui gli analisti hanno considerato un secolo di attività. La velocità nella cessione di asset si è concentrata in 22 giorni, fatto che trova riscontro simile nel febbraio del 1934 con 23 giorni, mentre il settembre nero del 1929 si colloca al terzo posto con 31 giorni per registrare una tale vertiginosa perdita”.


    Non si era mai vista insomma una fuga dal mercato di queste dimensioni.


    Lunedì, nonostante le misure intraprese dalla FED, lo stesso indice (lo S&P500) era sceso a fine giornata del 3%, un dato in linea con la curva discendente dell’ultimo mese anche rispetto all’altro indice di riferimento borsistico statunitense, il Dow Jones, che segna una perdita del 37%.


    Il valore azionario delle società quotate in borsa con questo listino (il Dow Jones), per intenderci, nell’ultimo mese hanno perso più di un terzo del loro valore.


    Prima dell’annuncio imminente del pacchetto da 2 miliardi di dollari – un mix di salvataggi delle imprese e di “helicopter money” per i contribuenti americani – la FED era intervenuta quattro volte in meno di una settimana con nuove misure.


    E’ da sottolineare comunque la diversa reazione ai due mega-interventi delle autorità Usa. Mentre il maxi quantitative easing della Fed (annunciato come “illimitato” e senza scadenze temporali) aveva avuto un primo effetto terroristico sui mercati finanziari (se si prende una decisione così estrema vuol dire che la situazione è tragica), il “piano” approvato dal governo promette di sostenere l’economia reale.


    Il che significa, in qualche misura, che “il mercato” è consapevole della caratteristica essenziale di questa fase: viene distrutta gran parte dell’oceano di “capitale fittizio” pompato negli ultimi 30 anni e quindi tutte le residue speranze si concentrano sulle attività economiche reali. Quelle che producono ricchezza vera, non castelli di carta.


    Jerome Powell a capo della FEDha chiarito fin da subito la sua filosofia decisionale, ed anche recentemente ha ribadito che non c’è alcuna opzione che possa essere scartata a priori, “out of the table” per usare la sua espressione.SI naviga a vista, nulla è più impossibile per come definit dalle teorie monetariste.


    Grazie all’intervento della FED il costo del denaro ormai è pari a zero, non c’è limite al pompaggio di dollari nel sistema finanziario, si può procedere all’acquisto di qualsiasi cosa – persino i corporate bond sul mercato secondario (obbligazioni emesse da società private, ormai senza valore di scambio) – oltre che a titoli del tesoro, veicoli finanziari costruiti sui prestiti ipotecari (MBS), credito al consumo, “commercial papers”, i bond delle istituzioni locali e chi più ne ha più ne metta…


    La Fed ha attivato anche degli swap – scambio di dollari contro pacchetti azionari – con le banche centrali occidentali estesi poi ad altri 17 paesi (tranne la Cina), tra cui Corea del Sud e Australia, per prevenire il rischio che venga meno la circolazione della principale moneta per gli scambi internazionale: il dollaro, salito di valore rispetto alle altre valute, considerata la tendenza generalizzata degli investitori a tenersi in pancia i verdoni.


    Per la complessa quanto fragile struttura finanziaria costruita attorno al dollaro, la valuta americana è come l’olio per un motore a scoppio, peccato che la qualità di quest’olio è da tempo un’incognita, vista la storica abitudine Usa, di scaricare le proprie crisi sul resto del mondo tramite proprio la creazione di moneta.


    Le conseguenze economiche della crisi epidemica sono perciò moltiplicatrici, e non “cause ultime” di un sistema che, come il pesce, puzza dalla testa, in questo caso il sistema finanziario statunitense. E non sarà certo un rimbalzo transitorio, fondato su una decisione politica “nazionale”, ad invertire the big short dei mercati mondiali e la loro tendenza ribassista.


    Non a caso, al combinato disposto di Congresso e FED, si sta unendo sempre più forte la voce del “Partito del PIL” Usa, che propende anche lì per il più rapido ritorno al lavoro ed al business as usual. Virus estirpato o meno!


    Trump è di fatto solo un ventriloquo del big business quando afferma: «non possiamo far si che una cura sia peggiore del problema», cogliendo l’assist dell’ex-presidente della Goldman Sachs, che preme per “normalizzare” l’economia.


