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    Predefinito Luigi Covatta (1943-2021), intellettuale socialista e riformista

    di Paolo Franchi

    Se ne è andato all’improvviso, non ancora settantottenne e sulla breccia fino a poche ore dalla morte, Luigi Covatta, particolarissimo esemplare di una specie politica e intellettuale ormai quasi scomparsa in Italia. Studente fuorisede a Milano (era nato a Forio d’Ischia, che ha continuato a frequentare per tutta la vita), nei primi anni Sessanta il giovane Gigi militò nell’Intesa, l’organizzazione degli universitari cattolici, di cui diventò presto un leader nazionale. Erano tempi in cui a non pochi, e Covatta era tra questi, sembrava all’ordine del giorno la possibilità di aprire, ovviamente da sinistra, la crisi dell’interclassismo democristiano: il Sessantotto degli studenti prima, il Sessantanove degli operai dopo, parvero rendere ancora più attuale questa prospettiva.

    A sinistra, con il Psi

    Correva l’anno 1972 quando l’ex presidente delle Acli, Livio Labor, decise in questa chiave di tentare l’avventura elettorale, e Covatta fu in primissima persona della partita, così come Gennaro Acquaviva. Ma il raggruppamento cui dettero vita – il Movimento politico dei lavoratori – uscì malissimo dalle urne. E Labor, Acquaviva, Covatta e vari altri dei suoi promotori scelsero di entrare in un Psi che, all’epoca, dava per archiviato il centro-sinistra cosiddetto organico, chiedeva per il governo «equilibri più avanzati», e cioè visibili passi avanti sulla strada dell’allargamento ai comunisti della maggioranza, e nella sua componente lombardiana, guardava sempre più apertamente all’alternativa di sinistra. Gigi fu, manco a dirlo, lombardiano. Non filocomunista e neppure anticomunista dunque, ma, come amava ripetere Riccardo Lombardi, semplicemente a-comunista. E quindi risolutamente autonomista nei confronti di quel Pci con il quale pure reputava necessario stendere rapidamente, come stava facendo in Francia Mitterrand, un programma comune.



    «Meriti e bisogni»

    Nel luglio del 1976, nella storica riunione del comitato centrale socialista che defenestrò Francesco De Martino, Covatta fu dalla parte di Bettino Craxi, come tutti i quarantenni della sua corrente, capeggiati da Claudio Signorile. E negli anni successivi con Craxi fu leale, senza mai diventare craxiano, come testimonia indirettamente una carriera politica tutto sommato inferiore alle sue capacità e ai suoi meriti politici e intellettuali: tre volte sottosegretario alla Pubblica Istruzione, due ai Beni culturali. Fu invece assai presente, e assai attivo, nell’elaborazione di quei progetti e di quei programmi a medio e lungo termine di cui è relativamente affollata la storia della sinistra italiana di quegli anni, a cominciare dal Progetto socialista elaborato per il congresso di Torino del 1978. E fu tra i protagonisti, a Rimini, della conferenza programmatica di Rimini, quella dell’ «alleanza riformatrice tra i meriti e i bisogni» di Claudio Martelli che, quasi quarant’anni dopo, è ancora considerata come il tentativo più compiuto di dare un senso, e un’anima, al riformismo italiano.


    Il ritorno all’editoria

    La grande slavina del 1992 inghiottì il suo partito, lui seguì, ma a distanza di sicurezza, le successive, poco esaltanti vicende della diaspora socialista. Non abbandonò invece, neppure per un attimo, l’impegno politico e culturale. Riscoprì l’antica passione per il giornalismo, collaborando con il Mattino. Scrisse libri, il più importante dei quali è forse il documentatissimo «Menscevichi», una storia del riformismo e dei riformisti italiani pubblicata da Marsilio. Con Gennaro Acquaviva e Giuliano Amato diede vita alla Fondazione Socialismo, cui dobbiamo, tra l’altro, vari importanti convegni di studio, e altrettanti libri, sul socialismo italiano e sui governi a guida socialista: almeno uno, quello dedicato al crollo del Psi, sarebbe una miniera per chi volesse davvero indagare sine ira ac studio sulla morte del più antico partito politico italiano. E negli ultimi anni, su iniziativa della Fondazione, riprese da direttore le pubblicazioni di Mondoperaio, lo storico mensile socialista fondato negli anni del frontismo, da Pietro Nenni.

