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  1. #1
    Avamposto
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    Predefinito Quanto è ebrea Hollywood?

    Quanto è ebrea Hollywood?


    Los Angeles Times 28 Dicembre 2008




    Secondo un’inchiesta sono di più gli americani in disaccordo con l’affermazione secondo la quale “gli ebrei controllano Hollywood”. Ecco però un ebreo che non è d’accordo.

    In vita mia non sono mai stato così turbato da un’inchiesta. Oggi solo il 22% degli americani crede che “le industrie cinematografiche e televisive sono praticamente controllate dagli ebrei”, una percentuale in calo rispetto a quella del 1964 che era di quasi il 50%. La Anti-Defamation League, che il mese scorso ha reso pubblici i risultati dell’inchiesta, vede in questi numeri una vittoria contro gli stereotipi. In realtà, essi dimostrano proprio quanto l’America sia diventata stupida. Gli ebrei governano completamente Hollywood.

    Ma quanto è profondamente ebrea Hollywood? Quando, qualche settimana fa, i capi degli studi cinematografici hanno sottoscritto una inserzione a tutta pagina sul Los Angeles Times 2 per chiedere che la Screen Actors Guild 3 definisse il loro contratto, la lettera aperta era firmata da: Peter Chernin 4, presidente della News Corp. 5 (ebreo), Brad Grey 6 presidente della Paramount Pictures 7 (ebreo), Robert Iger 8, amministratore delegato della Walt Disney Co. 9 (ebreo), Michael Lynton 10, presidente della Sony Pictures11 (sorpresa! un ebreo olandese), Barry Meyer12 presidente della Warner Bros. 13 (ebreo), Leslie Moonves 14 amministratore delegato della CBS Corp. 15 (così ebreo che il suo prozio fu il primo Primo Ministro israeliano 16), Harry Sloan 17 presidente della MGM18 (ebreo) e Jeff Zucker 19 amministratore delegato della NBC Universal20 (stra-ebreo).

    Se avesse firmato anche uno dei due fratelli Weinstein 21, questo gruppo avrebbe avuto non soltanto la forza di chiudere i battenti di tutta la produzione cinematografica, ma anche di formare un minyan 22 con una quantità di “acqua delle Fiji” 23 a disposizione per riempire una mikvah. 24

    La persona cui erano rivolte le grida dell’inserzione era il presidente della SAG, Alan Rosenberg (provate ad indovinare…). 25 Il feroce rifiuto alla richiesta contenuta nell’inserzione fu scritto dal super-agente dello spettacolo Ari Emanuel 26 (ebreo con genitori israeliani) sull’Huffington Post 27, di proprietà di Arianna Huffington (che non è ebrea e non ha mai lavorato ad Hollywood). 28

    Gli ebrei sono talmente dominanti che ho dovuto passare al setaccio le aziende per far spuntare sei gentili in posizioni rilevanti nelle compagnie cinematografiche. Quando li chiamai per parlare del loro incredibile avanzamento, cinque di loro si rifiutarono di parlare con me, a quanto pare per paura di ingiuriare gli ebrei. Il sesto, Charlie Collier, presidente dell’AMC, risultò essere ebreo. 29

    Siccome sono orgoglioso d’essere ebreo, voglio che l’America sia informata delle nostre imprese. Si, noi controlliamo Hollywood. Senza di noi perdereste la testa tutto il giorno saltando in TV da The 700 Club 30 a Davey and Goliath. 31
    Così mi sono assunto il compito di persuadere di nuovo l’America che gli ebrei governano Hollywood, lanciando una campagna di pubbliche relazioni, perché questo è ciò che sappiamo far meglio. Sto valutando vari slogan, fra cui: “Hollywood: più ebrei che mai!”; “Hollywood: dal popolo che vi ha portato la Bibbia” e “Hollywood: se vi piacciono televisione e film, allora probabilmente, in fondo, vi piacciono gli ebrei”.

