Il Gotteskampf di Johann von Leers
di Claudio Mutti
Sol Invictus
E queste Rocce, lo sapevo, erano state il centro dei riti solari germanici in un tempo immemorabile. (…) Qui, più di quattromila anni fa, i saggi e le guide spirituali delle tribù germaniche (…) si riunivano per salutare il primo levarsi del Sole nel giorno sacro di giugno.
Savitri Devi, Pilgrimage, Calcutta 1958.
Se dovessimo credere a certi cacciatori di nazisti alla disperata ricerca di “criminali di guerra”, il prof. dr. Johann von Leers sarebbe oggi, nell’anno 2004 dell’era volgare, ancor vivo e vegeto (1). E avrebbe la veneranda età di centodue anni. In realtà, il professor von Leers morì nel 1965, a sessantatré anni.
Nato il 25 gennaio 1902 a Vietlübbe nel Mecklenburg, Johann (Johannes) von Leers studiò nelle università di Kiel, Berlino e Rostock. Conseguì il dottorato in giurisprudenza, ma coltivò anche studi linguistici, occupandosi di slavistica; studiò il russo e il polacco, ma anche lo yiddish e perfino l’ungherese e il giapponese; come tanti altri intellettuali tedeschi della sua generazione, scriveva correntemente in latino. Non ebbe dunque torto Ernst Jünger (1895-1998) a definirlo “un genio linguistico” (2).
Sua moglie Gesine Schmaltz (1891-1974), da lui sposata nel 1932, era stata segretaria di Herman Wirth (1885-1981), l’erudito d’origine olandese che, “attraverso un laboriosissimo armamentario filologico, antropo-geologico, mitologico e simbologico” (3), con la monumentale opera Der Aufgang der Menschheit (4) si era fatto sostenitore della teoria “polare”, situando la patria originaria della pura razza ‘nordico-atlantica’ nell’Artide e nella mitica Atlantide di Platone, e aveva sostenuto la tesi dell’esistenza di un purissimo monoteismo solare risalente circa al 15.000 a.C.; una tesi, quella dell’Urmonotheismus, che coincideva sostanzialmente con quanto affermato da Padre Schmidt (1868-1954) (5) e soprattutto da René Guénon (1886-1951) (6). Secondo Wirth, da questo originario monoteismo nordico sarebbe derivato lo stesso Cristianesimo, il quale si sarebbe formato dalla tradizione conservatasi fra un gruppo ‘atlantico’ della Galilea, paese ricco di tracce della civiltà megalitica solare.
George L. Mosse, che ritenne di poter liquidare von Leers definendolo con una battuta da cabaret yiddish “un uomo che nulla ha appreso e nulla dimenticato” (7), pretese di ridurre il “monoteismo solare” nei termini caricaturali di un “occultismo solare” (8). Ciò suscitò la risentita reazione di Anna Bramwell, la quale rimproverò a Mosse di aver “criticato piuttosto stizzosamente von Leers perché negli anni Cinquanta era ancora un adoratore del sole, come se l’esperienza del nazismo avesse dovuto segnare la fine del culto del sole per chiunque vi si riconoscesse” (9); una replica, questa, dalla quale risulta evidente la convinzione della ricercatrice londinese circa l’esistenza di un “culto del sole” praticato nella Monaco degli anni Venti. Sulle tracce di Mosse e della Bramwell, Andrea D’Onofrio ha presentato la cerchia di studiosi che si riuniva intorno a Wirth e ai coniugi von Leers come “un circolo teosofico-nordicista, che si era proposto, tra l’altro, di far rivivere la presunta antica religione germanica, in particolare il culto del sole” (10).
Di tale immagine alquanto approssimativa fece giustizia in anticipo Julius Evola, il quale, riferendosi direttamente al libro di von Leers Geschichte auf rassischer Grundlage (11), riassunse le vedute di von Leers e di Wirth nei termini seguenti: “Il von Leers scrive che l’epoca precedente del liberalismo e dello scientismo era caratterizzata da tre idee fondamentali: 1°) l’eguaglianza del genere umano; 2°) la barbarie nordica e l’origine dall’Oriente di ogni civiltà; 3°) infine l’origine ebraica del monoteismo. Queste tre idee, nel ciclo razzista che conduce fino al Wirth, sono abbattute o capovolte: 1°) l’umanità è differenziata in razze ben distinte; 2°) la civiltà non è venuta dall’Oriente, ma dal Nord; 3°) non gli Ebrei, ma i Nordici avrebbero conosciuto, infinitamente prima, una religione superiore di tipo monoteistico” (12).
