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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Giovani, disoccupazione e precariato

    Disoccupazione record dal 2003 Il 27% di giovani è senza lavoro



    Nonostante la (moderata) ripresa dell’economia, il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2010 è salito all’8,5%, aumentando di 1,1 punti percentuali rispetto al primo trimestre e di 13,8 punti rispetto allo stesso periodo del 2009. I disoccupati oggi in Italia sono 2,136 milioni. A darne notizia è l’Istat che lancia l’allarme: si tratta del livello più alto dal terzo trimestre del 2003. Nel nord l’innalzamento dell’indicatore (dal 5 al 5,9%) riguarda sia gli uomini sia le donne; nel centro, il tasso si porta al 7,1% (6,7% un anno prima) per una crescita dovuta solo agli uomini. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione risulta pari al 13,4% (dall’11,9% di un anno prima), con una punta del 16,4% per le donne. Prosegue anche la forte riduzione degli occupati italiani (-257.000uomini, pari al -2%; -108.000 donne, pari al -1,3%) a fronte di un nuovo significativo incremento degli stranieri (+85.000 uomini e +86.000 donne). Dal primo trimestre del 2009 il tasso di occupazione degli stranieri continua a ridursi, posizionandosi al 63,6% (65,2% nel secondo trimestre 2009). Per gli stranieri, l’indicatore si attesta al 76,1% tra gli uomini e al 52,1% tra le donne. Particolarmente preoccupante il dato sui giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni: oltre uno su quattro è disoccupato, ovvero il 27,9 per cento e in questo caso si tratta del massimo dal secondo trimestre del 1999. Sono dati drammatici che fanno passare in secondo piano il lievissimo aumento degli occupati nel secondo trimestre rispetto al primo, lo 0,1% a 22.915.000 unità. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente c’è stata comunque una riduzione pari allo 0,8 per cento (-195.000 unità).




    Disoccupazione record dal 2003 Il 27% di giovani è senza lavoro | GD Notizie news dal web

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  2. #2
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Giovani, disoccupazione e precariato

    Crisi/ Cgia: Entro fine anno a rischio altri 70mila posti lavoro
    Disoccupazione continua a salire e a fine 2010 arriverà all'8,7%



    Roma, 23 set. (Apcom) - Entro fine anno la disoccupazione "arriverà all'8,7%" e a rischio ci sono altri 70mila posti di lavoro. Secondo al Cgia di Mestre, i dati diffusi oggi dall'Istat "non lasciano dubbi" nonostante i "timidi" segnali di ripresa registrati dall'economia nazionale negli ultimi mesi.

    "Nell'ultima parte dell'anno - si legge in una nota - stimiamo che potrebbero essere circa 70mila i posti di lavoro a rischio in Italia. Un numero importante che, comunque, è diventata una costante che si verifica da tempo in questa fase dell'anno. Infatti, è da 4 anni che nell'ultimo trimestre l'occupazione registra picchi negativi più significativi di quelli previsti nei prossimi mesi". Non solo. "I disoccupati italiani sono tra i meno aiutati d'Europa": nel 2008 le risorse messe a disposizione dall'Italia al milione e 690 mila disoccupati italiani, hanno toccato lo 0,5% del Pil. Niente a che vedere con le risorse messe in campo dalla Germania (2,2% del Pil per 3 milioni 141 mila senza lavoro), dalla Spagna (2,1% del Pil per 2 milioni e 591 disoccupati) e dalla Francia (1,6% del Pil per 2 milioni e 235 mila disoccupati).



    Crisi/ Cgia: Entro fine anno a rischio altri 70mila posti lavoro - Soldi - Economia - Virgilio Notizie

  3. #3
    Avamposto
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    Predefinito Rif: Giovani, disoccupazione e precariato


  4. #4
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Giovani, disoccupazione e precariato


  5. #5
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Giovani, disoccupazione e precariato

    E' l'ora della ribellione del popolo degli incerti (dei “mutuati”, dei (...)22 settembre 2010 175, di alex
    tratto da domanisocialista.it


    --------------------------------------------------------------------------------

    C’è un malessere in questa repubblica, che è stata definita “seconda”, ma che io definirei dello “zero”.

    Dello “zero” perchè inesistenti sono le idee che dividono, che portano al confronto e che uniscono gli uomini.

    Dello “zero” perchè nessuno produce una visione per il “domani”, che ogni istante diviene “oggi”, lasciando inalterate le problematiche del paese e producendo, al contrario, un regresso sociale che dilaga a macchia d’olio.

    Dello “zero” perchè coloro che avrebbero il dovere di disegnare il futuro della comunità, l’unica cosa su cui interagiscono è sui miseri commenti ai comportamenti e ai costumi dei singoli.

    Sono infiniti i motivi dello “zero” e ben visibili agli occhi di tutti.

