L’allineamento ideologico spinge l’America verso il totalitarismo
Preoccupazioni per il nesso tra big tech, big media e big government

La formazione di uno Stato totalitario è quasi completa in America, secondo diversi esperti delle ideologie totalitarie moderne. Questo perché i più potenti attori del settore pubblico e privato si uniscono dietro l’idea che sia giustificabile agire per eliminare il dissenso.

Secondo Michael Rectenwald, professore di arti liberali in pensione della New York University, anche se in molti hanno messo in guardia sull’ascesa del fascismo o del socialismo nella terra della libertà, le idee sono state in gran parte vaghe o frammentate, concentrandosi su singoli eventi o attori. Gli eventi recenti, tuttavia, indicano che pezzi apparentemente scollegati del puzzle dell’oppressione si stanno incastrando per formare un sistema completo.

Molti americani, a quanto pare, sono stati presi alla sprovvista o non sono nemmeno consapevoli del nuovo regime che si sta formando, poiché sembra assurda l’idea che i funzionari eletti, i burocrati del governo, le grandi aziende, l’establishment accademico, i think tank e le organizzazioni non profit, insieme ai media tradizionali e persino ai movimenti liberali, lavorino tutti insieme per qualche scopo malvagio. ‘Possibile che gran parte del Paese sia coinvolta in una cospirazione?’, si chiedono giustamente.

Rectenwald sostiene che la realtà che ora emerge rende chiaro che non era necessaria alcuna cospirazione di massa: è bastato solo un allineamento ideologico e un po’ di coordinamento informale.

Nonostante la mancanza di un’organizzazione formale, per Rectenwald il regime socialista americano è effettivamente totalitario, perché la radice della sua ideologia richiede una coercizione politicamente motivata. Il potere del regime non è ancora assoluto, ma sta diventando sempre più efficace mentre erode i valori delle credenze tradizionali e quelli sanciti dai fondatori americani, che controllano e mantengono gli equilibri che difendono il Paese dalla tirannia.

Gli effetti possono essere visti in tutta la società. Gli americani, indipendentemente dal loro reddito, dalle loro caratteristiche demografiche o dalla loro posizione sociale, vengono licenziati dal lavoro, privati dell’accesso ai servizi di base come le banche e i social media, o vedono paralizzati i loro affari per aver espresso opinioni politiche o aver fatto parte di una designata sottoclasse politica. L’accesso alle fonti d’informazione non autorizzate dal regime sta diventando sempre più difficile. E alcune figure di potere e influenza stanno abbozzando il prossimo passo, etichettando ampi segmenti della società come «estremisti» e potenziali terroristi che devono essere «deprogrammati».

Anche se l’insorgere di un tale regime sembra essere legato a eventi degli ultimi anni, come la presidenza di Donald Trump, la pandemia del virus del Pcc, o l’intrusione nel Campidoglio del 6 gennaio, in realtà le sue radici sono state gettate decenni fa.

Le sfumature del totalitarismo e la sua evoluzione
I regimi totalitari sono comunemente intesi come governi guidati da un dittatore che governa l’economia, censura i media e reprime il dissenso con la forza. Questo non è il caso dell’America, ma la letteratura sul totalitarismo insegna che nelle fasi iniziali, i regimi totalitari funzionano in un modo simile.

Per rivendicare il potere, i regimi non hanno inizialmente bisogno di controllare ogni aspetto della società attraverso il governo. Adolf Hitler per esempio, come leader del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori nella Germania nazista, ha usato vari mezzi per controllare l’economia, tra cui ottenere volontariamente la conformità dei leader dell’industria o attraverso l’intimidazione, o attraverso la sostituzione dei dirigenti con i fedelissimi del partito.

Allo stesso modo, il regime che alza la testa in America si affida ai dirigenti aziendali per implementare la sua agenda volontariamente, ma usa anche l’intimidazione attraverso brigate online di attivisti e giornalisti che prendono l’iniziativa di lanciare campagne di pubbliche relazioni negative e boicottaggi per far progredire la loro struttura sociale preferita.

