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Discussione: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

  1. #1
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    Predefinito La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    Vi avverto, se aprirete questo link vi renderete conto con poche frasi che la Chiesa vi ha mentito nei secoli:

    https://originidelcristianesimoprimi...io-di.html?m=1

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  2. #2
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    Giovanni di Giscala e Yochanan ben Zakkai NON erano la stessa persona.

    Inoltre, Giovanni di Giscala e Simone bar Giora erano acerrimi nemici.

  3. #3
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    I due Giovanni sono Galilei, non sono antiromani, entrambi creano divisione a Gerusalemme, bloccano nel Tempio i riti sacrificali, non rispettano il Sabato, hanno il loro amico/alleato più famoso di nome Lazzaro, sono parenti con chi ha incominciato a bruciare Gerusalemme e le sue provviste [ Simone di giora il capo dei sicari, chiamato sul Talmud Abba Sikra che significa il padre dei sicari o Ben Batiah), entrambi non furono uccisi dai romani, sia nel Talmud che in Guerre Giudaiche di Flavio Giuseppe attribuiscono a Giovanni la colpa della caduta del Tempio, entrambi crearono l'odio dei sacerdoti del Tempio, che volevano farli fuori specialmente quando entrambi decisero di bloccare i riti sacrificali nel Tempio.

    All'inizio Simone fu chiamato con lo scopo di cacciare Giovanni, ma pian piano Simone getto' la sua maschera e si alleo' con Giovanni:

    Libro IV73 Ma il Dio sconvolse le loro menti ed essi pensarono di ricorrere a un rimedio peggiore del male;
    infatti per liberarsi di Giovanni decisero di far entrare Simone, cioè di attirarsi un secondo padrone, e per di più
    sollecitandolo con le preghiere.
    Libro IV74 La decisione venne eseguita e il sommo sacerdote Mattia fu inviato a pregare quel Simone, che
    tanto avevano temuto, di voler entrare in città. Unirono le loro insistenze anche tutti quelli che erano stati
    costretti a fuggire da Gerusalemme per gli Zeloti e che desideravano di recuperare case e averi.
    Libro IV75 Simone acconsentì con grande degnazione di far loro da padrone e fece il suo ingresso come per
    liberare la città dagli Zeloti, acclamato dal popolo quale salvatore e protettore;
    Libro IV76 ma quando fu dentro col suo esercito non pensò che al suo potere, considerando quelli che
    l'avevano invocato non meno nemici di coloro contro cui era stato invocato.

  4. #4
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    Ed ecco la prova storica dove il maestro dice a Simone "pasci le mie pecore" pur non fidandosi troppo di lui:

    Libro V:278 Gli uomini delle fazioni avverse presero a gridarsi l'un l'altro che ciò che stavano facendo era tutto a
    vantaggio dei nemici, mentre invece, anche se il Dio non concedeva loro una durevole concordia, era
    necessario almeno deporre per il momento le scambievoli rivalità e combattere uniti contro i romani. Così
    Simone fece sapere a quelli del tempio che potevano senza timore uscire per difendere le mura, e Giovanni, pur
    non fidandosi troppo, li lasciò andare.

    Gesù consapevole che Simone detto Pietro l'avesse rinnegato a Gerusalemme, pur non fidandosi troppo di lui ( infatti gli chiede più volte se gli volesse bene) gli fa pascere le sue pecorelle:

    15Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». 17Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. 18In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».

  5. #5
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    È quel Simone gli volle così bene che lo fece uscire da Gerusalemme in una bara, fingendone la sua morte, stando al Talmud.

    Chi fu giustiziato a Roma al posto del maestro Giovanni, facendo una vera e propria via crucis, fu sempre questo Simone... lo stesso Simone che secondo alcune correnti gnostiche ( Basilide, Il trattato del grande Seth...) e l'Islam, morì al posto del Cristo:

    Libro VII:154 Questi era Simone, figlio di Ghiora, che fino a quel momento aveva sfilato fra gli altri prigionieri e
    che ora con una corda al collo venne trascinato, fra ingiurie e percosse, in un luogo vicino al Foro, dove i romani
    fanno eseguire le condanne a morte dei malfattori.
    Libro VII:155 All'arrivo della notizia che era stato ucciso, accolta tra vive acclamazioni, gli imperatori
    cominciarono a celebrare i sacrifici e, dopo averli offerti con le preghiere di rito, si ritirarono nel palazzo.

