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  1. #1
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    Predefinito il mosaico della cattedrale di otranto

    non sono mai stata ad Otranto, mi sono imbattuta per caso su internet in una descrizione di questo piccol-grande monumento italiano, penso che sia interessante leggerne qualcosa:

    QUI
    Il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto fu realizzato tra 1163 ed il 1165 dal monaco Pantaleone dell'Abbazia di S. Nicola di Casale in Otranto, il cui nome è situato in corrispondenza dell'entrata principale della cattedrale, nella parte inferiore del mosaico. Formato da tessere policrome in calcare locale, si estende per oltre 16 metri coprendo interamente il pavimento della cattedrale.
    Fu pensato come un immenso tappeto da preghiera e come rappresentazione del felice connubio tra tradizione culturale orientale e occidentale. Nella navata centrale è raffigurato un maestoso albero che parte dalla porta e giunge quasi fin sotto al presbiterio intorno alla quale si sviluppano figure umane e di animali. Prima si pensava che questo simbolo rappresentasse l'Albero della Vita, per la dimensioni e centralità nell'opera. ma decifrare il mosaico è stato, da sempre, un intricato enigma privo di soluzioni credibili. Tra i rami dell' albero del Bene e del Male si svolgono varie scene: le vicende di Adamo ed Eva, le raffigurazioni dei dodici mesi dell'anno rappresentati con i relativi segni zodiacali, Caino e di Abele e anche scene bibliche e mitologiche come la leggenda di re Artù e l'Inferno e il Paradiso.
    Spostandosi verso l'abside (la parte semicircolare in fondo alla Cattedrale, dove si trova l'altare maggiore) è raffigurata l'immagine di Bisanzio insieme ai tondi che racchiudono scene di animali fantastici. Proseguendo in quella direzione, si incontra l'immagine di Re Artù che cavalca un caprone, e il gatto di Losanna, accanto a Caino tiene un bastone che colpisce Abele che è piegato dal dolore. Continuando in questo spettacolare viaggio si giunge alla raffigurazione dei tondi con i dodici mesi dell'anno: ogni mese ha una cornice ornata di segni geometrici e cifre arabe all'interno della quale appaiono gli uomini intenti nelle fatiche stagionali.
    Più avanti ancora è rappresentato il diluvio universale insieme all'arca di Noè e agli uomini che sono inghiottiti dai pesci. E dopo il diluvio, il ritorno della pace rappresentato da un ramoscello di ulivo. Da studi condotti sul significato delle raffigurazioni del mosaico, si pensa che queste rappresentazioni fossero rivolte a coloro che conoscevano bene il Phisiologus, il Bestiario Latino e persino i Vangeli Apocrifi. Seguendo l' ipotetico cammino verso la salvezza, i fedeli si trovavano davanti ad un albero, il cui tronco lunghissimo rappresenta il loro cammino, che proprio tra gli episodi dell'Antico Testamento, dei Vangeli, del romanzo di Alessandro Magno e del ciclo di Re Artù, pensavano di raggiungere la redenzione. Il mosaico della Cattedrale di Otranto è considerato come un'enciclopedia medievale e uno dei più misteriosi monumenti del nostro patrimonio storico-artistico.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: il mosaico della cattedrale di otranto

    Considerato un enorme tappeto di preghiere, il mosaico pavimentale ricopre l'intera superficie della cattedrale e, nonostante lo stato di conservazione non sia ottimale (ma mi pare sia in corso il restauro), è l'unico a risultare ancora, dopo secoli, perfettamente leggibile.





    "…Qualcosa m'aveva spinto a ritirarmi ad Otranto, dopo aver vissuto, per molti anni, ai quattro angoli della Terra, quando chiedevano il perché di tale scelta, davo risposte che convincevano gli altri, non me stesso: la gente semplice, la vita non cara, il mare pulito, la quiete tra dotte memorie. Ora, invece so. La spiegazione l'ho trovata sul pavimento della basilica-cattedrale di Otranto che, come troppi pseudo-informati professori, non conoscevo… Uno specialissimo prete, di nome Pantaleone, aveva ricordato l'epifonema di Terenzio "Penso che niente di umano mi sia estraneo". Entrai in chiesa, guardai per terra. Erano i tempi delle Crociate, dei Cavalieri, delle turbe pellegrine; eppure, in quel mosaico-sinfonia, corale e plenario, convergevano l'Occidente e l'Oriente. Un emblematico disegno, intitolabile 'Teologia della storia', sussumeva grandi e piccole cose, bestie e fiori, artigiani e profeti, miti pagani e rivelazione cristiana. In breve, una specie di mistico fumetto sulla fenomenologia del creato.

    Fu così che lo concepì nei dettagli allegorici, oltre gli schemi e le parti, oltre le consuete astrazioni, oltre ogni fredda categoria intellettuale, un caposcuola di facoltà pittorica: Pantaleo. In questa Otranto senza frontiere (studiata da Erodoto, Pausania, Strabone, Livio, Antioco e Tolomeo; visitata forse da Enea e da Pietro) inventando, a forza e furia di pietruzze e di marmo, la prima enciclopedìa per immagini, vera Bibbia dei poveri, mi fece vedere, ripeto "vedere", che dovevo dimenticar subito quanto stava dietro di me, se avessi voluto progredire un po'. Forse, avrei fatto in tempo. E mi riconobbi, con gioia, nell'asino arpista del mosaico: il mosaico pavimentale del non abbastanza noto "duomo dì Otranto", costruito dal 1080 al 1088 in stile romanico-bizantino con elementi paleo-cristiani, sotto i duchi normanni Roberto il Guiscardo e Boemondo, che finalmente ha il suo meticoloso interprete, in chiave oltremodo attuale: una lettura colma di riferimenti culturali, accettabile da parte del contemporaneo, come di rado è possibile in opere del genere. C'è dentro una sapienza antica ma umile, forte ma gentile, religiosa e laica, da centellinare piano, come si fa con i vini di questa sorprendente Puglia. […]

    Grande era stata in chi scrive l'emozione del ritrovamento sul pavimento d'una cattedrale pugliese, quel discorso ideografico che tante volte, in scala ridotta, avevo ammirato nei tappeti da preghiera del Medio Oriente e d'Asia; grandioso, ora, il significato, lì, sul pavimento idruntino, di quei tre alberi della vita che attestano la singolare potenza del segno di Pantaleone. Mistico paziente aveva composto sotto quelle tre navate, tessera dietro tessera, dall'ingresso al presbitero, un gran libro che tutti, di ogni fede o civiltà, potessero leggere, presentandosi a noi, oggi, come un Teilhard de Chardin del 1163. Mi sorpresi a pensare che l'ecumenismo fosse nato ad Otranto e che, non per caso, io vi fossi approdato da popoli lontani e diversi…"

    Florio Santini, "Anche la vita ha i suoi scavi" (Amaltea Edizioni 2002, pag. 107 e seguenti)






  3. #3
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    Predefinito Rif: il mosaico della cattedrale di otranto

    Il ciclo dei mesi del mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto


    Le opere e i giorni, a cura di Stefania Mola: Mosaico pavimentale di Otranto, indice

 

 

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