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  1. #1
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    Predefinito Il totalitarismo antropologico di Berlusconi

    Il totalitarismo antropologico di Berlusconi

    di Massimo Fini - 25/08/2009



    Ma è mai possibile che ogni santo giorno che Dio manda in terra, il nostro presidente del Consiglio ponga dei problemi al Paese, invece di risolverli? Una settimana fa, di ritorno dalla Turchia, aveva affermato che le critiche dei media italiani a lui e al suo governo «hanno fatto male all’Italia e hanno qualificato gli autori come anti-italiani». E aveva aggiunto: «Il TG3 è l’unica televisione al mondo che, con i soldi di tutti, attacca il governo. Credo che sia una cosa che non dobbiamo e non possiamo sopportare. Io vorrei che il mandato del servizio pubblico fosse di non attaccare né governanti né opposizione». Dichiarazioni ribadite quattro giorni fa al GRI (tra l’altro: una immediata smentita dal suo stesso assunto) con l’aggiunta dell’accusa al quotidiano La Repubblica di fare un «giornalismo deviato».
    Forse l’onorevole Berlusconi farebbe meglio a chiedersi se a «far male all’Italia», all’immagine del nostro Paese, non siano piuttosto i suoi comportamenti, pubblici e privati, visti gli attacchi durissimi o i sarcasmi di mezza stampa mondiale, di ogni colore. Ricordiamola (repetita juvant): Financial Times, Daily Telegraph, The New York Times, Wall Street Journal, Herald Tribune, The Guardian, l’Express, Le Monde, El Pais, El Mundo, Tagespiel, Vremie Novosti, Youmuri Shombun, cui si è aggiunta da ultimo anche Vanity Fair americano che ha definito il premier italiano «una barzelletta». Ma sarebbe inutile chiedere a Berlusconi di farsi simili domande, risponderebbe che si tratta di un «complotto»: dei comunisti, di Murdoch o di chissà chi.
    Se ogni critica al premier o al suo governo è un comportamento «anti-italiano» ciò significa semplicemente che il premier e il suo governo non possono essere criticati. Berlusconi, che si presenta come il campione del liberalismo, non si rende conto di avere un atteggiamento stalinista e di usare un linguaggio stalinista. Nell’Urss di Stalin, di Kruscev, di Breznev chiunque criticasse l’establishement era bollato come «nemico, oggettivamente, dell’Unione Sovietica e antipatriota» e veniva fucilato o, in quanto «deviante», rinchiuso in manicomio. Nell’Italia del 2000 si usano altri mezzi. Non si sopprimono i «devianti», ma le loro voci. È capitato a Luttazzi, a Biagi, a Freccero, a Sabina Guzzanti, a tanti altri fra cui anch’io, sebbene il mio caso non abbia suscitato clamore perché, non appartenendo a nessuna delle due bande, né a quella di Berlusconiana né a quella di sinistra, nessuno ha ritenuto che valesse la pena difendermi.
    Del tutto assurda è l’idea che la Rai-Tv, in quanto servizio pubblico, non debba e non possa criticare né il governo né l’opposizione. Che cosa dovrebbe fare? Limitarsi a dare le informazioni meteo e a ricopiare la Gazzetta Ufficiale? E a quei tanti che, pagando anch’essi il servizio pubblico, non si identificano né nel governo né nell’opposizione, che gli facciamo?
    Il fatto è che Silvio Berlusconi è un liberista (finché gli comoda, quando non gli fa comodo diventa un oligopolista) ma non è un liberale. Non conosce nemmeno i presupposti della liberaldemocrazia, dove la libertà di espressione e di critica è sacra, come stabilisce anche la nostra Costituzione all’articolo 21, e non conosce né limiti né «devianze», se non nel codice penale (diffamazione, offese al buon costume). Berlusconi, oltre che un prepotente e, sostanzialmente, un violento (altro che presentarsi come leader dei «moderati») un narciso, un egocentrico, uno totalmente autoriferito, è un totalitario antropologico. È totalitario nella testa. Non concepisce che si possa pensarla diversamente da lui. Non concepisce che ci possano essere degli avversari. Era da poco diventato presidente del Milan che disse: «Non capisco perché a San Siro debbano venire anche i tifosi delle altre squadre, togliendo il posto ai nostri». In quella frase c’è già tutto Berlusconi.




    Il totalitarismo antropologico di Berlusconi, Massimo Fini

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Il totalitarismo antropologico di Berlusconi

