Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?

    Io ritengo che sia stato l'unico e vero tentativo di creare un movimento razzialista in Italia.

  2. #2
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?

    Da leggere:
    -IL FRONTE NAZIONALE.
    -L'ALBERO E LE RADICI.
    -I LUPI AZZURRI.

  3. #3
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?


  4. #4
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?

    FRANCO FREDA – IL FRONTE NAZIONALE
    EDIZIONI DI AR – DICEMBRE 1994
    NOTA INTRODUTTIVA p. 9

    Questo volumetto riunisce alcuni degli scritti che riflettono più fedelmente gli orientamenti e le proposizioni del Fronte Nazionale, così come sono stati resi pubblici durante l’attività – ispirata a esigenze di pedagogia e didattica politica – del sodalizio. (p. 9)
    Gli elementi ispiratori della dottrina e dell’attività politica del Fronte Nazionale sono stati perciò dedotti da insegnamenti che appartengono a questo lascito germinale, senza la mediazione necessaria di quelle particolari manifestazioni ideologiche della modernità che hanno assunto i nomi di nazionalsocialismo e fascismo.
    Sono state queste ‘parole ortodosse’ diffuse dal Fronte Nazionale a suscitare violente reazioni repressive che, anticipate dalla cd. “legge Mancino”, hanno preso forma attraverso la persecuzione giudiziaria nei confronti di settantacinque connazionali accusati di essere membri del movimento. (pp. 9-10)

    LA CULTURA INTEGRALE p. 13

    IL RAZZISMO MORFOLOGICO p. 17

    In questa fase altamente drammatica per il genere umano, assistiamo al tentativo forsennato di decomporre e disintegrare, attraverso la razza, quel nucleo ultimo ed essenziale che sempre ha generato negli uomini i loro sentimenti e alimentato le loro immagini del mondo. Perciò, oggi la razza[…]assume la funzione di estremo baluardo di resistenza contro l’aggressione dell’individualismo, del razionalismo, del cosmopolitismo, ossia delle forze che tendono alla indifferenziazione totale.
    Entro questa prospettiva razzista, l’individualismo risulta il primo nemico fondamentale da atterrare.
    Primo elemento disgregante e dissolvitore, esso nulla sa di profondità e di continuità, di razze e di stirpi, di genti e di famiglie. (pp. 17-18)
    […] concepisce la propria libertà nella loro distruzione, accogliendo come unica verità possibile quella riassunta nell’ubi bene ibi Patria condizione, questa, realizzabile solo con la mostruosa esasperazione del razionalismo da un lato e del cosmopolitismo dall’altro. (p. 18)
    Di derivazione individualistica e razionalistica è l’interpretazione progressista della storia, per la quale il passato, qualsiasi passato, incarna semplicemente una Condizione minore e inferiore rispetto al presente e, ancor più, rispetto al futuro, a qualsiasi futuro. Intrisa di penoso ottimismo, questa interpretazione modernista confonde il cambiamento con l’evoluzione e valuta ogni cambiamento, per sua natura intrinseca, positivo. Nella realtà esistenziale essa costituisce lo strumento psichico con cui l’individualismo tende alla ‘sua’ liberazione, ovvero a sradicare l’uomo moderno da ogni compito, da ogni necessità, da ogni dovere.
    La visione razzista ed etnica della storia, invece, mentre considera gli eventi storici e le esperienze culturali come manifestazioni di incontri e scontri tra razze ed etnie diverse – perciò, tra interiorità diverse -, mira a rendere consapevole ogni membro della comunità nazionale-razziale che egli stesso è il risultato di questa continua, a volte caotica, intersezione razziale. […]
    Per noi razzisti, non al futuro occorre volgere lo sguardo, ma al passato, anzi al tempo degli inizi: al momento presieduto dal vertice della purezza spirituale e razziale. (p. 19)
    Alla varietà delle razze va ricondotta la varietà delle culture. (p. 20)
    […] in condizioni ordinate e normali, il senso della nostra esistenza, per assumere il problema elementare, che è quello della conservazione biologica della razza, concentrando nella soluzione di esso le nostre energie. Dinanzi alla spaventosa alluvione degli allogeni extraeuropei, dinanzi alla congiunzione tremenda di fattori politici ed economici che generano questa mostruosità, diventa drammaticamente vitale raccoglierci in un’unica comunità giurata, radicale e senza compromessi, la quale rifletta la volontà chiara e la decisione coerente di combattere per eliminare il flagello. Il panorama terrestre dei decenni successivi al 2000 farà tremare “le vene e i polsi”: di fronte a nove miliardi di “colorati”, starà circa un miliardo di bianchi – di bianchi sempre più estenuati, sempre più disanimati, sempre più degenerati: incapaci anche di stendere l’indispensabile cordone sanitario contro un’infezione che, progredendo, determinerà il loro genocidio. Entro i prossimi trentanni, mentre l’Europa occidentale conoscerà una crescita demografica zero, i soli paesi che si affacciano alla riva sud del Mediterraneo produrranno centosettanta milioni di nuovi esseri umani, turbe destinate a sciamare da quei territori e a invadere le nostre terre europee. Questa crescita esponenziale di razze estranee alla nostra segnala inequivocabilmente il raggiungimento del punto di crisi del ciclo storico in cui siamo collocati: il punto più basso, quello in cui la quantità sembra trionfare.
    Di fronte a questo pericolo orribile, è necessario fondare e compaginare un movimento di forze politiche, che assuma nelle varie regioni europee il carattere di vero e proprio fronte nazionale. (pp. 21-22)

    ESSERE DI RAZZA p. 23

    Dice no alla razza, rinnega la razza l’individuo dell’anti-razza: il bastardo, nemico dell’uomo.
    Chi, avendo subito la deformazione dell’anima e lo sfiguramento del corpo, avversa le proprie origini, è un degenerato che attenta alla propria razza: un autore potenziale di genocidio.
    Dice sì alla razza, afferma la razza l’uomo di razza – a qualsiasi razza risulti assegnato dalla Provvidenza universale.
    Chi sente vivere dentro di sé come radici arcaiche i fondamenti della comunità razziale cui appartiene è razzista.
    Chi conferma il vincolo che lo richiama alla propria razza, lo avverte con i sentimenti, lo testimonia con i pensieri, lo rafforza con le opere è razzista.
    Razzismo significa non disprezzo delle altre razze ma fedeltà alla propria razza, riconoscimento della specifica forma di vita che la segna, rispetto di tutti i nessi, interiori ed esteriori, superiori e inferiori che la ordinano.
    Non alle loro masse degenerate, ma alle compagini spiritualmente ed esteticamente più pure della razza bianca va riconosciuto il compito di ordinare, attraverso la diseguaglianza delle razze, e di governare, mediante la differenza delle stirpi, il movimento di unificazione complessiva del genere umano.
    Se l’unità organica del genere umano è il fine di quest’ordine giustificato dall’autorità e garantito dal predominio di questi nuclei-guida della razza bianca – l’obiettivo avversario è la dissoluzione delle totalità negli individualismi, il genocidio progressivo dei propoli mediante l’alterazione dei loro caratteri materiali e ideali, la degradazione delle comunità etniche che popolano la Terra nelle messe informi che infestano il pianeta: il dirazzamento del genere umano attraverso lo snaturamento delle specie etniche e l’annientamento delle specificità culturali.
    Privare il vertice della razza bianca della sua funzione di guida, di capo nel corpo del genere umano, inducendolo con gli inganni più diversi a capitolare, ad abdicare alla sua egemonia, significa negare l’ordine e affermare il caos mortifero tra le razze umane – sopra tutto, tradire le nostre stirpi.
    Equivale a consegnare il complesso della loro storia, la complessità della loro fisionomia etnica e culturale, di sangue e di anima, al pervertimento cosmopolitico, alla perversione della finanza mondialista, all’infezione del Male universale.
    Contro le forze del Male, noi del Fronte Nazionale combattiamo per le potenze del Bene; contro il caos della modernità, per la forma della perennità; contro le menzogne razionalistiche delle ideologie, per le verità mitiche delle tradizioni: generate dall’anima e custodite nel sangue di ciascuna.
    Se sei come noi, vieni con noi. (pp. 23-24)

    LA POLITICA DEL FRONTE NAZIONALE p. 25

    Tutto per il popolo.
    Ciò non significa affatto che, come destinazione del suo operare, una compagine politica aristocratica debba rincorrere il consenso, anelare all’approvazione del popolo. Essa deve invece orientare l’esistenza di quest’ultimo, deve elevarne i sentimenti, deve educarne la volontà. E – si ripete. E – si ripete – deve applicarsi a questo risultato senza venir sedotta dalla appiccicosa speranza in una educazione buona per tutti (o anche soltanto per i più). I migliori – noi, se vorremo davvero essere i migliori – non debbono «servire il popolo». I migliori hanno invece il dovere di scegliersi e compaginarsi per
    servire l’idea.
    I migliori – noi, se vorremo davvero agire per il meglio – non debbono «salvare il popolo». I migliori hanno invece il dovere di raccogliersi e connettersi per
    salvare se stessi.
    La seconda “divisa” politica dei nostri ranghi, di conseguenza, dovrebbe essere questa:
    Nulla attraverso il popolo.
    I ranghi del Fronte Nazionale, se intendono dunque radicarsi e muoversi nel paesaggio attuale conformandosi ai canoni dell’aristocrazia politica, debbono in primo luogo raccogliersi in se stessi, volgersi a se stessi, custodire se stessi: guardare se stessi. E guardarsi dal pericolo continuo di una esagitazione centrifuga, perfezionando invece una sorta di azione centripeta, autoformativa: per migliorarsi, elevarsi, selezionarsi, decantarsi progressivamente. Quindi: affinamento, distinzione tenace dalla massa, disintossicazione dalla modernità e purificazione nella tradizione.
    In secondo luogo, debbono volgersi, guardare agli altri (al popolo) – operazione che si effettua nelle manifestazioni esterne del sodalizio –, affinando così il proprio atteggiamento pedagogico-politico, col proposito di
    estrarre dal popolo i migliori al fine di:
    1. rinvigorire e potenziare se stessi, favorendo la naturale durata e garantendo l’organica continuità dei ranghi del Fronte Nazionale;
    2. elevare il popolo, attraverso gli elementi migliori di quest’ultimo. (pp. 26-27)
    Se questo è lo scopo generale (il bene della nostra comunità di stirpe), noi insisteremo e persisteremo – appunto: senz fretta ma senza tregua – nel disegno che il Fronte Nazionale sta tracciando da due anni mediante segmenti minuscoli ma con tratti decisi, coerenti e incisivi: quello di illuminare noi e gli altri come noi sui veri caratteri della questione razziale, per contrastare gli effetti di snaturamento e deformazione della vita della nostra razza, suscitati dal caos etnico in cui stanno precipitando al nostra Patria e le altre Nazioni europee. (p. 28)