    Ho chiamato il presidente dell’ADL 32, Abe Foxman 33, che era a Santiago, in Cile, dove, mi riferì con mia grande costernazione, non stava dando la caccia ai nazisti. Respinse il mio progetto per intero, dicendomi che il numero delle persone che ancora ritengono che siano gli ebrei a comandare ad Hollywood è ancora troppo elevato. Mi fece notare che l’inchiesta dell’ADL dimostrava che il 59% degli americani pensa che i manager di Hollywood “non condividono i valori religiosi e morali della maggioranza degli americani” e che il 43% ritiene che l’industria dello spettacolo sta intraprendendo una campagna organizzata per “indebolire l’influenza dei valori religiosi di questo paese”.

    Questa è una bieca fandonia, ha affermato Foxman. “Significa che essi pensano che gli ebrei si incontrano i venerdì mattina da Canter’s Deli 34 per decidere ciò che è meglio per loro”. La tesi di Foxman mi ha indotto ad un ripensamento: devo andare a mangiare da Canter’s Deli più spesso.

    “La frase ‘gli ebrei controllano Hollywood’ e molto pericolosa. La verità è che ad Hollywood ci sono un sacco di ebrei”, ha affermato. Invece di “controllano”, Foxman preferirebbe che la gente dicesse che molti manager dell’industria “capita che siano ebrei”, come che “tutte ed otto nel "venture capital" e nel "private equity" (chi desiderasse saperne di più, veda: AIFI - Il Capitale di Rischio - Venture Capital & Private Equity).

    Joel Stein (1)

    Source > LAT.com | How Jewish is Hollywood? | 19 dicembre 2008.