    L’ultima discussione

    Pochi giorni fa ho partecipato a una discussione, naturalmente online, sull’ultimo numero, molto bello e stimolante, dedicato al centenario del congresso di Livorno. Abbiamo amichevolmente battibeccato, come ci è capitato di fare ogni volta che ci siamo incontrati. E sono molto contento che anche in quest’ultima occasione le cose siano andate così, perché così mi piace ricordarlo, e anche perché sono sempre meno le persone con cui valga la pena di farlo per il semplice piacere di discutere di storie che, in forme diverse, ci appartengono. Ancora più contento, se è possibile essere contenti quando si è appena appreso della morte di un amico, sono del fatto che proprio ieri pomeriggio Ugo Intini gli abbia telefonato per dirgli che la collezione di Mondoperaio sta finalmente entrando a far parte, in versione digitale, della Biblioteca del Senato. Deve essere stata davvero, per lui, una bella notizia. Ciao Gigi, che la terra ti sia lieve.

    https://www.corriere.it/politica/21_aprile_18/morto-luigi-covatta-intellettuale-socialista-riformista-99a9ca6a-a03b-11eb-b0fa-564f55184e78.shtml

    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

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    Predefinito Re: Luigi Covatta (1943-2021), intellettuale socialista e riformista

    La scelta di Gigi, coscienza critica e costruttiva

    di Valdo Spini

    Ho conosciuto Gigi Covatta fin dai primi anni dell’Università quando egli svolgeva con grande intelligenza e passione il ruolo di Segretario Nazionale dell’Intesa Universitaria, l’organizzazione degli studenti cattolici, un’associazione viva e impegnata per la riforma dell’università e per la partecipazione degli studenti stessi alla vita del paese. Non so se ipso facto lo avevano iscritto alla Dc, ma lasciata l’Intesa Luigi divenne responsabile scuola delle Acli di Livio Labor che stavano iniziando il distacco dalla Dc e preparando così il superamento dell’unità politica dei cattolici. Con gli aclisti di Labor noi lombardiani partecipammo all’Acpol, l’Associazione culturale e politica che voleva provocare un rimescolamento delle carte nella sinistra politica e sindacale dopo i movimenti del ’68. Dal progetto originario, che non assunse le dimensioni sperate, scaturì l’MPL, movimento dei soli aclisti, che non riuscì ad eleggere nelle elezioni politiche del 1972 e confluì nel Psi al congresso di Genova. Gli esponenti principali, oltre Labor, erano Gennaro Acquaviva, Luciano Benadusi e appunto Luigi Covatta.
    La scelta di Gigi e dei suoi amici era veramente apprezzabile. Si trattava di una scelta controcorrente, sia rispetto al collateralismo con la Dc che fruttava alle Acli molti parlamentari, sia all’incipiente strategia del compromesso storico lanciata dal Pci di Berlinguer. Il gruppo dell’Acpol venne a collocarsi nel Psi nell’ambito della sinistra socialista di Riccardo Lombardi di cui Covatta diventò naturalmente uno dei dirigenti.
    Al Psi Luigi Covatta ha dato veramente tutto se stesso in vari incarichi, in particolare alla direzione del Centro Studi che tanto contribuì all’elaborazione ideale e programmatica del nuovo corso socialista. In quel Partito Socialista Luigi Covatta rappresentò una coscienza al tempo stesso critica e costruttiva. Arricchiva e stimolava con questa sua presenza tutti noi. Quando fui eletto, nel 1981 alla vicesegreteria del Psi in rappresentanza della sinistra, Gigi collaborò pienamente e intelligentemente al lavoro di quel felice triennio di segreteria unitaria del partito che vide, con le elezioni del 1983 , il segretario del Psi Bettino Craxi arrivare alla presidenza del Consiglio. Gigi, che era stato eletto deputato nel 1979 e poi senatore dal 1983, rivestì anche incarichi istituzionali importanti come quello di sottosegretario ai Beni Culturali.
    Dopo la crisi del Psi e il suo successivo scioglimento aveva partecipato, nella sua fase iniziale, alla costituzione dei Democratici di Sinistra (Ds), per poi distaccarsene, deluso dalle modalità di svolgimento di quella vicenda.

    Nella crisi generale del movimento socialista aveva fatto una scelta precisa: assumere la direzione di “Mondoperaio” per proseguire l’azione politica e culturale di questa grande e prestigiosa testata socialista. Una funzione che gli era congeniale e che svolse con l’intelligenza, la coerenza e la testardaggine che gli erano proprie. Lui, che veniva dal mondo cattolico, si caratterizzò come difensore del patrimonio di valori e di battaglie ideali e politiche che il Psi aveva rappresentato nella società e nella politica italiana e che veniva obnubilato dalle vicende di tangentopoli. Ma proprio in questi ultimi anni si dimostrava, se non altro, che il ruolo di sollecitazione critica e di ricerca coraggiosa della cultura politica socialista non era facilmente surrogabile e di fatto non è stata surrogata. E ‘questa è l’eredità che una personalità come la sua lascia, la necessità dell’elaborazione di un nuovo corso riformatore, un’eredità che non verrà dimenticata.
    Per questo invece che col cristiano saluto, “Gigi addio”, preferisco salutarlo con il “ciao Gigi” con il quale ci siamo salutati per più di cinquant’anni.

    Valdo Spini


    https://www.avantionline.it/la-scelta-di-gigi-coscienza-critica-e-costruttiva/
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

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