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  1. #1
    Morte al cristianesimo! ⨁
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    Predefinito italia & covid: blocco ascensore sociale, natalità, aumenta mortalità dei poveri

    Un Paese dove l’ascensore sociale funziona al contrario, ed è più facile scendere che salire, dove la pandemia traccia disuguaglianze “significative” e allarga i divari esistenti. Un clima di incertezza e paura che si riflette anche sulla denatalità, con “poco meno di 10mila nati, ripartiti per un terzo nel 2020 e per due terzi nel 2021”, nonostante un diffuso desiderio degli italiani di diventare genitori. Al centro del Rapporto annuale dell’Istat c’è la crisi Covid: le più colpite dalla pandemia sono le fasce più vulnerabili e meno istruite della popolazione mentre sul fronte dell’occupazione il 12% delle imprese pensa di tagliare personale. Aumentano poi le diseguaglianze a svantaggio delle donne, dei giovani e dei lavoratori del Mezzogiorno: con maggiore frequenza si tratta di lavoratori a tempo determinato e a tempo parziale, specie involontario, che occupano posizioni lavorative ad alto rischio di marginalità e di perdita del lavoro. Inoltre la spesa sanitaria ristagna, con un calo di medici e infermieri. mentre negli anni l’erosione dei posti letto negli ospedali ha portato ad averne con 3,5 ogni mille abitanti, contro gli 8 della Germania.

    La pandemia accentua le disuguaglianze – “L’arrivo del Covid ha portato al sovrapporsi delle disuguaglianze sulle precedenti disuguaglianze del mercato del lavoro”, dice il direttore centrale per gli studi e la valorizzazione dell’area sociale dell’Istat, Linda Laura Sabbadini. In particolare, spiega, “siccome il settore colpito di più in questo momento e meno tutelato dal punti di vista degli ammortizzatori sociali e della cig è quello dei servizi, a differenza di quel che è accaduto nelle precedenti crisi in cui erano industria e costruzione, ha fatto sì che peggiorasse la situazione delle donne e dei giovani. Giovani che ormai tra i 25 e i 34 anni ormai stanno 10 punti di tasso di occupazione sotto i livelli del 2008: 8 punti che si portavano dal periodo pre-Covid e due punti che si sono aggiunti solo con marzo e aprile. Ora anche qualcosa di più con il mese di maggio. Particolarmente critica è poi la situazione degli irregolari, considerando che nel settore dei servizi, rientrano la ristorazione e il turismo dove sappiamo che l’irregolarità è più frequente”. Quanto ai più piccoli, per l’Istat “la chiusura delle scuole imposta dall’emergenza epidemica può produrre un aumento delle diseguaglianze tra i bambini: nel biennio 2018-2019 il 12,3% dei minori di 6-17 anni (pari a 850mila) non ha un pc né un tablet ma la quota sale al 19% nel Mezzogiorno (7,5% nel Nord e 10,9% nel Centro). Lo svantaggio aumenta se combinato con lo status socio-economico: non possiede pc o tablet oltre un terzo dei ragazzi che vivono nel Mezzogiorno in famiglie con basso livello di istruzione”. Inoltre, “svantaggi aggiuntivi per i bambini possono derivare dalle condizioni abitative. Il sovraffollamento abitativo in Italia è più alto che nel resto d’Europa (27,8% contro 15,5%), soprattutto per i ragazzi di 12-17 anni (47,5% contro 25,1%)”.

    Ascensore sociale – La “classe” di origine influisce meno sulla collocazione sociale che si raggiunge all’età di 30 anni rispetto al passato ma pesa ancora in misura rilevante. Per l’ultima generazione (1972-1986), la probabilità di accedere a posizioni più vantaggiose invece che salire è scesa. Il 26,6% dei figli rischia un ‘downgrading’ rispetto ai genitori. Una percentuale, praticamente più di 1 su 4, superiore rispetto alle generazioni precedenti. E anche più alta di quella in salita (24,9%). Cosa che non era mai accaduta prima.