    Tradotto da Fabrizio Rinaldini




    --------------------------------------------------------------------------------

    1 Joel Stein è un giornalista ebreo-americano, nato nel 1971. Ha una rubrica fissa sul Los Angeles Times e scrive
    regolarmente su Time. Per maggiori dettagli si veda: http://en.wikipedia.org/wiki/Joel_Stein, ed il suo sito:
    Welcome.
    2 Il Los Angeles Times (più noto come LA Times) è il quotidiano di Los Angeles in California, distribuito in tutti gli
    Stati Uniti occidentali. E' al secondo posto fra i quotidiani metropolitani statunitensi ed al quarto per distribuzione.
    Nell'ottobre del 2008 registrava una diffusione di 739.000 copie. Oltre alla versione cartacea il LA Times pubblica le
    notizie sul sito Web Los Angeles Times - California, national and world news - latimes.com.
    3 La Screen Actors Guild (SAG) è il sindacato statunitense degli attori. Rappresenta oltre 120.000 persone che
    operano nel settore dello spettacolo. Il suo presidente è l'attore ebreo Alan Rosenberg. Per maggiori dettagli vedi:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Screen_Actors_Guild, oppure il sito del SAG: Screen Actors Guild.
    4 Sull’ebreo di origine russa Pyotr Chernin (Peter Chernin), vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Chernin.
    5 Sulla News Corporation, fondata da Rupert Murdoch, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/News_Corporation.
    6 Sul produttore Brad Alan Grey, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Brad_Grey
    7 Sulla Paramount Pictures, fondata nel 1912 dall’ebreo di origine ungherese Adolph Zukor, e dai produttori ebrei
    Daniel Frohman e Charles Frohman, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Paramount_Pictures
    8 Sull’ebreo Iger, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Iger.
    9 Su The Walt Disney Company, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/The_Walt_Disney_Company.
    10 Su Lynton, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Lynton.
    11 Sulla Sony Pictures Entertainment, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Sony_Pi..._Entertainment. La Sony
    Pictures Entertainment fa parte del colosso mondiale Sony Group, che comprende la Sony Corporation (immobili ed
    elettronica), la Sony Computer Entertainment (computer e giochi), la Sony Pictures Entertainment
    (cinematografia), la Sony BMG Music Entertainment (musica), la Sony Financial Holdings (servizi finanziari) ed altre
    società "minori".
    12 Sull'avvocato Barry M. Meyer, presidente ed amministratore delegato della Warner Bros. Entertainment Inc.,
    vedi: Time Warner: Barry M. Meyer.
    13 Sulla Warner Bros. Entertainment, Inc. o, più semplicemente Warner Bros., vedi
    http://it.wikipedia.org/wiki/Warner_Bros. Il colosso Warner fu fondato nel 1923 dai quattro fratelli ebrei Harold
    Morris "Harry" Warner (nato Hirsch Eichelbaum), Albert Warner (nato Aaron Eichelbaum), Samuel Lorenz Warner e
    Jack Leonard Jacob Warner.
    14 Su di lui vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Leslie_Moonves.
    15 Sulla CBS Corporation vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/CBS_Corporation. La CBS Corp. è controllata a sua volta
    dalla National Amusements, Inc., il cui presidente e maggior azionista è l'ebreo Sumner Murray Redstone (nato
    Sumner Murray Rothstein).
    16 Il prozio era David Ben-Gurion (1886-1973).
    17 Sull’ingresso di Sloan alla MGM, vedi: http://latimesblogs.latimes.com/ente.../2008/08/ever-
    since-harr.html.
    18 Sulla Metro-Goldwyn-Mayer Inc., vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/MGM. La MGM fu fondata nel 1924 dagli
    ebrei Marcus Loew e Louis Burt Mayer (nato Lazar Meir).
    19 Su Jeffrey Zucker, vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Jeff_Zucker.
    20 Sulla NBC Universal, Inc., vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/NBC_Universal.
    21 I fratelli -ebrei- Harvey e Robert Weinstein, produttore cinematografico il primo e teatrale il secondo, nel 2005
    hanno fondato la The Weinstein Company (http://weinsteinco.com/), una società produttrice indipendente di cui
    sono co-presidenti. Nel 1979 avevano fondato la Miramax Films, di proprietà della Walt Disney (vedi:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Harvey_Weinstein e http://en.wikipedia.org/wiki/Bob_Weinstein.
    22 Minyan è l'ebraico per “numero”. Corrisponde al quorum di dieci ebrei maschi di età superiore ai tredici anni, che
    costituisce il numero minimo perché sia possibile compiere un atto pubblico di culto e per la lettura della Torah.
    23 La "Fiji Water" è una marca di acqua potabile imbottigliata nelle isole Fiji che (sostiene la società produttrice
    statunitense), proviene da una falda idrica artesiana dell'isola di Viti Levu. Probabilmente l'autore dell'articolo la usa
    ad esempio perché la società, fondata nel 1996 da David Gilmour, nel novembre del 2004 è stata acquistata dalla
    Roll International, la compagnia della coppia di miliardari di Hollywood Stewart e Lynda Resnick.
    24 Mikvah è una parola ebraica che significa "piscina" o "corpo d'acqua". Mikvah è un cerimoniale di purificazione
    che avviene per mezzo dell'immersione in acqua. Indica separazione da un vecchio ad un nuovo stile di vita. In
    caso di matrimonio, ha il significato di lasciare la vecchia vita per condurne una nuova con il coniuge. Per gli ebrei,
    immergersi nella mikvah vuol dire rinascere spiritualmente, perché la mikvah ha il potere di cambiare
    completamente una persona.
    25 Sottinteso, “…se è ebreo”. In effetti lo è, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Alan_Rosenberg.
    26 Su Ariel "Ari" Z. Emanuel, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Ari_Emanuel. Per la cronaca, Ariel è il fratello di
    Rahm Israel Emanuel, membro del Congresso e futuro Chief of Staff del neo-eletto presidente Obama. Il padre, il
    pediatra israeliano Benjamin M. Emanuel, era un terrorista dell'Irgun.
    27 Sito Web di notizie. Vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/The_Huffington_Post. (Breaking News and Opinion on The Huffington Post).
    28 In effetti la Huffington è di origine greca (è nata Arianna Stassinopoulos), ma uno dei maggiori investitori del suo
    sito Web è Alan Patricof, ebreo americano di origine russa, uomo d'affari ed imprenditore, uno dei primi investitori
    29 Su Charlie Collier vedi Breaking News - Charlie Collier Named General Manager of AMC | TheFutonCritic.com. Sulla AMC Entertainment
    Inc. vedi http://en.wikipedia.org/wiki/AMC_Theatres. Per la cronaca: nel 2004 la AMC è stata acquistata dalla
    Marquee Holdings Inc., una società di investimenti della J.P. Morgan Partners, come dire uno dei gruppi bancari più
    potenti d'America.
    30 The 700 Club è il principale talk show della Christian Broadcasting Network (CBN), la rete televisiva fondata dal
    tele-predicatore Pat Robertson nel 1961. The 700 Club è in produzione dal 1966.
    31 Davey and Goliath è il titolo di una serie televisiva animata prodotta dalla Lutheran Church in America (che fa
    parte della Evangelical Lutheran Church in America). Gli episodi, di 15 minuti ciascuno, raccontano le avventure di
    Davey Hansen e del suo cane parlante Goliath.
    32 L'Anti-Defamation League (ADL, Lega Antidiffamazione) è un gruppo di pressione fondato nel 1913 dal B'nai
    B'rith negli Stati Uniti d'America il cui scopo statutario è "fermare, per mezzo di appelli alla ragione ed alla
    coscienza e, se necessario, rivolgendosi alla legge, la diffamazione degli ebrei…..”. Vedi:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Anti-Defamation_League.
    33 Sull’ebreo polacco Abraham Foxman, vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Abraham_Foxman.
    34 Il Canter's Deli, fondato nel 1924, è un famoso e lussuoso negozio di gastronomia ebraica nel Fairfax District di
    Los Angeles, vicino ad Hollywood. Vedi: Canters Deli-Home.






