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    Così parlò Benjamin Freedman

    Maurizio Blondet – 21/12/2007

    Pubblichiamo un estratto, di particolare significato, da «Israele, USA, il terrorismo islamico» , Maurizio Blondet, EFFEDIEFFE, 2005, pagine 161-171.

    Uomo d’affari di successo (era il proprietario della Woodbury Soap Co.), ebreo di New York, patriota americano, Benjamin Freedman – che era stato membro della delegazione americana al Congresso di Versailles nel 1919 – ruppe con l’ebraismo organizzato e i circoli sionisti dopo il 1945, accusandoli di aver favorito la vittoria del comunismo in Russia.
    Da quel momento, dedicò la vita e le sue ragguardevoli fortune (2,5 milioni di dollari di allora) a combattere e denunciare le trame dei suoi correligionari (1).
    Benjamin Freedman tenne, nel 1961, al Willard Hotel di Washington ad un’influente platea, riunita dal giornale americano Common Sense, il seguente discorso.
    «Qui negli Stati Uniti, i sionisti e i loro correligionari hanno il completo controllo del nostro governo.
    Per varie ragioni, troppo numerose e complesse da spiegare qui, i sionisti dominano questi Stati Uniti come i monarchi assoluti di questo Paese.
    Voi direte che è un’accusa troppo generale: lasciate che vi spieghi quel che ci è accaduto mentre noi tutti dormivamo.
    Che cosa accadde?
    La Prima Guerra Mondiale scoppiò nell’estate del 1914.
    Non sono molti a ricordare, qui presenti.
    In quella guerra, Gran Bretagna, Francia e Russia erano da una parte; dalla parte avversa, Germania, Austria-Ungheria e Turchia.
    Entro due anni, la Germania aveva vinto quella guerra.
    Non solo nominalmente, ma effettivamente.
    I sottomarini tedeschi, che stupirono il mondo, avevano fatto piazza pulita di ogni convoglio che traversava l’Atlantico.
    La Gran Bretagna era priva di munizioni per i suoi soldati, e poche riserve alimentari, dopo cui, la prospettiva della fame.
    L’armata francese s’era ammutinata: aveva perso 600 mila giovani nella difesa di Verdun sulla Somme.
    L’armata russa stava disertando in massa, tornavano a casa, non amavano lo Zar e non volevano più morire.
    L’esercito italiano era collassato [a Caporetto].
    Non un colpo era stato sparato su suolo tedesco.
    Non un solo soldato nemico aveva attraversato la frontiera germanica.
    Eppure, in quell’anno [1916] la Germania offrì all’Inghilterra la pace.
    Offriva all’Inghilterra un negoziato di pace su quella base, che i giuristi chiamano dello ’status quo ante’.
    Ciò significa: ‘Facciamola finita, e lasciamo tutto com’era prima che la guerra cominciasse‘.
    L’Inghilterra, nell’estate del 1916, stava seriamente considerando quest’offerta.
    Non aveva scelta.
    O accettava quest’offerta magnanima, o la prosecuzione della guerra avrebbe visto la sua disfatta.
    In questo frangente, i sionisti tedeschi, che rappresentavano il sionismo dell’Europa Orientale, presero contatto col Gabinetto di Guerra britannico – la faccio breve perché è una lunga storia, ma ho i documenti che provano tutto ciò che dico – e dicono: ‘Potete ancora vincere la guerra. Non avete bisogno di cedere. Potete vincere se gli Stati Uniti intervengono al vostro fianco‘.
    Gli Stati Uniti non erano in guerra allora».
    «Eravamo nuovi; eravamo giovani; eravamo ricchi; eravamo potenti.
    Essi dissero all’Inghilterra: ‘Noi siamo in grado di portare gli Stati Uniti in guerra come vostro alleato, per battersi al vostro fianco, se solo ci promettete la Palestina dopo la guerra‘. […].
    Ora, l’Inghilterra aveva tanto diritto di promettere la Palestina ad altri quanto gli Stati Uniti hanno il diritto di promettere il Giappone all’Irlanda.
    E’ assolutamente assurdo che la Gran Bretagna, che non aveva mai avuto alcun interesse o collegamento con quella che oggi chiamiamo Palestina, potesse prometterla come moneta in cambio dell’intervento americano.
    Tuttavia, fecero questa promessa, nell’ottobre 1916 [con la Dichiarazione Balfour, ndr.].
    E poco dopo – non so se qualcuno di voi lo ricorda – gli Stati Uniti, che erano quasi totalmente pro-germanici, entrarono in guerra come alleati della Gran Bretagna.
    Dico che gli Stati Uniti erano quasi totalmente filotedeschi perché i giornali qui erano controllati dagli ebrei, dai nostri banchieri ebrei – tutti i mezzi di comunicazione di massa – e gli ebrei erano filotedeschi.
    Perché molti di loro provenivano dalla Germania, e anche volevano vedere la Germania rovesciare lo Zar; non volevano che la Russia vincesse.
    Questi banchieri ebrei tedeschi, come Kuhn Loeb e delle altre banche d’affari negli Stati Uniti, avevano rifiutato di finanziare la Francia o l’Inghilterra anche con un solo dollaro.
    Dicevano: ‘Finché l’Inghilterra è alleata alla Russia, nemmeno un centesimo!‘.
    Invece finanziavano la Germania; si battevano con la Germania contro la Russia.
    Ora, questi stessi ebrei, quando videro la possibilità di ottenere la Palestina, andarono in Inghilterra e fecero l’accordo che ho detto.
    Tutto cambiò di colpo, come un semaforo che passa dal rosso al verde.
    Dove i giornali erano filotedeschi, […] di colpo, la Germania non era più buona.
    Erano i cattivi.
    Erano gli Unni.
    Sparavano sulle crocerossine.
    Tagliavano le mani ai bambini.