    Sanità – “L’emergenza sanitaria interviene a valle di un lungo periodo in cui il servizio sanitario nazionale è stato interessato da un ridimensionamento delle risorse. Dal 2010 al 2018 la spesa sanitaria pubblica è aumentata solo dello 0,2% medio annuo a fronte di una crescita economica dell’1,2%”, si spiega nel dossier. La spesa per investimenti delle aziende sanitarie è scesa dai 2,4 miliardi del 2013 a poco più di 1,4 miliardi nel 2018. Rispetto al 2012 “il solo personale a tempo indeterminato del comparto sanità si è ridotto di 25.808 unità (-3,8%): i medici sono passati da 109mila a 106mila (-2,3%) e il personale infermieristico da 272mila a 268mila (-1,6%)”. Drammatica la situazione dei posti letto ospedalieri in Italia, che “si è ridotta notevolmente nel tempo: nel 1995 erano 356mila, pari a 6,3 per 1.000 abitanti, nel 2018 sono 211mila, con 3,5 posti letto ogni 1.000 abitanti. Nell’Ue a 28 mediamente l’offerta di posti letto è di 5,0 ogni 1.000 abitanti, in Germania sale a 8″, fa presente l’Istituto. Quindi in Italia abbiamo meno della metà dei posti letto rispetto ai tedeschi. Stesso discorso vale se si fa il confronto sul personale infermieristico: 58 per 10mila residenti contro 129.

    Lavoro – La fotografia del mercato del lavoro pre-pandemia mostra diseguaglianze crescenti. Gli uomini, i giovani, il Mezzogiorno e i meno istruiti non hanno ancora recuperato i livelli e i tassi di occupazione del 2008. Nel 2019 il numero di occupati ha superato di 519mila unità il valore del 2008 nel Centro-nord mentre nel Mezzogiorno il saldo è ancora negativo di 249mila. Tra i giovani di 25-34 anni gli occupati sono oltre 1 milione e 400mila in meno. Al contrario le donne segnano un aumento di 602mila unità mentre gli uomini occupati in settori particolarmente esposti agli andamenti del ciclo hanno subito un calo di 332mila unità. Rispetto alla qualità del lavoro aumentano le diseguaglianze a svantaggio delle donne, dei giovani e dei lavoratori del Mezzogiorno. Con maggiore frequenza si tratta di lavoratori a tempo determinato e a tempo parziale, specie involontario, che occupano posizioni lavorative ad alto rischio di marginalità e di perdita del lavoro.

    Imprese – Sono molteplici i fattori di fragilità del sistema produttivo. Il problema del reperimento della liquidità è molto diffuso, i contraccolpi sugli investimenti – segnalati da una impresa su otto – rischiano di costituire un ulteriore freno ed è anche preoccupante che il 12% delle imprese sia propensa a ridurre l’input di lavoro. Tuttavia, si intravedono fattori di reazione positiva e di trasformazione strutturale in una componente non marginale del sistema produttivo. Si stima che a fine aprile quasi due terzi delle circa 800mila società di capitale italiane avessero liquidità sufficiente a operare almeno fino a fine 2020 mentre oltre un terzo sarebbe “risultato illiquido o in condizioni di liquidità precarie”.

