29 settembre 2010

L'osservatrice romana

Perché io, romana, dico che Bossi ha ragione

Sono Porci Questi Romani. Quando, da ragazzini, andavamo in giro per rovine antiche e per Fori Imperiali, il gioco di sostituire con parolacce l’insegna SPQR era innocente e perdonato anche dalle nonne più severe (confessavano di averlo fatto anche loro, potevano fornire varianti molto più hard di quella del senatur). Oggi lo fa un ministro della Repubblica, e questo viene preso sul serio. Se però è soltanto lo slogan brutale con cui bloccare la ridicola idea di far correre le automobili di Formula Uno sulle strade della Capitale – probabilmente per costruire ancora casette e torrette, senza nuove strade, quelle sì necessarie – allora sto con Umberto Bossi. Da qualche mese si sussurra di un Gran Premio, senza che la massima autorità automobilistica italiana – Luca di Montezemolo, che ne penserà, di questa idea? – abbia ancora detto un no, un sì, un ni. Attendiamo, noi porci, piuttosto preoccupati, increduli rispetto alle cifre mirabolanti che vengono promesse: miliardi di euro, bum, e già vola la fantasia alle cartacce, ai panini, a un’infinità di pullman (già soffocanti, incastrati nelle stradine a ogni ora del giorno e della notte), al turista-automobilista, non proprio un tipo interessato ai musei e alle fontane (chi segue le gare nei circuiti li conosce, e sa che sono una tribù particolare). Siamo maiali? Non polli, però.
Proporrei un censimento per capire chi siano oggi i veri romani, e chi gli invasori, magari scopriamo che – dal primo cittadino in giù – la popolazione attuale sia tutta di origini altre. Di sicuro dal nostro umile porcile guardiamo la realtà ma non abbocchiamo alle promesse di chi ritiene che un paio di settimane di corse possano aiutare la città. Alle porte di Roma, venti minuti dal Colosseo, esiste un autodromo – Vallelunga – che potrebbe forse essere adattato alla Formula Uno. Nessuno ne parla, perché le cose logiche e semplici non hanno più mercato. Spararla grossa fa andare sui giornali, divide, fa confusione: risultati molto ambìti, da tutti. Se la Lega intende scendere su Roma, alle prossime elezioni, schierarsi contro il Gran Premio è un’idea eccellente. I cittadini senza voce sono al 90 per cento contrari e rappresentano un buon punto di partenza, non un sondaggio. Se poi si aggiunge la proposta di trasferire dei ministeri verso il nord, al di là delle grida politiche di circostanza, anche qui credo che si troverebbero consensi.
La capitale sta soffocando nella burocrazia e nel traffico: non mi scandalizzerei se, per esempio, la Consob, l’Antitrust, e/o il ministero dell’Economia si avvicinassero a piazza Affari – gradualmente, certo, senza strappi – iniziando magari dalle nuove assunzioni. A volte, dietro i grugniti, le dita alzate e le parolacce di Bossi, viaggia quel buon senso che si è perduto. Il Partito democratico locale, diviso e commissariato, frantumato in mille pezzi, invece, gira poco per i bar di periferia, nei mercati, fra le persone vere. Sa soltanto scandalizzarsi, denunciare, rimbrottare, sottolineare, bocciare, redarguire, mettere all’indice, disprezzare. Andando avanti così, il popolo romano accoglierà festante la Lega Romana.
P.s. I maialini sono animali deliziosi, non a caso sir Pelham Grenville Wodehouse, uno dei più raffinati scrittori inglesi, ne fece i protagonisti di una serie di romanzi irresistibili.

di Barbara Palombelli

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