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    Predefinito La crisi della politica europea

    La crisi della politica europea



    Giovanni R.: La crisi della politica europea

    Il sistema politico dell'Europa sta andando in tilt. Negli ultimi mesi si sono recati alle urne in sequenza: Gran Bretagna; Olanda; Belgio e Svezia. In tutti questi paesi il risultato è stato identico, ovvero nessuna chiara maggioranza ed affermazione di movimenti e partiti non tradizionali di destra, mentre i partiti "classici" denotano una palese decadenza.

    Perfino il bipartitismo anglosassone sembre in crisi, tanto che, come ben sappiamo, David Cameron ha dovuto stringere un accordo di coalizione con i liberali di Nick Clegg, tornati nella stanza dei bottoni dopo una lunghissima assenza. Il successo dei partiti della destra britannica è passato sottotono, ma UKIP e BNP hanno considerevolmente aumentato i consensi. Il sistema uninominale li "castra", non riescono ad eleggere parlamentari e molti loro potenziali elettori si turano il naso (occhio però che ci sono molti che si "turano il naso" e votano il Labour. Questi partiti sono fortissimi tra gli operai e nel nord industriale e laburista che non voterebbero i Tories manco per sogno in quanto sono da loro identificati ancora come "il partito della Tatcher"). Un eventuale "sistema a doppia preferenza" che sta alla base del referendum elettorale del prossimo anno potrebbe far "lievitare" i consensi dei due movimenti nelle "prime preferenze".

    In Olanda s'è affermato il "Partito della Libertà" di Geert Wilders che è volato dal 6 al 15%
    , danneggiando soprattutto i partiti cristiani e, in maniera minore, i partiti della sinistra. Ad oggi non s'è ancora trovata una soluzione per la formazione del governo a causa principalmente dell'ostracismo dei democristiani nei confronti della formazione di Wilders. I Liberali del premier "in pectore" Mark Rutte hanno tentato di porsi come "ponte" tra il loro figliol prodigo Wilders ed i democristiani, ma non c'è stato nulla di fare, almeno finora.

    In Belgio i partiti della destra radicale sono invece arretrati, ma anche lì s'è comunque affermato un movimento diverso rispetto ai partiti tradizionali, vale a dire la "Nuova Alleanza Fiamminga" di Bart De Woever, un partito centrista che comunque chiede la separazione tra Fiandre e Vallonia e che nel corso della campagna elettorale ha attaccato senza peli sulla lingua l'assistenzialismo verso i valloni. Se la destra anti-islamica ed euro-scettica, rappresentata dal "Vlaams Belang" e dalla "Lista Deddeker" ha subito un arretramento, comunque è stata una vittoria per l'independentismo fiammingo ed una dura sconfitta per democristiani, laburisti fiamminghi e liberali. Resistono i socialisti valloni di Elio Di Rupo, ma anche qui ad ormai tre mesi dalle elezioni non c'è ancora un governo e resta in carica quello ormai sfiduciato di Yves Leterme. D'altronde non si può pretendere molto quando l'accordo dovrebbe essere stipulato tra due personaggi diversissimi tra loro e che in campagna elettorale si sono scambiati "complimenti" come De Woever e Di Rupo. L'uno era una furia contro l'assistenzialismo verso i valloni, l'altro difendeva l'indifendibile piagnucolando. Insomma, come se ci trovassimo a dover mettere nello stesso governo Borghezio e Lombardo, ah no, scusate, dimenticavo che un governo sostenuto da Borghezio e Lombardo ce l'abbiam già.

    In Svezia la sinistra un tempo egemone è in stato comatoso e ha ceduto voti alla formazione di estrema destra "Svedesi Democratici" che ha raddoppiato i consensi mandando di traverso lo champagne al premier Reinfeldt. Ora la coalizione conservatrice, incassato il niet dei Verdi, volente o nolente deve venire ad un accordo con il partito di Jimmie Akesson. Quello che non si capisce è perché ci sia ostracismo nei confronti della formazione di Akesson ed invece non abbian mai creato scandalo decadi intere di governi social-democratici sostenuti con l'avvallo del partito comunista. Soliti doppio-pesismi.

    Alle elezioni regionali in Francia invece abbiam visto l'improvvisa ed inaspettata rinasciata del "Front National" di Jean Marie Le Pen. Il leader della destra radicale ha riportato il suo partito in doppia cifra invertendo la tendenza negativa degli ultimi anni e dando parecchie noie ai gaullisti di Sarkozy. Mentre in Germania la nascita di un partito a destra della CDU è solo una questione di tempo. Un partito che però pescherebbe anche dall'elettorato della Linke e della SPD e che includerebbe anche personaggi di sinistra come l'ex ministro dell'economia Wolfgang Clement. Un partito che avrebbe un potenziale almeno del 10% e che come ho detto pescherebbe anche a sinistra, specie nell'elettorato della Linke dell'Ovest. Senza dimenticare i progressi di BZO ed FPO che in Austria alle ultime elezioni federali hanno raggiunto il 28% e che alle regionali in Stiria di ieri sono passate dal 6 al 14% mettendo a serio rischio la Grosse Koalition di Vienna, il "Partito del Popolo danese" che avanza di elezione in elezione, il LAOS greco che ha raddoppiato il consenso dal 3 al 6%, i "Veri Finlandesi" che il prossimo anno faranno il botto e sono accreditati dai sondaggi del 10% (erano al 4%), o la nostra "Lega Nord" che, mentre PD e PDL si scannano in furiose lotte intestine, continua ad avanzare zitta, zitta. E, anche se non sono nell'UE, come possiamo non citare l'UDC elvetica ed il "Partito Progressista" norvegese, rispettivamente primo e secondo partito delle proprie patrie. In tutta l'Europa c'è quindi un fermento di movimenti a-tipici che potremmo chiamare neo-nazionalisti o neo-identitari che sfidano e tolgono consensi alle tre "famiglie" tradizionali, quella democristiana, quella socialista e quella liberale. La fioritura di questi movimenti è favorita da una lunghissima serie di fattori, in primis l'immigrazione, la globalizzazione e l'integrazione europea. L'immigrazione, nonostante le sirene mediatiche del multiculturalismo dicano il contrario, sta provocando moltissimi problemi di ordine pubblico e di spesa sociale e questi partiti fanno proseliti tra quelle fasce d'elettorato che un tempo erano di sinistra, come l'elettorato operaio, che vede minacciata sia la propria sicurezza "fisica" che quella del proprio lavoro. L'immigrazione è il motivo principale del successo di queste formazioni, ma non è l'unico. La globalizzazione e l'Unione Europea sono altre ottime fonti di consenso per queste formazioni. L'Unione Europea, nonostante il peana mediatico-intelletual-chic è sempre più vista come la causa della stagnazione economica che non come la soluzione dei problemi e la perdita di sovranità degli stati membri è sempre più vista con sospetto. L'UE è percepita come un'associazione di burocrati e banchieri che fanno i loro porci comodi a scapito delle opinioni delle popolazioni e delle imprese locali, un organo in cui la democrazia è 0 ed in cui queste lobby fanno il bello ed il cattivo tempo senza il minimo controllo democratico. Infine la globalizzazione economica che ha scardinato molte delle certezze dei lavoratori e a cui queste formazioni rispondono con una sorta di neo-protezionismo. La tattica che spesso si usa per contrastare l'insorgere di queste formazioni è quella dell'isolamento. Si tende per l'appunto ad escluderle dal governo e a denigrarle mediaticamente in maniera sistematica. La gogna mediatica e l'isolamento politico però non serviranno a nulla come dimostrato dai continui progressi di queste formazioni, non serviranno gli incidenti d'auto e le pistole di "casuali pazzi" e men che meno serviranno le crisi isteriche da demenza senile della Reding. L'unica soluzione per evitare che queste formazioni continuino il loro progresso è il dare risposte alle esigenze che le portano ad avere consenso. Attuare politiche molto più restrittive sull'immigrazione, specie quella proveniente dai paesi islamici, democraticizzare e rendere più trasparente l'UE, frenare le importazioni dal terzo mondo, stoppare le delocalizzazioni e porre barriere alla concorrenza sleale di Cina, India e soci. Solo rispondendo alle esigenze che questi movimenti pongono essi perderanno consenso. Le forze tradizionali faranno questo? La risposta è quasi sicuramente no. Dietro l'immigrazione di massa difatti ci sono molti interessi sporchi ed incoffessabili, nascosti dietro l'ipocrita paravento dell'umanitarismo, da sempre ottima giustificazione per nascondere loschi affari. Non parliamo dell'UE o della globalizzazione, figuriamoci se i governanti delle famiglie "tradizionali" faranno qualcosa per porre paletti ai burosauri di Bruxelles o alla concorrenza sleale delle tigri asiatiche. Nossignori, come se nulla fosse continueranno tutti in coro a cantare e suonare "tutto va bene madama la marchesa", (specie i musicanti di sinistra) fintanto che non si arriverà veramente al punto di non ritorno e allora per rimediare sarà semplicemente troppo tardi.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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    Predefinito Rif: La crisi della politica europea

    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    ]Nossignori, come se nulla fosse continueranno tutti in coro a cantare e suonare "tutto va bene madama la marchesa", (specie i musicanti di sinistra) fintanto che non si arriverà veramente al punto di non ritorno e allora per rimediare sarà semplicemente troppo tardi.[/B]
    A sinistra, elettori compresi c'è poco da sperare purtroppo , lì son messi peggio anche della destra :sofico: .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 

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