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    Predefinito La casa di Montecarlo [3d uniti]

    di Stefano Lorenzetto

    Ho trascorso un paio d’ore con Paul-Louis Aureglia, in questo momento il suddito più blindato del Principato di Monaco.
    È il notaio nel cui studio, al nu*mero 4 di boulevard des Moulins, l’11 luglio e il 15 ottobre 2008 avvennero i due passaggi di proprietà dell’apparta*mento di boulevard Princesse Charlotte 14 lasciato in eredità da Anna Maria Col*leoni, la contessa nostalgica del fasci*smo che nel testamento aveva nomina*to erede universale dei beni mobili e im*mobili «il partito Alleanza nazionale nel*la persona del suo attuale presidente onorevole Gianfranco Fini come contri*buto per la buona battaglia».

    Il notaio Aureglia è tenuto al segreto professionale. Non può e non vuole né farsi intervistare né rilasciare dichiara*zioni sull’intricata vicenda. Tuttavia nel corso del nostro incontro informale ha pronunciato un icastico giudizio circa il fatto che l’abitazione rogitata nel suo stu*dio sia attualmente affittata a Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, compa*gna di Fini: «È stata fatta una stronzata».
    E s’è anche lasciato andare a un’afferma*zione che mi sento in obbligo di riferire: «C’è stata una - comme on dit? - truffa in questa storia».
    Forse non era il termine più appropria*to che voleva dire. Ma rende l’idea.

    L’incontro con Aureglia, a conoscenza della mia profes*sione, è avvenuto domenica sera fra le 21 e le 23, alla pre*senza di otto testimoni, in una villa fra Romagnano e Az*zago, frazioni del Comune di Grezzana (Verona), dove il professionista monegasco ha poi trascorso la notte con la moglie. Considerato che ero stato invitato in una casa privata, per riservatezza non dovrei darne conto.
    Però la Carta dei doveri del giornali*sta sancisce che il cronista «ri*cerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse» e che «la responsabilità del giorna*lista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qual*siasi altra».
    Per cui derogo al*le regole del bon ton privato e mi attengo alla priorità del*l’interesse pubblico.

    Il dottor Aureglia non è un professionista qualsiasi. Su designazione del Consiglio della Corona, fa parte dell’Al*to Consiglio della Magistratu*ra presieduto dal ministro della Giustizia, Philippe Nar*mino.
    È una persona dai mo*di molto gioviali, di bassa sta*tura, lo sguardo guizzante, una mimica facciale che ri*corda quella dell’attore Louis de Funès e una vaga so*miglianza col generale Ro*berto Speciale, ex comandan*te della Guardia di finanza.
    Nato nel 1941, è sposato con una milanese di padre trenti*no e di madre friulana.
    Ha fat*to il notaio per 40 anni.
    Nel 2008, praticamente subito dopo aver registrato il primo passaggio di proprietà del*l’immobile ereditato da An, s’è ritirato e ha lasciato le redi*ni dello studio alla figlia, Na*thalie Aureglia Caruso.

    Il pubblico ufficiale finito involontariamente al centro del caso Fini è figlio di Louis Aureglia (1892-1965), insi*gne giurista studioso di dirit*to costituzionale, che fu sin*daco di Monaco dal 1933 al 1944, presidente del Consi*glio nazionale, membro del Consiglio della Corona e pre*sid*ente dell’Union démocra*tique nationale.
    Il Principato ha intitolato alla memoria del padre una strada che, iro*nia della sorte, dista 250 me*tri dalla casa dove abita Gian*carlo Tulliani.
    La nonna pa*terna proveniva dalla Valle di Blenio, precisamente da Aquila, minuscola località in Comune di Dangio, dove il notaio ha una casa di vacan*za, 70 chilometri a nord di Lu*gano.

    «Oggi sembra impossi*bile, ma agli inizi del Nove*cento nel Canton Ticino si moriva di fame», racconta Aureglia.
    «Mia nonna emi*grò giovanissima, con altri parenti, per andare a lavora*re negli alberghi in Francia. Di cognome faceva Cima. Un giorno è venuta da me con due bottiglie di grappa una si*gnora Cima, legata a una di*stilleria veneta, reduce da in**fruttuose ricerche in quella sperduta vallata, dove s’era spinta sulle tracce dei propri antenati».