    Woodrow Wilson
    Poco dopo, mister Wilson [il presidente Woodrow Wilson, ndr.] dichiarava guerra alla Germania.
    I sionisti di Londra avevano spedito telegrammi al giudice Brandeis (2): ‘Lavorati il presidente Wilson. Noi abbiamo dall’Inghilterra quello che vogliamo. Ora tu lavorati il presidente Wilson e porta gli USA in guerra‘.
    Così entrammo in guerra.
    Non avevamo interessi in gioco.
    Non avevamo ragione di fare questa guerra, più di quanto non ne abbiamo di essere sulla luna stasera, anziché in questa stanza.
    Ci siamo stati trascinati perché i sionisti potessero avere la Palestina.
    Questo non è mai stato detto al popolo americano.
    Appena noi entrammo in guerra, i sionisti andarono dalla Gran Bretagna e dissero: ‘Bene, noi abbiamo compiuto la nostra parte del patto. Metteteci qualcosa per iscritto come prova che ci darete la Palestina‘.
    Non erano sicuri che la guerra durasse un altro anno o altri dieci.
    Per questo cominciarono a chiedere il conto.
    La ricevuta.
    Che prese la forma di una lettera, elaborata in un linguaggio molto criptico, in modo che il resto del mondo non capisse di che si trattava.
    Questa fu chiamata la Dichiarazione Balfour» (3). […]
    «Da qui cominciano tutti i problemi. […]
    Sapete quello che accadde.
    Quando la guerra finì, la Germania andò alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1919 [nella delegazione USA] c’erano 117 ebrei, a rappresentare gli Stati Uniti, capeggiati da Bernard Baruch (4).
    C’ero anch’io, e per questo lo so.
    Che cosa accadde dunque?
    Alla Conferenza di Pace, mentre si tagliava a pezzi la Germania e si spezzettava l’Europa per darne parti a tutte quelle nazioni che reclamavano il diritto a un certo territorio europeo, gli ebrei presenti dissero: ‘E la Palestina per noi?’, ed esibirono la Dichiarazione Balfour.
    Per la prima volta a conoscenza dei tedeschi.
    Così i tedeschi per la prima volta compresero: ‘Ah, era questa la posta! Per questo gli Stati Uniti sono entrati in guerra‘.
    Per la prima volta i tedeschi compresero che erano stati disfatti, che subivano le tremende riparazioni che gli erano imposte dai vincitori, perché i sionisti volevano la Palestina ed erano decisi ad averla ad ogni costo.
    Qui è un punto interessante.
    Quando i tedeschi capirono, naturalmente cominciarono a nutrire rancore.
    Fino a quel giorno, gli ebrei non erano mai stati meglio in nessun Paese come in Germania.
    C’era Rathenau là, che era cento volte più importante nell’industria e nella finanza di Bernard Baruch in questo Paese.
    C’era Balin, padrone di due grandi compagnie di navigazione, la North German Lloyd’s e la Hamburg-American Lines.
    C’era Bleichroder, che era il banchiere della famiglia Hohenzollern.
    Cerano i Warburg di Amburgo, i grandi banchieri d’affari, i più grandi del mondo.
    Gli ebrei prosperavano davvero in Germania.
    E i tedeschi ebbero la sensazione di essere stati venduti, traditi.
    Fu un tradimento che può essere paragonato a questa situazione ipotetica: immaginate che gli USA siano in guerra con l’URSS.
    E che stiamo vincendo.
    E che proponiamo all’Unione Sovietica: ‘Va bene, smettiamola. Ti offriamo la pace‘.
    E d’improvviso la Cina Rossa entra in guerra come alleato dell’URSS, e la sua entrata in guerra ci porta alla sconfitta.
    Una sconfitta schiacciante, con riparazioni da pagare tali, che l’immaginazione umana non può comprendere.
    Immaginate che, dopo la sconfitta, scopriamo che sono stati i cinesi nel nostro Paese, i nostri concittadini cinesi, che abbiamo sempre pensato leali cittadini al nostro fianco, a venderci all’URSS, perché sono stati loro a portare in guerra la Cina contro di noi.
    Cosa provereste, allora, in USA, contro i cinesi?
    Non credo che uno solo di loro oserebbe mostrarsi per la strada; non ci sarebbero abbastanza lampioni a cui impiccarli.
    Ebbene: è quello che provarono i tedeschi verso quegli ebrei.
    Erano stati tanto generosi con loro: quando fallì la prima Rivoluzione russa (5) e tutti gli ebrei dovettero fuggire dalla Russia, ripararono in Germania, e la Germania diede loro rifugio.
    Li trattò bene.
    Dopo di che, costoro vendono la Germania per la ragione che vogliono la Palestina come ‘focolare ebraico’».