Una visione molto simile a questo Urmonotheismus solare verrà fatta propria da una donna di cui dovremo parlare più avanti, perché sarà ospite di von Leers in Egitto: la scrittrice Maximiani Portas, alias Savitri Devi Mukherjee (1905-1982). Uno dei modelli religiosi della “sacerdotessa di Hitler” (13), infatti, sarà sempre Amenophis IV (circa 1395-1366 a.C.), il decimo faraone della XVIII dinastia che assunse il nome Akhnaton (“Gioia del Sole”) e cercò di imporre il culto dell’unico dio Aton, proscrivendo il politeismo. Dichiarandosi discepola di questo antico Profeta del Sole, Savitri Devi concluderà il suo pellegrinaggio alle Externsteine sciogliendo un inno a “Lui-Lei-Esso, Che non ha nome; Colui che è e permane, al di là delle forme, dei colori e dei suoni” (14).
Il presunto “occultismo pagano” del circolo di Wirth è stato richiamato da qualcuno per fornire una spiegazione degli orientamenti eurasiatisti di von Leers, orientamenti che si manifesteranno in particolare allorché quest’ultimo, attirando su di sé pesanti provvedimenti disciplinari, condannerà davanti agli studenti dell’Università di Berlino l’iniziativa dell’Operazione Barbarossa, prevedendone l’insuccesso. “Il suo rivolgersi verso la Russia – scrive l’anonimo estensore di una scheda messa in rete da ambienti ebraici – non si basava tanto su considerazioni razionali e strategiche, quanto invece sull’occultismo pagano e sulla fede nella superiorità di una ‘razza nordica’. Le sue radici ideologiche affondano nel terreno del Völkischen Bewegung (15). In realtà, le posizioni di von Leers concernenti il rapporto della Germania con la Russia coincidevano perfettamente con la dottrina geopolitica esposta da uno scienziato col quale egli era in relazione e che, come lui, era un esperto di storia e cultura giapponese, cioè Karl Haushofer (1869-1946). Come è noto, quest’ultimo era fautore dell’alleanza delle potenze continentali eurasiatiche (Germania e Russia) con l’Impero nipponico, contro le talassocrazie britannica e statunitense (16).
Judenfrage
Noi non possiamo più differire una meditazione sul fatto che ci troviamo dinanzi a una scelta che concerne la vita spirituale della Germania: o ricominciare a far affluire verso di essa forze radicate ed educatori autentici, oppure abbandonarla definitivamente alla giudaizzazione crescente.
Martin Heidegger, Lettera a Victor Schwoerer, 2 ottobre 1929
Fino al 1928, Johann von Leers fu attaché del Ministero degli Esteri del Reich; abbandonò il servizio nel 1929, per iscriversi alla NSDAP. Cominciò allora a collaborare con “Der Angriff”; poi, entrato in contatto con Goebbels, diventò caporedattore della rivista "Unser Wille und Weg. Monatsblatt der Reichspropagandaleitung der NSDAP“, che uscì a Monaco dal gennaio 1931 al novembre 1941. Trasferitisi da Monaco a Berlino, nel 1933 i coniugi von Leers diventarono editori della rivista “Nordische Welt”, organo mensile della Società per la Protostoria e Preistoria germanica (Gesellschaft für germaniche Ur- und Vorgeschichte) presieduta da Herman Wirth. Fu von Leers a presentare a Heinrich Himmler l’autore di Der Aufgang (17), il quale nel 1935 sarebbe stato tra i fondatori della Ahnenerbe e avrebbe diretto fino al 1938 la sezione di studi sulla scrittura e sui simboli preistorici.
