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  1. #1
    Blue
    Ospite

    Predefinito Joe Biden, una vittoria emblematica

    Più di tante parole, per commentare la vittoria di Joe Biden basti questo video emblematico del presentatore della CNN, Van Jones:





    Credo che, con la vittoria di Biden, la parte sana dell'America si senta liberata da un peso enorme... sopportato per quattro lunghi anni.

  2. #2
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    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    Che bravo attore.

  3. #3
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    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    Van Jones ha perfettamente ragione, è passata la nottata.
    Unita nella diversità - In verscheidenheid verenigd - United in diversity - Unis dans la diversité - Unida en la diversidad

  4. #4
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    Che bravo attore.
    Dispiace sentire queste parole... specialmente dopo la morte di George Floyd (e di tanti altri neri prima e dopo di lui), dopo l'assurdo muro eretto per respingere i messicani, dopo lo smaccato appoggio alle lobbies delle armi, seminando odio e raccogliendo tempesta, dopo lo smaccato appoggio agli estremisti di destra di QAnon e tanto altro.

    Dispiace davvero.

  5. #5
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    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    dopo la morte di George Floyd
    Quindi prima di Trump non ne morivano? Ora con Biden non ne moriranno più?


    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    dopo l'assurdo muro eretto per respingere i messicani
    Eretto da Bush senior e da Bill Clinton fra il 1990 e il 1993.



    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    dopo lo smaccato appoggio alle lobbies delle armi
    Noi siamo abituati alla nostra mentalità europea, dove l'arma è vista come qualcosa di negativo.

    Negli USA, se un candidato si dichiara favorevole alle armi, per loro è un punto a favore.



    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    seminando odio e raccogliendo tempesta
    Invece prima del 2016 erano santi, apostoli.

  6. #6
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    Nessuno crede che l'America prima di Trump fosse un Eden...

    Ma l'incremento della mortalità dei neri per mani della polizia, l'uso della forza e l'incitamento a ricorrere alle armi e alla violenza, il rafforzamento e l'ampliamento del muro al confine col Messico, il potenziamento del movimento estremista di QAnon... questo, è tutto merito di Trump. Per non parlare del suo allure presidenziale: eccone qualche illuminante esempio, nelle sue dichiarazioni, che danno una chiara idea dell'uomo e di come intende la sua carica.


    «Se Hillary non riesce a soddisfare il marito, come può soddisfare l'America?». (Twitter, 18 aprile 2015)

    «Ci ho provato, a scoparla. Mi sono mosso su di lei come una cagna. Ed era sposata. Poi di colpo la vedo, aveva le grosse tette finte e tutto quanto. Era rifatta...». «Sono attratto dalle belle donne e comincio a baciarle subito, è come un magnete. Bacio senza aspettare. E quando sei una star puoi fare quello che vuoi. Afferrale dalla f**a. Puoi fare tutto». (Il Washington Post pubblica un video del 2005 nel quale Trump parla con il conduttore tv Billy Bush, mentre stanno andando sul set della soap “Days of Our Lives”, 7 ottobre 2016)

    Gli immigrati messicani sono «criminali, trafficanti di droga e stupratori». (Dopo aver annunciato la sua candidatura, 30 giugno 2015)

    «Voglio che sia bellissimo perché forse un giorno lo chiameranno "Il muro di Trump". Non c'è scala che possa arrivarci. Se mai riuscissero a salire in cima si troverebbero nei guai perché non c'è modo di scendere giù». «Voglio costruire un muro, e nessuno costruisce muri meglio di me, credetemi, e lo costruirò senza spendere. Costruirò un grande, grandissimo muro sul nostro confine meridionale. Ricordate queste mie parole». «Il muro lo pagherà il Messico, anche se non lo sanno ancora, credetemi al 100%». (2016)

    «Chiedo una totale e completa interruzione degli ingressi di musulmani negli Stati Uniti». (8 dicembre 2015, come reazione alla strage di San Bernardino, in California)

    «Dicono che ho gli elettori più fedeli. Potrei stare fermo in mezzo alla Fifth Avenue e sparare a qualcuno e non perderei alcun elettore». (Iowa, 23 gennaio 2016)

    «Se vedete qualcuno pronto a lanciarmi un pomodoro, colpitelo. Lo fareste? Seriamente. Okay? Colpitelo... Ve lo prometto, pagherò per voi le spese legali. Promesso. Non sarà molto dispendioso perché il tribunale è d'accordo con noi». (Iowa, 1 febbraio 2016)

    «Assolutamente approverò il waterboarding, va benissimo, ma dovremmo fare qualcosa di molto più forte. Amici, credetemi, la tortura funziona». (17 febbraio 2016)

    «Il Papa è un personaggio molto politicizzato, lo stanno usando come una pedina. Per un leader religioso mettere in dubbio la fede di una persona è vergognoso (...). Tutti sanno che l'obiettivo ultimo dell'Isis è attaccare il Vaticano, e il Papa dovrebbe pregare che Donald Trump diventi presidente, perché così questo non accadrà». (Trump risponde alle parole di Papa Francesco, che disse "chi vuole alzare muri e non ponti non è un cristiano", 18 febbraio 2016)

    «Accadranno cose brutte, un sacco di cose brutte. Ci saranno attacchi che non potrete immaginare. Ci saranno attacchi da parte delle persone che in questo momento stanno entrando nel nostro Paese, come quelli dell'11 settembre». (Alla radio del National Border Patrol Council, 16 maggio 2016)


    Potrei proseguire ancora per un pezzo, ma credo che così possa bastare...