    Nahum Sokolow
    «Ora Nahum Sokolow, e tutti i grandi nomi del sionismo, nel 1919 fino al 1923 scrivevano proprio questo: che il rancore contro gli ebrei in Germania era dovuto al fatto che sapevano che la loro grande disfatta era stata provocata dall’interferenza ebraica, che aveva trascinato nella guerra gli USA. Gli ebrei stessi lo ammettevano.
    […]
    Tanto più che la Grande Guerra era stata scatenata contro la Germania senza una ragione, una responsabilità tedesca.
    Non erano colpevoli di nulla, tranne che di avere successo.
    Avevano costruito una grande nazione.
    Avevano una rete commerciale mondiale.
    Dovete ricordare che la Germania al tempo della Rivoluzione francese consisteva di 300 piccole città-stato, principati, ducati e così via.
    E fra l’epoca di Napoleone e quella di Bismarck, quelle 300 microscopiche entità politiche separate si unificarono in uno Stato.
    Ed entro 50 anni la Germania era divenuta una potenza mondiale.
    La sua marina rivaleggiava con quella dell’Impero britannico, vendeva i suoi prodotti in tutto il mondo, poteva competere con chiunque, la sua produzione industriale era la migliore.
    Come risultato, che cosa accadde?
    Inghilterra, Francia e Russia si coalizzarono per stroncare la Germania […].
    Quando la Germania capì che gli ebrei erano i responsabili della sua sconfitta, naturalmente nutrì rancore.
    Ma a nessun ebreo fu torto un capello in quanto ebreo.
    Il professor Tansill, della Georgetown University, che ha avuto accesso a tutti i documenti riservati del Dipartimento di Stato, ne cita uno scritto da Hugo Schoenfeldt, un ebreo che Cordell Hull inviò in Europa nel 1933 per investigare sui cosiddetti campi di prigionia politica, e riferì al Dipartimento di Stato USA di avere trovato i detenuti in condizioni molto buone.
    Solo erano pieni di comunisti.
    E una quantità erano ebrei, perché a quel tempo il 98% dei comunisti in Europa erano ebrei.
    Qui, occorre qualche spiegazione storica,
    Nel 1918-19 i comunisti presero il potere in Baviera per qualche giorno, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht ed altri, tutti ebrei.
    Infatti a guerra finita il Kaiser scappò in Olanda perché i comunisti stavano per impadronirsi della Germania e lui aveva paura di fare la fine dello Zar.
    Una volta schiacciata la minaccia comunista, gli ebrei ancora lavorarono […] erano 460 mila ebrei fra 80 milioni di tedeschi, l’1,5% della popolazione, eppure controllavano la stampa, e controllavano l’economia perché avevano valuta estera e quando il marchio svalutò comprarono tutto per un pezzo di pane».
    «Gli ebrei tengono nascosto questo, non vogliono che il mondo comprenda che avevano tradito la Germania e i tedeschi se lo ricordavano.
    I tedeschi presero misure contro gli ebrei.
    Li discriminarono dovunque possibile.
    Allo stesso modo noi tratteremmo i cinesi, i negri, i cattolici, o chiunque in questo Paese che ci avesse venduto al nemico e portato alla sconfitta.
    Ad un certo punto gli ebrei del mondo convocarono una conferenza ad Amsterdam.
    E qui, venuti da ogni parte del mondo nel luglio 1933, intimarono alla Germania: ‘Mandate via Hitler, rimettete ogni ebreo nella posizione che aveva, sia comunista o no. Non potete trattarci in questo modo. Noi, gli ebrei del mondo, lanciamo un ultimatum contro di voi‘.
    Potete immaginare come reagirono i tedeschi.
    Nel 1933, quando la Germania rifiutò di cedere alla conferenza mondiale ebraica di Amsterdam, Samuel Untermeyer, che era il capo della delegazione americana e presidente della conferenza, tornò in USA, andò agli studios della Columbia Broadcasting System (CBS) e tenne un discorso radiofonico in cui in sostanza diceva: ‘Gli ebrei del mondo dichiarano ora la Guerra Santa contro la Germania. Siamo ora impegnati in un conflitto sacro contro i tedeschi. Li piegheremo con la fame. Useremo contro di essi il boicottaggio mondiale. Così li distruggeremo, perché la loro economia dipende dalle esportazioni‘ (6).
    E di fatto i due terzi del rifornimento alimentare tedesco dovevano essere importati, e per importarlo dovevano vendere, esportare, i loro prodotti industriali.
    All’interno, producevano solo abbastanza cibo per un terzo della popolazione.
    Ora in quella dichiarazione, che io ho qui e che fu pubblicata sul New York Times del 7 agosto 1933, Samuel Untermeyer dichiarò audacemente che ‘questo boicottaggio economico è il nostro mezzo di autodifesa. Il presidente Roosevelt ha propugnato la sua adozione nella Nation Recovery Administration‘, che, qualcuno di voi ricorderà, imponeva il boicottaggio contro qualunque Paese non obbedisse alle regole del New Deal, e che poi fu dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema. Tuttavia, gli ebrei del mondo intero boicottarono la Germania, e il boicottaggio fu così efficace che non potevi più trovare nulla nel mondo con la scritta ‘Made in Germany’.
    Un dirigente della Woolworth Co. mi raccontò allora che avevano dovuto buttare via milioni di dollari di vasellame tedesco; perché i negozi erano boicottati se vi si trovava un piatto con la scritta ‘Made in Germany’; vi formavano davanti dei picchetti con cartelli che dicevano ‘Hitler assassino’ e così via.
    In un magazzino Macy, di proprietà di una famiglia ebraica, una donna trovò calze con la scritta ‘Made in Germany’.
    Vidi io stesso il boicottaggio di Macy’s, con centinaia di persone ammassate all’entrata con cartelli che dicevano ‘Assassini’, ‘Hitleriani’, eccetera».
    «Va notato che fino a quel momento in Germania non era stato torto un capello sulla testa di un ebreo.
    Non c’era persecuzione, né fame, né assassini, nulla.
    Ma naturalmente, adesso i tedeschi cominciarono a dire: ‘Chi sono questi che ci boicottano, e mettono alla disoccupazione la nostra gente e paralizzano le nostre industrie?‘.
    Così cominciarono a dipingere svastiche sulle vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei […]
    Ma solo nel 1938, quando un giovane ebreo polacco entrò nell’ambasciata tedesca a Parigi e sparò a un funzionario tedesco, solo allora i tedeschi cominciarono ad essere duri con gli ebrei in Germania.
    Allora li vediamo spaccare le vetrine e fare pestaggi per a strada.
    Io non amo usare la parola ‘antisemitismo’ perché non ha senso, ma siccome ha un senso per voi, dovrò usarla.
    La sola ragione del risentimento tedesco contro gli ebrei era dovuta al fatto che essi furono i responsabili della Prima Guerra mondiale e del boicottaggio mondiale.
    In definitiva furono responsabili anche della Seconda Guerra mondiale, perché una volta sfuggite le cose dal controllo, fu assolutamente necessario che gli ebrei e la Germania si battessero in una guerra per questione di sopravvivenza.
    Nel frattempo io ho vissuto in Germania, e so che i tedeschi avevano deciso che l’Europa sarebbe stata comunista o ‘cristiana’: non c’è via di mezzo.
    E i tedeschi decisero che avrebbero fatto di tutto per mantenerla ‘cristiana’.
    Nel novembre 1933 gli Stati Uniti riconobbero l’Unione Sovietica.
    L’URSS stava diventando molto potente, e la Germania comprese che ‘presto toccherà a noi, se non saremo forti».
    E’ la stessa cosa che diciamo noi, oggi, in questo Paese.
    Il nostro governo spende 83-84 miliardi di dollari per la difesa.
    Difesa contro chi?
    Contro 40 mila piccoli ebrei a Mosca che hanno preso il potere in Russia, e con le loro azioni tortuose, in molti altri Paesi del mondo.[…]
    Che cosa ci aspetta?»
    «Se scateniamo una guerra mondiale che può sboccare in una guerra atomica, l’umanità è finita.
    Perché una simile guerra può avvenire?
    Il fatto è che il sipario sta di nuovo salendo.
    Il primo atto fu la Grande Guerra, l’atto secondo la Seconda guerra mondiale, l’atto terzo sarà la Terza guerra mondiale.
    I sionisti e i loro correligionari dovunque vivano, sono determinati ad usare di nuovo gli Stati Uniti perché possano occupare permanentemente la Palestina come loro base per un governo mondiale.
    Questo è vero come è vero che sono di fronte a voi.
    Non solo io ho letto questo, ma anche voi lo avete letto, ed è noto a tutto il mondo. […]
    Io avevo una idea precisa di quello che stava accadendo: ero l’ufficiale di Henry Morgenthau Sr. nella campagna del 1912 in cui il presidente [Woodrow] Wilson fu eletto.
    Ero l’uomo di fiducia di Henry Morgenthau Sr., che presiedeva la Commissione Finanze, ed io ero il collegamento tra lui e Rollo Wells, il tesoriere.
    In quelle riunioni il presidente Wilson era a capo della tavola, e c’erano tutti gli altri, e io li ho sentiti ficcare nel cervello del presidente Wilson la tassa progressiva sul reddito e quel che poi divenne la Federal Reserve, e li ho sentiti indottrinarlo sul movimento sionista.
    Il giudice Brandeis e il presidente Wilson erano vicini come due dita della mano.
    Il presidente Wilson era incompetente come un bambino.
    Fu così che ci trascinarono nella Prima guerra mondiale, mentre tutti noi dormivamo. […]
    «Quali sono i fatti a proposito degli ebrei?
    Li chiamo ebrei perché così sono conosciuti, ma io non li chiamo ebrei.
    Io mi riferisco ad essi come ai ‘cosiddetti ebrei’, perché so chi sono.
    Gli ebrei dell’Europa orientale, che formano il 92% della popolazione mondiale di queste genti che chiamano se stesse ‘ebrei’, erano originariamente Kazari.
    Una razza mongolica, turco-finnica.
    Erano una tribù guerriera che viveva nel cuore dell’Asia.
    Ed erano tali attaccabrighe che gli asiatici li spinsero fuori dall’Asia, nell’Europa orientale.
    Lì crearono un grande regno Kazaro di 800 mila miglia quadrate.
    A quel tempo [verso l'800 dopo Cristo, ndr] non esistevano gli USA, né molte nazioni europee […]. Erano adoratori del fallo, che è una porcheria, e non entro in dettagli.
    Ma era questa la loro religione, come era anche la religione di molti altri pagani e barbari.
    Il re Kazaro finì per disgustarsi della degenerazione del proprio regno, sì che decise di adottare una fede monoteistica – il cristianesimo, l’Islam, o quello che oggi è noto come ebraismo, che è in realtà talmudismo.
    Gettando un dado, egli scelse l’ebraismo, e questa diventò la religione di Stato.
    Egli mandò inviati alle scuole talmudiche di Pambedita e Sura e ne riportò migliaia di rabbini, aprì sinagoghe e scuole, e il suo popolo diventò quelli che chiamiamo ‘ebrei orientali’.
    Non c’era uno di loro che avesse mai messo piede in Terra Santa.
    Nessuno!
    Eppure sono loro che vengono a chiedere ai cristiani di aiutarli nelle loro insurrezioni in Palestina dicendo: ‘Aiutate a rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua Terra Promessa, la loro patria ancestrale, è il vostro compito come cristiani… voi venerate un ebreo [Gesù] e noi siamo ebrei!’.
    Ma sono pagani Kazari che si sono convertiti.
    E’ ridicolo chiamarli ‘popolo della Terra Santa’, come sarebbe chiamare 53 milioni di cinesi musulmani ‘Arabi’.
    Ora, immaginate quei cinesi musulmani a 2.000 miglia dalla Mecca, se si volessero chiamare ‘arabi’ e tornare in Arabia.
    Diremmo che sono pazzi.
    Ora, vedete com’è sciocco che le grandi nazioni cristiane del mondo dicano: ‘Usiamo il nostro potere e prestigio per rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua patria ancestrale‘.
    «C’è una menzogna peggiore di questa?
    Perché loro controllano giornali e riviste, la televisione, l’editoria, e perché abbiamo ministri dal pulpito e politici dalla tribuna che dicono le stesse cose, non è strano che crediate in questa menzogna.
    Credereste che il bianco è nero se ve lo ripetessero tanto spesso.
    Questa menzogna è il fondamento di tutte le sciagure che sono cadute sul mondo.
    Sapete cosa fanno gli ebrei nel giorno dell’Espiazione, che voi credete sia loro tanto sacro?
    Non ve lo dico per sentito dire…
    Quando, il giorno dell’Espiazione, si entra in una sinagoga, ci si alza in piedi per la primissima preghiera che si recita.
    Si ripete tre volte, è chiamata ‘Kol Nidre’.
    Con questa preghiera, fai un patto con Dio Onnipotente che ogni giuramento, voto o patto che farai nei prossimi dodici mesi sia vuoto e nullo (7).
    Il giuramento non sia un giuramento, il voto non sia un voto, il patto non sia un patto.
    Non abbiano forza.
    E inoltre, insegna il Talmud, ogni volta che fai un giuramento, un voto o un patto, ricordati del Kol Nidre che recitasti nel giorno dell’Espiazione, e sarai esentato dal dovere di adempierli.
    Come potete fidarvi della loro lealtà?
    Potete fidarvi come si fidarono i tedeschi nel 1916.
    Finiremo per subire lo stesso destino che la Germania ha sofferto, e per gli stessi motivi».
    E’ la profezia di Benjamin Freedman.
    Ci riguarda.