    Per i suoi natali, per i suoi incarichi nell’ordinamento giudiziario e anche per i 37 anni passati al vertice della Federazione monegasca del*la scherma, della quale è oggi presidente onorario, Paul-Louis Aureglia vanta una lun*ga consuetudine con Casa Grimaldi e ha intrattenuto cordiali rapporti sia col prin*cipe Ranieri III che col figlio Alberto II, sul trono dal 2005.
    Il notaio si riferisce all’al*loggio occupato dal giovane Tulliani chiamandolo «que*sto famoso appartamento», il che un po’ contrasta con l’asserito disinteresse per lo scandalo:
    «Non ho seguito, non leggo i giornali italiani, me ne hanno riferito gli ami*ci ». Aureglia specifica d’aver conosciuto il senatore Fran*cesco Pontone, né potrebbe dichiarare diversamente, vi*sto che nel primo rogito, quel*lo dell’ 11 luglio 2008, egli stes*so certifica che il parlamenta*re italiano «agisce in nome e per conto dell’Associazione di diritto italiano denomina*ta “Alleanza nazionale”, par*tito politico sotto il codice fi*scale numero 80204110581, in virtù dei poteri generali che gli sono stati conferiti, in particolare allo scopo di di*sporre dei beni sociali, dal si*gnor Gianfranco Fini nella sua qualità di presidente del*la detta associazione».

    Circa i compratori, il nota*io si limita a raccontare d’es*sere stato contattato «dagli uf*fici che rappresentano le so*cietà » nel Principato, dove per società debbono inten*dersi Jaman directors Ldt, al*la quale fa capo Printemps Ltd, e Janom partners Ltd, al*la quale fa capo Timara Ldt, tutte con sede in una mode*sta palazzina verde al nume*ro 10 di Manoel street, a Ca*stries, capitale di Saint Lucia, nelle Piccole Antille, paradi*so fiscale caraibico.
    Tutte so*cietà manovrate dagli stessi personaggi e tutte costituite in coppia nel medesimo gior*no: Jaman e Janom il 2 no*vembre 2005, PrintempseTi*mara il 30 maggio 2008.
    E tut*te con lo stesso capitale socia*le: 1.000 dollari statunitensi.

    Ma chi sono i soci occulti di Jaman directors, Printemps, Janom partners e Timara?
    Inutile chiederlo ad Aure*glia: «Il notaio non può sape*re chi c’è dietro. Si limita a controllare che le società sia*no state regolarmente costi*tuite e dispongano di coordi*nate bancarie ».
    Come ampia*m*ente documentato dal Gior*nale , Alleanza nazionale ven*de a Printemps per 300.000 euro l’11 luglio 2008 e Prin*temps rivende a Timara per 330.000 euro il 15 ottobre suc*cessivo.
    Spiega il notaio: «Pri*ma mi hanno mandato i do*cumenti dell’eredità Colleo*ni, indispensabili per la devo*luzione ( il passaggio dalla de*fun*ta ad An stabilito nel testa*mento, ndr) .
    Poi il partito ha deciso di vendere il bene a una società».

    È così che l’11 luglio 2008 si presentano nel suo studio il senatore Pontone in rappre*sentanza di An e, per l’acqui*rente Printemps, «il signor Bastiaan, Anthonie Izelaar, amministratore delegato del*la società, residente a Mona*co, avenue des Guelfes, 4; e il signor James Walfenzao, am*ministratore della società, re*sidente a Monaco, avenue Sa*int Roman, 7, nelle loro quali*tà d*i direttori della società de*nominata “Jaman directors Ltd”», si legge nell’atto di compravendita.

    Il secondo rogito, quello che il 15 ottobre attesta la ven*dita da parte di Printemps a Timara, vede presenti nello studio del notaio Nathalie Au*reglia Caruso, figlia di Paul-Louis, il già citato Izelaar, che agiva in nome e per conto del*la società Printemps, e Susan Elizabeth Beach, residente in avenue Princesse Grace 31, Monaco, in rappresentan*za dell’acquirente Timara.