  6. #6
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    E fu proprio lui, il Simone, che come narrano ì più antichi Vangeli gnostici cristiani, sfuggiti dalla fiamme della Chiesa, che venne vestito da re MESSIA e si fece catturare e uccidere dai romani al posto del Maestro:

    Libro VII:26 - 2, 2. Durante l'assedio di Gerusalemme questo Simone aveva occupato la città alta; quando poi
    l'esercito romano, penetrato entro le mura, prese a saccheggiare tutta la città, allora egli raccolse, assieme agli
    amici più fidati, un certo numero di scalpellini con i ferri necessari al loro lavoro e cibo sufficiente per molti
    giorni, e assieme a loro s'introdusse in una delle gallerie sotterranee segrete.
    Libro VII:27 Dopo essersi spinti avanti nel tratto scavato anticamente, s'imbatterono nella pietra viva e allora
    cominciarono a scavarla nella speranza di poter procedere oltre, risalire in un luogo sicuro e mettersi in salvo.
    Libro VII:28 Ma alla prova dei fatti la speranza si rivelò fallace: i minatori a gran pena avevano fatto un piccolo
    progresso mentre i viveri, pur distribuiti con parsimonia, stavano per finire.
    Libro VII:29 Allora Simone, credendo di poter ingannare i romani spaventandoli, si avvolse in tunichette bianche
    e, fermatovi sopra con una spilla un mantello purpureo, venne fuori dalla terra nel luogo dove prima sorgeva il
    tempio.
    Libro VII0 Sulle prime chi lo vide fu preso dalla paura e rimase immobile, ma poi gli si avvicinarono e gli
    chiesero chi fosse.
    Libro VII1 Simone non glielo rivelò, ma si fece chiamare il comandante; quelli andarono di corsa e ben presto
    arrivò Terenzio Rufo, che era stato lasciato a capo del presidio. Questi, dopo aver sentito da Simone tutta la
    verità, lo fece mettere in catene e inviò a Cesare la notizia della sua cattura.
    Libro VII2 Così il Dio, per punirlo della sua crudeltà contro i concittadini, che aveva tiranneggiato senza
    compassione, lo diede in balia dei nemici che più l'odiavano: non era stato preso a forza,
    Libro VII3 ma si era volontariamente consegnato al castigo, compiendo un atto per cui molti erano stati da lui
    crudelmente uccisi sotto la falsa accusa di voler passare dalla parte dei romani.

    È da quest'uomo, uscito da sotto le pietre del Tempio ormai distrutto, che nacque la celebre frase" Simone... io ti chiamerò Pietro e da questa pietra io fonderò ( a Roma) la mia Chiesa."

  7. #7
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    Similitudini, analogie, comparazioni, coincidenze (di nomi, tempi o luoghi) sono sempre possibili e possono anche risultare suggestive come, ad esempio, nel caso di Giuseppe Flavio e Jochanan Ben Zakkai che furono entrambi condotti al cospetto di Vespasiano, entrambi nel medesimo tempo (intorno al 70 d.C.), entrambi nel medesimo luogo (l'accampamento romano, nei pressi di Gerusalemme), entrambi gli predissero che sarebbe diventato Imperatore e, di quest'ultimo, entrambi ottennero il favore e la protezione, dopo che la profezia si rivelò corretta: questo significa che erano la stessa persona? No, più verosimilmente, Giuseppe Flavio pronunciò effettivamente quelle parole "profetiche" che, in seguito, furono attribuite anche a Jochanan Ben Zakkai, da parte degli autori del Talmud.

