briagte nere
legione ss italiana
gnr
x mas
banda koch/banda carita'.


briagte nere
legione ss italiana
gnr
x mas
banda koch/banda carita'.


A mio avviso coloro che aderirono alla Legione delle SS in quanto capirono che il fascismo doveva radicalizzarsi e "nazionalsocialistizzarsi".












La Banda Koch e la Banda Carità non andrebbero nemmeno nominate perché erano corpi di polizia irregolari, non corpi militari. Andrebbe citata invece la Legione Muti.
Il quesito comunque è fondamentalmente ozioso e, per certi versi, sterile. Ci furono corpi più rappresentativi e meno rappresentativi (in termini numerici, oltre che militari e politici) della realtà della RSI, ma ciascuno a suo modo incarnò un aspetto di quell'esperienza. La Decima Mas e le Brigate Nere sono forse i corpi che più simboleggiano i due aspetti più significativi della RSI, paradossalmente proprio a motivo della distanza che li separò: da un lato, il riscatto dell'onore d'Italia dall'onta del tradimento, dall'altro la difesa intransigente dell'ideale fascista.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


La banda Carità è la denominazione gergale con la quale durante la Repubblica Sociale Italiana divenne noto il Reparto dei Servizi Speciali di Firenze, poi rinominato Ufficio Polizia Investigativa, formalmente dipendente dalla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, fondato e capeggiato da Mario Carità, nel corso dell'ultimo biennio della seconda guerra mondiale.


Gli ufficiali dei corsi allievi ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana: nove scuole aperte dalla RSI a Fontanellato, Lucca, Modena, Oderzo, Orvieto, Rivoli, Siena, Varese e Vicenza di Rivoli, Oderzo ecc.
QUATTROMILA STUDENTI ALLA GUERRA - Emilio Cavaterra -Ediz. Settimo Sigillo - pp.400)
Libro documento sugli allievi ufficiali della GNR fuggiti dalla scuola per un impegno d'onore.
Uomini e donne spinti da vari ideali scelsero di continuare la guerra a fianco della Germania di Hitler, arruolandosi nella Repubblica Sociale per tenere fede ad un giuramento. Nomi sconosciuti, ma anche famosi, tra i quali quelli degli attori Giorgio Albertazzi e Enrico Maria Salerno, oppure di generali come Licio Giorgieri ucciso dalle Br.
Se seicento giorni vi sembrano pochi per coltivare un sogno del tutto personale, ma comune a tanti giovani di allora. Quello di andare a rifarsi una Patria a Nord, o a incontrare la bella morte, in piena guerra e con l'Italia divisa a metà tra badogliani e fascisti, con due alleati-nemici in casa, tedeschi e americani. A migliaia, dopo l'8 settembre 1943 , scelgono di continuare la guerra al fianco dei tedeschi arruolandosi nei vari reparti della Repubblica Sociale Italiana. Uomini e donne spinti da ideali diversi, ma con una medesima componente trasversale fatta di un qualcosa che aveva comunque a che fare con l'onore. Ideali giusti o sbagliati sarà solo la storia a giudicare, ma comunque ideali. Perché quando questa scelta di campo viene fatta da un diciasettenne, o al massimo da un ventenne, é difficile che entrino in ballo interessi calcolati o poco puliti.
L'età giusta per le grandi scelte i vent'anni, oggi come negli ultimi mesi del 1943 o nei primi del 1944. Qunado ben 4 mila giovani tra i 17 e i 20 anni vanno a rifarsi una Patria presentandosi ai corsi di allievi ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana nelle nove scuole aperte dalla RSI a Fontanellato, Lucca, Modena, Oderzo, Orvieto, Rivoli, Siena, Varese e Vicenza. Un mondo tutto particolare fatto di doveri, ma anche di diritti, di patria e di giustizia sociale, di tecniche di guerra ma anche di onore e di rispetto del nemico, raccontatoci dal di dentro in un libro-documento scritto dal giornalista Emilio Cavaterra uno dei "quattromila studenti alla guerra ". Già perché di studenti si trattava. Giovanissimi strappati dal loro orgoglio dai banchi di scuola e confluiti nei centri di reclutamento per frequentare i corsi di allievi ufficiali in uno dei periodi più tormentati della nostra storia. Per prepararsi alla guerra in quattro-cinque mesi e poi via verso i vari fronti del Nord con i gradi da sottotenente. Impegnati a combattere i partigiani ma sopratutto, sul confine orientale, contro le bande di Tito.
E' uno di quei ragazzi del '43 Emilio Cavaterra, autore di questo libro che ci offre uno spaccato completo, denso anche i emozioni, di un pezzo della notra storia da qualche tempo oggetto di revisionismo. Si tratta di un'opera, edita da Settimo Sigillo, che comunque serve a far capire meglio quel martoriato periodo della guerra fratricida e a far comprendere il "perché" di certe scelte che spinsero tanti ragazzi italiani a vestire l'ultimo grigioverde nelle file della GNR. E soprattutto una fonte documentaria (la documentazione storica a cura di Ugo Giannuzzi e Mario Vaccaro) per la mole di materiale inedito offerto al lettore.
Oltre a documenti di varia natura, infatti, tratti dall'archivio di Stato, il libro di Cavaterra (giornalista vaticanista ed autore di numerosi saggi storici) ci offre anche tutti i nomi di quei giovani che frequentarono le nove scuole allievi ufficiali della Gnr, con l'elenco dei 367caduti sui vari fronti fino al 25 aprile 1945 e anche qualche tempo dopo la liberazione. Nomi sconosciuti, ma alcuni anche di gente famosa come gli attori Giorgio Albertazzi e Enrico Maria Salerno o come il generale d'aeronautica Licio Giorgieri assassinato dalle Brigate Rosse durante gli anni di piombo.
Nella prefazione il giornalista Enzo Erra mette a nudo il sentimento di questi ragazzi fuggiti dai banchi di scuola per prendere le armi con l'unico intento di sostenere una causa già votata alla sconfitta. Basta recepire il loro comportamento di vita, e di morte, per capire il perché di quella scelta. Infatti i motivi delle loro azioni non erano nelle situazioni esterne in mano a un destino che stava per sopraffarli, bensì dentro di loro, nei loro sentimenti, in cui la parola onore occupava un posto di primo piano.
SCUOLE ALLIEVI UFFICIALI DELLA GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA.