.
.Il principe-ballerino le bacia tutte
Un Savoia a caccia di voti «padani»
Emanuele Filiberto: ho imparato in fretta a ballare, imparerò a fare il parlamentare
Emanuele Filiberto con Natalia Titova durante la prima puntata di ''Ballando con le stelle'' (Ansa)
La bassotta, la magrotta, la maestosa, la vezzosa: non ne manca una, Emanuele Fili*berto. Bacini, bacetti, bacioni... Volete un Principe? Eccolo! E proprio come il Don Gio*vanni mozartiano «non si picca se sia ricca, / se sia brutta, se sia bella / purché porti la gon*nella ». E magari un voto in più. E le bambine? L’Enrica e l’Anastasia e la Sabrina, poco più di trent’anni in tre, vanno pazze, allo sbucare del regal fusto dall'auto*blù. Biondo, alto, sorridente. Camicia azzur*ra d’ordinanza, piccolo «nodo Savoia» rica*mato sul petto. «È proprio come in televisio*ne! Come in televisione!» Che peccato che non votino ancora...
Lui le adocchia, le avvicina, porge a ciascu*na un santino elettorale: «Portalo alla mam*ma e al papà, d’accordo?». E chi mai lo imma*ginava che un Uomo così, ignoto alle plebi per le discendenze da Carlo Felice e Umberto I e Vittorio Amedeo ma notissimo per le sera*te televisive con Milly Carlucci, fosse così al*la mano da concedersi alla folla nella piazza di Ostiglia, questo paesotto adagiato nella bassa padana in provincia di Mantova dov’è venuto ad accordare il suo appoggio al sinda*co, Carla Salvadori? «Non piace solo alle bam*bine », precisa la Zapparoli Giovanna, una matrona allegra che gli ha appena stampato uno «smack» sulle guance: «Piace anche alle nonne. Che hanno più sapere». «Principe, una foto con la Bianca!». «Prin*cipe, una foto con la Elsa!».
«Principe, una foto con la Marisa!». Lui sorride e acconsen*te: Strasburgo val bene un milione di bacetti. «Giuro: se tutte quelle che mi hanno baciato mi dessero la preferenza prenderei più voti di Berlusconi». Non paragonatelo però a To*tò Cuffaro che, un po’ indispettito e un po’ vanitoso per il soprannome di «Vasa vasa», bacia bacia, un giorno confidò a Federico Ge*remicca de La Stampa: «Senza presunzione posso assicurarle che credo di avere stretto le mani e baciato sulle guance, in segno di affetto, la metà dei siciliani che voteranno. Non è poco, sa?». «Io non ci arriverò mai!», ammicca il Savoia: «I maschi non li bacio. Mai. Né mi faccio baciare. Tanto più che una volta, in Sicilia...». E confida che qualche an*no fa, mentre era in visita a Catania poco do*po il rientro dall’esilio, sommerso dallo sba*ciucchiante affetto che lo circondava, a un certo punto avvertì uno strano malessere: «Giramenti di testa... Una sorta di indisposi*zione generale... Non capivo cosa fosse... Ap*pena torno a Ginevra, pensavo, mi faccio un controllino. Vuol sapere cosa avevo?». Cosa? «Il morbillo. Oddio, pensai, chissà a quanti l’ho attaccato...». Scusi, principe, gli hanno chiesto giorni fa, perché gli elettori dovreb*bero votarla e mandarla a fare l’euro-deputa*to a Strasburgo in quota Udc? E lui: «Perché parlo cinque lingue, conosco personalmente la metà dei capi di Stato europei e con l’altra metà sono imparentato». Sarà. Ma scommet*teremmo un Collare dell’Annunziata che da Mondovì a Sirmione, da Mortola Superiore a Pradalunga, la grande maggioranza delle elet*trici giovinette o stagionate della Circoscri*zione Nord Ovest che se lo coccolano non sia tanto interessata alle eventuali parentele con Simeone di Bulgaria o ai suoi rapporti con i banchieri internazionali ma vorrebbe piutto*sto chiedergli, dandogli familiarmente del tu come fan tutti in televisione: «Com’è la Milly vista da vicino? E nella fase finale hai temuto di più Roberto Imperatori con Emanuela Au*reli o Stefano Bettarini con Samanta Togni?».
