di Luigi Nervo
Persino i padani si sono resi conto di quanto è difficile da sopportare il razzismo. Hanno trovato chi considera loro, uomini del Nord Italia duri e puri, scansafatiche meridionali e li discrimina a causa di pregiudizi razziali frutto dell'ignoranza.
Il riferimento è ai manifesti che raffiguravano come topi i piastrellisti italiani che ogni giorno varcano la frontiera per andare a lavorare in Svizzera e come ladri i loro omologhi romeni. Passi per il secondo disegno che è rappresentato massicciamente dall'iconografia leghista, ma il paragone tra i lavoratori padani e i ratti proprio non andato giù ai leader del Caroccio.
«Mi vien semplicemente da commentare che se c'è sempre un leghista più a Nord, c'è sempre un imbecille superiore alla norma – afferma un adirato Fabio Rizzi, senatore varesino della Lega Nord – Non mi riferisco al "Nano" Bignasca, le cui esternazioni sono comunque sempre rimaste entro i limiti dell'accettabile; mi riferisco allo sparuto drappello estremista che ha pensato questa forma autolesionista di protesta, nei confronti di un territorio, quello di confine, assolutamente omogeneo, sede di profonde collaborazioni e scambi imprenditoriali, infrastrutturali, professionali e culturali reciproci, unanimemente e bilateralmente riconosciuti!».
Ora anche i leghisti, fieri paladini della difesa della razza padana, hanno trovato degli "imbecilli superiori alla norma". In seguito a questi episodi hanno conosciuto direttamente la discriminazione e il razzismo.
«C'è sempre un leghista più a nord», Lega Nord contro Lega Ticinese





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