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Discussione: Georges de La Tour

  1. #11
    Color d'oriental zaffiro
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    Predefinito Re: Georges de La Tour

    "Il suonatore di ghironda"


    Fra tutti i dipinti di de La Tour (circa una quarantina), ben cinque hanno per tema "Il suonatore di ghironda", con piccole variazioni. Il soggetto è sempre un vecchio, a figura intera o a mezzo busto, con la barba e i capelli grigi un po' stempiati, vestito con un lungo mantello e pantaloni fin sotto le ginocchia. Il vecchio è, con tutta evidenza, cieco: caratteristica comune, all'epoca, ai suonatori di questo strumento, noto anche con il nome di viella da orbo ("viola del cieco"). La ghironda, molto in voga dal Medioevo fino all'Ottocento, era - almeno all'inizio - uno degli strumenti d’eccellenza della musica sacra di epoca medioevale, molto usata anche nell’accompagnamento di canti gregoriani nonostante non fosse praticissima da usare (era piuttosto ingombrante ed occorrevano due persone per suonarla). Nel corso dei secoli, però, mutò funzione e dimensioni: divenne più piccola e maneggevole e fu scelta come strumento d'elezione per la musica popolare, usata da menestrelli, mendicanti e danzatori di strada che affollavano le grandi città europee con tanto di cani o scimmiette al seguito, i quali "ballavano" sulle note dell’antico strumento sacro.
    (A titolo di curiosità, ecco il suono della ghironda, qui: una via di mezzo fra il suono del violino e quello della zampogna).

    Tornando ai suonatori di ghironda di Georges de La Tour, i soggetti rappresentati seguono in pieno l'iconografia del classico suonatore dell'epoca, come si vede dai dipinti illustrati sotto... a parte il secondo, quello conservato a Bruxelles e oggetto di un pesante restauro nell'Ottocento, durante il quale alcune parti del volto furono completamente ridipinte senza rispettare lo sguardo cieco del soggetto, che de La Tour aveva previsto nell'originale. Ecco i dipinti tutti in fila, in ordine di realizzazione:




    Il suonatore di ghironda con cane, 1620-22
    Musée du Mont-de-Piété, Bergues





    Concerto di musici - frammento, c. 1620 - 25
    Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles





    Suonatore di ghironda con bisaccia, c. 1626-28
    Musée Municipal Charles-Friry, Remiremont, Francia





    Suonatore di ghironda con cappello, 1631
    Musée d'Arts de Nantes, Nantes





    Suonatore di ghironda a mezzo busto, c. 1640 - Museo del Prado, Madrid


    Il soggetto di suonatori di strada era abbastanza frequente nell'arte francese e fiamminga tra il tardo Cinquecento e la prima metà del Seicento e Georges de La Tour potrebbe aver tratto ispirazione dai quadri con questo tema realizzati da artisti suoi contemporanei, come Jacques Callot e Jacques Bellange.

    Il primo dei cinque quadri, presente in mostra a Milano, fu inizialmente attribuito agli spagnoli Ribera e Zurbarán ed è anche quello che ha le dimensioni maggiori fra tutte le opere note del pittore lorenese. Qui il vecchio suonatore è probabilmente ripreso all'angolo di una via, dal basso verso l'alto, in modo da conferire una certa imponenza alla figura, accentuata anche dall'ombra nera proiettata sul terreno circostante e sul muro alle sue spalle. Neppure il fedele cagnolino, che guarda verso l'osservatore con aria implorante (qui l'ingrandimento), riesce ad attenuare la tragicità della scena, rappresentata con freddo realismo dall'artista e tralasciando ogni tipo di caricatura sociale o commiserazione, in un periodo storico sopraffatto da carestie e da epidemie.

    Per quanto riguarda il secondo dipinto, come accennato sopra, nell'Ottocento è stato oggetto di un restauro così pesante che ne ha stravolto le caratteristiche originarie. L'opera riporta la firma del pittore ("Georges de La Tour fecit") in un foglio che pende dalla ghironda, ma non è certo che si tratti della firma originale. La tela è certamente il frammento di un'opera più complessa e di dimensioni maggiori, perché una radiografia ha rivelato - sul lato destro - la presenza di altre figure che affiancavano il vecchio cieco, con la presenza di una mano, un violino ed un archetto evidentemente appartenenti alla figura di un altro suonatore.

    Il terzo dipinto è in uno stato di conservazione non molto buono, che ne ha compromesso un'analisi esauriente. Secondo alcuni critici si tratta, per molti aspetti, di un'opera preparatoria al quadro di Nantes; secondo altri, potrebbe essere un'opera successiva al "Suonatore di ghironda con cappello", non completamente autografa perché lasciata incompiuta dal maestro e terminata successivamente dai suoi allievi. In effetti, qui la figura appare più statica rispetto alle altre e l'anatomia del corpo risulta - globalmente - meno riuscita, al pari dello strumento, dove manca la cura dei particolari che si notano negli altri quattro dipinti.