Inoltre, Hitler inizialmente non controllava la diffusione delle informazioni attraverso la censura del governo, ma piuttosto attraverso le sue brigate di teppisti di strada, le note «camicie brune», che attaccavano, intimidivano e impedivano fisicamente ai suoi oppositori di parlare pubblicamente.

La tattica è simile ora agli sforzi, spesso riusciti, di «cancellare» e «chiudere» gli oratori pubblici da parte di attivisti e attori violenti come Antifa.

I media
I media dissenzienti in America non sono ancora stati messi a tacere direttamente dal governo, ma sono ostacolati in altri modi.

Nell’era digitale, i media si affidano in gran parte al raggiungimento e alla crescita del loro pubblico mediante i social media e i motori di ricerca web, che sono dominati da Facebook e Google. Ed entrambe le aziende hanno messo in atto meccanismi per reprimere i media dissenzienti.

Nei suoi risultati di ricerca, Google dà la preferenza alle fonti che ritiene «autorevoli». E i risultati della ricerca indicano che l’azienda tende a considerare ‘più autorevoli’ proprio i media ideologicamente vicini a lei. Tali media possono poi produrre pezzi di successo sui loro concorrenti, dando a Google la giustificazione per tagliare l’«autorevolezza» dei dissidenti.

Facebook impiega fact-checkers terzi che hanno la discrezione di etichettare i contenuti come «falsi» e quindi ridurre il pubblico sulla sua piattaforma. E praticamente tutti i fact-checkers focalizzati sui contenuti americani sono ideologicamente allineati con Facebook.

I tentativi di creare social media alternativi hanno incontrato ostacoli ancora più profondi, come dimostra Parler, la cui applicazione mobile è stata eliminata da Google e Apple, mentre l’azienda è stata cacciata dai server di Amazon.

Nella misura in cui un regime totalitario richiede uno Stato di polizia, non c’è nessuna legge statunitense che prende di mira esplicitamente i dissidenti. Ma ci sono segni preoccupanti di applicazione selettiva e politicamente motivata. Per esempio il Fisco che prende di mira i gruppi del Tea Party o la differenza di trattamento ricevuto dall’ex consigliere di Trump, il tenente generale in pensione Michael Flynn e l’ex vicedirettore dell’Fbi Andrew McCabe: entrambi hanno presumibilmente mentito agli investigatori ma solo uno è stato perseguito. La situazione potrebbe peggiorare ancora, dato che le restrizioni legate al virus del Pcc vedono ampie fasce di comportamento umano ordinario essere considerate «illegali», aprendo la porta a un targeting politico quasi universale.

Rectenwald afferma: «Penso che il mezzo con cui si sta creando uno Stato di polizia sia la demonizzazione dei sostenitori di Trump e il probabile uso di passaporti medici per istituire l’equivalente effettivo dei punteggi di credito sociale».

La letteratura sull’argomento indica che mentre la lealtà al governo e a uno specifico partito politico gioca un ruolo importante, è la fedeltà alla radice ideologica del totalitarismo che dà al sistema i suoi soldati.

Ideologia totalitaria
L’autore Richard Shorten nel suo libro Modernism and Totalitarianism: Rethinking the Intellectual Sources of Nazism and Stalinism, 1945 to the Present, sostiene che l’elemento «che tiene insieme il totalitarismo come un composto di elementi intellettuali» sia l’ambizione di reimmaginare fondamentalmente la società: «l’intenzione di creare un ‘Uomo Nuovo’».

Varie ideologie hanno inquadrato questa ambizione in modo diverso, in base a ciò che hanno posto come chiave per la trasformazione.

Karl Marx, co-autore del Manifesto Comunista, vedeva il controllo dell’economia come primario, descrivendo il socialismo nel Capitale come «l’uomo socializzato, i produttori associati, che regolano razionalmente il loro scambio con la natura, portandola sotto il loro controllo comune, invece di essere governati da essa come dalle forze cieche della natura».