    Desiderio di famiglia – Una “bassa” fecondità, “in costante calo dal 2010”, ma un “diffuso” ed “ancora elevato” desiderio di maternità e paternità. Una “forte discrepanza” quella registrata dall’Istat nel Rapporto annuale 2020. Il modello ideale di famiglia contempla infatti due figli. È così per il 46% delle persone, il 21,9% ne indica tre o più. Sono “solo” 500mila quanti tra i 18 e i 49 anni affermano che fare figli non rientra nel proprio progetto di vita.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/202...meno/5855925/#
    Per descrivere con un’immagine la situazione italiana, l’Istat spiega che per l’ascensore sociale in Italia è molto più probabile scendere che salire. Una cosa mai accaduta prima. È quanto emerge dal Rapporto annuale 2020. Disuguaglianze “significative” solcano il nostro Paese. E il Covid rischia di accentuarle, allargando i divari esistenti, con una ‘scala sociale’ nella quale è più facile scendere che salire. Il mercato del lavoro si restringe - il 12% delle imprese pensa di tagliare - proprio per le fasce più deboli, giovani e donne. La didattica a distanza vede in svantaggio bambini e ragazzi del Mezzogiorno che vivono in famiglie con un basso livello di istruzione. La natalità potrebbe scendere ancora, eppure gli italiani i figli li desiderano, due l’ideale. Ma l’Istat sottolinea anche come il Paese abbia reagito. “Il segno distintivo” nel lockdown è stato di “forte coesione”. L’Istituto invita a guardare alla criticità strutturali del Paese come “leve della ripresa”.

    Covid ha colpito di più poveri e meno istruiti. “L’epidemia ha colpito maggiormente le persone più vulnerabili, acuendo al contempo le significative disuguaglianze che affliggono il nostro paese, come testimoniano i differenziali sociali riscontrabili nell’eccesso di mortalità causato dal covid-19. Sono infatti le persone con titolo di studio più basso a sperimentare livelli di mortalità più elevati” si legge nel rapporto annuale 2020 dell’Istat. “Nel marzo 2020 e, in particolare, nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia, oltre a un generalizzato aumento della mortalità totale, si osservano maggiori incrementi dei tassi di mortalità, in termini tanto di variazione assoluta quanto relativa, nelle fasce di popolazione più svantaggiate, quelle che già sperimentavano, anche prima della epidemia, i livelli di mortalità più elevati. Uno scarso livello di istruzione, povertà, disoccupazione e lavori precari influiscono negativamente sulla salute e sono correlati al rischio di insorgenza di molte malattie (ad esempio quelle cardiovascolari, il diabete, le malattie croniche delle basse vie respiratorie e alcuni tumori), che potrebbero aumentare il rischio di contrarre il covid e il relativo rischio di morte”. L’istat spiega che “le persone con un basso livello di istruzione presentano un livello di mortalità sempre più elevato”. L’epidemia “ha dunque acuito le diseguaglianze preesistenti, con un maggiore impatto sulle persone con basso titolo di studio, non necessariamente anziane. A questo proposito, merita particolare attenzione il caso delle donne di 35-64 anni meno istruite, presso le quali si osserva un aumento del 28 per cento del ‘rm’ rispetto alle altre”, ossia del rapporto standardizzato di mortalità che misura l’eccesso di morte dei meno istruiti rispetto ai più istruiti.

    Un downgrading di massa. La “classe” di origine influisce meno sulla collocazione sociale che si raggiunge all’età di 30 anni rispetto al passato, ma pesa ancora in misura rilevante. Per l’ultima generazione (1972-1986), la probabilità di accedere a posizioni più vantaggiose invece che salire è scesa. Il 26,6% dei figli rischia un ‘downgrading’ rispetto ai genitori. Una percentuale, praticamente più di 1 su 4, superiore rispetto alle generazioni precedenti. E anche più alta di quella in salita (24,9%). Cosa che non era mai accaduta prima.

    Ripresa nel secondo semestre. Il Pil “dopo una flessione ulteriore nel secondo trimestre” si prevede che possa registrare “un aumento nel secondo semestre dell’anno”. L’Istituto di statistica ricorda che la prospettiva per la media del 2020 è di una caduta del Prodotto interno lordo dell′8,3%. “Il percorso di ripresa è previsto rafforzarsi nella parte finale dell’anno, producendo un effetto di trascinamento positivo sui risultati del 2021 che, in media d’anno, segnerebbero un ritorno a una crescita significativa del Pil (+4,6%)”.