Che von Leers fosse in contatto con l’SS Reichsführer sembra possibile dedurlo anche da un noto studio di Goodrick-Clarke, dove, assieme a Heinrich Himmler, a Otto Rahn (1904-1939) e ad altri visitatori che a Berlino frequentavano la villa del “Rasputin di Himmler” Karl Maria Wiligut alias Weisthor (1866-1946) (18), viene citato anche “Joachim [sic] von Leers” (19). D’altronde Johann von Leers intrattenne frequenti rapporti con importanti personalità del mondo culturale e politico, tra le quali ci limitiamo a citare, a titolo di esempio, l’antropologo Hans F. K. Günther (1891-1968) (20) e il conte Ernst zu Reventlow (1869-1943) (21), vicepresidente del Movimento per la Fede Tedesca (Deutsche Glaubensbewegung) fondato nel luglio 1933 dall’indianista e storico delle religioni Jakob Wilhelm Hauer (1881-1962).
Nel luglio 1932, esce il primo numero di un periodico di politica agraria che originariamente si intitola “Deutsche Agrarpolitik. Monatsschrift für Deutsches Bauerntum”, ma ben presto cambierà il suo nome in “Odal. Monatsschrift für Blut und Boden”. La rivista è pubblicata da Richard Walther Darré (1895-1953), il futuro ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, che all’epoca è il capo dell’Agrarpolitisches Apparat (Apparato di politica agraria), l’organismo contadino della NSDAP. Von Leers, che cinque anni prima ha conosciuto Darré e ne è diventato amico, diventa un attivo collaboratore di “Odal” (22).
Contemporaneamente collabora ai “Nationalsozialistische Monatshefte”, il più importante mensile della NSDAP. Qui pubblica, nel 1933, un articolo sulla questione ebraica, in cui sostiene il progetto di un trasferimento degli ebrei in un territorio lontano dall’Europa. Ne riportiamo un brano significativo, che dimostra fra l’altro quale sia il grado di attendibilità di quanti hanno attribuito a von Leers la proposta di… “sopprimere gli ebrei” (23). Scriveva dunque von Leers: “Per quanto cattive siano le esperienze che un movimento politico e un popolo hanno fatto con gli ebrei, nondimeno sarebbe contrario alla coscienza storica nordico-germanica limitarsi semplicemente alla soluzione negativa di un’ulteriore difesa nei confronti delle masse giudaiche; la totalità del nostro volere storico, invece, richiede imperiosamente una soluzione grande, che con la grandiosità della sua concezione possa anche disarmare il nemico. (…) Solo un barbaro, solo una persona estranea all’ultimo grande ordinamento divino della storia universale potrebbe suggerire una lotta generale di annientamento contro gli ebrei, per lo sterminio di questo popolo. (…) È tipico delle razze grandi non optare per soluzioni dettate dall’odio, quando è ancora pensabile una soluzione del problema in forma ragionevole. L’unica soluzione positiva possibile, che porrebbe davvero un termine al problema ebraico in Europa (…), consiste nel mettere a disposizione un territorio extraeuropeo abbastanza esteso per essere colonizzato” (24). Certo, ammette von Leers, trasferendo gli ebrei nel Madagascar o in altre regioni dell’Africa o del Sudamerica, si correrebbe il rischio che tali territori si trasformassero in vere e proprie centrali di corruzione, sicché diventerebbe necessario vigilare per impedire un risultato di tal genere. In ogni caso bisognava proporre al mondo di dare una sede stabile alle masse ebraiche, ma lontano dallo spazio europeo.
In 14 Jahre Judenrepublik vengono ribaditi concetti analoghi. “L’opposizione contro l’ebraismo – scrive von Leers – non ha mai avuto lo scopo di distruggere il popolo ebraico; ma proteggere il popolo germanico è meglio. Noi abbiamo tutti i motivi per augurarci che il popolo ebraico abbia successo in un onorevole sviluppo nazionale in una sua patria, di modo che esso non abbia più la volontà e l’opportunità di interferire ulteriormente con lo sviluppo nazionale della Germania. L’ostilità nei confronti degli ebrei si fonda sul desiderio di liberare il nostro popolo dall’asservimento spirituale, economico e politico”. Von Leers concludeva indicando la soluzione del problema ebraico nell’emigrazione degli ebrei in un territorio extraeuropeo. Pensava, ovviamente, al Madagascar.
Oltre che sui “Nationalsozialistische Monatshefte”, gli scritti di von Leers sulla questione ebraica appaiono su numerose riviste: “Die Wehrmacht-Fachschule”, “Der Weltkampf”, “Die Westmark”, “Deutsche Post aus dem Osten”, “Deutscher Wissenschaftlicher Dienst”, “Judenfrage”, ecc.
