L’internazionale comunista, o meglio l’internazionale del caos a tutti i costi, è fortemente mobilitata: ad un fischio dell’occulto padrone che si guarda bene dall’apparire, incomincia a monetizzare i primi frutti della “politica della paura” promossa nell’occidente civilizzato dalle mosche cocchiere della sovversione mondiale, sulla scia di un’epidemia nata e diffusa dal più grande “satana rosso” del mondo.
Negli Stati Uniti, come in Italia, in Brasile come a Hong Kong, la lobby trasnazionale e super-miliardaria combatte contro il fascismo anche dove il fascismo non si è mai visto, neanche in cartolina, come negli Stati Uniti e in Brasile.
I Presidenti di questi ed altri paesi che governano con riconosciuti sistemi democratici e liberali (vedi Stati Uniti e Brasile) sono sotto attacco da molto tempo, non perché sono tiranni, nemici di negri, gay e minoranze etniche, ma perché hanno vinto regolari elezioni politiche, sconfiggendo quei loschi figuri che amano, proteggono e sono amati da dittatori come Maduro, Castro e falsi democratici come Xi Jinping.
Negli Stati Uniti hanno subito approfittato di un vergognoso crimine poliziesco per mettere a ferro e fuoco l’intero paese. Si sbaglia però chi pensa che è tutto frutto dell’improvvisazione e della reazione popolare: si aspettava solo l’occasione propizia, il casus belli, per far scendere in campo truppe e “terroristi” già pronte da tempo, con l’intento di indebolire e impensierire un Presidente che viaggia alla grande verso la rielezione. Il perché è presto detto: Trump ha promosso la più imponente rinascita economica degli Stati Uniti ed ha impedito che gli Stati Uniti continuassero con quella politica di belligeranza tanto amata dai vari Obama e suoi simili.
In Brasile l’internazionale del terrore non riesce a digerire la sospensione dalla Presidenza della comunista Dilma e soprattutto la condanna e la prigione del più grande corrotto del pianeta che risponde al nome del comunista Lula.
E allora mandano in piazza una cinquantina di facinorosi i quali si proclamano difensori della democrazia e nemici del fascismo. Saccheggiano negozi, bruciano auto e picchiano i cattivi “fascisti” che occasionalmente incontrano per strada. Naturalmente le loro gesta trovano sostegno, eco ed appoggio nella grande stampa che sogna il ritorno del grande “amico del popolo”.
Si da il caso però che il vero “amico del popolo” è un Presidente di destra che ha messo sul tappeto un pacchetto di riforme politiche e sociali le quali oltre a beneficiare le imprese e i lavoratori avrebbero raggiunto i ceti più poveri del paese.
Ma l’epidemia venuta (per caso?) dal continente giallo ha bloccato tutto. Il momento è buono, hanno pensato, per affondare il coltello e colpire al cuore i cattivi “fascisti” che sono al potere o sono pronti ad assumerlo, come in Italia.




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