    Note
    1) Freedman fondò tra l’altro la «Lega per la pace con giustizia in Palestina», e collaborò con l’americano «Istituto per la revisione storica», il centro promotore di tutto ciò che viene chiamato «revisionismo storico». E’ scomparso nel 1984.
    2) Louis Dembitz Brandeis, influentissimo giudice della Corte Suprema, acceso sionista, fu il consigliere molto ascoltato di W. Wilson. Brandeis apparteneva alla setta ebraica aberrante fondata nella Polonia del ‘700 da Jacob Frank: essa predicava che la salvezza si consegue attraverso il peccato. Confronta il mio «Cronache dell’Anticristo».
    3) Il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri britannico, lord Arthur Balfour, scrisse a Lord Rotschild una lettera in cui dichiarava: «Il governo di Sua Maestà vede con favore la nascita in Palestina di un focolare nazionale per le genti ebraiche, e userà tutta la sua buona volontà per facilitare il raggiungimento di questo obbiettivo. Si intende che nulla dovrà essere fatto per pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti popolazioni non ebraiche in Palestina». Era la «Dichiarazione Balfour», che decretava di fatto la nascita dello Stato d’Israele. Lord Balfour, spiritista e massone, fondatore della Loggia «Quatuor Coronati» (la Loggia-madre di tutte le Massonerie di obbedienza «scozzese») credeva fra l’altro che agevolare il ritorno degli ebrei in Palestina avrebbe accelerato il secondo avvento di Cristo. Il punto è che la terra che Sua Maestà prometteva agli ebrei non era sotto dominio britannico, ma parte dell’impero Ottomano. Per dare attuazione al «focolare ebraico», il governo britannico non esitò a distogliere centinaia di migliaia di soldati dal pericolante fronte europeo, per spedirli alla conquista di Gerusalemme.
    4) Bernard Baruch (1876-1964), potente finanziere ebreo, nato in Texas, fu il consigliere privato di sei presidenti, da Woodrow Wilson (1916) a D. Eisenhower (1950). Nella prima come nella seconda guerra mondiale, Baruch promosse la creazione del War Industry Board, l’organo di pianificazione centralizzata della produzione bellica. Di fatto, fu una sorta di «governo segreto» degli Stati Uniti, che praticò ampiamente i metodi del socialismo, compreso il controllo della stampa e il sistema di razionamento alimentare. Dopo la seconda guerra mondiale Baruch e i banchieri ebrei americani gestirono i fondi del Piano Marshall. Ne affidarono la distribuzione a Jean Monnet, loro fiduciario. Secondo le istruzioni ricevute, per dare i fondi, Monnet esigeva la cessione da parte degli Stati europei di sostanziali porzioni di sovranità: così fu creata la Comunità Europea.
    5) Si tratta della «rivoluzione dekabrista» del 1905, in realtà un putsch di giovani ufficiali zaristi, tutti ebrei. La comunità ebraica russa la sostenne, e i suoi figli vi parteciparono con inaudita violenza. Futuri capi della successiva rivoluzione bolscevica, come Trotsky e Parvus, furono l’anima dei dekabristi, e dovettero riparare all’estero dopo il fallimento.
    6) Freedman allude qui al vero e proprio rito magico di maledizione, detto Cherem o scomunica maggiore, celebrato al Madison Square Garden il 6 settembre 1933. «Furono ritualmente accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [il corno di ariete], mentre il rabbino B.A. Mendelson pronunciava la formula di scomunica» contro la Germania. Samuel Untermeyer, membro del B’nai B’rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 la dichiarazione di embargo totale contro le merci tedesche «a nome di tutti gli ebrei, framassoni e cristiani» (Jewish Daily Bulletin, New York,
    6 gennaio 1935).
    7) E’ la preghiera centrale dello Yom Kippur. Eccone la formula: «Di tutti i voti, le rinunce, i giuramenti, gli anatemi oppure promesse, ammende o delle espressioni attraverso cui facciamo voti, confermiamo, ci impegniamo o promettiamo di qui fino all’avvento del prossimo giorno dell’Espiazione, noi ci pentiamo, in modo che siano tutti sciolti, rimessi e condonati, nulli, senza validità e inesistenti. I nostri voti non sono voti, le nostre rinunce non sono rinunce, e i nostri giuramenti non sono giuramenti». Secondo il rabbino Jacob Taubes, con questa formula il popolo eletto si scioglie dalla comunità del resto del genere umano – dalle sue leggi, dalle sue lealtà alle istituzioni e allo Stato – per dedicarsi solo a Dio. In realtà, il Kol Nidre fonda l’antinomismo radicale della religione ebraica: il «popolo di Dio» non è tenuto ad obbedire ad alcuna norma.
    Per Taubes, il popolo ebraico è dunque il popolo dissolutore, il contrario del «kathecon» (Ciò che trattiene l’Anticristo, in San Paolo, ossia il diritto naturale adottato da Roma) (Jacob Taubes, «La Teologia Politica di San Paolo», Adelphi, pagina 71).

