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  1. #1
    Avamposto
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    Predefinito Svolta di Gianfranco Fini? Opportunismo bipolare

    Svolta di Gianfranco Fini? Opportunismo bipolare

    di Valerio Lo Monaco - 23/04/2010

    Fonte: il ribelle




    Altro che Fare Futuro. Anche perché il futuro, An se lo è giocato da un bel pezzo. Tutto merito di Gianfranco Fini, che senza fare un congresso di partito per decenni, senza di fatto chiedere permesso e consenso a nessuno, ha diluito i resti di Alleanza Nazionale (che di questo si è trattato, di resti: altrimenti una base degna di tale nome glielo avrebbe impedito) sotto la cappella di Berlusconi.

    Fini all'epoca del dissolvimento di An fece né più né meno di quello che Berlusconi ha sempre fatto con il suo partito: il capo. Ora, sentire frignare Fini e qualche altro sodale di poltrone e poltroncine, perché An all'interno del Pdl conta come il due di coppe quando regna bastoni, fa sorridere, se non piangere. Così come l'incredulità di chi si sgomenta del fatto che i colonnelli storici si siano ammutinati e si siano venduti, definitivamente, al padrone. La Russa, Gasparri & co., cos'altro avrebbero potuto fare allo stato attuale delle cose?



    Il punto principale è l'assurdo bipolarismo politico (e anche medico) del quale ha sempre sofferto l'ex MSI: da una parte la voglia disperata di contare qualcosa, molto più di un semplice fascismo ripulito, dall'altro lato il fatto che senza scendere a compromessi non avrebbe potuto mai farlo.

    Bipolarismo, dicevamo, e dissociazione. Come le donne che vanno in edicola e comperano allo stesso tempo Sale & Pepe e poi Silhouette. Lo stesso Fini e compagnia cantando, al potere senza poterci andare se non in ginocchio sotto la gonna di Berlusconi e poi a frignare se, guarda caso, non si conta nulla.

    Ora, invece, tutta la storia relativa a questa corrente (questo nuovo partito? Ma per favore) si risolve in una mossa strategica che va capita a fondo, per leggere, nel prossimo imminente futuro, tutta la dinamica della nostra (ridicola) politica nazionale. Uno dei punti è che Berlusconi ha bisogno di una (finta) opposizione. E visto che il Partito Democratico non è in grado di farla, non è in grado nemmeno di nominare un segretario degno di questo nome malgrado interminabili, inutili e ipocrite primarie, il tutto - ovvero maggioranza e finta opposizione - si risolverà in seno al Partito delle Libertà stesso.

    Ricordate Storace, anni addietro, quando fece la mossa dell'Hilton, staccandosi da An in apparente contrasto deciso con Fini? Bene, fu grossomodo la stessa cosa. L'operazione riuscì alla perfezione: nella svolta di Fini, la base dura di An non avrebbe retto, e sarebbe confluita in altri partiti minori della destra. Ci pensò Storace, che li portò con sé nel nuovo movimento per renderli innocui e allo stesso tempo per non farli andare altrove. Tanto che poi Storace stesso riuscì più facilmente a fare né più né meno quello che avrebbe fatto se fosse rimasto in An, ovvero arrivare a non disperdere quella base, utilizzarla come contropartita per aggregarsi a Berlusconi (maddai?) diventare addirittura ministro e poi governatore del Lazio.

    Ecco, oggi lo stesso accade al Pdl. La parte finiana d.o.c. rischia di non poterne più di non avere mai - e diciamo mai - alcuna voce in capitolo. Cosa di meglio che fare qualcosa apparentemente di rottura, per dividere l'esercito in plotoni diversi ma marcianti tutti nella stessa direzione e a combattere la stessa battaglia?

    Che Fini si accorga oggi di quanto An non conti nulla, di quanto Berlusconi pensi a tutto fuorché a fare politica sociale, e di quanto manchi la democrazia dentro a un partito monarchico, non è solo improbabile, è ridicolo. Come ridicolo è pensare che siano questi i motivi che hanno spinto il Presidente della Camera a fare ciò che ha fatto.

    Beninteso, qualcosa, dopo gli stracci volati ieri, cambierà. Ma non necessariamente in meglio. Fini ha fatto una mossa forse - forse - coraggiosa, ma sicuramente disperata. E ovviamente non è che si possa prenderlo come esempio di democrazia nella politica italiana. Si tratta, evidentemente, di opportunismo. La mossa di ieri serve insomma a sottolineare la propria esistenza. Il che non è vantaggio della democrazia, converrete, quanto mera esigenza personale. Smarcarsi da Berlusconi, ma non del tutto, è irrilevante. Creare una corrente, ma non un partito, anche. Avvicinarsi verso il centro (verso il centro?) per recuperare un po' di visibilità è fantascienza. Cercare di offrire una visione diversa a quella che la Lega offre (e di cui beneficia con i voti) rispetto ad alcuni temi, è impresa titanica: la Lega, nel bene e nel male, è un partito vero radicato nel territorio. An non è più nulla, e il Pdl non ha idea di cosa significhi l'idea storica di partito e di radicamento.