    Intanto quelli che erano figli sono diventati padri e la ruota continua a girare creando, ogni giorno che passa, sempre più grandi dislivelli sociali. I bisogni della società crescono esponenzialmente, mentre l’emancipazione sociale degli individui, senza più guide e progetti, fa aumentare enormemente la forbice tra pochi “benestanti” e il resto della popolazione.

    Aumentano i mutui per la casa, le rate o i prestiti per l’acquisto dell’auto e ormai di qualsiasi genere di consumo. Gli stipendi mensili, per chi ancora ne ha la certezza, non riescono a soddisfare i debiti che ogni mese aumentano inevitabilmente, così da divenire un’eredità per le nuove generazioni. Fino ad oggi i nonni aiutavano i nipoti, domani dovranno essere questi ultimi “senza stipendio” a preoccuparsi dei loro cari.

    Questa non è più l’epoca “dell’operaio”, ma quella dei “mutuati”, dei precari, dei disoccupati, dei cassa-integrati ecc… insomma l’era “degli incerti”.

    Ogni tanto, in qualche talk-show, l’unica cosa che taluni sanno proporre come parte importante di una ricetta è l’aumento dell’età pensionabile. Qui alcune domande vengono spontanee.

    E’ meglio pagare delle pensioni a chi dopo anni di lavoro oramai avrebbe bisogno di un giusto riposo, o pagare le disoccupazioni, le cassa-integrazioni ecc a chi è giovane, intraprendente e ricco di energie?

    E’ meglio quindi far lavorare chi è più anziano, lasciando chi deve costruirsi una vita e una famiglia nell’oblio dell’incertezza e di un lavoro?

    E’ giusto che vi siano persone che guadagnano centinaia di migliaia di euro mentre la stragrande maggioranza non riceve quanto indispensabile per una vita dignitosa?

    Domande che in qualche caso possono sembrare scontate, ma che banali non sono perchè di questo nessuno si preoccupa più.

    Volendo entrare nello specifico si rischia di perdersi a contare le ingiustizie crescenti.

    Un esempio, che vale per altri mille, è doveroso porlo.

    Aumenta la disoccupazione, ma al contempo aumentano anche i pochi che possono percepire, per legge, più stipendi. Non parliamo di doppi introiti per sopravvivere: basta guardare al campo medico, dove uno specialista lavora all’ASL, nel contempo presta servizio magari per una clinica privata e per non bastare oggi può anche lavorare "in proprio" utilizzando però le strutture, le apparecchiature e indirettamente il personale delle ASL pagati dai cittadini. Sicuramente la maggior parte sono persone oneste, ma ci vuol poco ad immaginare che vi sia tutto l’interesse, da parte di taluni, al malfunzionamento della sanità pubblica.

    E intanto i giovani laureati sono costretti a "bamboccioni a vita" o sono sfruttati, rimanendo inermi di fronte a certe ingiustizie. Se quanto sopra non fosse reso possibile, forse tanti di questi giovani avrebbero un’opportunità per il loro futuro e per portare il loro fresco contributo alla medicina. Invece di “stare molto bene” una persona, vivrebbero dignitosamente almeno due.

    Ciò di cui ha veramente bisogno questo paese è una nuova stagione politica e una nuova classe dirigente.

    Bisogna superare il concetto personalistico della politica che ha regnato nella repubblica "dello zero" ed è necessario il ritorno alla collegialità delle organizzazioni politiche che sono gli unici luoghi di partecipazione e di confronto democratico. Quest’ultime devono ovviamente essere ripensate e ridisegnate in funzione di una società che è cambiata.

    C’è bisogno di ricostruire una nuova e grande sinistra, capace di essere l’interlocutore dei nuovi bisogni, ma che al contempo sappia maturare una propria anima. Una sinistra capace di porre realmente un’alternativa nel governo del paese, con perseveranti e forti idee di cambiamento. Una sinistra capace quindi di unire le esigenze di una società che evolve rapidamente, con la ricerca di una sempre maggiore giustizia sociale. Una sinistra che valorizzi i meriti dei singoli, ma che abbia sempre ben presenti i bisogni della maggioranza e dei più deboli. Una sinistra che abbandoni i preconcetti e che sappia guardare con gli occhi della ragione. La sinistra degli “incerti” e non dei “signori di turno”.

    Una sinistra che sappia guardare fuori dai confini nazionali, consapevole che le società si governano e si costruiscono nel mondo. Una sinistra che abbia quindi il coraggio di aprirsi alla questione “socialdemocratica”.

    Fa sorridere, ma nel contempo è preoccupante, osservare che a proporre le ricette del futuro spesso sono proprio coloro che hanno le responsabilità del presente.

    Ai “Veltroni” di turno, senza dimenticare i tanti “D’Alema”, che hanno contribuito a distruggere quanto ancora vi fosse realmente di sinistra in questo paese, il popolo degli “incerti” deve ribellarsi.

    Coloro che hanno i capelli più bianchi hanno il dovere di accompagnare una nuova classe dirigente in questo paese in maniera sana e costruttiva. In caso contrario, avrebbero il dovere e la dignità di farsi da parte. Visto che il buon senso non sembra, nella maggioranza, essere più forte degli egoismi, tocca alle nuove generazioni rimboccarsi le maniche. Queste ultime ovviamente riusciranno se sapranno unirsi su dei progetti comuni nell’interesse del paese della sinistra e non sulle riverenze ai “forti di turno”.

    Il paese aspetta una nuova e grande sinistra socialdemocratica: su questa strada è necessario spendere tutte le energie di chi più giovane abbia il coraggio di lottare con tenacia e sacrificio per un futuro migliore.

    di Daniele Delbene

    20 Settembre 2010



    ANAGRAFE PRECARI

  6. #6
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Giovani, disoccupazione e precariato

    Consueto punto dell’Istat sull’occupazione in Italia. L’Istituto Nazionale di Statistica, segnala come ci sia un aumento degli occupati pari allo 0.1%, rispetto al trimestre scorso. Risultato che diventa negativo, se preso in rapporto al dato dello stesso trimestre, il secondo, del 2009: infatti nel secondo trimestre 2010, l’occupazione è scesa dello 0.8% rispetto allo stesso periodo di dodici mesi fa. Dato negativo che influenza anche il tasso di disoccupazione. La disoccupazione sale all’8.5%, con un aumento di 0.1% rispetto al primo trimestre; l’aumento – riferito al secondo trimestre 2009 – sale all’1.0%. Concentriamo l’attenzione proprio sugli italiani in cerca di occupazione. “Nel secondo trimestre 2010 – si legge nel comunicato Istat – la crescita su base annua del numero delle persone in cerca di occupazione continua ad interessare in misura più significativa gli uomini (+184.000 unità), sebbene risulti ampia anche per le donne (+70.000 unità)”. Secondo i dati Istat, l’incremento della disoccupazione è più netto al Nord fra gli ex occupati, mentre nel Centro e al Sud, l’aumento è corposo per la categoria delle persone in cerca del primo impiego ed ex inattive con precedente esperienza. Per quello che riguarda i giovani italiani, la situazione non è delle migliori: un giovane su tre è disoccupato. “Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni raggiunge il 27,9 per cento, con un massimo del 40,3 per cento per le donne del Mezzogiorno”.

    Pietro Gugliotta



    Disoccupazione, senza lavoro un giovane su tre | Economia e Finanza - News finanziarie

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    Predefinito Rif: Giovani, disoccupazione e precariato

    I giovani devono svegliarsi!

    E' ora che si diano una mossa: stanno buttando via tutti i diritti ottenuti dai nostri nonni dal 45 ad oggi senza rendersi conto che se non difenderanno quelle che furono le lotte sociali di ieri domani non esisterà più lavoro fisso (già stiamo messi male), aumenteranno precariato e disoccupazione, non sarà garantita la mutua e l'infortunio sul lavoro (INPS e INAIL).


    Già ora con le tipologie di contratti come i Co.co.co. e simili ferie e mutua non sono retribuite
    (il datore di lavoro so che deve garantirti il posto per il periodo contrattuale ma non vieni pagato un centesimo).


    SVEGLIA!

  8. #8
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    Predefinito Rif: Giovani, disoccupazione e precariato

    Citazione Originariamente Scritto da Ottobre Nero Visualizza Messaggio
    I giovani devono svegliarsi!

    E' ora che si diano una mossa: stanno buttando via tutti i diritti ottenuti dai nostri nonni dal 45 ad oggi senza rendersi conto che se non difenderanno quelle che furono le lotte sociali di ieri domani non esisterà più lavoro fisso (già stiamo messi male), aumenteranno precariato e disoccupazione, non sarà garantita la mutua e l'infortunio sul lavoro (INPS e INAIL).


    Già ora con le tipologie di contratti come i Co.co.co. e simili ferie e mutua non sono retribuite
    (il datore di lavoro so che deve garantirti il posto per il periodo contrattuale ma non vieni pagato un centesimo).


    SVEGLIA!
    I giovani non hanno riferimenti politico-culturali.
    Sentono che nè a destra nè a sinistra possono trovare risposta ai loro bisogni.
    Appena scorgono una novità (vedi CasaPound e Blocco Studentesco) si buttano a capofitto.
    Bisogna creare un riferimento politico e culturale per questi giovani.

    Tu parli dei diritti dei lavoratori dal '45 oggi? Io mi accontenterei di (ri)conquistare quelli del Ventennio... secondo me i lavoratori erano più tutelati settant'anni fa che oggi.

    Dicono che la flessibilità è necessaria, mentre la precarietà è da scongiurare.
    Bene: la flessibilità è necessaria per QUESTA struttura economica, di stampo liberista e capitalista.
    Non è affatto detto che tale struttura economica sia l'Unica, anzi...

    La Socializzazione, la strutturazione organica dell'economia, sicuramente abolisce la precarietà e la stessa flessibilità quando contrasta col bene della Comunità.
    L'accordo e la concertazione tra azienda e lavoratori è fondamentale.

 

 

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