    È tutto un fiorire di dichiarazione bipartisan in questo senso. Il “democratico” Cuomo, che governa lo Stato di New York (uno dei focolai negli USA), è in fondo sulla stessa posizione. Sembra infatti che l’aumento dei test per il Coronavirus, nello STato della Grande Mela, sia fatto più per mandare a lavorare chi risulta negativo che per “ragioni di salute pubblica”…


    Si sgombera subito il campo da eventuali critiche da parte del personale medico e degli scienziati non allineati. «Se fosse per i dottori, direbbero di chiudere per due anni. Non possiamo farlo», ha detto Trump. Quindi, se per tenere in piedi l’economia si rischia una strage, che la strage sia!


    Se poi ci aggiungiamo l’opzione militare, che sta sempre più prendendo forma, cioè l’uso dell’esercito nelle strade, il quadro è completo.


    Andrete a lavorare anche durante la crisi pandemica, e se è necessario come sembra i nostri ci sarà l’esercito nelle strade, anche per prevenire “turbolenze”.


    Il “salvataggio” dell’economia, nella filosofia neoliberista, prevede un ampio uso degli stivali dei soldati, oltre che con il martirio dei lavoratori.


    Ma torniamo ai “castelli di carta” della finanza.


    Era stato uno studio – ancora – di Bank of America, alla fine della scorsa settimana, a dire le cose come stanno: «il crack dei mercati americani è ormai peggio di quello del 1929». In totale sintonia con Maury Obstfeld, ex capo economista del FMI, per il quale «il mondo non ha mai conosciuto una tale interruzione sincronizzata dell’economia da decenni». Dall’ultima guerra mondiale, in pratica…


    C’è da cominciare a chiedersi quale sarà la carta che farà cadere il castello.


    La crisi potrebbe iniziare dai “Paesi Emergenti”, calcolando che ben 53 miliardi sono “fuggiti” dai loro mercati, circa il doppio di quelli “rimpatriati” negli Stati Uniti nella crisi del 2008.


    In alcuni di questi paesi, questo drenaggio di capitali, insieme al drastico abbassamento del prezzo del greggio a meno di 30 dollari attuali – il brent era a 27 dollari al barile, ieri, contro i 70 di inizio gennaio – contemporaneamente a una più difficile gestione dell’epidemia, potrebbe portare ad un “crollo” del Sistema-Paese: Messico, Algeria, Nigeria ed in parte Iran corrono questo rischio.


    Ma le dinamiche del prezzo del greggio e della guerra del petrolio colpiscono anche gli Stati Uniti.


    Il petrolio da scisto, per le tecniche di estrazione, ha una resa ottima all’inizio, ma tende subito ad esaurirsi, e implica il bisogno di estendere gli scavire in continuazione, con relativi investimenti tutti sostenuti dall’indebitamento finanziario. Ma se il costo di produzione è praticamente il doppio di quello attuale di vendita (in edia 60 dollari al barile) il problema è evidente a tutti.


    Come ha commentato l’ex consigliere di George W.Bush, Robert McNally: «si arriva ad un punto in cui una compagnia petrolifera che estrae un barile di petrolio dalla crosta terrestre distrugge del valore». Invece di crearlo…


    Di questo possibile “punto di rottura” sembrano essere molto consapevoli le major petrolifere mondiali, che hanno tagliato – e non di poco – gli investimenti previsti (Total e Shell del 20% per esempio); alcune non distribuiranno dividendi azionari, in un sistema finanziario dove questo vuol dire azzerare la propria appetibilità, come è il caso di ENI, Equinor e della stessa Shell…


    Il cigno nero verrà da ciò un tempo era chiamato “oro nero”?


    Il fardello dei debiti era forse già il maggiore punto di criticità. Lo sottolineava l’Istituto Finanziario Internazionale a fine 2019. Qui ammontavano già a 253 mila miliardi di dollari, cioè il 322% del Pil mondiale, in una situazione già “stagnante” che in alcune economie importanti – come la Germania – era prossima alla recessione.


    Duemila miliardi delle aziende sono “in scadenza” quest’anno e devono essere rinegoziati, tra questi vi sono settori chiave come le compagnie aeree, il gas di scisto, l’automotive, l’immobiliare e la società di credito, l’intero sistema del turismo. Guarda caso sono proprio i titoli che hanno fin qui sofferto di più, ed il cui salvataggio sta maggiormente a cuore al “Partito del Pil”.


    Ed è chiaro che chi può – una manciata di Paesi – tutela i propri “campioni nazionali”, mentre gli altri – nella logica del darwinismo economico – possono pure crepare. E questo destino, a bocce ferme, interesserebbe una fetta importante del mondo.