    A differenza di Jochanan Ben Zakkai che, come Giuseppe Flavio (altra analogia), cercava strenuamente di convincere i propri connazionali ad arrendersi e a sottomettersi al dominio dell'Impero, Giovanni di Giscala fu uno dei principali protagonisti della guerra, ed "antiromano" lo era eccome:

    Tito divise le legioni in due gruppi e cominciò a elevare i terrapieni di fronte all'Antonia e alla tomba di Giovanni col proposito di espugnare da questa parte la città e dal lato dell'Antonia il tempio: infatti se non si prendeva anche questo, il possesso della città restava malsicuro. Il compito di costruire due terrapieni in ciascuno di questi due punti fu assegnato uno per legione. Quelli che lavoravano presso il monumento venivano ostacolati dalle sortite degli Idumei e degli uomini di Simone, quelli che lavoravano di fronte all'Antonia dalle forze di Giovanni e dal gruppo degli Zeloti. Tutti questi avevano la meglio non solo nel lancio dei proiettili a mano, dato che combattevano dall'alto, ma anche perché avevano ormai imparato a usare le macchine, resi esperti dall'esercizio quotidiano. Disponevano di trecento lanciamissili e quaranta baliste, con cui ostacolavano grandemente i lavori di riempimento dei romani.
    (Guerra Giudaica V: 356-359)

    Essendosi i giudei ritirati di corsa nel tempio, i romani penetrarono nella galleria che Giovanni aveva scavata per raggiungere i terrapieni. I ribelli delle due bande, quella di Giovanni e quella di Simone, pur restando separati, cercarono di contrastare loro il passo non risparmiando alcuna prova eccezionale di forza e di coraggio; essi comprendevano infatti che l'irrompere dei romani nel tempio significava la loro definitiva disfatta, così come per i romani esso rappresentava la premessa della vittoria. Attorno agli ingressi si accese una zuffa accanita: gli uni si sforzavano di impadronirsi anche del tempio, mentre i giudei cercavano di respingerli verso l'Antonia. Nessuna delle due schiere poteva far uso dei proiettili e dei giavellotti, ma si battevano corpo a corpo con le spade; la mischia era tale che non si poteva più capire da quale parte stessero i vari combattenti essendosi tutti confusi insieme e mescolati in quello spazio ristretto, mentre le loro grida si disperdevano inintelligibile nell'enorme frastuono. Grande fu la strage da entrambe le parti, e i cadaveri e le armi dei caduti venivano calpestate dai combattenti.
    (Guerra Giudaica V: 71-76)

    Quindi, Giovanni di Giscala fu il capo di una banda che ostacolò l'avanzata dell'Impero, facendo strage di Romani: non è qualcosa che questi ultimi potessero perdonare, come fosse stata una sciocchezzuola, lasciandolo libero ed impunito, e permettendogli persino di trascorrere il resto dei suoi giorni, in tutta tranquillità, ad insegnare nell'accademia rabbinica di Javneh, come fu concesso a Jochanan Ben Zakkai. No, il suo destino fu ben diverso, non venne nascosto dentro una bara e trasportato, con questo stratagemma, fuori dalla mura di Gerusalemme ed al cospetto di un benevolo Vespasiano, bensì:

    Giovanni, distrutto dalla fame nei sotterranei insieme con i fratelli, supplicò i romani di concedergli la grazia che tante volte aveva sprezzantemente rifiutata, mentre Simone si arrese dopo una lunga lotta contro il bisogno, come vedremo in seguito. Questi fu riservato all'esecuzione capitale in occasione del trionfo, mentre Giovanni fu condannato al carcere a vita. I romani, infine, incendiarono le estreme propaggini della città e spianarono le mura.
    (Guerra Giudaica Libro VI:433-434)

    E, visto che l'abbiamo tirato in ballo, concentriamoci adesso sul rapporto intercorrente tra Giovanni di Giscala e Simone bar Giora: innanzitutto, non è affatto vero che fossero parenti. Questa convinzione nasce da un'erronea interpretazione di un passo di Giuseppe Flavio, il seguente:

    Quale amicizia, quale parentela non rese questi due [Giovanni e Simone] più audaci nelle loro stragi quotidiane? Essi infatti consideravano un atto d'ignobile cattiveria far male a degli estranei, mentre ritenevano di fare una bella figura mostrandosi spietati verso i parenti prossimi.
    (Guerra Giudaica Libro VII: 266)

    Giuseppe non ci sta dicendo che Giovanni e Simone fossero amici e parenti, bensì che non si facevano scrupoli ad uccidere i loro stessi parenti ed amici.