    Così parlò Benjamin Freedman
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

    •   Alt 

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    VERITA’, STORIA E INTEGRITA’

    di Gilad Atzmon



    Nel 2007, la nota organizzazione di destra ebraico-americana ADL (Anti-Defamation League) annunciò di riconoscere come “genocidio” gli eventi che avevano portato al massacro di circa 1.5 milioni di armeni. Il direttore nazionale della ADL, Abraham Foxman, disse più volte di aver preso questa decisione dopo aver discusso del problema con alcuni “storici”. Per qualche ragione egli non si curò di specificare chi fossero questi “storici”, né fece alcun riferimento alla loro credibilità, al loro campo di competenze o alle loro qualifiche accademiche. In tutti i modi, Foxman si consultò anche con un sopravvissuto dell’olocausto, il quale approvò la decisione. Si trattava di Elie Wiesel, non certo noto per essere un esperto mondiale del calvario armeno.
    L’idea che un’organizzazione sionista potesse mostrarsi sinceramente preoccupata, e perfino leggermente commossa, per la sofferenza di altri popoli, avrebbe rappresentato davvero un momento di trasformazione monumentale per la storia ebraica. Tuttavia abbiamo appreso questa settimana che l’ADL si trova nuovamente in preda al dilemma per ciò che riguarda le sofferenze degli armeni. Non è più convinta che gli armeni abbiano sofferto poi così tanto. Ora sta facendo pressioni sul Congresso americano per non far riconoscere come “genocidio” il massacro degli armeni. Proprio questa settimana la ADL “si è espressa contro il riconoscimento congressuale del genocidio armeno ed ha invece richiesto alla Turchia l’istituzione di una commissione storica per indagare sugli eventi”.