  7. #7
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    Non ricorro spesso a lunghi copia-incolla ma vorrei fare un'eccezione per te, @Serendipity...
    Spero tu capisca l'inglese: se sì, ti invito a leggere questo articolo e, se ti va, a commentarlo.





    Catastrophe has been averted. Let us all breathe a big, long sigh of relief
    Francine Prose

    The Guardian, Sat 7 Nov 2020


    It happened. Let us all take a deep breath and recognize: a disaster has been averted. Like when the car coming straight at us swerves at the last moment, when the Covid-19 test results come back negative. Donald Trump is no longer going to be president of the United States. Can it really be?
    It’s pleasant to imagine life without Trump in the White House. But it’s also painful, in a way, because it forces us to confront how we’ve been living for the past four years, the compromises and accessions we’ve made, what we’ve accustomed ourselves to absorb, to tolerate, to endure.
    The pandemic rages on around us. But it is a relief to not feel that thousands of people are dying and the person who is supposed to be leading our country doesn’t care.

    It will be a relief not to have to brace ourselves for the next act of cruelty, the next mocking of the disabled, the next racist or sexist tweet, the next vicious nickname or insult.

    It will be a relief not to watch the president of the United States take pride in his own ignorance and bigotry, not to have to steel ourselves for the next embarrassment, the next example of rudeness and bad behavior that makes us look selfish and foolish in the eyes of the world.

    It will be a relief not to have to confront how much we have learned to ignore, not to consider how many outrages we have witnessed and then forgotten because the next outrage had already taken its place. It will be a relief not to feel the daily dose of astonished disbelief, not to ask ourselves how we could have let this happen, why there is no one smart or brave or powerful enough to control it.

    It will be a relief not to know that we are being lied to, every day, about matters of life and death. It will be a relief to go through a day without feeling that we have become characters in a real life dystopian version of The Emperor’s New Clothes, one in which the Emperor won’t listen to the truth – about his nakedness – that the little boy is telling, the version in which the Emperor humiliates the little boy. It will be a relief not to think that our president hates and has contempt for the poor – that he mocks and despises the same people who vote for him, who support him.

    It will be a relief to not worry that our democracy is in danger, that Donald Trump and his cohorts would like nothing better than to see our nation transformed into a fascist kleptocracy that steals from us even as it restricts and deprives us of our constitutional freedoms. It will be a relief not to feel that the president and his family are profiting from the forces that contribute to so many Americans’ suffering.

    t will be a relief to get through the day, to be able look at our phones or our TV without hearing Donald Trump’s strident voice and the maddening rhythms of his speech, without seeing his red face twisted with fury, without listening to his insults and meanness, without observing his untiring efforts to divide our country, to make us despise and fear one another, and above all to glorify himself and the terrific job he seems to imagine he’s done.

    Of course I don’t believe that Donald Trump is the sole source of our country’s problems; I understand that he’s the symptom of our larger, deeper, more systemic problems. Nor do I imagine that a Biden presidency will offer an immediate (or even a lasting) solution to the nightmares that keep us awake: income inequality racism, sexism, climate change … the list goes on. But I also feel that this is not the moment to emphasize the fact that Biden will not solve all our problems. The posters said: Vote as if your life depends on it, and it’s true. Our health, our future, our democracy may very well depend on Donald Trump’s ouster.

    When I imagine life without Donald Trump, what I’m picturing is something like the final scene of the disaster film: the zombies have been beaten back, the Martians have returned to their planet, the dinosaurs are extinct once again, the floods have receded, the wildfires safely extinguished. The sun is shining, the sky is clear, the birds – those birds that are left – are sweetly singing. The last living humans find one another, and we know what they are thinking even if they don’t speak.

    They are thinking: it’s over. We’ve survived. Our country has been restored to us. We can breathe again.

  8. #8
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    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    ciao ciao

  9. #9
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    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    Kamala Harris cambia la Storia: è la prima vicepresidente Usa

    L’ ex procuratrice afroasiatica conquista la posizione più alta mai raggiunta da una donna. Al centro dell’agenda i diritti dei neri e l’uguaglianza di genere: «Mi ispiro a Martin Luther King»

    Da quando è nata Kamala Harris ha avuto chiaro che l’integrazione razziale e la parità di genere non erano cose di questo mondo, non erano cose di questa America. Ha lottato, è andata avanti a testa bassa, è diventata procuratrice generale, poi senatrice. E oggi, la figlia di una biologa indiana e di un economista giamaicano, sposata con un bianco ebreo, è entrata nella Storia. Per cambiarla.

