Simone Pettirossi


Formazione e ascesa di un antisemita italiano : Giovanni Preziosi





INTRODUZIONE


Giovanni Preziosi è noto, soprattutto, perché durante il periodo della
Repubblica Sociale Italiana si adoperò con tutte le sue forze, in qualità di
Ispettore Generale della Razza, per attuare anche in Italia una persecuzione
‘integrale’ degli ebrei.1 In gioventù, però, ordinato sacerdote2, aveva aderito
alle correnti più riformatrici del cattolicesimo italiano e aveva guardato con
attenzione alle problematiche sociali del Mezzogiorno, dedicandosi (fino al
1912) all’assistenza degli emigranti italiani. Abbiamo cercato di ricostruire
il percorso politico-culturale che condusse un convinto democratico
cristiano a divenire, infine, un fanatico antisemita.
Possono contribuire a comprendere tale evoluzione alcuni aspetti della
personalità di Preziosi: in primis l’intransigenza e il moralismo, che lo
portarono a vedere il mondo come un’eterna lotta tra bene e male, tra buoni
e cattivi, tra verità e menzogna… Nella sua forma mentis non c’era posto
per l’incertezza, per l’errore, per il ‘caso’. Il suo ‘mito’ era la ‘non
contraddizione’, la coerenza estrema, senza alcuna attenzione per le
conseguenze. Nel ’30, ad esempio, a proposito de “La Vita Italiana”
(mensile da lui fondato e diretto), scrisse:
“sfogliate i miei duecentododici fascicoli raccolti in trentasei volumi, leggete una per una
le mie ventunomila pagine e non vi troverete atteggiamento politico, tesi morale, giudizio
su avvenimenti od uomini che presenti una qualsiasi contraddizione con quello che è oggi
il pensiero e l’azione della rivista.” 3
Al di là del fatto che tale rivendicazione era più mitica che reale (dato che i
molti temi trattati e le posizioni assunte nel corso degli anni da “La Vita
Italiana” potevano acquistare un’intima coerenza solo ex-post e con non
poche forzature…), questa frase evidenziava un atteggiamento da ‘verità
rivelata’ che non contemplava il ‘mutare d’opinione’, i ‘cambi di
prospettiva’, la ‘maturazione intellettuale’, ma solo la professione fideistica
di una credenza (che fosse religiosa, politica o culturale era poco rilevante).
Tutti questi elementi, uniti ad un innato spirito polemico e alla vocazione al
fondamentalismo, spinsero Preziosi, da un lato, a fare di ogni polemica una
crociata; dall’altro, a vedere dietro ad ogni sconfitta oscuri artefici e malvagie presenze. Solo dopo la prima guerra mondiale (enorme
amplificatore di passioni e di angosce), però, egli passò dagli attacchi alla
finanza internazionale a quelli contro l’Internazionale ebraica…
L’antisemitismo di Preziosi, infatti, nato sul terreno fertile della sua
formazione cattolica, alimentato dalla sua opposizione per i trust finanziari
e dal desiderio di riscatto nazionale, esplose negli anni venti, quando si
diffusero in Europa i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, che attraverso
l’assunto del complotto giudaico-massonico riuscivano a ‘spiegare’ il crollo
di tre Imperi, l’avanzata dei socialisti e dei bolsceviki, la graduale
decadenza delle potenze nazionali (sempre più condizionate da rapporti di
forza mondiali, sia economici che politici), lo sviluppo di un capitalismo
finanziario sempre meno controllabile, ecc. ‘Naturalmente’, però, la
potenza dell’«Idra» ebraica era così enorme che pretendere una puntuale
dimostrazione della sua opera malefica o delle connessioni che facevano di
ogni ebreo, credente o meno, un pericolo per la società occidentale
cristiana, appariva soltanto un assurdità. Non a caso, Preziosi sostenne:
“Solamente gli «stupidi come pecore» non vedono l’ebreo anche là dove apparentemente
non c’è”4
Il fatto più inquietante è che a condurre un giovane democratico cristiano a
diventare un feroce antisemita, fu anche un sincero bisogno di ‘giustizia’,
che col passare degli anni, però, divenne sempre più ‘ottuso’, univoco,
intollerante, cieco. La giustizia che ricercava Preziosi, infatti, era così
‘inumana’ (od anche ‘sovrumana’) che non poteva che basarsi sul sospetto,
sull’epurazione permanente, sull’individuazione di un nemico da abbattere,
sull’idea che fosse necessaria una lotta estrema e definitiva tra il ‘bene’ e il
‘male’, dalla quale sarebbe uscito un solo vincitore…
Una nota di metodo :
Nella stesura della tesi abbiamo seguito l’andamento della ricerca: nella
prima parte, infatti, la nostra attenzione si è rivolta anche a questioni e a
tematiche che nulla avevano a che vedere con gli ebrei, vagliando tutti gli
indizi che potevano far supporre lo sviluppo, in seguito, di sentimenti
antiebraici (mantenendo anche nella redazione finale quelle ‘strade
interpretative’ che si sono poi rivelate poco fruttuose); nella seconda parte,
invece, abbiamo analizzato l’evolversi dell’antisemitismo di Preziosi, non
tralasciando, peraltro, di considerare le vicende politico-culturali di cui egli
fu direttamente protagonista.




In pdf a questo link:


http://aaargh.codoh.info/fran/livres...TIPreziosi.pdf