    Nell’unica nota ufficiale in otto punti diramata da Fini a sua difesa lo scorso 7 agosto, nel tentativo di rintuzzare l’inchiesta del Giornale , il presidente della Camera ha commesso l’errore di scrive*re al punto 7:
    «La vendita del*l’appartamento è avvenuta il 15 ottobre 2008 dinanzi al no*taio Aureglia Caruso e sulla natura giuridica della società acquirente e sui successivi trasferimenti non so assoluta*mente nulla ».
    Clamoroso au*togol, perché a rigor di logica Fini non avrebbe dovuto sa*pere nulla di questo secondo passaggio di proprietà: è in*fatti l’11 luglio e non il 15 otto*bre, nello studio del padre Paul-Louis e non della figlia, che Alleanza nazionale sven*de a un quinto del suo reale valore di mercato l’apparta*mento ereditato dalla contes*sa Colleoni.

    «È un affare italiano, ades*so », commenta laconico Au*reglia.
    Ma poi si lascia sfuggi*re un dettaglio tutt’altro che trascurabile riguardante «l’ufficio che controlla i soldi sporchi», testuale, ovviamen*te a Monaco.
    «C’è stata una *comme on dit?- truffa in que*sta storia. Il Principato aveva il diritto di prelazione».
    E cita due leggi in base alle quali i servizi finanziari del Princi*pato possono esercitare «il di*ritto di comperare al posto di chiunque altro un immobile o un fondo di commercio, a seconda della qualità del be*ne posto in vendita, pagando un 10 per cento in più».
    Per*ché al 14 di boulevard Prin*cesse Charlotte non fu fatto valere questo diritto di prela*zione*e si lasciò che l’apparta*mento venisse affittato al gio*vane «cognato» del presiden*te della Camera?
    Tanto più che il condominio in questio*ne ri*entra per legge nella cate*goria «protégé» in quanto co*struito prima del settembre 1947:«Un tempo era sede del**l’hotel Windsor, quindi si tratta di un immobile di pre*gio ».

    Al momento del congedo, Paul-Louis Aureglia mi confi*da il suo rammarico per gli in*giusti sospetti che si sono ad*densati anche sulla sua per*sona: «Io non so niente di questa storia. Eppure un gio*vane italiano residente a Montecarlo mi ha criticato su Internet, sostenendo che io sarei complice. Avrei volu*to replicare. Ma poi mi sono ricordato che mio padre fu oggetto di un’analoga insi*nuazione quand’era in politi*ca. Scrissi un articolo in sua difesa e lo sottoposi al princi*p*e Ranieri per una lettura pre*ventiva. Dopo qualche gior*no Sua Altezza mi fece sapere che sarebbe stato meglio so*prassedere. Se tu rispondi, l’altro rincara la dose.Se inve*ce tu non rispondi, la cosa si ferma».
    Più che la regola Grimaldi, si direbbe il metodo Fini.

    Stefano Lorenzetto.

    stefano.lorenzetto@ilgiornale.it pg. 1 e pg. 3 del 14 09 2010

    saluti
    Ultima modifica di Dottor Zoidberg; 19-09-10 alle 13:00

  2. #2
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    Predefinito Rif: A Montecarlo si sente puzza di bruciato.

    Pontone per primo davanti ai pm.

    di Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

    Roma - La verità di Francesco Pon*tone sull’ affaire monegasco, da stasera, sarà agli atti dell’inchie*sta romana.
    Tocca al senatore di Fli, ed ex tesoriere di An, inaugu*rare la sfilata dei protagonisti del*l*a sconcertante cessione della ca*sa di boulevard Princesse Char*lotte, 14.
    L’appartamento del Principato, che An ebbe in eredi*tà da una militante passata a mi*glior vita, venne ceduto nel 2008 a una società off-shore per 300mila euro. Pochi mesi (e un’altra compravendita, da off*shore a off-shore) dopo, ci andò a vivere Giancarlo Tulliani, «co*gnato »dell’ex leader di An,Gian*franco Fini.