    DALLO STATUTO DEL FRONTE NAZIONALE p. 31

    L’ITALIA NON È TERRA D’IMMIGRAZIONE p. 33

    Nessuna assimilazione
    Nessuna integrazione
    Nessun meticciato

    L’immigrazione di stranieri africani e asiatici sta moltiplicando in Italia le tensioni sociali e aggravando i problemi dell’alloggio, della salute pubblica, dell’emarginazione e della delinquenza.
    Le aspettative di lavoro degli stranieri immigrati – destinate a essere deluse, giacché l’Italia è uno Stato-Nazione in cui vivono oltre 2 milioni di con nazionali disoccupati e altrettanti «nuovi poveri» – sono alimentate:
    – dai settori produttivi che praticano il lavoro nero;
    – dai settori industriali che vogliono comprimere il costo del lavoro, sfruttando la presenza dei nuovi schiavi ed evitando di introdurre la modernizzazione degli impianti nocivi e delle lavorazioni faticose e sgradite;
    – dal parassitismo affaristico diffuso (affittuari; produttori, mediatori e procacciatori di merce contraffatta);
    – dalle Sinistre alla ricerca di qualsiasi nuovo proletario;
    – dalle Chiese alla ricerca di qualsiasi nuovo fedele.
    Sono alimentate sopra tutto dalla plutocrazia mondialista che mira allo sradicamento delle diverse culture e al dirazzamento dei differenti popoli, per produrre un tipo generale subumano, aggregato in una massa mondiale che concepisca la vita come merce da consumatore secondo il maligno modello capitalistico.
    Opponendosi a questo stravolgimento, il Fronte Nazionale vuole:
    1. La chiusura effettiva delle frontiere all’immigrazione extraeuropea.
    2. L’espulsione immediata degli stranieri extraeuropei immigrati illegalmente (clandestini).
    3. La cancellazione graduale sino all’abrogazione totale della cd «legge Martelli» e il rimpatrio di tutti gli stranieri extraeuropei immigrati il cui soggiorno in Italia risulta finora consentito dalla stessa.
    4. La revoca della cittadinanza italiana a tutti gli extraeuropei immigrati che l’abbiano ottenuta a partire dal 1970.
    5. La concessione, a tempo determinato, dello statuto di “lavoratore ospite” agli stranieri extracomunitari[…].
    6. L’imposizione, ai datori di lavoro che richiedano mano d’opera da Paesi europei extracomunitari[…].
    7. L’effettuazione di severi controlli sanitari alle frontiere nazionali.
    8. L’istituzione di centri culturali destinati agli stranieri europei extracomunitari, per contribuire a preservarne costumi, tradizioni, religiosità specifiche durante il soggiorno in Italia.
    9. Lo svolgimento di una organica politica di equa cooperazione interrazziale, mirante a prevenire l’emigrazione dai territori extraeuropei, attraverso soluzioni economiche fondate sulle risorse e sui bisogni primari dei loro popoli – osservando regole conformi alle loro tradizioni e rispettando esigenze estranee allo sfruttamento plutocratico.
    A ciascun popolo:
    la propria terra
    le proprie risorse
    la propria dignità etnica. (pp. 34-35)

    IL MEMBRO DEL FRONTE NAZIONALE p. 37

    La funzione del membro del Fronte Nazionale è una milizia civile al servizio del bene della comunità nazionale.
    Nel Fronte Nazionale non viene ammesso “chi vuole”, sollecitato da qualsivoglia interesse individualistico – viene ammesso “chi deve” – in quanto senta di adempiere un dovere impersonale e il suo sentimento venga riconosciuto puro in grado sufficiente – e rimane chi è uomo devoto, leale e disciplinato.
    L’indole dell’uomo del Fronte Nazionale deve tendere a riflettere nella magnanimità della condotta rigorosa – non nella magniloquenza della parola vana – i tratti più significativi della nostra razza interiore, gli elementi più nobili dell’anima della nostra stirpe. Ovvero:
    1. Il disinteresse impersonale;[…]
    2. La responsabile disciplina gerarchica, che deve essere incondizionata;
    3. Il coraggio distaccato, che va purificato dalla temerarietà impulsiva;
    4. La tenacia delle opere. Questa si esprime in uno stile raccolto e composto di azione coerente e continua;
    5. L’acutezza delle decisioni;[…] (pp. 37-38)
    Lo status di membro del Fronte Nazionale potrà essere riconosciuto dal reggente del sodalizio a chi aspiri ad esservi ammesso, in seguito a un periodo di verifica (non inferiore a un anno), ossia come conseguenza possibile di una serie di comportamenti effettivi attraverso i quali egli dia sufficiente dimostrazione del suo possesso delle qualità necessarie e della sua sintonia operativa con le attività del Fronte Nazionale. (p. 38)

    PER IL SOLSTIZIO D’INVERNO 1993 p. 41

    CONFESSIONE p. 43

    APPENDICE p. 45

    CELEBRAZIONE DEL SOLSTIZIO D’ESTATE 1992 A CAPODIFIUME p. 46

    È la figura stessa dell’Europa che va tingendosi, nel crepuscolo di un presente che si struscia – con effusioni di languore, lascivia e torpore – al fenomeno mostruoso dell’invasione di gente di colore.[…]
    Il dovere di noi Europei, discendenti dalle genti arie d’occidente, è quello di destare le nostre coscienze, attraverso una sorta di “educazione militare dell’anima”[…].
    Ricordare. Evocare e richiamare alla vita l’antenato ario che è in noi. Tornare alle origini dell’uomo di razza che è stato autore e generatore delle nostre stirpi – ovvero della cultura, dei costumi, delle forme di vita della nostra specie. (p. 46)

    GIUSTIZIA DI PALAZZO E DEMOCRAZIA TOTALITARIA
    Di Agostino Sanfratello p. 47

    IL FRONTE NAZIONALE
    Di Enzo Santarelli p. 53

  5. #5
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?

    FRANCO FREDA – I LUPI AZZURRI. DOCUMENTI DEL FRONTE NAZIONALE




    FRANCO FREDA – I LUPI AZZURRI. DOCUMENTI DEL FRONTE NAZIONALE
    EDIZIONI DI AR – Collana IPERBOREI ED ETIOPI n. 15 – 2001

    A cura di Giovanni Damiano

    NOTA DEL CURATORE p. 9

    AVVERTENZA p. 19

    Assieme all’Albero e le radici, questo libro riflette gli elementi della visione del mondo che ha orientato la formazione e l’opera di un sodalizio razzista, il Fronte Nazionale.
    Il volume raccoglie in particolare i pensieri annotati del reggente di questo movimento: le razioni che hanno ispirato le tesi del Fronte Nazionale, comunicate poi ai nostri connazionali durante l’attività di pedagogia politica di questo gruppo. (p. 19)
    Il Fronte Nazionale è stato il primo gruppo, in Italia, a riconoscere come proprio epicentro e fine il tema vitale dell’integrità razziale di contro alla tesi suicida dell’integrazione razziale; ad affermare che l’immigrazione significa l’infiltrazione di elementi estranei nello spazio della nostra comunità razziale e nazionale; a dichiarare che obiettivo di questa infiltrazione è l’occupazione progressiva, il popolamento del nostro territorio; a sostenere che il risultato di questo processo sarà un fenomeno tremendo di deformazione sociale, il violento disfacimento dei rapporti sociali, la disgregazione delle garanzie fondamentali della esistenza in comune sul territorio “post-italiano”; ad avvertire sull’equivalenza tra l’immigrazione e l’invasione della nostra Patria, con il risultato dello snaturamento della Nazione italiana.
    Esso ha delineato e comunicato senza incertezze l’antitesi fondamentale. Da una parte il mondialismo, le oligarchie dell’alta finanza internazionale che, mediante la riduzione del mondo a mercato totale – a forma aperta di tutti gli esseri-cose, a contenitore plastico di entità interamente intercambiabili e governate esclusivamente da progressivi “bisogni”-, mirano al controllo totalitario del “villaggio globale” attraverso un governo unico planetario. Dall’altra l’etnicità, la tradizione etnica, le forze della natura e della storia dei popoli, che intendono custodire e sviluppare le identità, le particolarità, le libertà dei loro organismi. Ossia: da una parte il compimento del processo di alienazione e di dissoluzione – la morte della comunità etnica -; dall’altra il compimento del processo di reintegrazione e di riconnessione – la vita della comunità etnica. E, quali incarnazioni di questa antitesi, ha indicato i due tipi di «homo ideologicus» e di «homo ethnicus», colti allo stato puro, come quinte essenze. Il primo, permeato di mediazione, derivazione, soggettività, individualità, apertura (quindi inclusione di ciò che è eterogeneo), perfezionamento, integrazione. Il secondo – che non rinnega la propria forma razziale e la cultura tradizionale dei padri – animato da immediatezza, originarietà, oggettività, tipicità, conclusione (quindi esclusione di ciò che è eterogeneo), compiutezza, integrità.
    Per assicurare la vitalità e la durata nella storia mondiale della nostra forma etnica, il Fronte Nazionale ha sostenuto la necessità di guarire dalla intossicazione ideologico del mondialismo, il quale, ostile all’idea di comunità etnica, ci impone di accogliere le turbe straniere e così di abbandonare l’etnicità nell’«immondezzaio della storia». Per non commettere suicidio etnico, il nostro movimento ha affermato il dovere di rifiutare radicalmente l’obiettivo escatologico – presentato al contempo come inevitabile «senso della storia» – della disumana «società» multirazziale, preludio a quella che, come conseguenza di un rapido e caotico meticciato, diverrà l’inumana «società» senza razza. Lo spostamento di enormi masse umane, la destituzione della distanza e la rimozione del “distante” dalle loro necessarie funzioni, la conseguente contrazione del mondo sono per noi fattori di quella “messa in forma” del mercato unico globale in cui non esistono più nature e culture di uomini bianchi, neri, gialli, rossi ma solo mode di consumo e consumatori. (pp. 20-21)