    Inoltre, tu descrivi il loro rapporto come se Giovanni e Simone fossero stati due amici/nemici, due rivali che in fondo si volevano bene, nonostante qualche piccola scaramuccia: no, questi due si odiavano a morte ed erano a capo di due rispettive fazioni che si trucidavano, reciprocamente:

    Perciò gli Zeloti s'impensierirono ai suoi progetti e, volendo prevenire uno che cresceva a loro danno, uscirono ad affrontarlo in armi con la maggior parte delle loro forze; Simone andò loro incontro e nel combattimento che ne seguì parecchi ne uccise e gli altri li respinse fino alla città.
    (Guerra Giudaica Libro IV: 514)

    Tutto ciò ebbe l'effetto di rinfocolare le apprensioni degli Zeloti; questi non osarono affrontarlo in campo aperto, ma gli tesero degli agguati e catturarono sua moglie e parecchie persone del suo servizio. Poi, tutti trionfanti come se avessero preso Simone in persona, fecero ritorno in città aspettandosi che fra breve quello, deposte le armi, sarebbe venuto a supplicarli di restituirgli la moglie. E invece non da pietà, ma da furore egli fu preso per il rapimento e, avvicinatosi alle mura di Gerusalemme, sembrava una belva ferita che, non potendo sfogarsi sui feritori, si sfogava su chi capitava. Chiunque usciva dalle porte per raccoglier erbe o legna, anche se disarmato o vecchio, egli lo faceva catturare e uccidere fra i tormenti, inferocito al punto che per poco non divorava le carni dei morti. Molti anche ne rimandò indietro con le mani mozzate, col proposito di atterrire i nemici e, insieme, di istigare il popolo contro i colpevoli. Per mezzo di essi mandò a dire che Simone aveva giurato sul Dio cui nulla sfugge che, se non si fossero affrettati a restituirgli la moglie, avrebbe sfondato le mura e inflitto il medesimo castigo a tutti gli abitanti della città, senza nessun riguardo per l'età e senza distinzione fra innocenti e colpevoli. Tali minacce atterrirono non soltanto il popolo, ma anche gli Zeloti, che gli rimandarono la moglie, ed egli per il momento si acquietò sospendendo per un poco le continue stragi.
    (Guerra Giudaica Libro IV: 538-544)

    Certo, quando i Romani arrivarono ad assediare le mura di Gerusalemme, Giovanni e Simone furono costretti ad allearsi, per fronteggiare la pressante minaccia comune, ma non c'era qualcuno di superiore (come nel caso di Gesù e Pietro) che affidava la guida dei propri discepoli ad un subalterno ("pasci le mie pecorelle"): si trattava di due bande che univano momentaneamente le forze, per poi tornare a fronteggiarsi, come avevano già fatto, in precedenza:

    Giovanni occupava il tempio e non pochi dei suoi dintorni, l'Ophel e la valle detta Cedron. Avendo distrutto col fuoco tutto ciò che si trovava fra le rispettive linee, essi si erano creato uno spazio per battersi, e i loro scontri non cessarono nemmeno quando i romani si furono accampati presso le mura; dopo essere per poco rinsaviti quando fecero la prima sortita, erano poi ricaduti nella follia dei contrasti interni, tornando a scontrarsi fra loro e a fare quanto di meglio gli assedianti non potevano augurarsi.
    (Guerra Giudaica Libro V: 254-255)

  8. #8
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    Le opere di Flavio Giuseppe sono state ricopiate nei secoli dai monaci emanuensi cristiani, che hanno aggiunto e tagliato laddove costituiva un pericolo per la Chiesa.