    Nulla di epocale sotto al sole, dunque. Il che non significa che quanto accaduto ieri sia del tutto privo di una portata politica. Significa, però, che qualunque portata possa avere, visto che a condurre il gioco è uno degli esponenti più interni alla logica bipolare degli ultimi venti anni, ai fini di un cambiamento vero e profondo verso il quale dobbiamo sperare, non succederà nulla.

    Demerito incluso di una sinistra che non esiste più da tempo, e che anche quando esisteva andava comunque dritta verso l'opposto di ciò da cui era nata. Così come An, del resto.

    Ergo, tutti con Berlusconi - e con la sua idea del mondo, dell'Italia, del sistema - appassionatamente. Tutti verso il liberismo, le lobbies e il resto. Ma facendo un po' di chiasso interno, tanto per non dare troppo nell'occhio.

    Valerio Lo Monaco

    Fonte: La Voce del Ribelle on-line - RadioAlzoZero - Massimo Fini - ilribelle.com - radioalzozero.net - Direttore Responsabile Valerio Lo Monaco
    21.04.2010

    Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”





    Svolta di Gianfranco Fini? Opportunismo bipolare, Valerio Lo Monaco

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  2. #2
    Avamposto
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    Predefinito Rif: Svolta di Gianfranco Fini? Opportunismo bipolare

    Il romantico Gianfranco Fini viene eletto Unico Figo in un bar di Milano

    di Miguel Martinez - 19/02/2009

    Fonte: kelebek




    Da quando la destra è tornata al potere, la distruzione mediologica dello Stato borghese - dell'austera Istituzione, insomma, che mandava i carabinieri con i pennacchi ad arrestare Bocca di Rosa invece che a portarla in TV - ha fatto un altro piccolo passo in avanti.

    Donna Moderna e Anna sono entrate a far parte della rassegna stampa di Montecitorio, cioè del materiale che i politici devono prendere in considerazione quando valutano il proprio tasso di credibilità mediatica.

    Date le premesse, hanno fatto benissimo: Donna Moderna, della Mondadori, vende mezzo milione di copie, Anna, della Rizzoli, oltre 200.000.

    Questa settimana, Donna Moderna (del 25.02.09, pagina 48) offre un articolo su Gianfranco Fini scritto da Stella Pende, una signora che conoscevamo, perché si indigna quando qualcuno osa fare ciò che lei fa di mestiere, spettegolando ad esempio sul fatto che lei frequenta le spiagge di Watamu in Kenya.

    Vincenzo Monti, fedelissimo servitore di ogni sovrano, durante la sua fase napoleonica, scriveva:

    "Mentre la Storia scrivendo le vostre imprese teme di comparire bugiarda al tribunale della posterità, la Poesia parlando di Voi viene per l’opposto a spogliarsi la prima volta di questa taccia. Liberata da ogni basso sospetto d’adulazione ella vi reca a’ piedi del più bel Trono del Mondo l’ammirazione dell’Universo, ella vi esprime veracemente nel suo divino linguaggio la riconoscenza e l’amore degli Italiani, che da Voi redenti si sollevano ad alte speranze, e si sentono non indegni de’ vostri eccelsi pensieri." Eccetera eccetera.

    Stella Pende, scrivendo ai tempi della Jeune-Fille e della lettura veloce, è più asciutta nel titolo:


    "Fini, l'uomo che capisce le donne"


    Stella Pende riprende uno dei temi fondanti delle riviste femminili. Le donne sono in gamba, sono carine e sono infinitamente più intelligenti dei maschi cui affidano i propri destini. E uno dei compiti della rivista femminile è scovare i Veri Uomini, quelli cui le donne intelligenti possano affidare i propri destini senza sentirsi prese in giro.

    Per non sembrare spocchiosa - peccato mortale in questi tempi - , Stella Pende fa democraticamente eleggere il Vero Uomo da un collegio elettorale composto da tre donne: Flavia ("18 anni, con la coda di cavallo e lo zaino viola"), Claudia ("bocca di rosa e unghie celesti color lago") e Sara ("la mamma, bionda 50enne con il tigre nel motore"). Da notare i nomi, più normali di quelli normalmente portati ai nostri tempi.

    Tutte e tre votano Gianfranco Fini con questa solenne motivazione: "La verità è che con questa miseria di maschi veri oggi Gianfranco Fini dimostra di essere l'unico 'Figo'".