Hitler considerava la razza come primaria. Le persone sarebbero state «socializzate» – cioè trasformate e perfezionate – rimuovendo gli ebrei e altre razze presumibilmente «minori» dalla società.

La più dominante tra le ideologie attuali deriva dalle cosiddette teorie critiche, secondo le quali la società perfezionata è definita dall’«equità», cioè dall’eliminazione delle differenze nei risultati per le persone in categorie demografiche considerate storicamente emarginate. L’obiettivo deve essere raggiunto eliminando l’onnipresente «supremazia bianca», comunque gli ideologi la definiscano attualmente.

Mentre tali ideologie prescrivono comunemente il collettivismo, chiamando all’unificazione nazionale o persino internazionale dietro la loro agenda, esse sono elitarie e dittatoriali nella pratica, poiché trovano che l’umanità non è mai abbastanza «sveglia» da seguire volontariamente la loro agenda.

Nelle profezie di Marx, la rivoluzione doveva avvenire spontaneamente. Eppure, non è mai avvenuta, per questo Vladimir Lenin, il primo capo dell’Unione Sovietica, aveva concluso che la rivoluzione aveva bisogno di una guida.

James Lindsay, autore di Cynical Theories: How Activist Scholarship Made Everything about Race, Gender, and Identity and Why This Harms Everybody afferma: «L’idea è che ci sia un partito illuminato […] che capisce il problema del proletariato meglio del proletariato stesso e che lo guiderà attraverso la rivoluzione di cui ha bisogno per il bene maggiore».

Lindsay sostiene che elementi di questo fondamento intellettuale si possono trovare nelle ideologie di molte forze politiche attuali, dai neo-nazisti agli anarco-comunisti, dai progressisti fino addirittura in qualche misura ai neoliberali e neoconservatori.

«Questo è il motivo per cui si vedono così tante persone oggi che dicono che le uniche risposte possibili sono o un pieno ritorno al liberalismo classico o un completo rifiuto integrale del liberalismo che disporrebbe fatalmente a creare il progressismo, il neoliberismo, ecc.».

Questo non significa che queste ideologie stanno apertamente sostenendo il totalitarismo, ma piuttosto che portano inevitabilmente ad esso.

La tabella di marcia potrebbe essere riassunta come segue:

C’è qualcosa di fondamentalmente e intollerabilmente sbagliato nella realtà attuale
C’è un piano per risolverlo che richiede l’adesione di tutta la società
Le persone che si oppongono al piano devono essere istruite sul piano in modo che lo accettino
Le persone che resistono alla persuasione devono essere rieducate, anche contro la loro volontà
Le persone che non accetteranno il piano, non importa come, devono essere rimosse dalla società.
«Penso che questa sia la spinta generale», ha detto Lindsay. «Possiamo fare il mondo come vogliamo che sia se ci mettiamo tutti sulla stessa pagina e sullo stesso progetto. È un disastro, francamente».

I punti quattro e cinque sembrano ora essere in corso.

L’ex dirigente di Facebook Alex Stamos ha recentemente etichettato la diffusa messa in discussione dei risultati delle elezioni del 2020 come un «estremismo violento» che le aziende di social media dovrebbero sradicare nello stesso modo in cui hanno contrastato i contenuti di reclutamento online del gruppo terroristico dell’Isis.

Il «problema centrale», ha detto, è che «abbiamo dato molta libertà, sia nei media tradizionali che sui social media, alle persone di avere una gamma molto ampia di opinioni politiche», e questo ha portato all’emergere di media alternativi «sempre più radicali» come OAN e Newsmax.

Stamos ha poi riflettuto su come riformare gli americani che si sono sintonizzati sui dissidenti. In un’intervista alla Cnn ha chiesto: «Come si fa a riportare queste persone nella corrente principale degli articoli basati sui fatti e cercare di riportarci tutti nella stessa realtà di consenso?». Il conduttore della Cnn Brian Stelter ha risposto: «E si può? È possibile?».