    Ma il loro lavoro certosino nel falsificare le fonti è stato davvero grande, così grande che qualche piccola dimenticanza in altri testi poteva sfuggire... come ad esempio nell'autobiografia di Flavio Giuseppe:

    "A Giscala le cose stavano così: Giovanni figlio di Levi, vedendo che alcuni cittadini erano esaltati alla idea della ribellione ai Romani, si adoperava per calmarli e pretendeva che si mantenessero fedeli (a Roma). Tuttavia, nonostante il suo impegno appassionato, non vi riuscì" (Bio. 43-44).

  9. #9
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    Citazione Originariamente Scritto da Baphomet Visualizza Messaggio
    Le opere di Flavio Giuseppe sono state ricopiate nei secoli dai monaci emanuensi cristiani, che hanno aggiunto e tagliato laddove costituiva un pericolo per la Chiesa.

    Ma il loro lavoro certosino nel falsificare le fonti è stato davvero grande, così grande che qualche piccola dimenticanza in altri testi poteva sfuggire... come ad esempio nell'autobiografia di Flavio Giuseppe:

    "A Giscala le cose stavano così: Giovanni figlio di Levi, vedendo che alcuni cittadini erano esaltati alla idea della ribellione ai Romani, si adoperava per calmarli e pretendeva che si mantenessero fedeli (a Roma). Tuttavia, nonostante il suo impegno appassionato, non vi riuscì" (Bio. 43-44).
    Attualmente, non dispongo dell'autobiografia di Giuseppe Flavio: mi procurerò quest'opera, in modo tale da potermi documentare e risponderti in modo puntuale (anche perché, effettivamente, mi hai messo una certa curiosità).

    Nel frattempo, posso fare due considerazioni, una sul metodo ed una nel merito.

    La prima considerazione, quella sul metodo, è che, se tu avessi ragione, vorrebbe dire che i monaci amanuensi non si sarebbero limitati ad aggiungere interpolazioni e tagliare questo o quel passo, bensì avrebbero, di fatto, completamente riscritto, se non totalmente inventato, interi capitoli, se non addirittura interi libri, di "Guerra Giudaica": in un contesto del genere, se vero, l'unica opzione possibile è rigettare l'intera opera (o, almeno, quei numerosi capitoli e libri che trattano tanto approfonditamente la figura di Giovanni di Giscala), perché sarebbe assolutamente impossibile discernere il vero dal falso, ciò che è stato davvero scritto da Giuseppe Flavio e ciò che sarebbe stato scritto dal presunto copista falsario.

    Passiamo alla seconda considerazione, quella nel merito: in "Guerra Giudaica" è narrato che Giovanni, inizialmente, finse di appoggiare la causa romana, per poter fuggire, con l'inganno, da Giscala e rifugiarsi a Gerusalemme, dove si alleò persino con Anano figlio di Anano, il sommo sacerdote che incitò, organizzò e capeggiò la rivolta, dei cittadini, contro gli Zeloti ma, di questi ultimi, Giovanni era in realtà una spia. Dunque, è possibile che il passaggio di "Autobiografia" si riferisca a questo, oppure è possibile che, effettivamente, Giovanni era contrario alla rivolta, contro i Romani, almeno in un primo momento, e che in seguito abbia cambiato idea e schieramento, per opportunità oppure per un genuino ripensamento.