    Questo gruppo di donne non è un astratto collettivo. Sono tre persone che conosciamo intimamente, per nome, come avviene con tutti i buoni dei media, in particolare donne e bambini.

    Ciascuna componente del collegio elettorale ha qualche vago tratto in cui si identifica una parte delle lettrici, ma nessuna vera caratteristica che rischi di distinguerla dalle stesse lettrici. Così, tutte insieme, queste tre donne rappresentano tutte le lettrici.

    Quindi il Vero Uomo sembra che venga eletto democraticamente dalle stesse lettrici, tramite un collegio elettorale, convocato al "Radeski [sic] bar nel centro di Milano". Tutti sappiamo che questo collegio Stella Pende se lo è inventato di sana pianta, ma il virtuale fa reale oggi.

    Credo che questo sistema elettorale - dove il potere vota se stesso, ma lascia a tutti la felice sensazione di aver partecipato con emozione, anzi con il tigre nel motore - ci spieghi parecchie cose del mondo in cui viviamo.

    Adorno acutamente notava come gli oroscopi dei giornali fossero tutti calibrati sulla figura del Vicepresidente: cioè sulla maniera in cui l'Ingranaggio Umano Medio vorrebbe essere percepito - non può aspirare a essere Presidente, ma vuole sentirsi un gradino al di sopra della massa, cioè al di sopra di se stesso.

    Stella Pende si rivolge più poeticamente al proprio pubblico di Sciampiste:[1]

    "Insomma, Fini raccoglie molta gloria in quello che Simone de Beauvoir chiamerebbe 'il giardino sempre appassionato e meravigliosamente ribelle delle donne in fiore."

    Immaginiamo cosa avrebbe pensato Simone de Beauvoir dell'elezione del Figo di Destra del Bar Radeski [sic], ma non pretendiamo che la Pende, oltre a citarla, l'abbia pure letta.

    Quello che conta è lisciare il pelo alle lettrici, come si fa con ogni destinatario di messaggi pubblicitari.

    Continua la Lode alle Sciampiste:

    "Perché le donne si appassionano a chi mostra passione. Perché le donne guardano spesso a chi ha la capacità di volare contro. E Gianfranco Fini questa forza ce l'ha".

    E' interessante notare come nella fabbrica del conformismo, il prodotto più apprezzato sia l'anticonformismo, vero o presunto, ma comunque mercificato. Si chiama Innovazione di Mercato. Le sciampiste sono quindi "ribelli", il loro Vero Maschio "vola contro". [2]

    E come "vola contro" Gianfranco Fini?

    "Nell'infiammare delle voci, Gianfranco Fini ha chiesto almeno rispetto per il Capo dello Stato. E' entrato con forza nella difesa delle istituzioni".

    Certo, stiamo parlando del caso Englaro, e infatti Stella Pende cita questa e altre volte in cui Gianfranco Fini ha fatto qualche innocua dichiarazione per ricordare all'elettorato che può votare destra anche chi non è totalmente schierato con la Conferenza Episcopale Italiana.

    Ma Stella Pende compie anche un'altra ardita manovra, che ci fornisce un'utile lezione sui tempi in cui viviamo.

    Ogni potere istituzionale (che non sono necessariamente i poteri che contano) è una folle corsa a ostacoli tra innumerevoli telecamere. Chi non si trova sotto la telecamera, sparisce e perde; ma anche chi si trova nella posizione sbagliata sotto la telecamera perde. E le telecamere puntano su cose che la gente capisce. Sostanzialmente, sesso, parolacce e figuracce.

    Dietro le telecamere vigilano, impietosi, milioni di cittadini-guardoni, pronti a sfogare tutta la loro impotente invidia sputando su chi inciampa.

    Nulla interessa al Pubblico e alle Telecamere quanto la vita affettiva dei potenti. Interessa proprio perché non ha assolutamente nulla di interessante, in quanto partecipa della stessa meschinità e noia della vita privata di sciampiste e telecomandanti.[3]

    Ma dai potenti, gli impotenti esigono la stessa qualità che si esigeva dai re: la perfezione.

    La perfezione è facile recitarla, comparendo velati in misteriose carrozze una volta l'anno.

    Non è possibile recitarla davanti alle telecamere, che fanno vedere tanto il Sommo Pontefice della Chiesa Universale che si soffia il naso quanto il ministro giapponese di cui persino noi abbiamo scoperto l'esistenza a causa di una conferenza stampa in cui parlava in una maniera che sembrava da ubriaco.

    Ora, Gianfranco Fini ha divorziato da una pittoresca coatta romana, Daniela Di Sotto, per mettersi con Elisabetta Tulliani, velina con pretese ed'ex-amante dell'avventato presidente della squadra di calcio Perugia. [4]

    Che è come dire che il macellaio dell'angolo si è lasciato con la moglie cassiera per mettersi con la vincitrice del premio Miss Garbatella e lettrice delle previsioni meteo a TeleRomaEur, già amante del proprietario del discount che si è comprato la Ferrari a rate prima di andare in fallimento.