    Berlusconi, un delirio di onnipotenza che parte da un complesso di inferiorità

    di Massimo Fini - 19/09/2009






    «Sono il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia avuto nei 150 anni della sua storia». Per quanto scavi nel passato, recente e remoto, non ricordo qualcuno che si sia espresso in questi termini su sè stesso. Nessun regista, per quanto sommo, Ingmar Bergman o Federico Fellini o Orson Welles, ha mai detto di sè: «Sono il migliore fra tutti quelli che si sono cimentati con la macchina da presa». Nessun attore, sia pur straordinario, un Lawrence Olivier, un Vittorio Gasmann, un Dirk Bogarde, ha mai osato affermare: «Sono il meglio fico del bigoncio». Nessun atleta, si chiamasse Fausto Coppi o Pelè, si è mai dichiarato il primo in assoluto. Nemmeno Maradona, che pure era un po’ “svitato”. Neanche Rudy Nureyev, che era un narciso per temperamento e professione, ha mai detto: «Sono il più grande ballerino di tutti i tempi». E lo era. Forse solo Carmelo Bene ha detto qualcosa del genere, ma in termini ironici e autoironici («Sono apparso alla Madonna»). Invece nelle affermazioni di Berlusconi e in tutto il suo atteggiamento non c’è mai un briciolo di ironia e, tantomeno, di autoironia. Si prende sempre e tremendamente sul serio. Come quelli che in manicomio credono di essere Gesù Cristo.
    Questo delirio di onnipotenza maschera in realtà, come sempre, un proporzionale e irrisolto “inferiority complex”. Se uno è davvero convinto di essere il migliore, non ha bisogno di affermarlo, ci sono i fatti a dimostrarlo. Da che cosa gli derivi questo complesso di inferiorità è impossibile dire. Ci vorrebbe un analista. Un plotone di analisti.
    A me Berlusconi, come uomo, per certi versi fa anche tenerezza. Neanche diventare padrone del mondo placherebbe questa sua ansia, questo bisogno inesausto di conferme. Se non gliele danno gli altri, sente l’urgenza di darsele da solo. Per dirla con le parole di una canzone di Sergio Endrigo, gli “manca sempre una lira per fare un milione”. E, per la verità, in questa sua ossessione non gli si può dare tutti i torti.
    Nonostante nella sua vita abbia fatto cose notevoli (e lasciamo perdere, per una volta, i mezzi molto discutibili che ha usato per affermarsi, anche perché migliaia di altri si sono serviti degli stessi mezzi ma non hanno avuto la sua riuscita), non è stato mai preso veramente sul serio. È stato un grande imprenditore, nel settore immobiliare e dei media, ma non è mai entrato nel “salotto buono”. Stefania Craxi mi ha raccontato che una volta suo padre e Berlusconi andarono a trovare Gianni Agnelli nella sua villa di Saint Moritz. Agnelli ricevette Bettino, ma fece attendere due ore Berlusconi in anticamera. Come politico ha successo in Italia, ma il resto del mondo, dall’Europa agli Stati Uniti al Giappone, ride di lui. Per farsi notare nei meeting internazionali ha bisogno di ricorrere a scherzi infantili, da “asilo Mariuccia”. I suoi colleghi lo sopportano perché non possono far altro, per “dovere istituzionale” per dirla con Zapatero.
    Io credo che Silvio Berlusconi abbia perso una formidabile occasione per diventare un grande uomo di Stato. Aveva tutto: esperienza, ricchezza personale, una batteria di media a disposizione, un consenso fortissimo e un’opposizione ridicola. Era considerato, e con buone ragioni, “l’uomo della Provvidenza”. Solo Benito Mussolini si è trovato con un potere altrettanto forte in mano. Ma mentre Mussolini aveva in testa un’idea di Stato e di Nazione che realizzò con coerenza e ha fatto buone cose (l’Iri, la creazione di una burocrazia efficiente, le bonifiche, per spulciarne solo alcune) prima che la sconfitta bellica liquidasse il fascismo, Berlusconi è su piazza da quindici anni, 2500 giorni li ha passati come capo del governo gli altri come capo indiscusso dell’opposizione, ma sfido chiunque a dire che in questo periodo l’Italia sia migliorata di un ette. La sola cosa che è riuscito a fare è spaccare il Paese in due. E adesso sta venendo in uggia anche ai suoi alleati e a parte dei suoi seguaci.
    Penso che sia stato proprio il suo debordante narcisismo a perderlo. E di lui, oggi, si potrebbe dire, malinconicamente, quello che Leone Trotzkij, in un famoso discorso, disse dei menscevichi: “Avete sprecato la vostra parte, ritornate nella spazzatura della Storia”.





    Berlusconi, un delirio di onnipotenza che parte da un complesso di inferiorità, Massimo Fini

  3. #3
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    Non so perchè ma questo (Berlusconi come "totalitarista antropologico") me lo farebbe solo stare più simpatico :sofico:

    p.s.: scusate, non volevo provocare ma non ho resistito.
    Ultima modifica di Giò; 25-09-10 alle 16:30

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il totalitarismo antropologico di Berlusconi

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Non so perchè ma questo (Berlusconi come "totalitarista antropologico") me farebbe solo stare più simpatico :sofico:
    Finalmente un progetto di antropologia totalitaria che ottiene quello che voleva.
    Ultima modifica di Gordon Gekko; 25-09-10 alle 16:25

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il totalitarismo antropologico di Berlusconi

    Forse le potenzialità per fare da statista di grido le aveva anche. Purtroppo è sempre un uomo che fa totalmente parte del sistema, e ha fatto il grande statista solo per i poteri forti di cui fa parte, anche quando parla, fa elogi del consumismo e di altre facezie d' oltreoceano, oppure dice cazzate tirando in ballo la sinistra. E adesso fiutato che l' occidente è una carcassa, da uomo che non scalpita di battersi per qualcosa, si diverte a vedere l' Italia presa per il culo da un Gheddafi.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il totalitarismo antropologico di Berlusconi

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Non so perchè ma questo (Berlusconi come "totalitarista antropologico") me farebbe solo stare più simpatico :sofico:

    p.s.: scusate, non volevo provocare ma non ho resistito.
    Ma è un totalitarismo a noi avverso. Anche la liberal-democrazia o demoplutocrazia ha tendenze totalitarie, come vediamo, solo che c'è più ipocrisia per nascondere i reali meccanismi.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il totalitarismo antropologico di Berlusconi

    Citazione Originariamente Scritto da Gordon Gekko Visualizza Messaggio
    Finalmente un progetto di antropologia totalitaria che ottiene quello che voleva.
    In effetti... :giagia:

 

 

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