Perché questo è il miracolo accaduto a Ema*nuele Filiberto: i trionfi televisivi lo hanno fatto nascere a nuova vita. Ma ve lo ricorda*te, com’era? Era una specie di bell’anatrocco*lo di sangue blu («quasi» blu, precisano per*fidi quanti rinfacciano al padre Vittorio Ema*nuele d’aver sposato la «borghese» Marina Ricolfi-Doria) senza arte né parte. Uno stu*dente svogliato che dopo aver preso la matu*rità scientifica aveva fatto un anno di archi*tettura, uno di Scienze politiche e poi si era stufato. Uno che si era costruito una fama di incallito sciupafemmine ed era sempre foto*grafato con una nuova sciupamaschi e si lan*ciava in battute un po’ guascone tipo: «Non sono galante e tocco per primo». Come apriva bocca, gliene scappava una. Un giorno, per sottolineare quanto strazio gli desse la lontananza dall’Italia, dichiarava: «La prima cosa che farei sarebbe quella di an*dare a vedere una partita della Juventus». Un altro, mettendo nei guai quanti si stavano adoperando per cancellare l’esilio e consenti*re anche ai maschi del casato di varcare i no*stri confini, dichiarava al New York Times: «Se il popolo italiano mi vuole come re, io sono pronto». Un altro ancora, chiedeva scu*sa per le leggi razziali promulgate dal nonno Umberto, confondendolo col bisnonno Vitto*rio Emanuele III. Per non dire di quella volta che nel gennaio 2001, con la squadra parte*nopea inguaiatissima che scivolava verso la retrocessione che sarebbe poi arrivata davve*ro a fine campionato, disse una cosa contro la quale furono inutilmente chiamati in soc*corso San Gennaro e i cornetti di corallo: «Vorrei comprare il Na*poli. Certo non adesso, costa troppo. Ma se finis*se in B...». Al che tutti i napoletani si toccarono: «Hiiii!». Insomma, pare*va un discolo incorreggi*bile. Che tra Francesche e Samanthe e Alejandre forniva ai giornali popo*lari spunti per titoli irre*sistibili: «Anche in amo*re vado in bianco e ne*ro », «Cucù, Natacha non c’è più», «Principe, che sventola!». Ogni tanto, giusto per non farsi riconoscere, si faceva avvistare dall’An*sa «col tricolore al collo al Carnevale di Rio» e «vestito semplicemente con dei jeans aran*cioni... ».
E invece eccolo qui, il nuovo Emanuele Fi*liberto Umberto Reza Ciro René Maria di Sa*voia, principe di Piemonte e di Venezia. Sciolto, tranquillo, sobrio. Merito del matri*monio e dell’età, dice. Canta le virtù della mediana: «Nell’Udc mi sento a casa. Riscal*dato da affetto e amicizia in un partito dai valori forti». Racconta che un sacco di perso*ne anziane gli dice: «Lo sa, caro, che ho co*nosciuto suo nonno?» Rivela: «Uno mi ha detto: meglio la monarchia, invece che tanti deputati che si trattano come principi, di principi dovremmo mantenerne uno solo!». Ma precisa: «Onestamente non so se l’entu*siasmo che sento intorno sia un risveglio monarchico o l’insofferenza per il regime at*tuale... ». Dice che in Europa è sicuro di far bene: «La gente pensa: se questo qui è riusci*to con tanto impegno, in poche settimane, a imparare a ballare, può ben imparare anche a fare il parlamentare...». Effettivamente, i giri di valzer...
Gian Antonio Stella ( Corriere della Sera)
23 maggio 2009
================
Parlo cinque lingue afferma Emanuele Filiberto; ecco un bell'esempio dei rischi del multilinguismo. Sempre più sono le persone che sembrano convinte che la cultura consista nel conoscere tante lingue.
E' vero; perchè dire sciocchezze in una sola lingua quando si possono dire in cinque o sei?![]()




Rispondi Citando