In quanto dirigente responsabile dell’istruzione (Reichsschulungsleiter) nell’ambito della Lega degli Studenti Nazionalsocialisti (Nationalsozialistisches Deutsches Studentenbund) di Berlino, von Leers fu uno stretto collaboratore di Fritz Hippler, il capo della Lega stessa, futuro regista del celebre documentario Der ewige Jude. Nella prima metà del 1933, “per quanto fossero personalmente estranei alle tendenze che si agitavano nel campo della politica artistica, tuttavia Hippler e von Leers fornivano la loro copertura allo sviluppo del dibattito” (25) che vedeva gran parte dell’ambiente studentesco schierarsi su posizioni di “lotta contro la reazione nell’arte”, per la “completa rivoluzione nazionalsocialista”, al punto che i due dirigenti della Lega apparvero come i portavoce di una sorta di “opposizione berlinese”. Il 29 giugno ebbe luogo nell’auditorium maximum della Friedrich-Wilhelm-Universität di Berlino una “manifestazione pubblica decisiva, che doveva attribuire ai suoi promotori la pericolosa fama di aver creato un ‘movimento Otto Strasser’ nel campo artistico” (26); e i promotori ufficiali della manifestazione, che si concluse con una dichiarazione di guerra contro la rosenberghiana Lega per la Cultura Tedesca, erano appunto Hippler e von Leers, i quali “attaccarono in generale la restaurazione dell’accademismo guglielmino” (27). Ma a porre fine alla fronda e alla controversia intervenne lo stesso Hitler, che nei discorsi del 1 e del 6 luglio dichiarò conclusa la rivoluzione nazionalsocialista.
Tuttavia per von Leers la stagione delle polemiche non era terminata. In una serie di prediche tenute nel periodo liturgico dell’Avvento del 1933, il cardinale Michael von Faulhaber (1869-1952), arcivescovo di Monaco, “ricordò ai cattolici tedeschi (…) tutto ciò che il cristianesimo doveva al giudaismo e (…) difese le fonti giudaiche del cristianesimo” (28). Il prelato esaltò “i valori morali dell’Antico Testamento preso autonomamente e per le sue connessioni con il cristianesimo; egli istituiva un raffronto tra le consuetudini germaniche primitive, tanto esaltate dai razzisti, e la morale mosaico-cristiana, evidenziando la superiorità di quest’ultima sulle prime” (29). Von Leers rispose a Faulhaber, che alcuni chiamavano Judenkardinal, con un libro intitolato Der Kardinal und die Germanen (30).
Allo stesso periodo risale la polemica con Oswald Spengler (1880-1936). Verso la fine del 1933 Spengler pubblicava il suo ultimo libro, Jahre der Entscheidung (31), che i nazionalsocialisti accolsero con una certa freddezza. “Nel clima di esaltazione susseguente alla Machtergreifung, egli pretendeva di parlare della Germania trattando i Nazisti quasi come non esistenti. Alfred Baeumler lo attaccava sul ‘Völkischer Beobachter’ con un articolo sulla ‘rivoluzione vista da lontano’. Altri gli davano dell’attendista, del reazionario e peggio” (32). A Spengler, che indicava nella “rivoluzione mondiale di colore” il nemico comune dell’”umanità bianca”, von Leers replicò con una cinquantina di pagine intitolate Spenglers weltpolitisches System und der Nationalsozialismus (33). Al grido d’allarme lanciato da Spengler contro il “pericolo giallo”, von Leers opponeva queste argomentazioni: “Ogni rafforzamento del Giappone, ogni rafforzamento della Cina, in genere ogni formarsi di una nuova potenza nel mondo extraeuropeo equivale all’indebolirsi delle grandi potenze dell’Europa occidentale, che hanno combattuto la Germania nella guerra mondiale (…) Per il fantasma degli ‘interessi comuni della razza bianca’ dobbiamo conservare e appoggiare ancora queste potenze nella loro egemonia mondiale? Dobbiamo noi, ‘in nome della razza bianca’, salvaguardare il dominio coloniale francese, grazie al quale la Francia trascina le sue truppe negre per il mantenimento di un predominio contro la Germania? (…) La ‘comunità della razza bianca’, l’’impero dei popoli bianchi’ preconizzato da Spengler non è niente altro che una reviviscenza del vecchio cosmopolitismo liberale, della borghesia mondiale dell’epoca liberale sotto le insegne della razza. Ciò non ha proprio nulla a che fare coi veri interessi del popolo tedesco” (p. 35).