    La storia di quella improbabile compravendita, e delle «coinci*denze » a margine sugli inquilini*parenti, ha incendiato il dibatti*to politico per tutta l’estate. Ed è sbarcata in procura all’inizio di agosto grazie a una denuncia di due esponenti della Destra, il par*tito di Francesco Storace.
    Così gli inquirenti hanno prima acquisi*to una serie di documenti da via della Scrofa, e poi richiesto, per rogatoria, le carte relative alla compravendita al Principato di Monaco.
    E mentre ancora si aspetta che gli atti arrivino a Ro*ma (in particolare sarebbe atte*so il contratto d’affitto tra Tima*ra e Tulliani, che potrebbe orien*tare l’inchiesta), il pm capitolino ha fatto partire le convocazioni dei testimoni.
    Il primo a parlare, appunto, è Pontone, atteso per oggi pomeriggio.
    Il senatore par*tenopeo è lo «storico» ammini*stratore del tesoro di An, e fu pro*prio lui, l’11 luglio del 2008,a met*tere la sua firma sul rogito notari*le con cui la casa veniva ceduta da An alla «Printemps ltd».

    Era lì in virtù di una procura generale che gli aveva conferito Gianfran*co Fini, che al quinto dei suoi stri*minziti otto «chiarimenti», l’8 agosto ha detto di aver autorizza*to Pontone a vendere quella spe*cifica casa a un acquirente che, sempre secondo la versione di Fi*ni, era stato individuato da Gian*carlo Tulliani.
    Sarà interessante capire se Pontone conferma con i pm l’iter della vendita delineato, a grandi (e opache) linee, da Fini.
    Perché Pontone al Giornale ha dichiara*to che Giancarlo Tulliani nem*meno sapeva chi fosse. E che se alla fine è andato a vivere lì è solo per una «incredibile coinciden*za ».
    Il paradosso è che il «cogna*to » Tulliani - che se Fini dice il vero su questa storia deve saper*ne un bel po’- non sarà probabil*mente sentito dalla procura di Roma.
    Che non riterrebbe cen*trale, nonostante sia proprio il presidente della Camera a tirar*lo in ballo, il ruolo del fratello di Elisabetta.

    Strana scelta.
    La procura vuol capire se quella casa è stata ven*duta a un prezzo troppo basso, e perché. Difficile che Pontone possa dimostrare che 300mila euro nel 2008 fossero un valore congruo, visto che per quella ci*fra a Montecarlo ci si compra sì e no un box auto.
    Sarebbe stato in*teressante chiedere, ma a Tullia*ni, in che modo identificò il po*tenziale acquirente, e chi (e co*me) quantificò in 300mila euro il prezzo di vendita da formalizza*re per l’offerta.
    Una domanda al*la quale potrà rispondere Ponto*ne, come anche l’ex capo segrete*ria di Fini, Donato Lamorte (che verrà sentito presto).
    Pontone, tra l’altro, spuntò prezzi vantag*giosi per le casse del partito in al*tre compravendite di beni del*l’eredità Colleoni.
    Dovrà spiega*re come mai, in questo caso, ac*cettò di cedere il bene a un quin*to del suo valore, senza aprir boc*ca.
    C’era un acquirente a cui fare un favore?

    dalla pg. 2 de ilgiornale.it del 14 09 2010

    saluti

  3. #3
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    Predefinito 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'!

    Prima le presentazioni, poi le rivelazioni choc.
    Luciano Garzelli è l’italiano più noto a Montecarlo. Avrà una sessantina d’anni ed è uno che conta tanto, ma tanto, nel Principato di Monaco.
    Gode dell’amicizia personale di sua altezza serenissima Alberto e dell’intera Casa Grimaldi, ed è «il» costruttore monegasco per antonomasia in quanto amministratore delegato del colosso immobiliare Engeco fondato nel 1974 da Stefano Casiraghi. In materia di case e compravendite, da queste parti, nessuno ne sa più di lui.
    «È la Cassazione del mattone», scherza uno dei testimoni dell’affaire Tulliani.