La logica va come segue: Trump ha affermato che le elezioni sono state rubate attraverso frodi e altre illegalità. Questo non è stato provato in tribunale e quindi è falso. Le persone che hanno preso d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio e sono riuscite a penetrare all’interno e interrompere il conteggio dei voti elettorali lo hanno fatto perché credevano che le elezioni fossero state rubate. Quindi, chiunque metta in dubbio la legittimità dei risultati elettorali è un estremista e potenzialmente un terrorista.

Con decine di migliaia di soldati riuniti per sorvegliare l’inaugurazione del presidente Joe Biden, il rappresentante Steve Cohen (D-Tenn.) ha recentemente detto alla Cnn che tutti i membri della guardia che hanno votato per Trump appartengono a un «gruppo sospetto» che «potrebbe voler fare qualcosa», alludendo ai leader passati di altri Paesi che sono stati «uccisi dal loro stesso popolo».

L’ex direttore dell’Fbi James Comey ha recentemente detto che il partito repubblicano deve essere «bruciato o cambiato».

«Vogliono uno Stato a partito unico», ha commentato il regista conservatore Dinesh D’Souza in un recente podcast. «Questo non vuol dire che non vogliono un’opposizione. Vogliono un’opposizione simbolica. Ammettono dei repubblicani solo lì dove possono dire che tipo di repubblicano va bene».

Proprio come Marx dava la colpa dei mali del mondo ai capitalisti e Hitler agli ebrei, il regime attuale tende ad incolpare varie permutazioni della «supremazia bianca».

La parlamentare democratica Cori Bush in un recente tweet ha scritto: «Espellete i membri repubblicani del Congresso che hanno incitato il tentativo di colpo di Stato dei suprematisti bianchi»; il post ha ricevuto circa 300 mila like. Si riferiva ai legislatori repubblicani che il 6 gennaio hanno sollevato obiezioni sui risultati delle elezioni in Arizona e Pennsylvania. Le loro obiezioni sono state bocciate.

Jeff Stein del Daily Beast in un recente articolo ha scritto: «Le agenzie di spionaggio degli Stati Uniti possono fermare il terrore bianco?»; concludendo che una richiesta di «polizia segreta» per fiutare gli americani «estremisti potrebbe ottenere una rinnovata attenzione».

Sotto il regime, le accuse di frode elettorale, mettendo di fatto in discussione la legittimità del leader, sono diventate ‘incitamento al terrorismo’. YouTube (di proprietà di Google), Facebook e Twitter hanno vietato i contenuti che sostengono che le elezioni sono state truccate o li stanno mostrando con dei messaggi di avvertimento. L’amministratore delegato di Twitter, Jack Dorsey, è stato recentemente registrato mentre diceva che la chiusura dell’account del presidente (Trump) fosse solo l’inizio.

L’approccio rispecchia da vicino quello del regime comunista cinese, che comunemente prende di mira i dissidenti accusandoli di «sovvertire il potere dello Stato» o di «diffondere voci» infondate.

Qual è l’alternativa?
Se le richieste di riorganizzare radicalmente il mondo sono intrinsecamente totalitarie, come può il mondo evitarle? La domanda sembra essere la sua stessa risposta. Se il totalitarismo richiede intrinsecamente fedeltà alla sua ideologia, non può esistere in una società con una mancanza di tale fedeltà.

Gli Stati Uniti sono stati fondati sull’idea che i diritti individuali sono dati da Dio e inalienabili. L’idea, radicata nelle credenze tradizionali che la moralità umana è di origine divina, è un baluardo contro qualsiasi tentativo di attaccare i diritti delle persone anche nel nome del loro bene.

Rectenwald ha scritto: «Se non sei un reale credente in Dio, puoi postulare un ideale di Dio sulla questione […] Dobbiamo porre un qualche arbitro che sia al di sopra e al di là dei nostri pregiudizi e preconcetti per garantire questo tipo di diritti. […] Perché altrimenti, si ha questa situazione infinitamente malleabile in cui le persone con potere e potenziale coercitivo possono eliminare e razionalizzare l’eliminazione dei diritti volenti o nolenti».
https://www.epochtimes.it/news/lalli...totalitarismo/