    LO STATUTO p. 25

    1. Lo scopo. Riconoscendosi la funzione di “Ordine sociale”, il Fronte Nazionale è il sodalizio politico che intende custodire i lineamenti essenziali che formano lo Stato-Nazione. […]
    In questa prospettiva, il rispetto della omogeneità etnica del corpo sociale dello Stato nazionale assume per il sodalizio significato fondamentale. […]
    2. Il simbolo. Il simbolo del Fronte Nazionale è raffigurato dal suo monogramma FN in colore rosso, inserito nel cerchio bianco, quest’ultimo incluso nel quadrato blu, la cui base reca l’espressione «Fronte Nazionale». A volte questa espressione può risultare iscritta nel cerchio. (p. 25)

    LE RELAZIONI DEL REGGENTE p. 29

    IL SIMBOLO p. 29

    LA POLITICA p. 31

    I ranghi del Fronte Nazionale hanno da osservare la regola cardinale di qualsiasi gruppo politico che, dichiarandosi “aristocratico”, deve per ciò – per essere coerente con questa dichiarazione-professione – dimostrare una condotta davvero migliore degli altri comportamenti. […]
    Per non degradarsi ad avvizziti e risentiti rescapès, è necessario che i suoi membri pratichino uno stile radicale di milizia: quella
    «educazione militare dell’anima»
    di cui parlava Nietzsche.
    La prima “divisa” dei nostri ranghi potrebbe certo essere questa:
    tutto per il popolo, tutto per il bene comune.
    Ciò non significa affatto che, come destinazione del suo operare, una compagine politica aristocratica debba rincorrere il consenso, anelando all’approvazione del popolo – oggi, per giunta, degenerato in massa di bisognosi. Essa deve invece orientare l’esistenza di quest’ultimo, deve elevarne i sentimenti, deve educarne la volontà. E – si ripete – deve elevarne i sentimenti, deve educarne la volontà. E – si ripete – deve applicarsi a questo risultato senza venir sedotta dalla appiccicosa speranza in una educazione buona per tutti (o anche soltanto per i più).
    Oggi i migliori – noi, se vorremo davvero essere i migliori – non debbono «servire il popolo». I migliori hanno invece il dovere di scegliersi e compaginarsi per
    servire l’idea, il bene comune.
    Oggi i migliori – noi, se vorremo davvero agire per il meglio – non debbono «salvare il popolo». I migliori hanno invece il dovere di raccogliersi e connettersi per

    salvare se stessi, curando le proprie
    migliori possibilità di selezione.

    La seconda “divisa” politica dei nostri ranghi, di conseguenza, dovrebbe essere questa:

    nulla attraverso il popolo, nessun ricorso alle verifiche
    dell’approvazione da parte del popolo (elezioni).

    I ranghi del Fronte Nazionale, se intendono dunque radicarsi e muoversi – “stare come roccia con le ali”, recita un nostro motto – nel paesaggio attuale conformandosi ai canoni dell’aristocrazia politica, debbono in primo luogo raccogliersi in se stessi, volgersi a se stessi, custodire se stessi: guardare se stessi. (pp. 31-32)
    Quindi: affinamento, distinzione tenace dalla massa – attraverso l’intransigenza verso se stessi e l’indulgenza verso la massa -, disintossicazione della Modernità e purificazione nella Tradizione. […]
    Queste manifestazioni della esistenza del movimento si propongono di

    estrarre dal popolo i migliori

    al fine di: 1. rinvigorire e potenziare se stessi, favorendo la naturale durata e garantendo l’organica continuità dei ranghi del Fronte Nazionale; 2. elevare il popolo, attraverso gli elementi migliori questo. (pp. 32-33)

    Svolgere l’attività politica vuol dire quindi per il Fronte Nazionale sviluppare un sistema di azioni, una “sintassi” di opere che mirano al bene di quella comunità razziale e nazionale di cui ciascun aderente del Fronte Nazionale è membro.
    Questo è dunque lo scopo generale: il bene della nostra comunità di stirpe sotto tre prospettive che si riferiscono, nell’ordine geografico: 1. alla nostra Nazione; 2. all’Europa; 3. all’universo “bianco” della razza boreale ario-europea. […]
    […]il disegno di illuminare noi e gli altri come noi sui veri caratteri della questione razziale, per contrastare gli effetti di snaturamento e deformazione della vita della nostra razza, suscitati dal caos etnico in cui stanno precipitando al nostra Patria e le altre Nazioni europee. (p. 33)
    Al fondo di questo precipizio si intravede la cosiddetta società multirazziale. Questa è la denominazione dell’ammasso di detriti etnici, di deiezioni, di resti, al quale si riduce ciascun gruppo umano nel momento di snaturare la propria forma razziale “liberandone” gli elementi. A quel punto non vi saranno più genti, stirpi, razze a radicarsi nella stessa terra, generando quel complesso di forme di vita aventi tratti comuni, denominato comunità. Sarà una sola genia, spuria e bastarda, di scorie eterogenee a contendersi (in quello che precedentemente era uno stesso spazio territoriale) zone riservate entro le quali garantire la propria sopravvivenza mediante la autosegregazione. (p. 34)

    IL MEMBRO p. 36

    La funzione del membro del Fronte Nazionale è una milizia civile al servizio del bene della comunità razziale e nazionale.
    Nel Fronte Nazionale non viene ammesso “chi vuole” inserirsi, sollecitato da qualsivoglia interesse soggettivo; viene ammesso “chi deve” integrarsi, in quanto senta di adempiere un dovere oggettivo e il suo sentimento venga riconosciuto puro in grado sufficiente; vi rimane chi è uomo devoto, leale e disciplinato.
    L’indole dell’uomo del Fronte Nazionale deve tendere a rilettere nella magnanimità della sua condotta – non nella magniloquenza della sua parola – gli elementi più nobili dell’anima della nostra razza e della nostra stirpe.
    Nei loro tratti più significativi essi sono:
    1. Il disinteresse impersonale.
    […]
    2. La responsabile disciplina gerarchica, che deve essere incondizionata.
    3. Il coraggio distaccato, che va purificato dalla temerarietà impulsiva.
    4. La tenacia delle opere. Questa si esprime in uno stile raccolto e composto di azione coerente e continua.
    5. L’acutezza delle decisioni. (p. 36)
    La qualità di membro del Fronte Nazionale potrà essere riconosciuta dal reggente del sodalizio a chi aspiri ad esservi ammesso, in seguito a un periodo di verifica (non inferiore a un anno). (p. 37)

    LA CONFESSIONE DI IDENTITÀ p. 40

    Il Fronte Nazionale, invece, ha sempre mantenuto i tratti di una scuola di educazione nazionale ,attraverso cui noi abbiamo manifesto la nostra libertà di italiani, europei e “bianchi”, diffondendo tra i connazionali la nostra parola sul bene della comunità razziale e nazionale. […]
    Il Fronte Nazionale ha inteso infatti impedire la degradazione della comunità nazionale italiana a frazione della “società” mondiale, esortando a:
    contrastare l’invasione della nostra
    terra nazionale, determinata dalle
    immigrazioni;
    avversare la intossicazione del nostro
    “sangue” nazionale, provocata dalle
    mescolanze razziali;
    ossia proteggere la nostra forma
    razziale dal suo sfiguramento e deformazione.
    Per noi la razza si radica in sotterranee latenze e latitudini. La nozione di razza non appartiene in origine al pensiero concettuale e al linguaggio sintattico. Essa è una delle
    «idee senza parole»
    e appartiene quindi alla natura e cultura dell’anima. È originaria regola etica ed estetica, prima che precetto morale e prescrizione giuridica.[…]
    Per noi la razza è unità vitale originaria. La disintegrazione dell’unità razziale è perdizione dell’anima. (p. 41)