    Ondata di licenziamenti. “Il problema del reperimento della liquidità è molto diffuso, i contraccolpi sugli investimenti, segnalati da una impresa su otto, rischiano di costituire un ulteriore freno ed è anche preoccupante che il 12% delle imprese sia propensa a ridurre l’input di lavoro” scrive l’Istat, in base a un’indagine condotta a maggio. Tuttavia “si intravedono fattori di reazione positiva e di trasformazione strutturale in una componente non marginale del sistema produttivo”. Dai dati provvisori sulle forze di lavoro emerge inoltre che i lavoratori in Cig ad aprile - nella settimana di intervista - sono stati quasi 3,5 milioni. E, sempre ad aprile, quasi un terzo degli occupati (7,9 milioni) non ha lavorato. Cresciuti anche i lavoratori in ferie.

    Si stima che a fine aprile quasi due terzi delle circa 800mila società di capitale italiane avessero liquidità sufficiente a operare almeno fino a fine 2020 mentre oltre un terzo sarebbe risultato illiquido o in condizioni di liquidità precarie”.

    Lavori antisociali anche per le donne. “Tra le donne è alta, anche se non
    maggioritaria, la diffusione dei cosiddetti orari antisociali: serali, notturni, nel fine settimana, turni. Con tutto ciò che ne consegue in termini di qualità del lavoro e la conciliazione con la vita privata”. Nel Rapporto annuale, l’Istat scrive che “più di due milioni e mezzo di occupati, di cui 767mila donne, dichiarano infatti di lavorare di notte; quasi cinque milioni, di cui 2 milioni donne, prestano servizio la domenica; e oltre 3,8 milioni, 1 milione e 600mila donne, sono soggetti a turni”.

    Un milione di famiglie vive di lavoro irregolare. “Nella difficile situazione economica generata dalle misure di contrasto alla pandemia, la presenza di una consistente porzione di occupazione non regolare rappresenta un ulteriore fattore di fragilità per un numero elevato di famiglie”. L’Istat scrive che “nella media del triennio 2015-2017 circa 2,1 milioni di famiglie (per oltre 6 milioni di individui) hanno almeno un occupato irregolare; la metà, poco più di un milione, ha - sottolinea - esclusivamente occupati non regolari”.

    Paura del Covid, meno figli. “La rapida caduta della natalità potrebbe subire un’ulteriore accelerazione nel periodo post-Covid”. L’Istat spiega che “recenti simulazioni, che tengono conto del clima di incertezza e paura associato alla pandemia in atto, mettono in luce un suo primo effetto nell’immediato futuro; un calo che dovrebbe mantenersi nell’ordine di poco meno di 10mila nati, ripartiti per un terzo nel 2020 e per due terzi nel 2021″. E La prospettiva peggiora se si tiene conto dello shock sull’occupazione. I nati scenderebbero a circa 426mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi a 396mila, nel caso più sfavorevole, in quello del 2021″.

    Il sogno? Una famiglia con due figli. “A fronte di una fecondità reale in
    costante calo dal 2010 e che ci riporta agli stessi livelli di 15 anni fa, il numero di figli desiderato resta sempre fermo a due,
    evidenziando un significativo scarto tra quanto si desidera e quanto si riesce a realizzare”. L’Istat rileva che “sono solo 500 mila gli individui tra i 18 e i 49 anni che affermano che fare figli non rientra nel proprio progetto di vita: una componente tutto sommato marginale e che include, nella metà dei casi, persone che hanno superato i 40 anni e che prendono atto delle difficoltà di avere figli in età avanzata. Altri 2 milioni 200 mila (più della metà ha superato i 40 anni) non ha figli e non intende averne per ragioni di età o perché non ha un partner, o per problemi di salute. Per circa la metà delle persone che non hanno figli e non intendono averne le motivazioni addotte evidenziano più che una scelta una sorta di rassegnazione a fronte di oggettive difficoltà”. Ben il 46 per cento degli italiani “desidera avere due figli.
    Il 21,9% tre o più. Solo il 5,5% ne desidera uno”
    .