    Davanti alla quarta opera, quella di Nantes (qui per vederla ingrandita), sostarono estasiati Mérimée e Stendhal, definendola «una verità plebea e spaventosa» senza sapere chi ne fosse l'autore, dato che nel primo Ottocento l'opera di de La Tour era ancora sconosciuta. Il dipinto, crudamente realistico, si accompagna ad una certa eleganza e raffinatezza formale che ricordano le opere fiamminghe. Il ghigno del mendicante, le mani nodose e sciupate, lo sguardo cieco, lo rendono - allo stesso tempo - una figura tragica e spettacolare. Giocato sui toni cromatici del miele, del grigio perla e del rosa antico, il dipinto è illuminato dal guizzo rosso scarlatto del cappello in primo piano. L'opera ostenta anche una cura quasi maniacale per i particolari, oltre alla ghironda descritta in ogni dettaglio, il cappello è decorato con due lunghe piume bianche e nere e persino le scarpe consunte sono allacciate con due sottili stringhe rosse. Ultimo, curioso particolare: una mosca è posata accanto alla ghironda, in basso, la cui presenza è sottolineata dal nastro rosa che scende dallo strumento.

    L'ultimo suonatore di ghironda, quello conservato al Prado, è ritenuto dai critici un'opera realizzata a circa vent'anni di distanza dagli altri, intorno al 1640, per via di un utilizzo più esatto e sicuro del colore e la mancanza dei virtuosismi descrittivi presenti nel quadro di Nantes. Si tratta di un'opera incompleta, che doveva in origine comprendere la figura intera del suonatore.

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  2. #12
    Color d'oriental zaffiro
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    Predefinito Re: Georges de La Tour

    Ladri, bellimbusti e chiromanti


    L'arte era, per Georges de La Tour, anche uno strumento di ascesa sociale. E un riflesso del bel mondo di corte trapela dai suoi quadri giovanili per lo più "diurni" e di genere vagamente moraleggiante, nei quali è più forte l'impronta caravaggesca. Il pittore sceglie di ritrarre non personaggi nobili o illustri, ma porta sulla tela piccole storie che narrano di giocatori che barano a carte, di indovine che derubano ricchi sprovveduti o di vecchie chiromanti che leggono la mano a giovani cavalieri. Tra le tele che richiamano alla mentre il nostro Caravaggio, soprattutto per le scelte tematiche e stilistiche, ci sono le due tele intitolate "Il baro", di cui esistono due versioni...




    Il baro con l'asso di fiori, c. 1630 - Kimbell Art Museum, Fort Worth




    Il baro con asso di quadri, c. 1632 - Museo del Louvre, Parigi



    Numerose sono, in questi due quadri, le somiglianze con "I bari" di Caravaggio (risalente al 1594), anche questo conservato al museo di Fort Worth. La prima e più evidente somiglianza è la postura del baro, a sinistra, che nei quadri di de La Tour tiene una mano dietro la schiena e sfila dalla cintura, rispettivamente, un asso di fiori e poi un asso di quadri. Nell'opera di Caravaggio, invece, il baro si trova sulla destra e, sempre con una mano nascosta dietro la schiena, sfila alcune carte dalla cintura. Altra caratteristica interessante nelle due tele francesi è il fitto gioco di sguardi che si incrociano, si fiorano, si sfuggono... a parte il giovane baro, che guarda verso lo spettatore quasi a volerlo rendere "complice" del suo atto truffaldino. Accanto a lui ci sono due donne che sembrano partecipi dell'imbroglio, mentre il giovane sulla destra, vestito con abiti più ricercati rispetto agli altri personaggi, è concentrato sul gioco e sembra non accorgersi di nulla. Le differenze tra le due tele sono soprattutto cromatiche, che rendono l'atmosfera un po' più cupa e forse meno scherzosa nel dipinto conservato al Louvre. Questa seconda tela fu scoperta in un mercato antiquario soltanto nel 1926 ed essendo firmata ha giocato un ruolo importante nella ricostruzione del corpus delle opere di de La Tour.


    Interessante e controversa la storia di un altro quadro, di poco posteriore ai due sopra, conservato a New York:



    La buona ventura, c. 1635 - The Metropolitan Museum of Art, New York


    Quest'opera fu scoperta per caso nel 1948 in un mercato antiquario di Parigi e fu per qualche tempo contesa tra il Louvre ed un mercante d'arte americano, che alla fine riuscì a comprarla. Ricomparve in pubblico nel 1960, quando entrò nel museo di New York, scatenando forti reazioni in Francia per poterla riportare in patria. Successivamente, il quadro fu giudicato un falso sulla base di considerazioni sullo stile, l'abbigliamento dei personaggi e persino le stoffe, che si ritenevano inadatte al Seicento. Infine, la tela subì un restauro non proprio ortodosso, dato che il restauratore aggiunse le parole "amor" e fide" sulla catena d'oro del giovane e la parola "merde" sullo scialle dorato della giovane zingara di profilo. La scoperta suscitò l'indignazione della stampa francese ma anche di quella americana (celebre un articolo intitolato "Merde? On the Walls of The Metropolitan?"). In realtà, non esistono dubbi sull'autenticità della tela, che riporta la firma dell'artista (G. de La Tour fecit Lunevillae Lothar), oltre al fatto che in tempi più recenti sono stati ritrovati documenti notarili che ne attestano l'esistenza.
    Per quanto riguarda la rappresentazione, il tema dell'inganno messo in alto dalle due zingare - ai lati della tela, di profilo - che, con la scusa di leggere la mano ad un ingenuo paggio gli sfilano i soldi dalla tasca, richiama ad un tema già affrontato da Caravaggio in due tele dall'omonimo titolo, una conservata a Roma e l'altra a Parigi (qui). A partire dalle tele del Merisi, molti artisti del nord Europa avevano rappresentato lo stesso tema. L'originalità del quadro di de La Tour sta, ancora una volta, nel gioco di sguardi tra le complici che circondano l'ingenuo signorotto: mentre la zingara anziana è intenta a leggergli la mano e la giovane a sinistra sta per sfilargli il denaro, un'altra alle spalle del giovane lo controlla con lo sguardo mentre gli sfila dal collo una lunga catena d'oro. Interessanti anche i forti contrasti cromatici nel dipinto, rappresentati dai colori brillanti degli abiti indossati dai vari personaggi e riprodotti con grande cura per i particolari, che risaltano sullo sfondo scuro.

  3. #13
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    Predefinito Re: Georges de La Tour

    I bambini nei quadri di Georges de La Tour




    Ripercorrendo la vita del pittore lorenese, abbiamo appreso che si sposò a 24 anni con Diana Le Nerf, maggiore di lui di un anno ed erede di una nobile e ricca famiglia di argentieri del duca di Lorena. Ecco perché, nello stesso anno del matrimonio, ottenne proprio da Enrico I di Lorena l'esonero del pagamento delle tasse municipali. Poi aprì una bottega a Lunéville, dove si era trasferito dopo il matrimonio, e ingaggiò un praticante, al quale ne seguirono altri quattro nel corso degli anni (la bottega rimase aperta fino al 1651, un anno prima della morte del pittore). Dal matrimonio nacquero dieci figli, uno dei quali - Etienne - divenne anche apprendista nella bottega del padre e infine pittore del re, proprio come il padre.
    Tuttavia, l'epoca non era delle più fortunate... tra distruzioni, conflitti, carestie, epidemie, saccheggi e incendi (parliamo della prima metà del Seicento, anche devastata dalla Guerra dei Trent’anni: uno dei conflitti armati più lunghi e distruttivi della storia europea). Infatti, col passare degli anni, ben sette dei dieci figli morirono di varie malattie. Le ultime note documentate descrivono Lunéville funestata da un'epidemia di pleurite tra il 1651 e il 1652: il 15 gennaio di quell'anno, Diane, la moglie dell'artista, morì improvvisamente, colpita da febbre e da infarto. Una settimana dopo fu la volta di un giovane servitore e il 30 gennaio toccò allo stesso pittore. De la Tour passò a miglior vita senza avere il tempo di fare testamento e gli sopravvissero soltanto due figlie, Claude e Christine, e un maschio, Etienne, che sarebbe diventato in seguito "pittore ordinario del re" e, nel 1670, nobile a tutti gli effetti.

    La presenza di tanti bambini nella famiglia del pittore va di pari passo con la loro presenza nei suoi quadri. E, sebbene i bambini nelle sue opere siano spesso rappresentati con tenerezza trattenuta e senza smancerie, si è tuttavia portati a pensare ad una certa affettuosità, per quanto l’amore paterno e la sua esternazione non fossero, all'epoca, scontati.
    Impossibile non cogliere, per esempio, la tenerezza del volto infantile in un'opera già citata in apertura di questo topic, "L'apparizione dell'angelo a San Giuseppe" (Nantes), in realtà una bambina davanti al nonno addormentato. Oppure, sempre in apertura di topic, "L'adorazione dei pastori". Ma ci sono numerosi altri esempi: si tratta, in maggioranza, di quadri a tema religioso (in realtà, tratte da scene di vita quotidiana), dove compaiono bambini di ogni età: neonati, bambini o adolescenti...




    San Giuseppe falegname, c. 1640 - Museo del Louvre, Parigi




    Giovane che soffia su un tizzone, c. 1640 - Musée des Beaux-Arts, Digione




    Il neonato, c. 1648 - Musée des Beaux-Arts - Rennes




    Il giovane cantore, c. 1650 - Museum and Art Gallery, Leicester




    L'educazione della Vergine, c. 1650 - The Frick Collection, New York

 

 
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