    LA CULTURA ETNICA INTEGRALE p. 42

    In verità, culture di Sinistra e di Destra sussistono solo come manifestazioni patologiche – o, meglio, teratologiche – di un corpo culturale ormai esausto. Un corpo non più elastico ma plastico, in cui ogni sollecitazione si tramuta in deformazione permanente. […]
    1. Rifiutiamo di prolungare la estenuazione dell’uomo della decadenza europea e coltivarne il disgregamento. Negatori di qualsiasi deformismo, non ci riteniamo né progressisti né reazionari[…].
    Siamo nichilisti i quali negano quest’uomo disgregato, questo spazio disintegrato, questo tempo dissolto – negano le negazioni e smentiscono le menzogne.
    2. Intendiamo rianimarci radicando il senso della nostra esistenza nell’essenza della vita originaria degli antenati ario-europei, per rigenerare le qualità etniche e assicurare la continuità della forma razziale delle nostre genti; (pp. 42-43)
    ravvisare nel volto della sua tradizione i segni del puro, del bello, del buono – quindi del giusto – , ed estirpare dai tratti della sua storia le caratteristiche impure, brutte, malate – quindi non in ordine con il bene delle stirpi europee. (p. 43)
    5. Affermiamo che la cultura etnica integrale deve obbedire all’anima e non alla ragione: al “cuore” e non alla mente;
    che essa deve fondarsi sulle verità e non sulle angosce, sul riconoscimento della autorità e non sulla ricerca della discussione: pervenire alla totalità e non alla parzialità;
    che essa deve rappresentare lo stile della cultura primordiale delle stirpi ario-europee, non i modi della consumata civiltà degli individui euro-occidentali: la fisionomia delle loro compagini etniche, non la congerie della massa mondiale. (pp. 43-44)

    Non su di un
    «intellettualistico escogitare di nuove filosofie»
    dovrà quindi poggiare ogni sviluppo teorico e pratico, ma su di un tipo umano diverso che, osservando la disciplina di una
    «scuola militare dell’anima»
    darà forma a caratteri i quali custodiscano il ritmo di reintegrazione dell’uomo ario-europeo nelle sue comunità naturali, riunendo in uno spazio imperiale e ricomponendo in un ordine dei ranghi le genti europee. (p. 44)

    IL RAZZISMO MORFOLOGICO p. 45

    In questa fase di grave pericolo per il genere umano, assistiamo al tentativo forsennato di decomporre e disintegrare, attraverso la razza, quel nucleo ultimo ed essenziale che sempre ha generato negli uomini i loro sentimenti e alimentato le loro immagini del mondo.[…]
    La razza assume la funzione di estremo baluardo di resistenza contro l’aggressione dell’individualismo, del razionalismo, del cosmopolitismo, dello storicismo progressista, ossia della coesione di forze che tendono alla indifferenziazione generale. (p. 45)
    L’individualismo, entro siffatta prospettiva, risulta il primo nemico fondamentale da atterrare. Primo elemento disgregante e dissolvitore, esso nulla sa di profondità e di continuità, di razze e di stirpi, di genti e di famiglie.
    Ostile a qualsiasi tipo di superamento e di dignificazione, esso percepisce come vincoli insostenibili queste forze che discendono dall’alto e traggono verso l’alto. Intende così la propria libertà mediante la loro distruzione, accogliendo come unica verità possibili quella riassunta nello
    ubi bene ibi patria
    – condizione, questa, realizzabile con la esasperazione mostruosa del razionalismo e del cosmopolitismo.[…]
    Per noi razzisti, invece, non un nulla fonda l’essere uomo, ma verità connaturate e intrinseche reggono la sua anima. (p. 46)
    La visione razzista ed etnica della storia, invece, mentre considera gli eventi storici e le esperienze culturali come manifestazioni di incontri e scontri tra razze ed etnie diverse – perciò, tra interiorità diverse -, mira a rendere ciascun membro della comunità di razza e di stirpe consapevole del fatto che egli stesso è il risultato di questa continua – a volte caotica – intersezione razziale ed etnica. Mediante questa consapevolezza, essa conferma in lui il dovere di arrestare, con l’acquisizione e l’irrobustimento della sensibilità corrispondente, l’ulteriore decadimento razziale ed etnico.
    Per noi razzisti morfologici, non al futuro occorre ispirarci, ma al passato, anzi al tempo degli inizi: al momento presieduto dal vertice della purezza spirituale, quindi razziale. […]
    Se denominiamo cultura la sintesi delle configurazioni politiche, estetiche, scientifiche, giuridiche, economiche in cui si manifesta un gruppo umano nel tempo, allora ciascuna cultura è simbolo di quel gruppo, espressione del suo radicale sentimento razziale ed etnico. Ossia ciascuna cultura, in quanto complesso di qualità formative essenziali, riflette l’operato di una razza che dalle sue potenze più intime, “misteriose” ha derivato tutte le forme che generano alla fine quelle configurazioni.
    La varietà delle culture va dunque ricondotta alla varietà delle razze e delle etnie. (p. 47)
    Per noi razzisti morfologici la cultura vale dunque come un processo formativo agonistico, il cui risultato deve consistere nella purificazione della personalità dell’uomo di razza. […]
    Sopra tutto in questa epoca materialistica, la ricchezza vera, “organica” che ciascuno di noi deve comunicare ai contemporanei e consegnare ai posteri è quella di una vita esemplare. A simile risultato si può pervenire solo eliminando gradualmente tutte le anime estranee che si sono stratificate entro di noi nel corso dei millenni. Si tratta di quelle anime estranee che confondono le nostre volontà, debilitano i nostri caratteri, turbano i nostri temperamenti[…]. (p. 48)
    Nel momento attuale, tuttavia, occorre accantonare queste esigenze normative, intorno a cui dovrebbe ruotare, in condizioni ordinate e normali, il senso della nostra esistenza: per assumere il problema elementare, che è quello della conservazione biologica della razza, concentrando nella soluzione di esso le nostre energie.
    Dinanzi alla spaventosa alluvione degli allogeni extra-europei, dinanzi alla congiunzione tremenda di fattori politici ed economici che generano questa mostruosità, diventa drammaticamente vitale l’insorgimento, radicale e senza compromessi, contro questo flagello.
    Il panorama terrestre dei prossimi decenni farà tremare «le vere e i polsi»: di fronte a sette miliardi di uomini delle razze non-boreali, starà circa un miliardo di nostri consanguinei del ramo europoide delle razze boreali. Esseri, questi ultimi, sempre più estenuati, sempre più disaminati, sempre più degenerati: incapaci anche di stendere l’indispensabile cordone sanitario contro una infezione che, progredendo, scandirebbe il ritmo del loro genocidio.
    Entro i prossimi decenni, mentre l’Europa occidentale conoscerà l’arresto della propria crescita demografica, i soli Paesi che si affacciano alla riva meridionale del Mediterraneo produrranno centosettanta milioni di nuovi esseri umani: turbe destinate a sciamare da quei territori e a invadere le nostre terre europee.
    Questa crescita esponenziale di razze estranee alla nostra segnala, inequivocabilmente, il raggiungimento del punto di crisi del ciclo storico in cui siamo collocati: il punto più basso, quello in cui la quantità sembra trionfare.
    Di fronte a questo pericolo orribile, è necessario fondare e compaginare un movimento di forze politiche, che nelle varie regioni etniche europee assuma il carattere di vero e proprio “fronte nazionale”. (pp. 48-49)
    O che la erra debba essere infestata, sino alla consumazione del suo tempo, da un anonimo, deformante e totalitario potere finanziario servito da una massa umanoide irreversibilmente «omologata», ossia informe. (p. 49)

    ESSERE DI RAZZA p. 50

    Dice no alla razza, rinnega la razza l’individuo dell’anti-razza: il bastardo, nemico dell’uomo.
    Chi, avendo subito la deformazione dell’anima e lo sfiguramento del corpo, avversa le proprie origini, è un degenerato che attenta alla propria razza: un autore potenziale di genocidio.
    Dice sì alla razza, afferma la razza l’uomo di razza a qualsiasi razza risulti assegnato dalla Provvidenza universale. […]
    Razzismo significa non disprezzo delle altre razze ma fedeltà alla propria razza, riconoscimento della specifica forma di vita che la segna, rispetto di tutti i nessi, interiori ed esteriori, superiori e inferiori che la ordinano.
    Non alle loro masse degenerate, ma alle compagini spiritualmente ed esteticamente più pure delle razze boreali (in termini antropologici: della razza europoide e della razza mongoloide) va riconosciuto il compito di ordinare, attraverso la diseguaglianza delle razze, e di governare, mediante la differenza delle stirpi, il ritmo di unificazione complessiva del genere umano.
    Se l’unità organica del genere umano è il fine di quest’ordine giustificato dall’autorità e garantito dalla egemonia di questi nuclei-guida delle razze boreali, l’obiettivo avversario è la dissoluzione delle totalità negli individualismi, il genocidio progressivo dei propoli mediante l’alterazione dei loro caratteri ideali e materiali, la degradazione delle comunità etniche che popolano la terra nelle messe informi che infestano il pianeta: il dirazzamento del genere umano attraverso lo snaturamento delle specie etniche e l’annientamento delle specificità culturali.
    Privare i vertici delle due grandi razze boreali della loro funzione di guida, i capo nel corpo del genere umano, inducendoli con gli inganni più diversi a capitolare, ad abdicare alla loro egemonia, significa negare l’ordine e affermare il caos mortifero tra le razze umane.
    Significa, sopra tutto, tradire le nostre stirpi europee.
    Equivale a consegnare il complesso della loro storia, la complessità della loro fisionomia etnica e culturale, di sangue e di anima, al pervertimento cosmopolitico, alla perversione della finanza mondialista, all’infezione del Male universale.
    Contro le forze del Male, noi del Fronte Nazionale combattiamo per le potenze del Bene; contro il caos della modernità, per la forma della perennità; contro le menzogne razionalistiche delle ideologie, per le verità mitiche delle tradizioni: generate dall’anima e custodite nel sangue di ciascuna. (pp. 50-51)