    Quanto è ebrea Hollywood?

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  2. #2
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?

    Chi controlla Hollywood?

    Tratto da “Dietro il sogno americano” di Giantonio Valli



    Se da una parte tutte le maggiori case di produzione hollywoodiane sono strettamente in mani ebraiche (ma lo sono anche catapecchie cinematografiche come la Producers Releasing Company, del ragioniere Leon Fromkess), ebraiche sono anche le prime banche che finanziano l'industria filmica.
    L'unica, parziale eccezione è rappresentata dalla Bank of Italy, fondata nel 1904 a San Francisco da Amedeo Peter Giannini, un immigrato italiano nato nel 1870 a San Josè. Dotato di un talento e di una forza d'animo eccezionali, dopo il praticantato bancario egli ottiene i primi capitali per la sua impresa dai fratelli Herman Wolf ed lsaiah Wolf Hellman, due dei più potenti banchieri della California (il secondo è inoltre il fondatore, nel 1872, della prima sinagoga del Bnai B'rith di San Francisco).

    Fattosi largo a forza in uno estab1ishment ostile, allora dominato dai banchieri anglosassoni, l'italiano si appoggia agli ebrei, stipulando, attraverso il produttore Sol Lesser, un'alleanza con i produttori di Hollywood e con i banchieri di New York interessati allo sviluppo dell'industria cinematografica.
    Il propulsore di tale impegno non è però direttamente Amedeo, ma suo fratello Attilio, detto «Doc» per via di una sua laurea in medicina.
    Quando la Bank of Italy rileva la fallita Bowery and East River Bank di New York, è ancora Sol Lesser a consolidare la banca di Giannini attraverso il coinvolgimento di Attilio nelle attività finanziarie delle compagnie di produzione. In tal modo «Doc» diviene la prima fonte di capitale per Marcus Loew, Lewis Selznick, Florenz Ziegfeld e dozzine di altri impresari ebrei, sia teatrali che cinematografici: «una collaborazione tra outsiders», la definisce Neal Gabler.