    E testimone prezioso dello scandalo dell’estate è proprio lui, il vulcanico Luciano, al pari del figlio Stefano che il 30 luglio raccontò al Giornale di aver presenziato ai lavori nell’appartamento di rue Princesse Charlotte 14 – quale rappresentante della società di ristrutturazione Tecabat - dove il cognato di Fini (affittuario) controllava e dirigeva direttamente in loco le operazioni di restauro (pagate dalla società off shore Timara Ltd, proprietaria dell’immobile):
    «Insomma, c’era un rapporto diretto tra Tulliani e Timara»
    disse il giovane Garzelli, poi redarguito pesantemente dai superiori per le dichiarazioni incautamente rilasciate a questo quotidiano.

    Se il figlio ha ricoperto un ruolo marginale, seppur attivo, nella vicenda, il padre è il dominus dell’intera operazione.
    A lui s’è rivolto l’ambasciatore italiano nel Principato per aiutare l’«esperto immobiliarista» (sono parole di Gianfranco Fini) a trovare società di ristrutturazione a lui gradite per rimettere a posto la casetta monegasca donata dalla contessa Anna Maria Colleoni ad Alleanza nazionale.

    Incontriamo Luciano Garzelli al termine di una riunione di lavoro, di fronte al porto, a duecento metri dal pulpito da cui sventola la bandiera a scacchi della Formula uno.
    Si vede subito che ha molte cose da dire anche perché sovrappone concetti e precisazioni.
    Ecco il botta e risposta. Integrale.

    Intanto una premessa, signor Garzelli. Se per l’intervista del 30 luglio suo figlio Stefano ha avuto problemi sul lavoro ce ne scusiamo ma...
    «Niente, non fa niente. Ormai è tutto passato. Non ne parliamo più».

    Senta oggi (ieri, ndr) il Giornale ha riportato le parole del notaio Paul-Louis Aureglia (che ratificò i due passaggi di proprietà dell’apparta*mento oggi abitato da Tulliani e che ha ipotizzato una sorta di truffa al Principato per la violazione di una legge sul diritto di prelazione sull’acquisto degli immobili «protetti» da parte del governo locale, ndr). Parla di «stronzate» fatte, di presunte truffe orchestrate intorno all’appartamento...
    «(Luciano Garzelli legge il Giornale e scuote la testa).
    Ma lo dico pure io. Con 300mila euro a Monaco si compra un parcheggio e la cosa incredibile è che le autorità monegasche non hanno fatto alcuna operazione (di controllo, ndr)».

    La potevano fare?
    «E certo. 300mila euro è un prezzo sottostimato».

    Scusi, ma quanto vale quell’immobile?
    «Tra un milione e un milione e mezzo».

    Abbiamo parlato con la Tecabat che ha ristrutturato...
    «Senta, io con la mia Engeco non c’entro niente. Mi ha chiamato l’ambasciatore (Franco Mistretta, ndr) che aveva ricevuto una telefonata... - se me lo chiederà il giudice dirò da chi –
    ...Luciano c’è questa cosa da fare. Sono andato là personalmente, ho detto sono della Engeco, facciamo grattacieli, case, ponti... e mi han detto, sai siccome c’è un certo personaggio... Allora lì ho sentiti, hanno detto sono una sessantina di metri quadrati però i materiali li portiamo noi. Allora ho detto, grazie arrivederci. E me ne sono andato. E poi mi hanno richiamato».

    Scusi Garzelli, ma le hanno detto che i materiali li avrebbero portati loro?
    «Non “li avrebbero”, li hanno portati loro. Qui hanno messo solo in opera i materiali che hanno portato loro. La cucina, le maioiliche, il parquet, i rubinetti».

    Ci perdoni, torniamo all’ambasciatore. Esattamente cosa le ha detto?
    «Mi hanno chiamato per fare un lavoro qui a Montecarlo. Poi mi ha dato un telefono del signor Tulliani».

    Con la signora Tulliani lei ha avuto rapporti?
    «Certo. Mi ha chiamato».