    L’OLIGARCHIA FINANZIARIA INTERNAZIONALE p. 52

    […]L’immigrazione extra-europea viene favorita d un insieme di forze – egemoniche per l’efficacia della pressione generale da loro esercitata -, le quali la configurano come un fenomeno «spontaneo e irresistibile» che non è possibile contrastare[…].
    La principale delle forze che sostengono la cosiddetta società multirazziale è il mondialismo finanziario. Mirando all’economia globale esso vuol rimuovere le concrete e organiche formazioni dei popoli, delle nazioni e quindi degli Stati nazionali. Nel visionarismo di questa oligarchia finanziaria, il mondo diventa un unico mercato planetario pervaso dall’ossessione del profitto, e popolato dalla figura artificiale, dalla finzione del «consumatore globale». […]
    Per imporre l’estensione planetaria del mercato (il mercato, appunto, “globale”), i sostenitori dell’immigrazione extra-europea vogliono dunque negare l’essenza e la funzione delle diverse Nazioni, predicando un cosmopolitismo di massa[…]. L’insediamento di masse straniere in un territorio etnico – ossia in un territorio abitato per tradizione storica da una precisa società etnica – segna la fase iniziale del processo di sostituzione di quelle masse al popolo tradizionale di quel territorio[…]. (p. 52)
    Se non custodiremo la nostra identità etnica (naturale e culturale), dovremo accogliere la perversa prospettiva di diventare un residuo etnico, un detrito “indigeno” sulla nostra terra. Il nostro popolo dovrebbe dunque subire in futuro le conseguenze della privazione del proprio territorio? (pp. 52-53)
    È il nostro spazio di vita, che non può assolutamente venir ridotto per l’immissione di individui che appartengono a razze ed etnie straniere e quindi degradato per le turbolenze intrinseche nelle cosiddette «società» multirazziali. (p. 53)

    IL CORTOCIRCUITO RAZZIALE E POLITICO p. 54

    […]Noi non dobbiamo mescolare la nostra identità a quella degli altri, non dobbiamo decomporre la nostra identità e quella degli altri per assemblare in questa confusione una generale uniformità. Noi contrastiamo l’immigrazione in quanto diminuzione progressiva del senso della nostra identità. Ci opponiamo a ciò che aggredisce e degenera quest’ultima. […]
    La “società” mondialistica è la “società” della massa mondiale nel mercato globale, massa amministrata e mercato regolato da una comunanza oligarchica dell’alta finanza.[…]
    Uno dei presupposti falsi del mondialismo è l’aspirazione (o la convinzione o la rassegnazione) (degli esseri umani al meticciato etnico e culturale meglio: all’ibridazione generale delle nature e alla confusione completa delle culture. (p. 54)
    Del resto, il mondialismo è riuscito a generare nelle masse il sentimento che tutto ciò che, per ogni ordine di espressione dell’umano, vale come specificità, tipicità, diversità sia l’immagine del brutto e del cattivo; mentre le qualità opposte siano i segni rivelatori del bello e del buono. In altre parole, se l’eguaglianza è il bene e la diversità il male, per il trionfo del bene occorre liquefare tutte le diversità nel crogiolo della confusione. Al calore dell’eguaglianza le identità etniche si struggono e si distruggono, per essere colate negli stampi dell’uniformazione, della massificazione planetaria – o della integrazione razziale, della globalizzazione dell’esistenza. (pp. 54-55)

    LA MORALINA DELL’ACCOGLIENZA p. 56

    Le loro azioni obbediscono a una sintassi suicida, a una volontà di commettere suicidio razziale. Se l’andamento dei fatti continuerà a seguire quella procedura di decadenza che oggi imperversa negli spazi di vita delle stirpi europee, entro alcuni decenni questi si riveleranno spazi di morte, disseminati di reliquie, resti e reliquati delle etnie tradizionali del Continente. (p. 56)
    Noi non nutriamo dubbi, possediamo certezze: favorire la penetrazione di crescenti masse terzomondiali nelle terre tradizionali dei Bianchi d’Europa, impedire la coesione e la resistenza etnica di questi ultimi, sono obiettivi tattici il cui raggiungimento segna il compimento della strategia globalistica perseguita dall’oligarchia finanziaria internazionale. (pp. 56-57)
    E la riduzione dei popoli europei a “componenti” della “società” della massa mondiale significherà davvero la fine della storia dell’uomo europeo. (p. 57)

    GLI DÈI DEL SANGUE E DELLA TERRA p. 59

    I membri del popolo di una terra sono organi consanguinei di un corpo razziale ed etnico: sono consanguinei. (p. 59)

    LA LINEA DI CONDOTTA p. 63

    Da qualche tempo, non solo le acque si tingono di quelle scorie che compendiano tutti i resti – e riassumono tutti i colori – della Modernità. È la figura stessa dell’Europa, la sua fisionomia che va tingendosi, nel crepuscolo di un presente che si struscia – con effusioni di languore, lascivia e torpore – al fenomeno mostruoso dell’invasione di popoli di colore. (p. 64)

    Nelle estenuate società nazionali europee, ormai profondamente disaminate, gli esponenti della cultura della decadenza vogliono imporre a noi «vecchi europei» l’integrazione razziale con i «nuovi europei» e a questi ultimi l’assimilazione – perché divenga possibile l’assemblaggio dei «post europei». Nel loro invasamento da visionari del cosmopolitismo, essi considerano la «società» multirazziale necessaria all’incremento infestante della loro volontà di potere oligarchico. (pp. 64-65)
    Ricordare: evocare e richiamare alla vita l’antenato ario che è in noi. Tornare alle origini dell’uomo di razza che è stato autore e generatore delle nostre stirpi – ovvero della cultura, dei costumi, delle forme di vita della nostra specie. (p. 65)

    ESTOTE PARATI p. 66

    In altri termini, le caratteristiche odierne del fenomeno migratorio possono apparire, oggi, sopportabili a numerosi italiani, ma si riveleranno insopportabili domani. […]
    Il nostro sguardo prevede, già vede: il contrasto di costumi, di diritti, di etiche, di comportamenti diventerà urto, guerra. (p. 66)
    Non siamo visionari: dopo aver conosciuto le guerre ideologiche del XX secolo, l’Europa conoscerà le guerre razziali del XXI secolo. (p. 67)
    Allora, giacché – consentendo l’irruzione di torme migratorie oggi – sappiamo che domani ci sarà la guerra, fondiamo fin d’ora, nell’anima e nella mente, i presupposti della nostra vittoria. (p. 67)

    L’ALBERO E LE RADICI p. 68

    La modernità a noi contemporanea tenta di affermarsi come epoca del compimento della integrazione universale. Ma l’unità cui tende il suo universalismo si rivela piuttosto una unificazione del mondo: formale, astratta, priva di contenuto. Si dimostra un obiettivo che viene perseguito attraverso l’economia globalizzata e l’equivalente astratto di tutte le merci, il denaro; mediante l’etica universale della produzione e del consumo; tramite la tecno-scienza.
    Il vero stato, che è ordine politico di una comunità razzialmente ed etnicamente omogenea, si regge non sulla uniforme conoscenza tecno-scientifica, ma sui multiformi saperi tradizionali. (p. 69)

    LA RISPOSTA A UNA VOCAZIONE p. 70

    ANNI DELL’APOCALISSE p. 72

    IL FRONTE DELL’ANIMA NAZIONALE p. 74

    PLUTOCRAZIA p. 77

    Inventato come strumento di transazione, il denaro è stato trasformato (meglio: deformato) in un bene di accumulazione. E quanto più aumentato le transazioni, tanto maggiore diventa la possibilità della sua accumulazione, specie da parte di chi ne determina il valore.
    L’eccitazione parossistica ai consumi, la dilatazione abnorme del “bisogno”, la ricerca ossessiva di nuovi mercati sono gli obiettivi profani della strategia totale disegnata dalla plutocrazia mondialistica. Eppure il denaro ha assunto un significato che culmina in una sorta di contraffazione della religiosità e della trascendenza, “animando” qualsiasi attività del mondo attuale.
    Assistiamo al ribaltamento radicale della verità: la Divinità, che nelle culture e società tradizionali orientava e ordinava gli atti più comuni dell’esistenza, è stata soppiantata dall’idolo più profano che sia stato mai concepito, ossia dal denaro. (p. 77)
    Il disegno, però, non appare ancora completamente attuato. Lo sarebbe, invece, quando l’intera popolazione terrestre degenerasse in consumatori (p. 78)
    Il sistema creditizio (ossia dei prestiti che sono concessi in misura multipla rispetto alle disponibilità reali delle banche), delle carte di credito e di altre diavolerie finanziarie determina, in effetti, il crollo del potere d’acquisto del denaro. Concedere prestiti, senza prelievo da una ricchezza reale, è come stampare banconote senza alcuna nuova produzione che lo giustifichi. (pp. 78-79)

    IL DIKTAT DI MAASTRICHT p. 80

    I MANIFESTI p. 89

    L’ALLUVIONE DI MASSE AFRICANE E ASIATICHE p. 89

    Milano, marzo 1991
    […]
    Il Fronte Nazionale intende quindi difendere la Nazione italiana:
    dai pericoli esterni: primo tra tutti l’immigrazione extraeuropea ma anche l’assoggettamento della politica italiana ai calcoli delle potenze mondialiste, in funzione di interessi egemoni contrari al bene del popolo italiano; dai pericoli interni: in genere, lo sfibramento progressivo del nostro organismo sociale; in particolare, la diffusione delle malattie infettive (AIDS etc.), della mafia e della corruzione politica, degli stupefacenti, della delinquenza, il deterioramento rovinoso dei servizi pubblici (assistenza sanitaria etc.).
    Osservando le regole dell’attuale sistema istituzionale, il Fronte Nazionale vuole che i governanti italiani sentano forte la voce di chi esige da loro il rispetto dei propri diritti: esortando la comunità nazionale a non disertare per non consegnare la nostra terra ai rapaci, ai parassiti e agli incapaci. (p. 90)

