Ahmadinejad all’Onu contesta la versione ufficiale dell’11 settembre, apre al dialogo sul nucleare



Alle Nazioni Unite è stato di nuovo Ahmadinejad-show. Con il copione che si ripete puntualmente come ogni anno: le delegazioni di Stati Uniti e di molti Paesi occidentali che abbandonano l’Assemblea Generale per protesta.

Anche questa volta, nella sede del Palazzo di Vetro a New York, il presidente iraniano ieri è riuscito ad avere su di sé tutti i riflettori: mettendo in dubbio, nel suo discorso, nientemeno che la versione ufficiale dell’11 settembre, ossia che gli attentati contro le Torri Gemelle e il Pentagono siano stati opera di al Qaeda.

E ipotizzando un coinvolgimento della stessa amministrazione Usa, per garantire la sopravvivenza di Israele.

Una posizione originale? Non proprio. Solo che, data l’occasione, ha assunto ovviamente un peso diverso dalle varie teorie del complotto che circolano su Internet.

Tre teorie

E di teorie Ahmadinejad appunto ha parlato – presentandone tre:
- un "gruppo terrorista potente e complesso" avrebbe infiltrato gli apparati della difesa e dei servizi segreti di Washington;

- "alcuni segmenti all’interno del governo degli Stati Uniti hanno orchestrato l’attacco per invertire il declino dell’economia americana e del suo controllo sul Medio Oriente, anche per salvare il regime sionista” (questa la teoria con cui la maggioranza degli americani, nonché quella degli altri Paesi e dei politici, sarebbero d’accordo, a detta del presidente iraniano);

- l’attacco è stato opera di “un gruppo terrorista, ma il governo americano l’ha appoggiato, e ha approfittato della situazione”.

E così, com’era prevedibile, la delegazione Usa è uscita dalla sala per protesta, seguita da quelle dei 27 Paesi dell’Unione Europea, nonché dai rappresentanti di Australia, Nuova Zelanda, Canada - e Costa Rica.

E ha spiegato il gesto in un comunicato diffuso immediatamente, nel quale il suo portavoce, Mark Kornblau, ha condannato Ahmadinejad per aver “scelto ancora una volta di far uscire una sequela di ignobili teorie del complotto e calunnie anti-semite che sono ripugnanti e deliranti quanto prevedibili, invece di rappresentare le aspirazioni e la buona volontà del popolo iraniano”.

L’11 settembre pretesto per invadere Afghanistan e Iraq

Ahmadinejad, dal canto suo, ha affermato che gli Stati Uniti si sono serviti degli attentati dell’11 settembre come pretesto per invadere l’Afghanistan e l’Iraq, uccidendo centinaia di migliaia di persone – quando invece avrebbero dovuto mettere a punto “un piano logico” per punire chi li ha commessi, non occupare due Stati indipendenti e spargere tanto sangue.

E non si è limitato a esporre teorie o a fare affermazioni: ha chiesto anche un’inchiesta indipendente sull’11 settembre da parte di un team delle Nazioni Unite, in modo che gli attacchi terroristici non si trasformino in quella che ha definito una questione sacra come l’Olocausto, sulla quale non è lecito avanzare dubbi o esprimere opinioni.

Le dichiarazioni del presidente iraniano hanno praticamente monopolizzato l’attenzione dei media – nella giornata in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite era affollatissima, per il discorso del presidente Usa Barack Obama.

E così è passata in secondo piano la posizione di Ahmadinejad sulla vicenda del programma nucleare di Tehran.

Nucleare: Iran pronto al dialogo, non cederemo a pressioni illegali

Il presidente iraniano è tornato a negare che il suo Paese stia arricchendo l’uranio per costruire la bomba atomica, e ha detto che gli Stati Uniti non hanno il diritto di punire l’Iran per queste sue attività legittime allorché hanno stanziato 80 miliardi di dollari per modernizzare il loro arsenale nucleare, e non possono sedere fra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, perché non sono un giudice equo.

Definendo illegali e irrispettose le sanzioni imposte a Tehran dall’Onu, Ahmadinejad ha sottolineato che il suo Paese non si assoggetterà mai “alle pressioni imposte illegalmente” dalla AIEA (l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’energia atomica) – che pretende che smetta di arricchire l’uranio.

Ha aggiunto tuttavia che “l’Iran è sempre stato pronto a un dialogo basato sul rispetto e sulla giustizia”.

La voce del presidente iraniano, certo la più stridente, non è stata però l’unica, nella sessione di ieri, a criticare gli Stati Uniti.

Qatar e Brasile criticano le guerre degli Stati Uniti

L’emiro del Qatar, sceicco Hamad bin Khalifa Al-Thani, ha detto che non bisognerebbe fronteggiare il terrorismo "facendo le guerre": guerre che hanno sparso distruzione, provocando la morte e l’esodo forzato di milioni di persone, “nonché crisi economiche e finanziarie che hanno scosso la stabilità mondiale e messo a rischio gli sforzi fatti nel dialogo fra le culture”.

E poco prima che parlasse Obama, il ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorin, nel suo discorso, aveva attaccato l’invasione dell’Iraq del marzo 2003, sottolineando che “bisogna respingere la fede cieca nei rapporti di intelligence confezionati su misura per giustificare obiettivi politici” – un chiaro riferimento alla vicenda delle armi di distruzione di massa utilizzata dall’amministrazione di George W. Bush per rovesciare il regime di Saddam.

"Dobbiamo mettere al bando una volta per tutte l’uso della forza non in accordo con il diritto internazionale", ha detto il rappresentante del Brasile all’Assemblea Generale, aggiungendo che tutte le controversie internazionali dovrebbero essere risolte in modo pacifico attraverso il dialogo.

Fonte: Associated Press


Ahmadinejad all’Onu contesta la versione ufficiale dell’11 settembre, apre al dialogo sul nucleare, Ornella Sangiovanni