    Fondata nel 1919, la Loews Incorporated vede l'interessamento anche di altri banchieri. Come abbiamo accennato parlando della M.G.M., è per questo motivo che nella direzione della Loew compaiono i «gentili» W.C. Durant, dirigente della General Motors, e H. Gibson, presidente della Liberty National Bank.
    Un altro banchiere perno dello sviluppo dell'industria cinematografica americana è Otto Hermann Kahn. Nato nel 1867 a Mannheim dal banchiere Bernard, Otto, dopo un periodo di lavoro nella filiale londinese della Deutsche Bank, nel 1893 è nominato direttore della filiale newyorkese della Speyer & Co. Tre anni più tardi egli sposa Addie Wolff, figlia di Abraham, socio nella Kuhn, Loeb & Co., nella quale banca viene assunto l'anno seguente - «verosimilmente per il fatto che era stata fondata da ebrei come lui», ci informa piamente il Gabler - divenendone un'autorità.

    In tempo rimarchevolmente breve, da impiegato Otto diviene alto dirigente e socio. Dal 1903 al 1917 è presidente del Consiglio di Amministrazione della Metropolitan Opera Company. Adolph Zukor, già finanziato da Pierpont Morgan, lo contatta intorno al 1919 tramite suo fratello Felix Kahn, proprietario di una delle più estese catene teatrali newyorkesi. Quando la Paramount apre la sua campagna di acquisti di teatri (nel 1921 possiede od ha costruito ben trecentotre locali di prima visione), Felix cede la sua catena, venendo cooptato nella casa e divenendone uno dei massimi dirigenti, oltre che amico intimo di Zukor. Alla fine degli anni Venti, delle quindicimila sale cinematografiche sparse sul territorio degli Stati Uniti, la Paramount ne controlla un terzo.

    Così si esprime ancora il Gabler: «Zukor aveva una forte affinità con i Kahn. I due fratelli erano apostati dal giudaísmo, senza speranza di assimilazione, sebbene essi fossero in proposito più decisi che non Zukor. Otto aveva completamente rigettato il giudaismo e si era fatto episcopaliano. Essi affettavano uno stile di vita "imperiale", pensando di consolidare in tal modo il loro status di gentlemen. Ed ancora credevano nelle arti come mezzo di mobilità sociale. In effetti, sembra che Otto Kahn si riferisse a Zukor quando, pochi anni più tardi notificò ad un gruppo di soggettisti e produttori che ‘nell'arte come in ogni cosa il popolo americano ama essere guidato in alto e in avanti’, continuando poi a riferirsi ‘alla grande importanza ed alla potenzialità del cinema come industria, influenza sociale ed arte’».

    Un gustoso aneddoto sul suo conto merita a questo punto di essere riportato. Fattosi protestante, Kahn cerca per anni di ignorare e di far ignorare la sua origine ebraica. Passando un giorno per la Quinta Strada in compagnia dell'umorista ebreo Marshall Wilder, affetto da una gobba pronunciata, egli indica al compagno la chiesa della quale è assiduo fedele, dicendogli: «Marshall, sai che una volta ero ebreo?». «Sì, Otto» - è la risposta di Wilder, evidentemente memore del fatto che olim haebreus semper haebreus - «e anch'io una volta ero gobbo».

    Come la Kuhn , Loeb & Co. per la Triangle (insieme a Rockefeller) e per Zukor, così altri banchieri ebrei finanziatori dei tycoons hollywoodiani sono S.W. Straus per Carl Laemmle e Goldman, Sachs & Co. per i fratelli Warner.
    Solo William Fox avrebbe «osato» accordi con banchieri «gentili» non legati alla finanza ebraica, e subito l'AT&T, Halsey, Stuart & Co. ed altri finanzieri avrebbero cospirato per sottrargli il potere di controllo sulla filmografia sonora, campo nel quale Fox si trovava allora all'avanguardia e nel quale essi avevano investito considerevoli mezzi finanziari.

    La crisi dell'ottobre 1929 costringe le grandi case a fare ricorso alla Chase National Bank di Rockefeller, oppure alla Atlas Corporation di Morgan, che impongono una drastica politica di organizzazione e sottomettono alla fine la produzione al loro diretto controllo.