    Perché c’erano problemi nell’appartamento?
    «Modifiche da fare, i lavori nella stanza, il muro da rompere. Il problema, insisto, è a monte. A quando è stata fatta questa vendita a trecentomila euro».

    Ci perdoni l’ignoranza. Ma è normale, qui a Monaco, che un semplice affittuario scelga lui i materiali della ristrutturazione e se li faccia arrivare dall’Italia?
    «Non è normale. Loro hanno fatto così. C’era anche un architetto romano che mi contattava via e-mail. Si chiama (...)».

    A parte le telefonate con i Tulliani lei ha avuto anche contatti via e-mail, per lettera, via posta, diciamo così, normale?
    «Scusi, ma che sta facendo il giudice lei?
    Io su questo punto rispondo solo al giudice.
    Se me lo chiede lui, glielo dico a lui. Arrivederci».

    gianmarco.chiocci@ilgiornale.it 15 09 2010 pg. 3

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'!

    Gianfranco e il cognato sono i veri protagonisti. Ma i Pm non li sentono.

    La notizia, quella vera, è che secondo i magistrati romani Fini e Tulliani non avrebbero niente di rilevante da dire sulla vendita dell’appartamento di Montecarlo.
    E questo nonostante Fini abbia espressamente dichiarato che a trovare l’acquirente sarebbe stato proprio il «cognato».
    Che ai pm non interessi il Tulliani inquilino è comprensibile.
    Che non vogliano capire meglio la genesi della vendita, invece, no.

    Ieri intanto il senatore di Fli ed ex tesoriere di An Francesco Pontone è stato interrogato per due ore in procura a Roma dal capo dell’ufficio Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Pierfilippo Laviani.
    Ma a verbale si è raccontato come mero esecutore di un atto - la compravendita della casa che An ereditò da Anna Maria Colleoni - che considerava una «direttiva» del partito.
    Dal notaio monegasco Paul-Louis Aureglia, dunque, quell’11 luglio del 2008 era tutto pronto, e Pontone si limitò a mettere una firma in virtù della procura generale che gli aveva conferito Gianfranco Fini.

    Il prezzo, quei 300mila euro - cifra risibile considerato il bene immobile che passava di mano - secondo Pontone non fu invece oggetto di alcuna trattativa, o almeno lui non ne sarebbe stato protagonista né testimone. Idem per quanto riguarda l’acquirente, o meglio il «mister x» nascosto dietro alla società offshore Printemps, con sede a Saint Lucia.
    E per quanto riguarda il ruolo di Tulliani:
    «L’ho visto una volta, a cena, tempo dopo la cessione dell’immobile», ha spiegato Pontone ai magistrati.
    Questi ultimi sarebbero interessati a capire se il prezzo incassato da An era davvero troppo basso, e - se è così - come mai An accettò di vendere a una cifra inferiore al valore.
    Sul costo però Pontone non ha potuto o voluto dire molto.
    Ha ribadito invece di non ricordare di aver mai ricevuto altre offerte di acquisto per quell’appartamento.
    Affermazione che collide con le numerose testimonianze di segno diverso, ultima quella di un ex An come Giorgio Bornacin, che al Giornale ha raccontato di aver invano girato al partito l’offerta di un gruppo di Sanremesi.

    Ora toccherà all’ex capo della segreteria di Fini, Donato Lamorte, e alla segretaria del presidente della Camera, Rita Marino, sfilare a piazzale Clodio per dire ciò che sanno su quella vendita.
    La decisione di convocarli è legata al fatto che i due effettuarono un sopralluogo nella casa di boulevard Princesse Charlotte, riferendo di aver trovato l’appartamento in cattive condizioni.
    I pm vogliono comprendere se le condizioni erano così cattive da giustificare un crollo del prezzo a un quinto del suo valore.
    Oggi partiranno le convocazioni, nei prossimi giorni il fascicolo si arricchirà dei due verbali.

    Detto dei prossimi testimoni, va ribadito, come si diceva, che la procura ha fatto sapere di «escludere almeno al momento» di voler sentire il presidente della Camera.
    Eppure il suo ruolo nella vicenda non sembra affatto poter essere escluso a priori.
    Così come stupisce che, per ora, i pm romani non siano interessati a convocare Giancarlo Tulliani, con la malintesa motivazione che la sua qualifica di «inquilino» non sarebbe attinente all’oggetto dell’indagine, la quantificazione del prezzo.