    Come mai un evento verificatosi un secolo fa sta scatenando un simile putiferio? Un giorno esso viene genericamente classificato come “genocidio”, il giorno dopo viene destituito ad ordinaria casistica di violenza dell’uomo contro l’uomo. Forse sulla scrivania di Abe Foxman è spuntato dal nulla un qualche “documento storico”? E’ stato l’emergere di nuove evidenze di fatto a determinare questo drammatico dietrofont? Io non lo credo.
    L’atteggiamento della ADL ci offre uno scorcio sull’idea che gli ebrei hanno della storia e sulla loro concezione del passato. Per ogni ebreo politico e nazionalista la storia è una narrazione pragmatica, un resoconto flessibile.
    Essa rifugge dall’applicazione di ogni metodo scientifico o accademico.
    La storia ebraica trascende la fattualità degli eventi, la loro veridicità e le norme di corrispondenza tra i fatti e una data visione della realtà.
    Essa ripudia anche l’etica e l’integrità morale.
    Preferisce di gran lunga la totale sottomissione, piuttosto che il pensiero critico e creativo.
    La storia ebraica è un racconto di fantasia che ha lo scopo di rendere felici gli ebrei e di costringere i goyim a comportarsi bene. Esiste per servire gli interessi di una tribù e di quella tribù soltanto.
    In sostanza, da una prospettiva ebraica, decidere se vi sia stato o no un genocidio armeno significa decidere sugli interessi degli ebrei: se esso sia oppure no vantaggioso per gli ebrei o per Israele.
    E’ interessante notare che la storia non è esattamente una “specialità ebraica”. E’ un dato di fatto che non un singolo testo di storia ebraico sia mai stato scritto tra il 1° secolo (Josephus Flavius) e gli inizi del 19° secolo (Isaac Markus Jost).
    Per quasi 2000 anni gli ebrei non si sono mostrati interessati al proprio passato o a quello di chiunque altro, perlomeno non abbastanza da redigerne una cronaca. A livello di opportunità, un’indagine minuziosa sul passato non è mai stata la preoccupazione primaria della tradizione rabbinica. Una delle ragioni sta probabilmente nel fatto che non vi era necessità di un tale sforzo metodico. Per gli ebrei vissuti tra l’età antica e il medio evo, i contenuti della Bibbia erano sufficienti a rispondere alle domande più importanti sulla vita quotidiana, sul significato degli ebrei e sul loro destino. Per dirla con lo storico israeliano Shlomo Sand, “una periodizzazione laica sarebbe stata estranea alla “cronologia della Diaspora”, forgiata sull’attesa dell’avvento del Messia”.
    Comunque, verso la metà del 19° secolo, a seguito dei processi di secolarizzazione, urbanizzazione, emancipazione e per il progressivo deteriorarsi dell’autorità dei capi rabbinici, fra i risvegliati ebrei d’Europa sorse il bisogno crescente di una causa alternativa in cui credere.
    Tutt’a un tratto, l’ebreo emancipato si trovava a dover decidere chi egli fosse e da dove provenisse. Iniziò anche a speculare riguardo al proprio ruolo all’interno di una società occidentale in rapida apertura.
    Fu in questo momento che venne inventata la storia ebraica nella sua accezione moderna. Fu sempre in questo momento che il giudaismo, da religione universale, si trasformò in “appartenenza territoriale”, con alcune devastanti implicazioni di stampo razzista ed espansionista. Com’è noto, la definizione fornita da Shlomo Sand della “Nazione Ebraica” come invenzione di fantasia non è mai stata confutata sul piano accademico. In ogni caso, il rifiuto dei fatti e dell’aderenza alla veridicità storica risulta sintomatico in qualunque forma di ideologia collettiva o politica identitaria dell’ebraismo contemporaneo. Il modo in cui l’ADL ha trattato la questione armena non è che un esempio.
    Il disconoscimento da parte dei sionisti dell’esistenza di un passato e di una tradizione palestinese è un esempio ulteriore.
    Ma la realtà è che qualunque visione collettiva del passato è per gli ebrei squisitamente giudeo-centrica e svincolata da qualsiasi procedura scientifica o accademica.
    Quando ero giovane

    Quando ero giovane e ingenuo vedevo la storia come una seria questione accademica. Da quanto ne capivo, la storia aveva a che fare con la ricerca della verità, con i documenti, con la cronologia e con i fatti. Ero convinto che la storia mirasse a fornire un preciso resoconto del passato costruito sulla ricerca metodica. Credevo anche che essa si fondasse sull’assunto che la comprensione del passato contribuisce a far luce sul presente e ci aiuta a definire una prospettiva per un futuro migliore. Sono cresciuto nello stato ebraico e mi ci è voluto un po’ di tempo per rendermi conto che la narrazione storica degli ebrei è qualcosa di molto diverso.
    Nel ghetto intellettuale ebraico, ci si limita a stabilire come dovrebbe essere il futuro, e poi si costruisce “un passato” su questa falsariga.
    E’ interessante notare come questo identico metodo sia quello prevalente tra i marxisti. Essi danno forma al passato in modo che esso si accordi perfettamente alla loro visione del futuro. Come recita una vecchia barzelletta russa, “quando i fatti non si adeguano all’ideologia marxista, i progettisti sociali del Comunismo emendano i fatti (piuttosto che correggere la teoria)”.
    Quando ero giovane, non credevo che la storia fosse un problema di decisioni politiche o accordi tra una fanatica lobby sionista e il suo sopravvissuto dell’olocausto preferito. Vedevo gli storici come studiosi che si dedicavano a ricerche imparziali seguendo procedure rigorose. Quando ero giovane avevo anche preso in considerazione l’idea di diventare uno storico.
    Quando ero giovane e ingenuo, credevo anche che ciò che ci avevano raccontato sul nostro passato ebraico “collettivo” fosse realmente accaduto.
    Credevo a tutto, al Regno di Davide, a Masada, perfino all’Olocausto: il sapone, i paralumi in pelle umana*, le marce della morte, i sei milioni.