    Infatti, lo spettacolo è visivamente indistinguibile:


    Solo che il tutto viene elevato di una potenza e quindi quello che sarebbe del tutto irrilevante per acquirenti di bistecche, diventa di enorme importanza per chi si deve comprare un Presidente della Camera. E forse non è un ragionamento sbagliato, perché mentre sappiamo cosa è una bistecca, forse nemmeno il diretto interessato sa a cosa serve un Presidente della Camera.

    Il trucco consiste nel prendere questa imperfetta normalità e farne segno di uguaglianza, solamente una sorta di uguaglianza esemplare.

    Scrive Stella Pende:

    "Pensandoci bene, anche l'addio con Daniela Di Sotto [...] è stato un atto di grande coraggio. "Gianfranco ha amato sua moglie ma poi, a storia finita, ha continuato a scegliere secondo i suoi sentimenti. Il divorzio con Daniela gli ha tolto molta popolarità nella base di An, ma lui era innamorato di Elisabetta" racconta un amico. Romantico Gianfri."

    Ecco. Romantico Gianfri.

    Note:

    [1] La sciampista è la vicepresidente della parrucchiera. Il mestiere di parrucchiera, che combina arte, artigianato, chimica e psicologia, è ben al di là della sua portata, ma proprio per questo la sciampista colleziona avidamente i complimenti che i manifesti pubblicitari, le etichette dei prodotti e Stella Pende le riversano incessantemente addosso.

    [2] Personalmente conosco non pochi uomini (e donne) che volano contro un po' più di Gianfranco Fini, ma che non saranno mai disonorati da articoli di Stella Pende.

    [3] Il telecomandante è il marito della sciampista. Il suo ruolo è definito, non dal mestiere - può essere tanto dipendente quanto imprenditore - bensì dal controllo del telecomando durante la trasmissione delle partite di calcio.

    [4] Mai sottovalutare però l'importanza dello studio dei fluidi legami dei VIP, equivalente postmoderno delle rigide genealogie nobiliari di un tempo, ma ugualmente determinati dallo status.

    Si prenda ad esempio il vincolo (ormai superato) tra la signora Stella Pende, giornalista pettegola, e il signor Marco Tardelli, ex-giocatore di calcio della Juventus (oggetto quindi delle telecamere) passato a commentatore sportivo della RAI (gestore di telecamere) e poi a vice-commissario tecnico della Nazionale (produttore di oggetti per le telecamere).

    Novella 2000 costituisce l'Almanac de Gotha dei nostri tempi.






    Il romantico Gianfranco Fini viene eletto Unico Figo in un bar di Milano, Miguel Martinez

  3. #3
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    Predefinito Rif: Svolta di Gianfranco Fini? Opportunismo bipolare

    PEr me la cosidetta svolta di Fini è stata suggerita dall'alto...si tenta di cambiare il governo Berlusconi,già
    di per se servile con uno ancora più servile.
    Se ne sono già viste di queste manovre,vedi Dini,D'amato,etc..

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    Predefinito Rif: Svolta di Gianfranco Fini? Opportunismo bipolare

    Viene difficile credere che Gianfranco Fini sia un pentito o un "tornato al mondo reale" da un lungo letargo. Per 15 anni ha avvallato tutte le merdate del Cavaliere, e ora che il centrosinistra non è più in grado di fare neppure la finta opposizione, col rischio che alle prossime politiche il 70% dei suffraggi vada alla coalizione berlusconiana, si è messo lui a fare il nuovo capo d' opposizione. Si potrebbe anche ribbattere che se vai a fare politica nei palazzi del potere, nei posti che "contano", quelli sono i mezzi: accettare compromessi, turarti il naso per molti anni, e riemergere quando è il momento buono. Può essere che Gianfranco Fini in cuor suo detesti certe esageratezze scandalose del Cavaliere e non condivida più le beceraggini leghiste; io non escludo che possa essere così, non è il caso di vedere il complotto del diavolo dappertutto. Ma in ogni caso condivide il sistema globalista nella sua essenza.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Svolta di Gianfranco Fini? Opportunismo bipolare

    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    PEr me la cosidetta svolta di Fini è stata suggerita dall'alto...si tenta di cambiare il governo Berlusconi,già
    di per se servile con uno ancora più servile.
    Se ne sono già viste di queste manovre,vedi Dini,D'amato,etc..
    Al complotto internazione contro Silvio non ci credo. Sono le solite trame delle fazioni politiche demoborghesi italiote. Perchè privarsi di un personaggio come il Cavaliere, dimostrato anche che i rapporti con Putin e Gheddafi non sono niente di eccezionale?

 

 

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