    IL NAZIONALISMO EUROPEO E L’UNITÀ NAZIONALE ARABA p. 90

    Noi del Fonte Nazionale siamo razzisti: schietti e dichiarati.
    Professare la dottrina del razzismo morfologico significa per noi rimanere fedeli alla nostra forma razziale, rispettando le forme razziali diverse dalla nostra. A quella va riconosciuto il giusto diritto di svilupparsi nelle proprie terre, secondo caratteristiche di vita specifiche, ossia differenziate dalle nostre. (p. 90)
    Occorra la guerra contro le furie del disordine e della morte, quando si vuole davvero la vittoria delle potenze dell’ordine e della vita. (p. 91)

    L’ITALIA NON È TERRA D’IMMIGRAZIONE p. 92

    Nessuna assimilazione
    Nessuna integrazione
    Nessun meticciato

    L’immigrazione di stranieri africani e asiatici sta moltiplicando in Italia le tensioni sociali e aggravando i problemi dell’alloggio, della salute pubblica, dell’emarginazione e della delinquenza.
    Le aspettative di lavoro degli stranieri immigrati – destinate a essere deluse, giacché l’Italia è uno Stato-Nazione in cui vivono oltre due milioni di connazionali disoccupati e altrettanti «nuovi poveri» – sono alimentate:
    – dai settori produttivi che praticano il lavoro nero;
    – dai settori industriali che vogliono comprimere il costo del lavoro, sfruttando la presenza dei nuovi schiavi ed evitando di introdurre la modernizzazione degli impianti nocivi e delle lavorazioni faticose e sgradite;
    – dal parassitismo affaristico diffuso (affittuari; produttori, mediatori e procacciatori di merce contraffatta);
    – dalle Sinistre alla ricerca di qualsiasi nuovo proletario;
    – dalle Chiese alla ricerca di qualsiasi nuovo fedele.

    Sono alimentate sopra tutto dalla plutocrazia mondialista, che mira allo sradicamento delle diverse culture e al dirazzamento dei differenti popoli, per produrre un tipo generale subumano, aggregato in una massa mondiale che concepisca la vita come merce da consumatore secondo il maligno modello capitalistico.

    Opponendosi a questo stravolgimento, il Fronte Nazionale vuole:
    1. La chiusura effettiva delle frontiere all’immigrazione extraeuropea.
    2. L’espulsione immediata degli stranieri extraeuropei immigrati illegalmente (clandestini).
    3. La cancellazione graduale sino all’abrogazione totale della cd «legge Martelli» e il rimpatrio di tutti gli stranieri extraeuropei immigrati il cui soggiorno in Italia risulta finora consentito dalla stessa.
    4. La revoca della cittadinanza italiana a tutti gli extraeuropei immigrati che l’abbiano ottenuta a partire dal 1970.
    5. La concessione, a tempo determinato, dello statuto di “lavoratore ospite” agli stranieri extracomunitari[…].
    6. L’imposizione, ai datori di lavoro che richiedano mano d’opera da Paesi europei extracomunitari[…].
    7. L’effettuazione di severi controlli sanitari alle frontiere nazionali.
    8. L’istituzione di centri culturali destinati agli stranieri europei extracomunitari, per contribuire a preservarne costumi, tradizioni, religiosità specifiche durante il soggiorno in Italia.
    9. Lo svolgimento di una organica politica di equa cooperazione interrazziale, mirante a prevenire l’emigrazione dai territori extraeuropei, attraverso soluzioni economiche fondate sulle risorse e sui bisogni primari dei loro popoli – osservando regole conformi alle loro tradizioni e rispettando esigenze estranee allo sfruttamento plutocratico.
    A ciascun popolo:
    la propria terra
    le proprie risorse
    la propria dignità etnica. (p. 93)

    NOI E GLI ALBANESI p. 93

    Anziché operare in Albania per il rinnovamento della loro vita nazionale, decine di migliaia di albanesi sono venuti nella nostra terra con il favore dei politicanti albanesi e la complicità di quelli italiani.
    Essi non sono profughi politici anticomunisti!
    Molti di loro sono soltanto minuscoli avventurieri che hanno abbandonato un paese povero (l’Albania), sedotti dalla propaganda televisiva del paese della cuccagna (‘Italia). (p. 93)
    Numerosi altri, invece, sono veri e propri avanzi di galera, schiuma e spurgo della società albanese – che ci rammentano quelle migliaia di sedicenti dissidenti cubani i quali, rilasciati da Fidel Castro, organizzarono poi in Florida il traffico di stupefacenti!
    Noi del Fronte Nazionale non proviamo alcuna solidarietà verso questi stranieri, che intendono insediarsi con la prepotenza dei parassiti nella nostra terra. La nostra solidarietà va invece ai milioni di nostri connazionali (disoccupati, sottoccupati, pensionati poveri), i quali non godono davvero dei privilegi concessi a questi stranieri[…]. (pp. 93-94)

    IL CONFLITTO RAZZIALE p. 94

    Il conflitto razziale per l’alluvione di centinaia di milioni di immigrati extraeuropei sarà nei prossimi anni il dramma vitale dei popoli europei, quindi pure del popolo italiano. Allora conosceremo davvero la «società» multirazziale: la rovina e il disastro delle comunità nazionali europee, disfatte dalle lotte razziali tra noi e gli invasori extraeuropei. (p. 94)

    LA VENERE DEL BOTTICELLI p. 94

    […]
    Perciò Zeffirelli va condannato:
    come tutti coloro che in qualsiasi modo, con qualunque mezzo, favoriscono la degenerazione della forma razziale cui appartengono e la corruzione delle forme razziali a loro estranee, per obbedire alla più perversa delle suggestioni della modernità: la confusione delle razze umane. (p. 95)

    CENTOMILA IMMIGRATI DI COLORE p. 96

    METICCIATO E INTEGRAZIONE RAZZIALE p. 96

    […]
    Connazionali, avversate il meticciato e l’integrazione razziale. La diversità razziale è un bene da salvare. (p. 97)

    CHI SONO?

    […]
    Sono gli stranieri africani e asiatici:
    i primi segnali dell’alluvione immigratoria
    che si abbatterà sull’Italia e sull’Europa.
    Occorre fermarli. (p. 97)

    UNA IMMIGRAZIONE DI POPOLAMENTO p. 98

    La fiacchezza dell’umanitarismo (laico e religioso) e gli interessi della plutocrazia congiurano per accelerare la decadenza dell’Europa e il disfacimento degli Stati Nazionali europei.
    A causa del disordine etico e politico delle Nazioni europee e della rovina sociale ed economica del Terzo Mondo, quindici milioni di africani e asiatici sono già penetrati nell’Europa occidentale.
    Altre invasioni di stranieri extraeuropei stanno per abbattersi sulle nostre terre. Al ristagno demografico dell’Europa si oppone infatti l’esuberanza demografica dell’Africa: nel solo bacino del Mediterraneo, le masse arabe saranno fra trent’anni il doppio delle popolazioni europee della sponda nord. (p. 98)

    CENTOMILA ZINGARI p. 98

    Hanno già imposto in Italia i loro accampamenti.
    Essi non sono né fabbri, né giostrai, né allevatori di cavalli.
    Vivono invece con proventi di attività criminali: rapine, furti, ricettazioni, commercio e sfruttamento di bambini-schiavi.
    Altre decine di migliaia di nomadi Rom e Sinti dei Paesi balcanici stanno varcando le frontiere per insediarsi nella nostra Nazione.
    Essi si uniscono, così, alle masse degli invasori africani e asiatici che cercano di sostituirci sulla nostra Terra.
    Connazionali, opponiamo decisamente il nostro
    no
    a ogni tipo di invasione razziale. (p. 98)

    SE SEI COME NOI VIENI CON NOI p. 99

    Noi affermiamo il diritto di ciascuna razza e di ciascun popolo alla differenza: il diritto di vivere nel proprio spazio vitale, impiegando liberamente le risorse della propria terra, nel rispetto dei caratteri specifici che distinguono qualsiasi comunità umana.
    Noi avversiamo il dissolvimento delle razze, il disfacimento dei popoli e la deformazione delle culture del meticciato universale. Questo disegno viene perseguito dalla plutocrazia mondialista, attraverso la corruzione suscitata dai modelli materialistici di vita dell’Occidente.
    Razzismo significa fedeltà alla propria razza e alla propria stirpe, non disprezzo delle altre. Per questo siamo razzisti. (p. 99)

    MAASTRICHT È L’ANTIEUROPA p. 99

    LA DISINTEGRAZIONE DEGLI STATI NAZIONALI EUROPEI p. 100

    CINQUECENTO MILIONI DI UOMINI p. 101

    COROLLARIO p. 103

    UNA METAFISICA DELLA FORMA: IL «RAZZISMO MORFOLOGICO»
    Di Franesco Ingravalle p. 105

    LA PAGANITÀ DI UN SODALIZIO
    Di Giovanni Damiano p. 127

    APPENDICE p. 147

    LA PERIZIA IDEOLOGICA
    Di Enzo Santarelli p. 149

    UN PARERE STORICO-POLITICO
    Di Francesco Ingravalle p. 165

    IL RISPETTO DELLA TRIBÙ
    Di Aldo Brandinali p. 171

    CONTRO IL METICCIATO POST-ITALIANO
    Di Piero Buscaroli p. 175

    UNA MILIZIA CIVILE
    Di Carlo Taormina p. 185

    IL CASTIGO DEI PROSCRITTI
    Di Giovanni Damiano p. 189

    INDICE DEI NOMI p. 194

  6. #6
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?