    Nell’ottobre dello scorso anno, uno studio aveva rivelato che su 19mila miliardi di debiti privati delle imprese (più di 10 volte il Pil italiano), il 40% non risultavano “coperti” (il problema rigurdava ben otto Paesi).


    Sarà dunque l’indebitamento privato ha far volare il cigno nero sulle teste del big business?


    Proviamo a tirare sommariamente le conclusioni, tenendo conto che il principale fattore di uscita dalla crisi del 2007/8 fu lo sviluppo dell’economia cinese, che ha trainato l’economia globale fuori dalle secche in cui l’aveva portata la finanza USA.


    Washington sta buttando sul piatto la possibilità di stampare moneta virtuale per venire incontro alla sua economia, per poi ri-allineare con la diplomazia del dollaro i suoi alleati – visto che sul lato della gestione del Coronavirus ha perso in partenza ogni possibilità di leadership – e per assicurarsi, ad esempio, che dall’area Euro continuino a comprare treasuries anche dopo aver bruciato in due mesi anni di surplus tedesco investito a Wall Street.


    La FED garantisce di fatto i buoni del tesoro statunitensi, che non godono di ottima salute ma permettono ancora agli Stati Uniti di indebitarsi ed allo stesso tempo di comprare qualsiasi cosa abbia un valore “commerciale”, nel tentativo disperato che tale stimolo – una maggiore dose della stessa droga – inverta la tendenza “ribassista”. Ma gli ultimi 1 anni hanno dimostrato che quella liquidità sconfinata non va quasi per nulla a rivitalizzare l’economia reale che, a parte la Cina già in ripresa, è oggi allo stato di “morte celebrale”.


    La Fed, istituzionalmente, deve però vedere “la luce in fondo al tunnel”. E allora vengono in mente le parole del trasversale “Partito del Pil” a stelle e a strisce, favorevoli alla rapida ripresa del lavoro tra due settimane – un paradosso che ricorda un atto di fede, ma che mira a dare ossigeno ai mercati – e sulla necessità di inviare l’esercito nelle strade.


    E qui i nodi vengono al pettine: se l’economia nord-americana non riparte, al contrario di quella cinese, parte il conto alla rovescia per la più spettacolare inversione di scenario che la storia contemporanea abbia mai conosciuto.


    Il coronavirus doveva essere la “Chernobyl Cinese”, ma sarà probabilmente il “Vietnam economico” per gli USA.


    E l’establishment è disposto a far di tutto per impedirlo, compreso mandare al massacro i suoi cittadini. Stavolta il fronte non è in un Paese lontano, ma dentro casa.


    Dopotutto Trump si definisce un presidente in tempo di guerra…

    Notizia del: 25/03/2020

    https://www.lantidiplomatico.it/dett..._usa/82_33818/
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  7. #77
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Per conto di chi? Salvini e la bufala del 2015 contro la Cina



    Raschia il fondo del barile la Lega presentando una interpellanza al Ministro degli Esteri invitandolo a “chiarire subito con le autorità cinesi l'origine del Covid-19”. Il tutto basato su un servizio di TgR Leonardo, andato in onda il 16 novembre 2015 su Rai 3 che parlava di non meglio identificati “ricercatori cinesi che avevano creato in laboratorio un super virus polmonare dai pipistrelli e topi”.

    Interpellanza rafforzata da un tweet di Salvini


    Matteo Salvini

    @Matteosalvinimi
    🔴‼INCREDIBILE!!!‼🔴
    Da Tgr Leonardo (Rai Tre) del 16.11.2015 servizio su un supervirus polmonare Coronavirus creato dai cinesi con pipistrelli e topi, pericolosissimo per l'uomo (con annesse preoccupazioni). (1/2)

    Che rispondere ad una domanda come questa? Che non si capisce perché mai i Cinesi avrebbero dovuto creare un’arma biologica o qualche altra mostruosità in collaborazione con l'università della North Carolina? Che una valanga di studi escludono l’origine artificiale del COVID 19? Che la storia del “laboratorio segreto cinese, culla del Coronavirus” si è rivelata essere una leggenda? Che le ricerche alle quali si riferiva il servizio non possono avere avuto nulla a che fare con l’attuale COVID19?...



    Ma invece di elencare le possibili risposte ad una questione ormai relegata in qualche screditato sito, meglio porsi una domanda. Perché la Lega si è lanciata in una così sbracata iniziativa mediatica? Le sue solite campagne allarmistiche per intercettare l’ansia Coronavirus?