    (92) Per Tito, arrivato con i suoi cavalieri a Giscala, sarebbe stato facile prendere d'assalto la città, ma egli ben sapeva che in caso di espugnazione gli abitanti sarebbero stati sterminati in massa dai suoi uomini; allora, sazio di strage e impietosito per la popolazione che indistintamente avrebbe seguito nella rovina i colpevoli, preferì impadronirsi della città venendo a patti. (93) Perciò, essendo le mura gremite di uomini che per lo più appartenevano alla banda dei rivoluzionari, egli disse loro che si domandava con meraviglia su che cosa facevano affidamento quando, caduta ormai ogni città, essi solo resistevano alle armi romane. (94) Eppure avevano visto che città molto più forti erano state prese con un solo assalto, mentre chi si era fidato di venire a patti con i romani si godeva tranquillamente i suoi beni; tali patti egli allora tornava ad offrir loro senza volerli punire per la loro pervicacia. [...] (97) A questo discorso non solo nessuno degli abitanti poté rispondere, ma nemmeno accostarsi alle mura; infatti erano state tutte occupate dai banditi, e alle porte vi erano sentinelle per impedire che qualcuno potesse uscire per trattare o fare entrare dei cavalieri nella città. (98) Fu invece Giovanni in persona a rispondere dicendo che le proposte gli piacevano e che con le buone o le cattive le avrebbe fatte accettare da chi non le condivideva; (99) bisognava però lasciar passare quel giorno, che era di sabato, quando in omaggio alla legge dei giudei non era loro lecito né di combattere né di trattare la pace. [...] (103) Con tali discorsi abbindolò Tito, e infatti egli non si preoccupava tanto del sabato quanto di farla franca; temeva di essere catturato non appena la città fosse caduta, mentre sperava di mettersi in salvo fuggendo col favore della notte. [...] (106) Durante la notte Giovanni, poiché non si vedeva una sentinella intorno alla città, colse la buona occasione e prese la fuga verso Gerusalemme seguito non soltanto dai suoi armati, ma anche da parecchi popolani inermi con le loro famiglie.
    (Guerra Giudaica IV: 92-106)

    (208) Tutti questi uomini perirono per colpa di Giovanni, di cui abbiamo ricordato la fuga da Giscala: un uomo quanto mai subdolo, dominato da una terribile sete di potere, che già da tempo manovrava per impadronirsene. (209) In quel momento egli fece finta di stare dalla parte dei cittadini e, messosi al seguito di Anano, che di giorno si incontrava con i notabili per deliberare e di notte ispezionava gli uomini di guardia, riferiva poi i segreti agli Zeloti, e ogni progetto del popolo veniva per suo mezzo a conoscenza dei nemici prima ancora di essere stato definitivamente approvato.
    (Guerra Giudaica IV: 208-209)

  10. #10
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    Predefinito Re: La profezia della caduta del tempio di yokhannan ben zakkai alias gesù.

    Marietto per mancanza di tempo aggiungero' contenuti e risposte a rate, intanto per chi non conosce le opere di Flavio Giuseppe mi è doverose dimostrare le lampanti falsificazioni e dimenticanze della Chiesa:


    "A Giscala le cose stavano così: Giovanni figlio di Levi, vedendo che alcuni cittadini erano esaltati alla idea della ribellione ai Romani, si adoperava per calmarli e pretendeva che si mantenessero fedeli (a Roma). Tuttavia, nonostante il suo impegno appassionato, non vi riuscì" (Bio. 43-44).
    Questo è quello che appare nell'autobiografia di Flavio Giuseppe il cui contenuto in Guerra Giudaica viene totalmente stravolto dalle pie mani dei padri della Chiesa:


    Libro IV:84 - 2, 1. Non sottomessa restava soltanto Giscala, una piccola cittadina della Galilea; i suoi abitanti
    erano inclini alla pace, trattandosi per lo più di contadini tutti presi dal pensiero dei raccolti, ma erano stati
    rovinati dall'arrivo di una non piccola banda di briganti, che avevano anche guastato alcuni elementi della
    cittadinanza.
    Libro IV:85 Li aveva incitati alla rivolta e organizzati Giovanni, figlio di un certo Levi, un ciarlatano dal carattere
    subdolo, pronto a concepire grandi speranze e abile nel realizzarle, noto a tutti come un partigiano della guerra
    per ambizione di potere.
    Libro IV:86 Era stato lui a dar vita a Giscala al partito dei rivoluzionari, per colpa dei quali i paesani, che forse
    sarebbero venuti a patti di resa, aspettavano invece con sentimenti ostili l'arrivo dei romani.

    Cosa aveva fondato a Giscala Giovanni... un "partito dei rivoluzionari" antiromano?

    Ma se lui stesso non era antiromano, quindi a Giscala cosa aveva fondato di così tanto importante da indurre la Chiesa a mettere mano per stravolgere la sua biografia?

 

 
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