    FRANCO FREDA – L’ALBERO E LE RADICI
    EDIZIONI DI AR – Collana LA GUALDANA n. 6 – 2008
    PRESENTAZIONE
    Aldo Braccio p. 7

    AVVERTENZA p. 15

    L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO p.17

    […]occorre superare la dialettica fascismo/antifascismo perché il problema dei prossimi decenni, del XXI secolo, è quello di una invasione da parte delle masse extraeuropee anche della nostra Terra nazionale. (p. 26)
    Non c’è stata alcuna elaborazione di questo tema – ripeto -, ma il Fronte Nazionale ha concentrato le proprie energie – come ella sa, limitatissime – nell’esame, nello studio del fenomeno migratorio: nel costituirsi come scuola di educazione nazionale che intendeva illuminare i propri connazionali sugli aspetti tremendi che l’invasione migratoria avrebbe assunto (e assumerà) nei prossimi decenni. (pp. 27-28)
    Mi sono limitato a considerare, a studiare la questione migratoria e la questione demografica connessa. (p. 28)
    Ribadisco: le matrici dottrinarie del Fronte Nazionale non possono definirsi rientranti nella tipologia delle forme politiche democratiche, ma in quella delle forme politiche aristocratiche. (p. 31)
    Nessun progetto politico-istituzionale, ma un disegno dominante – totale, anzi – di pedagogia politica. Attraverso manifesti, attraverso volantini, attraverso le mie riunioni e le mie conferenze noi intendevamo illuminare i nostri connazionali sul pericolo tremendo – anzi tragico – della invasione da parte delle masse straniere, di allogeni extra-europei. Questo era l’intendimento del Fronte Nazionale, questo era il disegno che, da me elaborato, è stato proposto – e volte anche imposto, per l’autorità che la mia “canizie”, oltre che la mia esperienza, mi può dare – agli altri membri del Fronte Nazionale. (p. 33)
    Io invece esortavo continuamente i membri del Fronte Nazionale – ripeto – a raccogliersi in se stessi, a studiare e a custodire attraverso il proprio comportamento quella verità in cui si riconoscevano riguardo alla questione razziale: insegnandola agli altri attraverso la loro opera di studio e di riconoscimento – non semplicemente “dandosi da fare” per catturarne i consensi. (p. 37)
    […]la complessità della questione ebraica, che dura da oltre duemila anni, è tale che non si può certo calarla in un ambito, in un dominio e in un campo di attività di conferenza e anche di studio sui problemi dell’emigrazione. (p. 47)
    Come lettore di libri e come editore, confermo ciò che ho già dichiarato al giornalista che mi intervistò all’epoca. Ossia, io ritengo che si tratti di una calunnia attribuire alla Germania nazionalsocialista il disegno di sterminare la comunità etnica ebraica in Europa.
    P.M. Ma fu in parte attuato: al di là dell’esistenza, ci furono…
    Ci furono orribili episodi di violenza, come avvengono in tutti i campi di concentramento e in tutti i “campi di lavoro” del mondo quando si combattono le guerre: ma non ci fu un disegno politico tendente allo sterminio fisico. Le ho dato già la risposta e la ritengo… (pp. 49-50)
    P.M.[…]”L’espulsione immediata degli stranieri extraeuropei immigrati illegalmente”.
    Mi scusi, signor pubblico ministero, ma sa che l’argomento è di attualità?…
    P.M. Certo che lo so!
    […]
    Freda: Quindi non abbiamo dimostrato preveggenza?
    P.M. L’attualità dell’argomento è uno dei capisaldi dell’accusa e dimostra la pericolosità del suo movimento.
    F: Dimostra la preveggenza, la capacità di lucidità e previsione politica.
    P.M. E la pericolosità politica! (p. 51)
    Chi partecipa di una visione del mondo che, analogicamente rispetto a quella democratica, dobbiamo definire aristocratica, non può che ancorarsi a canoni di comportamento di tipo gerarchico. Gerarchia significa rispetto delle differenze. Significa rispetto dei gradi e delle qualità dell’anima. (p. 53)
    Prevedendo la situazione dei prossimi decenni, del secolo XXI, sono radicalmente convinto che le necessità della difesa di un miliardo di uomini bianchi imponga la necessità della costituzione di uno spazio europeo: retto, animato, strutturato secondo canoni politici di topo – diciamo convenzionalmente – aristocratico. Per questo parlo di spazio imperiale. La tesi dello spazio imperiale europeo venne elaborato nel corso degli anni ‘40 da Carl Schmitt, giurista germanico che da almeno vent’anni viene ripreso in molta considerazione in Italia. […]
    Sì, saremo costretti a difenderci. L’Europa tornerà a diventare la “fortezza Europa” che esisteva nel 1500 con i Turchi. (p. 58)
    Una delle proposizioni fondamentali del Fronte Nazionale è quella che ciascuna forma razziale – intendendo con l’espressione – “forma razziale” tutti gli elementi che disegnano il quadro di questa forma: religione, istituzioni giuridiche, abitudini etc. -, ogni razza (nel senso prevalentemente interiore del termine) debba rispettare se stessa. Nel passo del mio intervento al Solstizio del ‘91 volevo dire che il fondamentalista islamico custode della propria forma razziale è coerente, è degno di rispetto proprio perché vuole evitare la “contaminazione” – in termini sottili, interiori – dell’anima della sua razza da parte del modernismo occidentalista. E noi gli dobbiamo (doverosamente) rispetto, così come dobbiamo (doverosamente) rispetto a quegli esponenti della cultura bianca, “occidentalista” americana. È una semplice deduzione di questa proposizione fondamentale che ripeto: ogni forma razziale deve rispettare se stessa, deve svilupparsi nell’ambito che le è proprio, nel “paesaggio” culturale esteriore e geografico che la storia – e anche una “decisione” pre-istorica – ha voluto e le ha assegnato. (p. 63)
    Qui si tratta di ammettere, con l’immigrazione, l’inserimento, nel corpo e nell’organismo della nostra Nazione, di “cisti” razziali, di corpi estranei, che poi diventano forze l’una contro l’altra armate. Non sto facendo dell’ironia quando le dico: “Si dovrebbe essere grati al Fronte Nazionale per il suo tentativo, per l’avere previsto – e aver cercato di illuminare i connazionali – il tremendo pericolo, che diventerà l’evento attuale dei prossimi anni”. Mi pare che già le cronache di questi giorni ce lo stiano presentando. […]
    Il diverso, nel momento in cui abbandona la sua terra, abbandona i suoi canoni culturali, abbandona l’anima della propria razza e viene a “casa” mia, non è più soltanto un diverso, non è più soltanto un estraneo! Ora si insinua e nel momento in cui su vuol radicare nel mio spazio mi scaccia da esso – e diventa nemico diventa ostis, diventa ostile. Questa non è una eccitazione all’ostilità, è una “fotografia” della situazione attuale e di quegli eventi futuri di cui io sono radicalmente persuaso. (p. 64)
    Perché la loro è una migrazione di popolamento, una occupazione, perché lo straniero – infettato da una concezione di tipo cosmopolitico, “mondialistico” – non considera più lo spazio nazionale circoscritto, la forma territoriale chiusa, ma la forma geopolitica aperta: tutto il mondo diventa per lui il paese di tutti. […]
    “Convenzionalmente”, perché la razza non è il colore della pelle, la razza non sono i tratti somatici. C’è una gerarchia anche nella razza e nella dottrina della razza. L’elemento spiritual, l’elemento dell’anima è sovraordinato a quello somatico, a quello corporeo – lo ha detto anche il professore Sanfratello ieri. (p. 65)
    Anche solo da un punto di vista estetico, la mia anima di europeo – di bianco – dice “no”: non per odio dell’altro ma per rispetto di sé. (p. 66)
    La vicinanza, per noi euro-occidentali estenuati, stanchi e decadenti significa volontà di suicidio. E io ho il dovere, per il bene del popolo in cui mi riconosco e verso cui ho dei “debiti”, di metterlo in guardia da questo pericolo. Ma mettere in guardia dal pericolo, comunicare ciò che è comune, non significa istigare all’odio.
    P.M. Il contatto è mortale, quindi?
    F. Il contatto è letale.
    P.M. E va evitato assolutamente?
    F. Certo.
    P.M. Con tutti i mezzi?
    F. Per questo – abbiamo sempre insistito – occorre suscitare, da parte del nostro popolo, un’autentica rivoluzione culturale che ne modifichi la forma mentis. […]
    I messi assunti dal Fronte Nazionale sono mezzi di ordine intellettuale: manifesti, volantini, conferenze. I destinatari di questo messaggio, di queste proposizioni devono evitare, per esempio, l’assunzione di personale extraeuropeo, evitare di fornire mezzi alla malavita cinese e coreana recandosi nei loro ristoranti, eccetera. (p. 67)
    Anche per evitare la caccia all’allogeno – negro o giallo, africano o estremo-orientale – è sorto il Fronte Nazionale: con una funzione quindi di illuminazione dei nostri connazionali e di contenimento delle loro reazioni. Noi abbiamo parlato di proposizioni incentrate su una sorta di rivoluzione “culturale”: per esortare a una diversità di comportamenti. (p. 70)
    Sì, io non sono per la “società dell’accoglienza”. Credo di essere tra i veri sostenitori della società multirazziale. La multirazzialità si rispetta solo rispettando la propria forma razziale, rispettando l’”omogeneità” razziale, rispettando l’individuazione razziale, che è in necessaria connessione con un proprio territorio, con una propria Terra, con proprie forme di vita. […]
    Come si fa a non riconoscere la paurosità di questa alluvione migratoria, le conseguenze tremende di una congerie etnica di nove miliardi di uomini di colore rispetto a un miliardo di uomini bianchi?” (p. 71)
    Sono dei corpi estranei che si sono già incistati nell’organismo della nostra Nazione, e che saranno vettori nei prossimi decenni di conflitti razziali tremendi. (p. 75)
    P.M. […]“Dice no alla razza, rinnega la razza l’individuo dell’anti-razza: il bastardo nemico dell’uomo. Chi, avendo subito la deformazione dell’anima e lo sfiguramento del corpo, avversa le proprie origini, è n degenerato che attenta alla propria razza: un autore potenziale di genocidio. Dice sì alla razza, afferma la razza l’uomo di razza…”
    F.”…a qualsiasi razza risulti assegnato dalla Provvidenza universale.
    P.M. Poi dice: “Razzismo significa non disprezzo delle altre razza ma fedeltà alla propria razza, riconoscimento della specifica forma di vita che la segna, rispetto di tutti i nessi, interiori ed esteriori, superiori ed inferiori che la ordinano”. (p. 76)
    […]le “compagini spiritualmente ed eticamente più pure della razza bianca” sono le sue élite. Ciò proprio per integrare la nozione di “razza bianca” conformandola ai postulati, alle tesi fondamentali di tipo aristocratico del Fronte Nazionale. I “teppiskin” non rappresentano questa élite; non rappresenta questa élite il datore di lavoro che schiavizza, a Firenze o a Vicenza, a Verona o a Padova, l’extracomunitario (come dice lei) o l’allogeno (come dico io). (p. 77)
    P.M.[…]“Entro i prossimi trentanni, mentre l’Europa occidentale conoscerà una crescita demografica zero, i soli paesi che si affacciano alla riva del sud del Mediterraneo produrranno centosettanta milioni di nuovi esseri umani, turbe destinate a sciamare da quei territori e invadere le nostre terre europee”.[…]
    Quindi il testo prosegue: “Questa crescita esponenziale di razze estranee alla nostra segnala inequivocabilmente il raggiungimento del punto di crisi del ciclo storico in cui siamo collocati: il punto più basso, quello in cui la quantità sembra trionfare”. (p. 79)
    Lo Stato-Nazione è nostro, europeo, delle nostre stirpi – e della razza bianca. (p. 80)
    Non è nemmeno americano, nemmeno degli USA. Gli USA non sono una Nazione, ma una congerie di entità etniche. (p. 81)
    Mi scusi, signor pubblico ministero: ha detto “iniziative umanitarie”? In una Nazione che ha otto milioni di poveri? In una Nazione in cui i pensionati con cinquecentomilalire al mese non riescono a risolvere il problema dell’alloggio, noi dovremmo occuparci del problema degli stranieri?? otto milioni di poveri ci sono in questa Nazione! Io debbo considerare i poveri del mio Paese, i vecchi del mio Paese, non gli allogeni, i cui figli sottrarranno posti di lavoro ai figli del popolo del mio Paese. Per cui considero vere organizzazioni criminali quelle che lei definisce organizzazioni “umanitarie” – in primo luogo la Caritas, per esempio. […]
    Sono organizzazioni criminali, in quanto realizzano il crimine più grave nei confronti della Nazione e del nostro popolo: il suo sfiguramento etnico. (p. 86)