    Kamala Harris, 56 anni, sarà la prima donna, e la prima donna di colore, a occupare la vice-presidenza degli Stati Uniti. Lo ha fatto interrompendo una tradizione lunga 244 anni che finora ci ha consegnato, salvo rare eccezioni, una sequenza di figure poco carismatiche. Questa volta è diverso. Kamala Harris, «la guerriera», corre il rischio opposto, quello di oscurare lo stesso presidente Biden, lo «zio buono» d’America.

    Guardata con sospetto dalla sinistra del partito per la sua durezza quando era procuratrice e per questo considerata troppo «di destra», Harris faceva paura anche dall’ala più moderata perché troppo progressista. Un’instabilità di opinioni evaporata nel pragmatismo della politica che, alla fine, potrebbe rendere Harris la vice-presidente perfetta. Quella che piace anche ai giovani elettori delusi dall’uscita di scena di Bernie Sanders e quelli che ancora oggi, anche se meno numerosi, sono devastati dalla sconfitta di Hillary Clinton nel 2016. In Harris, e in tutte le sue innumerevoli sfumature, i democratici americani – soprattutto le donne e soprattutto le donne nere – hanno visto la perfetta rappresentazione dell’America che vorrebbero e che in parte è già: progressista, integrata, inclusiva, egualitaria. Harris incarna il futuro di un Paese che sta diventando sempre più diversificato dal punto di vista razziale, anche se il soffitto di cristallo non è ancora stato infranto del tutto e il suo «capo» è un uomo bianco di 77 anni.

    La sua stessa biografia è un manifesto politico: nata a Oakland, California, in una famiglia di immigrati, laureata in un’università per neri, la sua è una carriera straordinaria. Ex procuratore distrettuale di San Francisco, è stata la prima donna di colore a servire come procuratore generale della California. Quando è stata eletta senatrice degli Stati Uniti nel 2016, è diventata la seconda donna nera nella storia della Camera. Per questo, quando parla con le ragazze, spesso si china per guardarle negli occhi, mentre le esorta a essere se stesse e a «puntare in alto», perché «Sorella, ce la puoi fare». Complice e diretta, come nella telefonata di ieri a Joe Biden, in tuta, in un parco: «Ce l’abbiamo fatta! Sei il presidente degli Stati Uniti!».

    Minoranze, donne, poveri. Nel suo discorso per lanciare la campagna elettorale Harris aveva subito messo in chiaro chi fosse. Aveva scelto di debuttare il 20 gennaio, il Martin Luther King Day: «King è la mia ispirazione. Sprona ognuno di noi a essere persone migliori». Colpita al cuore la comunità afroamericana. E poi: «La famiglia è fondamentale, sia quella in cui nasci, sia quella che scegli. La mia famiglia è mio marito, le sorelle della confraternita, la mia migliore amica, le miei chittis». Proprio chittis, un vezzeggiativo Tamil per le zie che ha inondato di orgoglio la comunità indoamericana. In un solo discorso Harris ha conquistato le minoranze, le famiglie allargate, e le «sorelle nere» della Alpha Kappa Alpha, la più antica confraternita nera del Paese, di cui faceva parte alla Howard University.

    Kamala, dalla risata cristallina, i modi gentili e la duttilità nel cambiare opinione, non ha mai avuto paura di mostrare chi fosse. La donna della legge e dell’ordine, in rotta di collisione con Ocasio-Cortez, bollata dai giuristi come «conservatrice», tuttavia contraria alla pena di morte, favorevole all’aborto e ai diritti gay, sostenitrice di una sanità pubblica, paladina del movimento Balck Lives Matter. Forse, tra le mille sfumature di Harris, c’è anche l’intelligenza di fare un passo indietro, di adattarsi senza perdere la propria identità. Per ora i passi sono tutti in avanti. «Ogni volta che ho corso ero la prima a vincere. La prima persona di colore. La prima donna. La prima donna di colore. Ogni volta», diceva nel 2019. Chissà che la prossima vittoria non la porti ancora più lontano.

    https://www.lastampa.it/topnews/prim...usa-1.39513444

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

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  10. #10
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    Predefinito Re: Joe Biden, una vittoria emblematica

    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio

    Non ricorro spesso a lunghi copia-incolla ma vorrei fare un'eccezione per te, @Serendipity...
    Spero tu capisca l'inglese: se sì, ti invito a leggere questo articolo e, se ti va, a commentarlo.



    They are thinking: it’s over. We’ve survived. Our country has been restored to us. We can breathe again.[/SIZE][/FONT]


    sì respirare, con la mascherina, e per sempre.

 

 
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