    Ma è proprio Fini, nei suoi «chiarimenti in otto punti» dell’8 agosto, che affida al «cognato» un ruolo molto più centrale nella fase della trattativa che, a parole, interesserebbe gli inquirenti.
    È il giovane Tulliani, infatti, a parlare a Fini di una proposta di acquisto.
    E se Pontone non ha mai trattato il prezzo, forse proprio Tulliani e lo stesso Fini potrebbero sapere chi lo ha fissato.
    E perché.

    G.M.Chiocci e M.Malpica alla pg.2 de ilgiornale.it 15 09 2010

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Rif: 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'!

    Soltanto gli imbecilli non capiscono che il "giochino" di Fini con le anonime società Offshore ha voluto acquisire la "casetta" a Montecarlo . Giochino semplice semplice.... svendere a € 300.000 ( prezzo inferiore ad un valore di un box .... Ballarò docet ) per poi far subentrare la famiglia Tulliani per rientrarne in possesso . Ekkkekkkazzz ci vuole a capirlo ???? :mmm:
    la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi

  6. #6
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    Predefinito Rif: 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'!

    Secondo me, voi del PDL, dovreste attaccare Fini su altri argomenti che non questo.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  7. #7
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    Predefinito Rif: 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'!

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Secondo me, voi del PDL, dovreste attaccare Fini su altri argomenti che non questo.
    Secondo me fini non avrebbe dovuto attaccare berlusconi, ora accetti le critiche degli amici ( ex o non ex alleati, staremo a vedere).

    Da capire che le critiche di feltri su montecarlo sono bonarie, come la ripresa di un buon padre al figlio che sbaglia.
    Lo stesso affetto filiale dimostrato da fini nei confronti del cav. quando gli fece lo sgambetto.

    A volte il troppo amore fa male.

  8. #8
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    Predefinito Rif: 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'!

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio
    Secondo me, voi del PDL, dovreste attaccare Fini su altri argomenti che non questo.
    Sarebbe anche giusto, ma Fini dovrebbe capire che non deve prendere per il culo a chi gli ha dato il voto da 15 anni in qua .

    Se agli "altri" dice che c'è la magistratura demandata a scoprire la verità , ai suoi fedeli elettori dovrebbe dire la verità senza alcuno svicolamento .hefico:

    In fin dei conti anche io " ero" proprietario, seppur di 1 mmq della casetta Monaghesca , visto che per ben 15 anni ho pagato la tessera del partito di An .... pari a € 50,00 annui ( prima erano £ 50.000) e sinceramente essere preso per il culo non mi va per niente .ncav:

    Pertanto se parliamo di moralità il Gianfry certamente non potrebbe ergersi sullo scanno più alto .... oltretutto ha tradito il mandato dei suoi elettori e certamente questo "giochino" l'ha squalificato del tutto . Inutile allora parlare di politica con un traditore quale è il Gianfry .... la maggior parte del popolo di An l'ha mandato letteralmente a cagare ad iniziare dai suoi "fidi" colonnelli , gli son rimasti fedeli appunto i portaborse dei suoi colonnelli .... tipo quei quattro gatti di socialisti passati nelle schiere dei comunisti .
    la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi

  9. #9
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    Predefinito Rif: 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'!

    Ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo, ma la casa di Montecarlo,..................
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  10. #10
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    Predefinito Rif: 'La Tulliani ristrutturò l’appartamento'!

    --sarà un piccolo peccato perchè ,insomma, la contessa l'ha data al Segretario Fini per portare avanti" l'Impresa "che ha iniziato ma di cui non ha ancora esposto la strategia che parte da una donazione ai famigli in danno del suo ex partito.
    Io non so se ci siano estremi di reato ma certamente i suoi elettori ed ex elettori dovrebbero stare in campana.
    Ultima modifica di joseph; 15-09-10 alle 16:21
    GLF

 

 
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