    Si fa presto a dire Dad. “L’Italia presenta livelli di scolarizzazione tra i più bassi dell’Unione europea, anche con riferimento alle classi di età più giovani”. Quanto all’impatto del Covid, l’Istat sottolinea che “il 45,4% degli studenti di 6-17 anni (pari a 3 milioni 100mila) ha difficoltà nella didattica a distanza per la carenza di strumenti informatici in famiglia, che risultano assenti o da condividere con altri fratelli o comunque in numero inferiore al necessario”.

    https://www.huffingtonpost.it/entry/...ef=it-homepage
    .
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


    F. Nietzsche, L'Anticristo, 62

  2. #2
    Apolide della politica
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    Predefinito Re: italia & covid: blocco ascensore sociale, natalità, aumenta mortalità dei poveri

    Qualche scappato di casa fuori dal mondo invece parlava 3 mesi fa di posibile "boom" della natalità "grazie" alla pandemia, adesso si torna con i piedi per terra, fra l'altro dubito assai che con il "distanziamento sociale" a tempo indeterminato le persone single si attivino per conoscere gente o tentare di far coppia, prevedo tempi cupi di gente ancora di più ripiegata su se stessa e terrorizzata dal contatto con il prossimo, benvenuti alla "nuova normalità".

  3. #3
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    Predefinito Re: italia & covid: blocco ascensore sociale, natalità, aumenta mortalità dei poveri

    il covid non esiste.
    Presidente fan Club Moderatrice Viola.

  4. #4
    Lo Sciacallo
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    Predefinito Re: italia & covid: blocco ascensore sociale, natalità, aumenta mortalità dei poveri

    che dire " covid uno di noi
    Noi, il mondiale lo abbiamo vinto dopo una settimana: quello che succederà da oggi in poi saranno solo numeri che finiranno negli almanacchi del calcio.

  5. #5
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    Predefinito Re: italia & covid: blocco ascensore sociale, natalità, aumenta mortalità dei poveri

    Citazione Originariamente Scritto da gameover71 Visualizza Messaggio
    Qualche scappato di casa fuori dal mondo invece parlava 3 mesi fa di posibile "boom" della natalità "grazie" alla pandemia, adesso si torna con i piedi per terra, fra l'altro dubito assai che con il "distanziamento sociale" a tempo indeterminato le persone single si attivino per conoscere gente o tentare di far coppia, prevedo tempi cupi di gente ancora di più ripiegata su se stessa e terrorizzata dal contatto con il prossimo, benvenuti alla "nuova normalità".
    Se mi consenti la battuta.. è stato boom di pizze fatte col forno di casa. E io durante la pandemia ho anche perso 2 kg..

  6. #6
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    Predefinito Re: italia & covid: blocco ascensore sociale, natalità, aumenta mortalità dei poveri

    Citazione Originariamente Scritto da Maddomani Visualizza Messaggio
    Se mi consenti la battuta.. è stato boom di pizze fatte col forno di casa. E io durante la pandemia ho anche perso 2 kg..
    devo averli trovati io.
    Presidente fan Club Moderatrice Viola.

  7. #7
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    Predefinito Re: italia & covid: blocco ascensore sociale, natalità, aumenta mortalità dei poveri

    Citazione Originariamente Scritto da the fool Visualizza Messaggio
    devo averli trovati io.
    Io ho casa per conto mio in aperta campagna con un gigantesco giardino e anche terreni vicini coltivabili. Non posso passeggiare molto per via della cervicale, ma evidentemente passeggiando col pensiero li ho persi..

    In Toscana oltre ad essere grandi bestemmiatori siete anche di buona forchetta ( e di buon bicchiere) quindi ti sei sistemato per le feste.

 

 

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