    «Il 1935» - scrive Sadoul - «è l'anno in cui le conseguenze della crisi economica e della nuova ‘guerra dei brevetti sonori’ portano ad un rafforzato controllo dei grandi gruppi finanziari sulla città del cinema. Otto Grandi regnano ormai su Hollywood; cinque "maggiori": la Paramount , la Warner , la Loew-MGM , la Fox e la RKO insieme con tre "minori”: la Universal , la Columbia e la United Artists. Le cinque case maggiori totalizzano l'88 per cento del giro d'affari, sono proprietarie di 4.000 grandi cinematografi-chiave e producono l'80 per cento delle superproduzioni. Insieme con le tre case minori, monopolizzano il 95 per cento della distribuzione. Questi Otto Grandi sono consociati nella Motion Picture Producers ofAmerica (MPPA) e a loro volta sono controllati - il più spesso a due o tre mandate - dal gruppo Rockefeller o dal gruppo Morgan. Per di più, alcune di esse sono legate a W. Randolph Hearst, a Du Pont De Nemours, alla General Motors, alla General Electric e a varie grandi banche. L'alta finanza americana, direttamente proprietaria di Hollywood, sceglie attraverso i suoi fiduciari i soggetti dei film, che, prima di venir realizzati da un cineasta, debbono piacere ad una manciata di finanzieri».

    I veri padroni degli oligopoli cinematografici rappresentati dalle maggiori case di produzione sono ancor oggi i grandi finanzieri di Wall Street (anch'essi nella maggior parte di ascendenza ebraica). I maggiori trust finanziari e bancari statunitensi, le «Big Three», sono ancor oggi i gruppi Rockefeller, Morgan, e la Kuhn Loeb &Co.
    Come continua Georges Sadoul, l'attività dei monopoli cinematografici di Hollywood sarà da allora prevalentemente diretta da fini commerciali: «I dirigenti, che sono praticamente i delegati dell'alta finanza, stabiliscono con precisione quanto deve rendere ogni film e se il bilancio risulta in deficit tutti quelli che hanno concorso a crearlo (attori, directors e producers) si troveranno presto o tardi licenziati. I finanziatori americani padroni di Hollywood liquidano spietatamente questi executives, che sembrano tanto potenti, non appena il bilancio delle grandi case da essi dirette si rivela passivo».

    Tuttavia, nota sempre Sadoul, in talune circostanze i finanzieri di Wall Street autorizzano delle spese «disinteressate». Uno degli esempi più chiari si manifesta nel primo decennio del dopoguerra.
    Nel 1948 la Fox è la prima a lanciare un film anticomunista, «La cortina di ferro», in appoggio alla guerra fredda. Con una contemporaneità significativa, la manovra propagandistica viene ripresa largamente dalla stampa, dalla televisione e dalle case editrici. Film senza alcuna qualità artistica, «La cortina di ferro» provoca subito, sia negli USA che all'estero, vive proteste. E suo mancato successo commerciale non impedisce tuttavia ad Hollywood di continuare a produrre per sei o sette anni numerose pellicole anticomuniste - con eguale insuccesso.
    «Per la Fox , la MGM , la Wamer , la RKO , la Paramount questa serie costituì certamente un deficit di molti milioni di dollari. Ma lo sforzo delle cinque majors fu disinteressato soltanto in apparenza, poiché queste grandi case erano in effetti legate anima e corpo agli interessi dei gruppi Morgan e Rockefeller, alle grandi fabbriche di armi e di forniture militari o di bombe atomiche che gravitano intorno alle ditte Kodak, Du Pont de Nemours, General Motors, General Electric, etc.».