    IL CONTROESAME DEI DIFENSORI DI ALCUNI COIMPUTATI p. 91

    Nell’intervista concessa alla signora nordamericana, dissi appunto che, come politico attento alle sorti del mio popolo, io dovevo preoccuparmi della previsione che si sarebbe attuata tra alcuni decenni – cioè che noi bianchi saremmo diventati una minoranza etnica. Di fronte all’incremento demografico delle razze di colore, l’etnia bianca sarebbe diventata, per effetto del suo decremento demografico, una minoranza. (p. 91)
    Già ho detto che le posizioni del Fronte Nazionale strutturalmente sono affini alle posizioni sostenute dai “fondamentalisti” islamici – gelosi, severi custodi delle proprie tradizioni -, oppure dai leader della minoranza negra negli Stati Uniti, che parlano di cultura afro- americana da difendere. […]
    Avv. BUSSINELLO. E c’è rifiuto, quindi, a qualsiasi concetto di superiorità di una razza sull’altra, qualunque sia questa razza?
    F. Certo. L’espressione sintetica che ci definisce è quella di razzismo morfologico – o differenzialista: nel senso che tutte le differenze razziali vanno rispettate- noi non siamo seguaci del razzismo gerarchico, quale poteva essere il razzismo di cento anni fa. Quindi, nessuna superiorità di una razza su un’altra, ma rispetto d ogni razza (e “distanza di rispetto” tra ciascuna di loro). (p. 93)
    Il mondo euro-occidentale, insomma, deve ridurre il grado di ricchezza proprio per aiutare queste etnie nelle loro terre.[…]
    Secondo il Fronte Nazionale, il neocolonialismo dell’alta finanza internazionale è peggiore del vecchio colonialismo occidentale. Per esempio l’Africa, preda delle banche internazionali, vive in condizioni di miseria peggiori di quelle in cui viveva durante lo sfruttamento del colonialismo storico. (p. 94)
    Gli studi della Fondazione Agnelli hanno avuto sopra tutto il merito di dissolvere un luogo comune che, da almeno due decenni si è diffuso in Europa: il luogo comune secondo cui la massa degli immigrati è il risultato di una richiesta del mercato di lavoro europeo. (p. 95)
    Quindi, di fronte alla realtà politica di oggi – che è quella di predicare un ipocrita umanitarismo e poi di sfruttare le altre razze; di predicarne l’eguaglianza e, nei fatti, sostenere l’inferiorità – noi dicevamo: “Occorre entrare in quest’ordine di idee (il razzismo morfologico) e calare quest’ordine di idee in istituzioni giuridico-economiche, in modo che la cooperazione tra le tazze avvenga trasferendo parte della ricchezza da noi bianchi a loro; in modo che non le nostre strutture capitalistiche vengano ripetute da loro, ma strutture conformi alla loro sensibilità, alla loro cultura, alla loro esperienza possano svilupparsi nelle loro terre, così da giungere attraverso questi strumenti alla equa cooperazione tra le razze”.[…]
    Ebbene, quella stessa plutocrazia che predica l’eguaglianza tra le razze per giustificare la “società multirazziale” è poi la principale responsabile dello sfruttamento delle altre razze, che considera inferiori. (p. 101)
    Noi affermiamo il diritto di ciascuna razza, di ciascun popolo di vivere nel proprio spazio vitale, impiegando liberamente le risorse della propria terra. […]
    Noi avversiamo il dissolvimento delle razze, il disfacimento dei popoli e la deformazione delle culture nel meticciato universale.[…]
    Questo disegno viene perseguito dalla plutocrazia mondialista attraverso la corruzione suscitata, indotta nell’ambito delle altre comunità etniche eccetera. (p. 102)
    No. Quando nel nostro linguaggio si parla di “forma razziale”, si tende a stabilire una gerarchia che vede come dominante prima l’aspetto “spirituale”, poi l’aspetto etico-comportamentale, alla fine il dato somatico. Quest’ultimo è solo l’elemento evidenziatore più superficiale, ma, per il fatto di balzare agli occhi immediatamente, di suscitare una diretta “impressione”, è pure quello che siamo istintivamente portati a utilizzare – tutti. (p. 105)
    Noi non abbiamo alcun senso di superiorità razziale, certo.
    Avv. BUSSINELLO. Anche questo è un elemento costante?
    F. È elemento fondamentale e della mia forma mentis e di ciò che della mia forma mentis ho cercato di trasfondere nel “temperamento” – diciamo così – dell’organizzazione “Fronte Nazionale”. D’altronde, mi pare che sia anche logico. Io non posso dire di essere superiore a lei nel momento in cui sostengo che io e lei siamo diversi, nel momento in cui non ammettiamo entrambi un parametro comune. Bisognerebbe essere la Divinità, che ha formato le razze nelle loro differenze, per giudicar se la razza A sia superiore o inferiore alla razza B. (p. 106)
    Per il fatto di minacciare l’identità futura della nostra razza e delle nostre stirpi, la questione razziale è un problema che riguarda tutti al di là della “destra” e della “sinistra”. (p. 113)
    […]il fascismo e in nazionalsocialismo debbono considerarsi fenomeni storici esauriti; il Fronte Nazionale non può considerarsi una filiazione di movimenti fascisti (o neofascisti) o nazisti (o neonazisti). Non ha mai inteso se stesso come simile filiazione, né si è sviluppato in modo da favorire simile “confusione”. (p. 119)

    IL COROLLARIO DELL’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO p. 121

    […]quel che avverrà nei primi decenni del Duemila, quando le posizioni quantitative si modificheranno, quando ci saranno nove miliardi di uomini di colore contro un miliardo di uomini bianchi. Allora le stesse teorie della democrazia quantitativa dei bianchi si rivolgeranno contro coloro che le hanno sostenute – e sarà la fine per tutti. […]
    Le tesi revisionistiche risultano elaborate con una metodologia storiografica che fa onore ai loro estensori. Dall’altra parte, dalla parte del preteso “olocausto”, c’è invece soltanto menzogna – per l’esattezza, calunnia – diventa “luogo comune””. (p. 125)

    DICHIARAZIONE CONCLUSIVA p. 129

    Ogni albero deve radicarsi e svilupparsi – quindi vivere – nel suo territorio. Ciascun uomo deve radicarsi e svilupparsi – quindi vivere – nella propria Terra. C’è una comunità, di Destino e di destinazione, tra l’albero e il suo territorio, come tra l’uomo e la sua Terra.
    Occorre che questa comunità di Destino e di destinazione vegna custodita e preservata: affinché siano garantiti e rispettati l’ordine e l’armonia – che sono, non lo si dimentichi, non un selvaggio unisono, ma concerto e consonanza di suoni diversi – disegnati dalla Provvidenza universale. (p. 132)

    APPUNTO SULLE DISCRIMINAZIONI p. 132

    EX PARTE MODERNORUM
    Di Carlo Sandrelli p. 139

  7. #7
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?

    Per me si tratta di una ottima analisi se si pensa che fu fatta negli anni '90.

  8. #8
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?

    Prediligo di gran lunga "La Disintegrazione del Sistema".

  9. #9
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?

    Sono due esperienze politico-culturali distinte e distanti.

  10. #10
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    Predefinito Re: Cosa ne pensate de Il Fronte Nazionale di Franco Freda?

    Appunto, e sostengo la prima.

 

 

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