
Originariamente Scritto da
italicum
Visto che il precedente 3D è stato chiuso perchè 'con titolo non conforme' (e ci credo: svelare che per il lavoro nei campi si presentano all'85% ITALIANI ma le italiche imprese preferiscono gli stranieri, è ovvio che sia poco conforme gli i progressisti culo al caldo che comandano in Italia

), lo riapro col titolo giusto, vediamo quanto dura (secondo me poco o nulla: la VERITA' NON E' GRADITA IN CERTI AMBIENTI, SPECIE QUELLI PROGRESSISTI E IMPRENDITORIALI

)
CONTRO LE MENZOGNE, CONTRO LA SOSTITUZIONE, PER LA VERITA'!
Piemonte, in mille per 70 posti da bracciante nei campi. Ma si preferiscono gli stranieri
Mille cittadini del territorio vogliono lavorare come braccianti nei campi. Sono disoccupati, cassaintegrati, percettori di reddito di cittadinanza,
per l’85% italiani, la maggior parte piemontesi, e gli altri immigrati regolari. Ma i posti disponibili sono appena 70, messi in palio da sole 5 aziende agricole. A leggere in controluce i dati del portale IoLavoro in agricoltura, lanciato online il 28 aprile dall’Agenzia Piemonte Lavoro, emerge con forza lo spaccato di un’agricoltura davvero alla frutta. In balia del braccio di ferro tra i partiti politici, dal «regolarizziamo 600 mila immigrati» (il j’accuse della ministra Teresa Bellanova che in alternativa minaccia le dimissioni), al «prima diamo lavoro agli italiani» della Regione Piemonte espresso per voce dell’assessore Marco Protopapa. E in balia anche delle imprese che sembrano restie a ingaggiare i meno esperti disoccupati italiani. Nel mezzo delle schermaglie e dei tentennamenti, domanda e offerta non si incontrano. Con il rischio di mandare in fumo una filiera ortofrutticola da 700 milioni di euro l’anno.
Raccolta
Tra 15 giorni nel Saluzzese comincia la stagione della raccolta: si parte a schiene piegate con i piccoli frutti per poi proseguire con pesche e susine che il caldo estivo di questi giorni ha fatto maturare in anticipo. All’appello però mancano più di 3 mila lavoratori sui 10 mila richiesti per l’attività nei campi e nelle vigne. Sono quei braccianti, oggi fermati dal virus, che atterrano in Piemonte una volta sola per stagione: provengono dell’Est Europa e dall’Africa. Sono esperti, conoscono le dinamiche delle aziende in cui lavorano e soprattutto conoscono bene sudore e fatica dei campi. Le 8.000 le aziende della filiera hanno bisogno di questi lavoratori e sembrano non voler pescare braccianti dal serbatoio di disoccupati dell’agenzia Piemonte Lavoro. Non è un caso isolato. Più di mille sono i lavoratori, tanti italiani anche in questo caso, che si candidano nella piattaforma di HumusJobs, la startup cuneese che propone contratti etici e regolari in agricoltura, ma le aziende che cercano sono meno di una decina.
https://torino.corriere.it/economia/...laWbkUR7gxyQms