    I film anticomunisti contribuiscono a creare nell'opinione pubblica il panico della guerra fredda e pertanto a determinare commesse militari, atomiche o di altro genere, a tutto vantaggio delle grandi ditte e degli interessi che controllano anche le maggiori case cinematografiche di Hollywood. Pertanto il bilancio complessivo è largamente attivo.
    I legami che uniscono Hollywood al mondo del big business risultano quanto più chiari nella pittoresca figura del multimiliardario «gentile» Howard Hughes.
    Nato nel 1905 (e deceduto nel 1976), questo figlio di un milionario californiano si interessa ben presto, come abbiamo visto, al cinema (nel 1932 è tra l'altro produttore di Scarface). Fin dall'età di venticinque anni finanzia, e talvolta anche dirige, numerose pellicole nelle quali ha gran parte l'aviazione, attività tra l'altro a lui cara anche dal punto di vista sportivo. Mentre conquista alcuni record come aviatore, egli consolida così la fama di talune dive che godono dei suoi favori.
    Nel 1948 il Nostro acquista per parecchi milioni di dollari, dal gruppo finanziario Rockefeller, la RKO. Per sette anni la società resta apparentemente in deficit, e nel 1955 Hughes la rivende ad un gruppo di grossi industriali della gomma.

    «Si disse allora - scrive Sadoul - che la RKO era stata per lui un capriccio da miliardario che accoppiava a quella aviatoria la passione per le dive. Ma il settimanale Time ricorda, il 17 ottobre 1955, da dove vengono i miliardi di Hughes. La fonte della notizia ne garantisce la veridicità, dato che questa pubblicazione americana opera nell'ambito degli interessi Morgan e, assieme alle rivelazioni, pubblica anche due pagine di pubblicità pagate da Hughes».

    In breve, secondo la rivista, Hughes è uno dei dieci maggiori proprietari di industrie belliche americane. Nel bilancio militare degli USA la Howard Hughes Aircraft Co. (i cui stabilimenti occupano un'area di trenta ettari in California e in Arizona) incide ogni anno per duecento milioni di dollari sulla fornitura di missili teleguidati fabbricati da una delle aziende affiliate, la CSTI. Oltre a queste due società, il Nostro domina anche la Hughes Tool Co. e la TWA , la più grande compagnia aerea internazionale americana. Queste aziende impiegano complessivamente cinquantamila persone ed il loro giro d'affari annuo raggiunge i settecento milioni di dollari (tutti i dati sono ovviamente da riferire al 19 5 5).
    La RKO , durante il periodo in cui è di proprietà privata di Hughes, moltiplica la produzione di film anticomunisti e di film di guerra che si svolgono in Corea od altrove, e dove l'aviazione ha un posto di primo piano. Citiamo, per tutti, The Bridges at Toko-ri (1954).
    (…)

    E’ dunque difficile considerare la grande produzione filmica americana indipendentemente dai grandi gruppi industriali e finanziari che la controllano!




    Chi controlla Hollywood?
    Ultima modifica di Avamposto; 01-10-10 alle 12:36

  3. #3
    Avamposto
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    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?






  4. #4
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    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?

    Ci sarebbe da discutere pure dei fumetti vedesi Superman, Batman , Uomo Ragno Capitan America ...
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #5
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    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?

    Leggete il libro di Kleeves "I divi di stato"
    Hollywood è fucina di propanga usraeliana.

  6. #6
    Avamposto
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    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?

    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    Leggete il libro di Kleeves "I divi di stato"
    Hollywood è fucina di propanga usraeliana.



    Datato ma sempre utile:



  7. #7
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    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?

    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    Leggete il libro di Kleeves "I divi di stato"
    Hollywood è fucina di propanga usraeliana.
    Marvel e DC comics non sono da meno e pensare che a me piace tanto Green Lantern :234: .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #8
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    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?

    intanto è fallita , x l'ennesima volta, la Metro Golden Mayer

  9. #9
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    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?

    Citazione Originariamente Scritto da EURIDICE Visualizza Messaggio
    intanto è fallita , x l'ennesima volta, la Metro Golden Mayer
    Si è vero,rimangono intatti e nella storia del cinema tuttii capolavori che ha sfornato e di cui saremo eternamente debitori.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Quanto è ebrea Hollywood?

    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
    Si è vero,rimangono intatti e nella storia del cinema tuttii capolavori che ha sfornato e di cui saremo eternamente debitori.
    Qualche titolo?

 

 
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