    Forse c’è di più.

    Forse è l’esigenza di dirottare la crescente indignazione generale sulla gestione dell’emergenza da parte dei governatori delle regioni del Nord, in particolare Lombardia e Veneto. Governatori che dapprima hanno minimizzato l’allarme, poi hanno preteso di gestire essi in prima persona l’emergenza, spesso contrapponendosi al Governo, sventolando l’eccellenza del “loro” sistema sanitario. Con il risultato sotto gli occhi di tutti. O forse, più semplicemente, l'ordine è arrivato da chi muove da sempre la politica estera del partito di Salvini e che ora sta vedendo l'opinione pubblica italiana rendersi finalmente conto di essere stata presa in giro da anni. In prima linea con noi ad affrontare quest'emergenza non ci sono gli "alleati" - non ci sono i padroni della Lega di Salvini - ma quei paesi come Cina, Russia e Cuba che vi avevano descritti come "nemici" da odiare.


    Francesco Santoianni

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...AiFaRwL9OgL0qk
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  8. #78
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    Predefinito Re: Coronavirus

    "Se fosse per la mano invisibile del libero mercato, sarebbero in fallimento."

    Il liberismo, oltre ad essere un'ideologia criminale e antiumana, ha come base una pagliacciata.
    La Mano Invisibile come il Boogeyman, il Banshee, il Grande Cocomero... siamo a quel livello.
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  9. #79
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    Predefinito Re: Coronavirus

    E gli USA superano Cina e Italia.

    Geni.
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    TIOCFAIDH ÁR LÁ
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  10. #80
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    Predefinito Re: Coronavirus

    Clorochina, in Francia i medici possono prescriverla contro il Covid-19. Didier Raoult esulta su twitter



    Coronavirus. Mentre su tutti i media impazza la querelle tra il Governatore del Veneto Luca Zaia e l’Agenzia Italiana per la somministrazione controllata del farmaco Avigan, permane sui media un davvero sospetto atteggiamento nei riguardi del Plaquenil, un farmaco a base di Clorochina e Idrossiclorochina, la cui capacità di contrastare i Coronavirus, scoperta nel 2003 dal ricercatore italiano Andrea Savarino, è stata già utilizzata in Cina. Un farmaco che, essendo ormai scaduti i suoi brevetti, ha oggi un costo bassissimo e che, quindi, se fosse impiegato massicciamente contro il Covid19, dissolverebbe le speranze di arricchimento da parte di Big Pharma.



    Essendo malpensanti, nel precedente articolo suggerivamo come potesse esserci proprio questo dietro la campagna diffamatoria contro uno dei più convinti sostenitori del Plaquenil, il prof. Didier Raoult; il quale ha appena presentato le sue dimissioni dal Consiglio scientifico COVID19 promosso da Macron a seguito del voltafaccia del governo francese che ha, repentinamente e inspiegabilmente, limitato il numero delle sperimentazioni cliniche sul Plaquenil "ai soli casi gravi" appena pochi giorni dopo averne deciso una estensione.


    Intanto va avanti la campagna mediatica contro il Plaquenil: farmaco che, nonostante sia stato già acquistato in milioni di dosi dal Venezuela e dal governatore (democratico) dello Stato di New York, viene oggi, anche in Italia, sprezzantemente definito “il farmaco di Trump”.


    Punta di diamante di questa campagna, la fantomatica morte, divulgata per prima dalla CNN, di un ancora anonimo sessantenne dell’Arizona che, pare, per guarire dal COVID19, si sia bevuto, non già Clorochina e Idrossiclorochina, ma bensì Fosfato di clorochina, un additivo per gli acquari. Storia questa che, nonostante i suoi contorni nebulosi, ha dato la stura ad un numero sbalorditivo di articoli. E magari anche ad un generale ripensamento sull’uso dell’economicissimo Plaquenil.


    Francesco Santoianni


    P.S. Ultim’ora: Appena pubblicato in Francia il Decreto 2020 del 25 marzo 2020 che, all’art 7, reintroduce la possibilità, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, di prescrizione medica dell'idrossiclorochina e la vendita in farmacia di PLAQUENIL © e di preparati a base di idrossiclorochina nell’ambito di un rinnovo della prescrizione da parte di un qualsiasi medico o di nuova prescrizione da parte di un medico specializzato in Medicina interna, Reumatologia, Dermatologia, Nefrologia, Neurologia, Pediatria. Esulta su twitter Didier Roult

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