Questa mattina mi sono ascoltato la registrazione in audio/video dell’intervento di Berlusconi alla festa dei militanti de La Destra a Taormina, tenutasi qualche giorno fa. E devo dire che ho potuto assistere ad alcune conferme e a qualche novità. A cominciare dagli ospiti: accanto a Donna Assunta sedevano infatti Antonio Martino e Stefania Prestigiacomo, esponenti del Pdl liberale e meridionale che hanno assistito compiaciuti non solo alle prevedibili stilettate contro Fini, ma anche ad un repertorio classico della destrità: per bocca tanto di Storace - preferenza agli italiani, plauso al Sarkozy caccia-rom – ma anche (ed è la cosa più sorprendente e per noi piacevole) durante l’intervento del loro “leader maximo”. Berlusconi ha detto tre cose di destra e le ha dette bene: ha sottolineato fortemente il sostegno alla famiglia naturale (“e non a quelle altre inventate dalle sinistre”), ha ascritto la politica di rigore economico che il suo governo sta perseguendo alla tradizione della destra, e infine ha espresso la volontà di un'Europa militarmente dotata. Un triplo uppercut al politicamente corretto presente fino a poco tempo fa nel suo stesso partito, quando si faceva a gara per occupare il centro e ascriversi il retaggio democristiano e socialista del vecchio Pentapartito. Invece a Taormina Berlusconi ha parlato da leader di un partito di destra, mostrando la sostanziale omogeneità di vedute tra il suo Pdl e la formazione storaciana. Ovviamente, da animale politico spregiudicato qual è Berlusconi, si sarebbe tentati di dar un relativo peso a ciò che è stato detto e fatto a scopi meramente governativi. Si potrebbe dire che l’improvviso interesse berlusconiano per la destra sia dovuto solo al gioco di sostituire Fini con Musumeci. Ed in parte è sicuramente così. Ma c’è dell’altro.
Il centro politico, un po’ dovunque in Occidente, sta implodendo. Vanno avanti destre nuove di segno nazionalpopulista, si ostenta l’attaccamento alle radici, l’immigrazione viene respinta non meno dello scontro di civiltà. Berlusconi vede che cavalcando questi temi in compagnia dell’alleato leghista l’apprezzamento personale e del suo governo si mantiene a livelli enormemente superiori di quei leader europei che mantengono al riguardo un profilo tecnocratico e lassista. Sarà politicamente scorretto dirlo, ma l’Islam e la globalizzazione negli ultimi anni hanno spostato il baricentro della politica saldamente a destra, facendo apparire l’epoca dell’Ulivo mondiale uno sbiadito ricordo. Non solo. Berlusconi ha visto negli ultimi mesi mutare geneticamente il proprio partito che, con il distinguo dei finiani, ha cambiato radicalmente faccia dalla Forza Italia degli esordi. Oggi di fatto il berlusconismo assomiglia più al nazionalconservatorismo del “colonnellume” aennino mentre i liberali politicamente corretti si sono imbarcati con Fini o assistono piuttosto sgomenti all’”involuzione” del loro partito. In tal modo Berlusconi, liberatosi dei finiani, ha modo di cavalcare liberamente sul fianco destro, che gli è più congeniale, trovandosi in perfetta sintonia con un popolo debitore più di Giannini e Almirante che di De Gasperi o Malagodi.
Passare dal radicalismo pannelliano al catto-tradizionalismo è un miracolo politico pari a quello compiuto in senso inverso. Con la differenza che Berlusconi, più vecchio e scaltro di un sopravvalutato Fini, ha fiutato l’aria che tira e ora viaggia col vento in poppa.




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tutto sommato, ammettiamolo: Florian ha contribuito in modo decisivo all'avvicinamento e al confronto tra conservatori e destra radicale rendendo molte discussioni interessantissime.