    In effetti, mi ci vollero molti anni per capire che l’Olocausto, il credo di base della religione ebraica contemporanea, non era affatto una verità storica, perché le verità storiche non hanno bisogno di essere tutelate dalla legge e dai politici.
    Mi ci vollero anni per comprendere che la mia bisnonna non era stata trasformata in una saponetta o in un paralume*. Probabilmente era morta di stenti, di tifo, forse anche per una fucilazione di massa. Era certamente una cosa triste e tragica, ma non molto diversa dal destino di molti milioni di ucraini, i quali impararono a proprie spese cosa realmente fosse il Comunismo. “Alcuni dei più spietati assassini di massa della storia erano ebrei”, scrive il sionista Sever Plocker sul sito israeliano Ynet, svelando i segreti dell’Holodomor e della partecipazione degli ebrei a questo crimine colossale, probabilmente il crimine più grande del 20° secolo. Il destino della mia bisnonna non fu diverso da quello di centinaia di migliaia di civili tedeschi, che morirono in bombardamenti orchestrati e indiscriminati soltanto perché erano tedeschi. Allo stesso modo, gli abitanti di Hiroshima morirono soltanto perché erano giapponesi. Un milione di vietnamiti morirono perché erano vietnamiti e 1,3 milioni di irakeni sono morti perché erano irakeni. In parole povere, le tragiche circostanze in cui morì la mia bisnonna non erano, in fondo, così speciali.
    Non ha senso

    Mi ci vollero anni per accettare che la storia dell’Olocausto, nella sua forma attuale, è del tutto priva di senso dal punto di vista storico. Ecco un piccolo aneddoto su cui riflettere:
    Ad esempio, se davvero i nazisti volevano gli ebrei fuori dal loro Reich (Judenrein – libero dagli ebrei), oppure morti, come insiste ad affermare la narrativa sionista, come mai alla fine della guerra fecero marciare migliaia di loro verso lo stesso Reich? Ho meditato per un bel po’ di tempo su questa semplice domanda. Alla fine ho deciso di svolgere un’indagine storica sull’argomento e ho saputo per caso dal professor Israel Gutman, storico israeliano dell’Olocausto, che i prigionieri ebrei parteciparono volontariamente a quella marcia. Ecco una testimonianza tratta dal libro di Gutman:
    “Uno degli amici e parenti che avevo nel campo venne da me la sera prima dell’evacuazione e mi propose di andare con lui in un nascondiglio collettivo che si trovava da qualche parte sulla strada che conduceva dal campo alla fabbrica. […] L’intenzione era quella di uscire dal campo con uno dei convogli e di fuggire poi in prossimità dei cancelli, sfruttando le tenebre che credevamo ci avrebbero permesso di allontanarci un bel po’ dal campo. La tentazione era forte. Eppure, dopo aver considerato tutto, decisi di unirmi [alla marcia] insieme agli altri detenuti e di condividere il loro destino”.
    (Israel Gutman [curatore], People and Ashes: Book Auschwitz - Birkenau, Merhavia 1957).


    Qui sono rimasto un po’ perplesso. Se davvero i nazisti ad Auschwitz-Birkenau gestivano una fabbrica della morte, perché mai i prigionieri ebrei avrebbero dovuto voler andare con loro alla fine della guerra?
    Perché gli ebrei non si sono limitati ad aspettare i loro liberatori Rossi?
    Penso che a 65 anni dalla liberazione di Auschwitz avremmo diritto di iniziare a porre le necessarie domande. Dovremmo richiedere prove e argomentazioni storiche inoppugnabili anziché andar dietro a leggende religiose sostenute soltanto dalle pressioni politiche e dalla legislazione. Dovremmo strappare all’olocausto il suo carattere di giudeo-centrica eccezionalità e trattarlo come un qualunque capitolo di storia pertinente ad un dato tempo e ad un dato luogo.
    65 anni dopo la liberazione di Auschwitz dovremmo iniziare a reclamare la nostra storia e a chiederci: perché?
    Perché gli ebrei erano così odiati?
    Perché i popoli europei se la presero con i propri vicini?
    Perché gli ebrei sono odiati anche in Medio Oriente, dove avevano certamente avuto la possibilità di aprire una nuova pagina della loro storia tormentata?
    E se sinceramente pensavano di farlo, come dichiaravano i primi sionisti, perché hanno fallito?
    Perché l’America rese più rigide le proprie leggi sull’immigrazione di fronte al pericolo che incombeva sugli ebrei d’Europa?
    Dovremmo anche chiederci: a quale scopo sono state promulgate le leggi contro la negazione dell’Olocausto?
    Cosa cerca di nascondere questa religione dell’Olocausto?
    Finché rifiuteremo di porci domande, saremo sottomessi ai sionisti e ai piani dei loro agenti Neocon. Continueremo a uccidere in nome della sofferenza degli ebrei. Manterremo la nostra complicità nei crimini imperialisti dell’Occidente contro l’umanità.
    Per quanto devastante possa essere stato, ad un certo punto questo orribile capitolo della storia ha finito per acquisire un eccezionale status metastorico. I suoi “elementi di fatto” sono stati cristallizzati da leggi draconiane e il dibattito su di esso viene oggi garantito da apposite prescrizioni politiche e sociali.
    L’Olocausto è divenuto la nuova religione dell’Occidente.
    Sfortunatamente, si tratta della religione più sinistra che l’uomo abbia mai conosciuto.
    E’ una licenza di uccidere, di radere al suolo, di nuclearizzare, di cancellare, di stuprare, di depredare e di provvedere alla pulizia etnica.
    Ha trasformato la rivalsa e la vendetta in valori dell’Occidente. Ma la cosa più preoccupante è che esso priva l’umanità delle proprie tradizioni, esiste al solo scopo di impedirci di guardare con dignità al nostro passato. La religione dell’Olocausto ruba all’umanità la sua umanità.
    In nome della pace e delle generazioni future, l’olocausto deve essere privato immediatamente del suo status di eccezionalità. Deve assoggettarsi ad un’accurata disamina storica. La verità e la ricerca della verità sono elementari attività umane. Esse devono prevalere.

    *Durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale fu ampiamente diffusa la convinzione che con i corpi delle vittime ebree si fabbricassero saponette e paralumi. Solo in anni recenti il Museo Israeliano dell’Olocausto ha ammesso che in tali accuse non vi era il minimo fondamento di verità.Fonte

    Traduzione di Gianluca Freda

    Sciò, sciò, scioà! - Gianluca Freda BLOGGHETE!!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Così parlò Benjamin Freedman

    Per quanto ho potuto l'ho fatto leggere in giro :giagia: .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #4
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    Predefinito Rif: Così parlò Benjamin Freedman

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Per quanto ho potuto l'ho fatto leggere in giro :giagia: .
    digita benjamin freedman in google e troverai tanti documenti e siti interessanti ( o almeno era cosi' 7/8 anni fa quando ho caricato tanta roba introvabile )

    mi ricordo che la cosa piu notevole che trovai in questo modo fu l' " orchestra rossa " un libro mai pubblicato in italia ( fu pubblicato in spagna e in argentina negli anni '50 ) che spiega benissimo la questione trotsky - stalin e la reale genesi della WWII
    vulgus vult decipi

