"L’umorismo etnico è stato studiato a fondo dal sociologo britannico Christie Davies, e le sue scoperte – in “The Mirth of Nations” (L’ilarità delle nazioni) – sono un salutare monito della facilità con la quale soluzioni sgorgate spontaneamente dalla società possano essere confiscate da qualche ottuso censore nel tentativo di governarci. Le barzellette e le provocazioni raccolte da Christie sono gesti di riconciliazione, con i quali disinnescare i pericoli che possono sorgere da una differenza per archiviarla, appunto, con una risata.
Eppure, quasi dappertutto, nel mondo moderno, una sorta di vigilanza ultrapuritana sta cancellando la barzelletta etnica, condannandola in quanto offesa contro la nostra comune natura umana. Ciò che era sempre stato considerato come un modo per prevenire l’insorgere di conflitti sociali, è adesso visto come una delle principali cause di quei conflitti: la barzelletta etnica è accusata di “stereotipare”, e dunque segnata con il marchio indelebile del razzismo.
Ancor più peccaminosa della barzelletta etnica è, agli occhi dei nostri guardiani morali, la vecchia commedia dei sessi. Nonostante tutto l’ingegnoso lavorìo delle femministe, la gente normale continua ad accorgersi delle profonde differenze tra i sessi, e del profondo bisogno di comporre queste differenze in modo da evitare le tensioni che ne potrebbero scaturire. L’umorismo è stata la risorsa cui l’umanità si è tradizionalmente affidata in tale delicata operazione, con gli uomini che si riferiscono ironicamente alla propria “dolce metà” e le donne che, altrettanto ironicamente, si sottomettono ai “suoi artigli”.
Ma adesso, chi mai si azzarderebbe a fare una battuta sull’indole femminile in un’aula universitaria? Si potrebbe peraltro pensare che la censura sia unidirezionale; dopo tutto, tremende accuse agli uomini riprese e rilanciate da discipline pseudo-scientifiche sono diventate una caratteristica della vita accademica americana. Ma provate e fare una battuta sui difetti dei maschi: vi trovereste negli stessi guai che se aveste detto qualcosa sui difetti delle donne. Perché, per le femministe, i difetti degli uomini non sono materia su cui scherzare. Non sorprende, allora, che la letteratura femminista sia del tutto priva di senso dell’umorismo; un’assenza assolutamente voluta, perché non appena quella risorsa, l’umorismo, venisse impiegata in quelle trattazioni, tutta la materia ne morirebbe ridendo di sé."
"Dite una cosa che venga bollata come “razzista”, “sessista”, “omofobica”, e sarete per sempre banditi dalla comunità della gente perbene. La vostra frase può essere stata fraintesa, la vostra battuta può essere stata calibrata male, ma tutto questo non vi salverà dai sacerdoti del "politicamente sconveniente".
Per di più, la capacità di questi personaggi autonominatisi censori di individuare peccati ideologici ed eresie è stata ampliata a dismisura dai loro esercizi quotidiani di risentimento. Questi accusatori riescono a scovare un pensiero colpevolmente razzista, sessista o omofobico in quello che a un orecchio non allenato suonerebbe come il più innocente dei discorsi. E non conoscono il perdono, dal momento che è loro preclusa – come accade a ogni persona priva di senso dell’umorismo – la conoscenza di se stessi."
Roger Scruton
Il declino della risata è un brutto segno per la società occidentale
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carlomartello




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