Nel biennio 1933-1934 vedono la luce altri libri di von Leers, come Reichskanzler Adolf Hitler (Leipzig 1933), Juden sehen dich an (Berlin 1933), Das erste Jahr im Dritten Reich (Berlin 1934). Nel 1934, con un saggio sulla “marcia ed ascesa del nazionalsocialismo”, von Leers partecipa ad un’opera collettiva curata da Curt Hotel, Deutscher Aufstand (34), un libro che „si situa, per la sua tematica e per la cerchia dei suoi collaboratori, sulla scia dei lavori [analoghi] di E. Jünger, Roegels e Heinz” (35). Sempre in questi anni von Leers cura un’edizione di Auf dem Judenfriedhof in Prag; si tratta di un capitolo del romanzo Biarritz, che Hermann Goedsche (1815-1878) aveva pubblicato a Berlino nel 1868 con lo pseudonimo di Sir John Retcliffe (36).
Gotteskampf
È necessario che tutti gli accademici di un popolo coinvolto in un così profondo movimento si pongano al servizio dei capi di tale movimento per rendere comprensibili i loro obiettivi nazionali, politici e sopranazionali (…) con tutte le loro conoscenze politiche e intellettuali, con tutte le informazioni che possiedono sui paesi stranieri e sul mondo.
Karl Haushofer, Der nationalsozialistiche Gedanke in der Welt, München 1933
Il 9 agosto 1934 la “Deutsche Allgemeine Zeitung” pubblicò l’intervento di un professore emerito di germanistica dell’Università di Giessen, Otto Behagel, che con accademico sussiego accusava i non addetti ai lavori (gli Aussenseiter) di intraprendere ricerche sulla preistoria senza possedere le necessarie qualificazioni. Alla filippica del vecchio accademico non replicò soltanto il quotidiano della NSDAP, il “Völkischer Beobachter”; il contrattacco più deciso fu sferrato dai giornali controllati da Darré, sui quali intervennero il ministro in persona e alcuni suoi collaboratori, tra i quali appunto von Leers. Il termine Aussenseiter venne rivolto contro chi lo aveva usato: “proponendosi come unici ed esclusivi garanti di una ‘vera’ ricerca storico-scientifica, i professori come Behagel si mostravano del tutto insensibili alle proposte innovative che avrebbero caratterizzato la Germania nazista e apparivano dunque essi stessi come i veri outsider rispetto alla nuova realtà del Terzo Reich” (37).
Nel 1935 von Leers pubblicò Das alte Wissen und der neue Glaube e contribuì con una Storia dell’antisemitismo tedesco a un’ennesima edizione del Manuale della questione ebraica (38), curato da colui che “fu senza dubbio il più influente di tutti i Völkischen” (39), Theodor Fritsch (1852-1933).
In seguito von Leers collaborò regolarmente agli “SS-Leithefte”, pubblicati dall’Ufficio per la Razza e l’Insediamento sotto il patronato di Richard Walther Darré, Reichsbauernführer e ministro dell’alimentazione e dell’agricoltura.
Nel 1936, oltre a trattare argomenti giapponesi sulla rivista “Volk und Reich”, pubblicò Blut und Rasse in der Gesetzgebung (40), una panoramica storica delle legislazioni razziali, dalle civiltà antiche (India, Iran, Grecia, Roma) fino all’Estremo Oriente (Cina, Giappone) e all’Occidente moderno (Americhe, Sudafrica, colonie inglesi e francesi). All’interesse di von Leers per gli studi giuridici si riferisce anche una sua relazione sull’argomento “Criminalità ebraica”, che venne presentata a una conferenza presieduta da Carl Schmitt (1888-1985) e svoltasi il 3-4 ottobre 1936 intorno al tema “L’ebraismo nella giurisprudenza”. Gli atti della conferenza furono poi pubblicati in una serie di opuscoli sotto il titolo generale Das Judentum in der Rechtswissenschaft.