  5. #5
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    Predefinito Rif: Così parlò Benjamin Freedman

    Citazione Originariamente Scritto da larth Visualizza Messaggio
    digita benjamin freedman in google e troverai tanti documenti e siti interessanti ( o almeno era cosi' 7/8 anni fa quando ho caricato tanta roba introvabile )

    mi ricordo che la cosa piu notevole che trovai in questo modo fu l' " orchestra rossa " un libro mai pubblicato in italia ( fu pubblicato in spagna e in argentina negli anni '50 ) che spiega benissimo la questione trotsky - stalin e la reale genesi della WWII
    Grazie delle dritte :gluglu: , vedrò di farmi una cultura non allineata !
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #6
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    Predefinito Rif: Così parlò Benjamin Freedman

    Citazione Originariamente Scritto da larth Visualizza Messaggio
    mi ricordo che la cosa piu notevole che trovai in questo modo fu l' " orchestra rossa " un libro mai pubblicato in italia ( fu pubblicato in spagna e in argentina negli anni '50 ) che spiega benissimo la questione trotsky - stalin e la reale genesi della WWII
    potresti fare un sunto ?
    sono pigro, lo so

    Mi ricordo che "Così parlò Benjamin Franklin" è stato uno dei primi articoli che ho letto sull'argomento.
    A quei tempi Effedieffe non era a pagamento e io lavoravo in una filiale di una multinazionale israeliana
    E' vero, non sto raccontando balle.
    Comunque i nostri server erano completamente indipendenti, a Gerusalemme non sapevano nulla dei siti che visitavo durante le, ehm..., pause, perlomeno penso: voglio dire, a licenziarmi è stata una rampante manager emiliana per questioni di bilancio, non perché a Gerusalemme qualcuno le ha dato un ordine. :sofico:
    Ultima modifica di k21; 27-09-10 alle 22:36

  7. #7
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    Predefinito Rif: Così parlò Benjamin Freedman

    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio
    potresti fare un sunto ?
    sono pigro, lo so
    :
    e' un po complicato cerco di ricordare a braccio per punti ( e per " virgolettati" ..)
    1)la rivoluzione russa e' stata pesantemente finanziata dalla " finanza " americana e condotta da una precisa " minoranza interna " ( 1918)
    2) e' stato il sostegno di questa " finanza " ( ben ripagato da lenin con l' oro di stato ) a stabilzzare una unione sovietica a guida di questa " minoranza " ( 1918-1922)

    3)ma le esigenze gestionali della macchina del partito hanno portato all ' immisione di elementi " nazionalisti " sui quali ha fatto leva stalin per eliminare gli "internazionalisti" di trotsky e i " finanzieri " sono stati mandati a fare in quel posto ( 1926-1934)

    4) la crisi del ' 29 ha portato al potere hitler e i nazionalismi in europa rendendo interessante per la suddetta finanza l' idea di una nuova guerra in europa ...l' ideale era uno scontro fascismo -comunismo cioe' Germania hitleriana - russia -staliana

    5) la guerra di spagna ha permesso a stalin di mangiare la foglia e ha dato l' illusione a hitler di avere l' appoggio indiretto della " finanza " per una " guerra al bolscevismo"( 1936-1938)

    6) la crescita dirompente della germania l' ha fatta diventare il problema principale della " finanza " e stalin e' sfuggito alla trappola spingendo la germania ad un confronto con Francia ed inghilterra ( 1938-39)

    7 )stalin si e' preparato comunque per la guerra aspettando che la germania si logorasse, avendo correttamente capito che l' inghilterra non avrebbe mai acconsentito alla spartizione proposta dai tedeschi ( l' europa alla germania e le colonie all' inghilterra )( 1940-1941)
    8) dopo l' inutile " volo di Hess" hitler ha finalmente capito e ha attaccato di sorpresa la russia ( 1941) in un arrischio perche' la guerra su due fronti poteva essere esiziale come nel 1914
    9)e cosi' e' stato, hitler ha perso la scommessa la germania e' andata distrutta , stalin si e' preso mezza europa ma la " finanza " si e' tenuta l' altra meta ...il boccone migliore

    il resto e' storia recente
    vulgus vult decipi

  8. #8
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    interessante, ma mi aspettavo qualcosa di più sulla "minoranza"

  9. #9
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    Predefinito Rif: Così parlò Benjamin Freedman

    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio
    interessante, ma mi aspettavo qualcosa di più sulla "minoranza"
    beh il succo e' che " la minoranza" ha saputo gertire confliggendoli tra loro due " nazionalismi" che gli erano scappati di mano .. E siccome uno dei due aveva fiutato la trappola per ottenere il suo scopo non ha avuto alcun problema a ficcarcene dentro altri danneggiandoli irrimediabilmente tutti quanti ...

    E questo con una abilta' che puo' spiegare il loro sconfinato senso di superiorita' ed onnipotenza ..
    vulgus vult decipi

  10. #10
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    Predefinito Rif: Così parlò Benjamin Freedman

    Citazione Originariamente Scritto da larth Visualizza Messaggio
    beh il succo e' che " la minoranza" ha saputo gertire confliggendoli tra loro due " nazionalismi" che gli erano scappati di mano .. E siccome uno dei due aveva fiutato la trappola per ottenere il suo scopo non ha avuto alcun problema a ficcarcene dentro altri danneggiandoli irrimediabilmente tutti quanti ...

    E questo con una abilta' che puo' spiegare il loro sconfinato senso di superiorita' ed onnipotenza ..
    Le potenze al di fuori del controllo della "minoranza" hanno un solo modo per sconfiggerla: alimentare e sostenere il nazionalismo etnico e revanscista della minoranza (futura maggioranza) di nazionalità "azteca" nell'Impero dominato dalla "minoranza", in modo da indebolire e disgregare internamente questo impero togliendo alla "minoranza" la sua potenza militare e al tempo stesso sostenere finanziariamente i movimenti nazionalisti ostili alla "minoranza" nei paesi satellite dell'Impero: in questo modo alla "minoranza" verrebbe simultaneamente tolto il terreno sotto i piedi in ogni paese importante di cui hanno preso il controllo.

    Tuttavia non sono sicuro che alla potenze libere interessi sconfiggere la "minoranza" piuttosto che farci affari.
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

 

 
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