Nel semestre invernale 1936-’37 ricevette dall’Università di Jena un incarico per l’insegnamento di Storia giuridica, economica e politica su basi razziali. Nel marzo 1938 diventerà, sempre a Jena, professore straordinario. Dal 1 gennaio 1940 sarà ordinario di Storia tedesca con particolare riguardo alla storia contadina. Contemporaneamente dirigerà il dipartimento di storia e sarà membro del Senato accademico dell’Università di Jena (41).
Il 30 gennaio 1938 ottenne, assieme a Wolfram Sievers (1905-1948) (il segretario generale della Ahnenerbe che sarà impiccato a Norimberga), il grado di Sturmbannführer (maggiore) delle SS. Nello stesso anno pubblicò Rassengeschichte des deutschen Volkes (Berlin 1938).
Nel frattempo la produzione libraria di von Leers non conosce sosta: escono Arteigenes Recht und Unterricht (1937), Rassen, Völker und Volkstümer (1939), Der deutsche Lehrer als Kulturschöpfer (1939).
Nel 1938, von Leers fu nominato professore di scambio all’Università di Roma. Qui egli prese contatto con le redazioni delle riviste “La Difesa della Razza” e “La Vita Italiana”. In particolare, collaborò con Giovanni Preziosi (1881-1945) e ne divenne amico, apprezzandone le qualità del carattere; a diciotto anni dalla morte, lo ricorderà come “un Romano antico, un uomo catonico, una persona di grande onestà e rettitudine sia nella vita privata che nella pubblica” (42).
A Roma, von Leers tenne alcune conferenze pubbliche. Il 15 giugno 1940 parlò a Palazzo Zuccari, alla Sezione di Storia della Cultura dell’Istituto della Kaiser Wilhelm-Gesellschaft, su un argomento storico diventato di quotidiana attualità: L’Inghilterra. L’avversario del continente europeo. Sempre a Palazzo Zuccari, il 19 giugno venne invitato dal Circolo di Studi italo-tedesco a parlare sugli Elementi comuni nella storia italiana e germanica; otto giorni dopo, la conferenza fu ripetuta al Teatro delle Arti, per invito dell’Istituto Fascista per le Relazioni Culturali con l’Estero (43).
Nel 1940, recensendo per “Odal” il secondo volume di Herd und Altar di Bernhard Kummel (1897-1962) (44), von Leers si schierò a favore di quest’ultimo nella polemica che lo vedeva contrapposto a Otto Höfler. Il germanista e traduttore dell’Edda Bernhard Kummer, che come von Leers insegnava all’Università di Jena, aveva desunto dalle antiche saghe islandesi l’immagine di un “mondo eroico di Germani, che vivevano tra focolare e altare una vita felice e moralmente pura (…) Ma questo mondo tranquillo (Midgard), nel quale domina la figura di Thor, viene infranto e sconvolto dalla religione di Odino e del Walhalla dell’età dei Vichinghi (…) La religione di Odino s’impone dunque col suo spirito demonico-distruttivo e individualistico-aristocratico (Utgard). La lotta tra queste due opposte forze spirituali, in cui la dinamica distruttiva di Utgard s’impone sul sereno Mitgard, avrebbe dato inizio alla progressiva decadenza del mondo germanico, cui l’estraneo Cristianesimo avrebbe inflitto un ultimo colpo rovinoso” (45). Contro questa visione “antidemonica” dell’antichità germanica scese in campo uno studioso della scuola viennese di Rudolf Much, Otto Höfler, che col suo Kultische Geheimbünde der Germanen (46) aveva già sostenuto “l’importanza nel mondo dei Germani di culti e riti demonico-estatici coltivati da associazioni maschili segrete di guerrieri” (47). Non nella natura contadina, che comunque non veniva negata, andava ricercato secondo Höfler l’originario carattere del mondo germanico, bensì in uno spirito guerriero di tipo estatico-rituale. Mentre a favore della tesi di Höfler si schierò il mensile ufficiale dell’Ahnenerbe, “Germanien”, che nel 1937 aveva pubblicato diversi articoli del caporedattore J.O. Plassmann e dello stesso Höfler, von Leers, come abbiamo anticipato, intervenne nel 1940 a fianco di Bernhard Kummer, attaccando la teoria della componente demonico-estatica delle associazioni maschili guerriere e riconoscendo a Kummer il merito di aver fatto notare che il mondo contadino dei Germani, custode dei valori tradizionali, si era dovuto scontrare con il concetto di una “autorità” derivante dalla Chiesa.
Segue...




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