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  1. #331
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    Predefinito Re: Hitler o Mussolini: chi fu il miglior statista?

    Citazione Originariamente Scritto da Vero Socialismo Visualizza Messaggio
    Quali sarebbero state le "convergenze" tra il Socialismo di Adolf Hitler ed il grande capitale, che gli fu (coerentemente) nemico acerrimo?
    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    «È innegabile (...) l'esistenza di tutta una rete di complicità tra il capo del NSDAP da un lato e dall'altro numerosi e influenti imprenditori, e ben poche cose sono altrettanto certe come il fatto che il partito ha ricavato, da questi legami, vantaggi materiali e vasto prestigio. Ma, ciò che tornò a suo beneficio, prima era andato, per un periodo non minore e in misura notevolmente maggiore, agli ormai disgregantisi partiti di centro. Ma né l'incremento di voti del primo né le perdite registrate invece dai secondi, possono essere spiegati alla luce delle sovvenzioni. Più volte Hitler ha lamentato l'atteggiamento reticente degli imprenditori (...). Ancora nell'aprile del 1932, egli si dichiarava costernato per il fatto che il DVP, ormai in liquidazione, riceveva dall'industria sovvenzioni maggiori del suo partito, e quando, verso la fine di quell'anno, Walter Funk intraprese un viaggio nel territorio della Ruhr alla ricerca di finanziamenti, riuscì a ottenere un unico contributo, oscillante tra ventimila e trentamila marchi. In generale, può dirsi che l'entità di questi aiuti viene ampiamente sopravvalutata. Anche a ritenere realistica una valutazione di un afflusso complessivo di circa sei milioni di marchi a tutto il 30 gennaio 1933, è certo che neppure una somma di entità doppia un'organizzazione partitica con circa diecimila gruppi locali, una vasta burocrazia, un esercito privato di quasi mezzo milione di uomini, senza contare le dodici campagne elettorali del 1932, tutte condotte con ampio dispendio di mezzi, avrebbe potuto finanziarsi: come risulta dalle informazioni fornite da Konrad Heiden, il bilancio annuale del NSDAP all'epoca oscillava tra settanta e novanta milioni di marchi, ed erano appunto cifre di quest'entità a permettere a Hitler di dichiararsi a volte, scherzosamente, uno dei massimi dirigenti economici tedeschi. Non è certo un caso che la teoria della congiura, persino da parte dei suoi sostenitori più seri, faccia ricorso a concetti ampi quanto imprecisi, intesi a istituire una comunione tra "il" grande capitale e il NSDAP, mentre, sul piano della polemica pseudoscientifica, Hitler diviene, con assoluta serietà "il candidato faticosamente spinto in alto e pagato a caro prezzo" di una "cricca nazista" capitalista, agente tra le quinte, di cui il Führer sarebbe stato il "public relations manager". Al contrario, esistevano evidentissime divergenze di interessi tra i singoli imprenditori e le varie categorie degli stessi. Sia i grandi esportatori che i circoli borsistici e i proprietari dei grandi magazzini, nonché l'industria chimica e le antiche famiglie di imprenditori come i Krupp, gli Hoesch, i Bosch e i Klöckner, nei confronti del partito di Hitler, almeno prima del 1933, mantenevano un atteggiamento di riserbo, promosso perlopiù da considerazioni d'ordine economico: per non parlare degli imprenditori ebrei, i quali erano in numero tutt'altro che insignificante. Otto Dietrich, che aveva procurato a Hitler almeno una parte dei contatti con la grande industria renano-westfalica, lamentava, in un suo documento dell'epoca, la riluttanza, da parte dell'economia, "a riporre fiducia in Hitler...nel momento della nostra più dura lotta". Ancora agli inizi del 1932, erano individuabili "cospicui focolai di resistenza economica", e il celebre discorso pronunciato da Hitler il 26 gennaio 1932 all'Industrieklub, il Circolo degli industriali, di Düsseldorf, era inteso appunto a superare queste diffidenze. I mezzi finanziari, che vennero concessi al partito in seguito a tale iniziativa, se valsero a sanare le difficoltà più urgenti, non raggiunsero però l'entità sperata. Una petizione rivolta, alla fine del 1932, a Hindenburg, perché nominasse Hitler cancelliere, da Schacht, dal banchiere von Scröder e da Albert Vögler, restò senza seguito, perché la maggioranza degli imprenditori invitati a farlo si rifiutarono di apporvi la loro firma. L'industria pesante, lamentava Schacht in una lettera a Hitler, ben meritava il proprio nome, nel senso che prendeva le proprie decisioni con pesante lentezza. La teoria di un preciso patto strumentale tra Hitler e il grande capitale, non è neppure in grado di spiegare come mai i milioni di elettori siano stati reperiti tanto tempo prima dei milioni di marchi dell'industria; quando Hitler pronunciò il suo discorso di Düsseldorf, il suo partito contava oltre ottocentomila membri e una schiera di elettori oscillante tra i sei milioni e mezzo e i tredici. Erano questi a costituire la sua base, e il "forte sentimento anticapitalistico da cui questa era impregnata" obbligava Hitler ad atteggiamenti di cautela e di riguardo assai più che non verso gli imprenditori riluttanti e ostinati. Agli industriali, egli non sacrificò molto di più di Otto Strasser, troppo propenso a ragionare, e che d'altro canto riusciva odioso a lui stesso, e giustificò nei loro confronti la partecipazione dei suoi seguaci allo sciopero dei metallurgici di Berlino con la speciosa affermazione che scioperanti nazionalsocialisti erano pur sempre meglio di scioperanti marxisti. Ma il problema, al quale la tesi secondo cui il partito di Hitler sarebbe stato al soldo del capitale fornisce meno di ogni altro una risposta, è proprio quello di cui vorrebbe costituire la soluzione, vale a dire perché questo movimento di massa di nuovo tipo, sorto dal nulla, potesse così agevolmente soverchiare la sinistra tedesca, con la sua vasta tradizione e con la sua splendida organizzazione. E quest'incapacità è anch'essa la conseguenza della teoria del "demonismo" di Hitler oppure dell'ortodossia marxista, e nell'uno come nell'altro caso un'espressione dell'insufficienza delle sinistre in fatto di razionalismo, per così dire di un "antisemitismo di sinistra". Tuttavia, un conto è parlare di una collusione cospiratoria "della" industria col nazionalsocialismo, e tutt'altra cosa invece sottolineare l'atmosfera di "benevolenza" o addirittura di simpatia, di cui era circondato il nazionalsocialismo. Erano numerose le forze che, in campo industriale, mostravano un interesse, aperto anche se malvolentieri tradotto in pratica, per un cancellierato di Hitler, e molti, pur non essendo affatto disposti a garantirgli sostegno materiale, ne approvavano il programma; costoro non ricollegavano, a tale loro atteggiamento, concrete aspettative economiche, né rinunciarono mai del tutto alla diffidenza nei confronti delle tendenze socialistiche e antiborghesi all'interno del NSDAP; nell'estate del 1933, un gruppo di industriali simpatizzanti istituì addirittura un apposito ufficio, col compito di combattere il radicalismo economico dell'ala sinistra del partito. Ma, nel complesso, gli imprenditori non avevano mai preso davvero sul serio la democrazia borghese con le sue conseguenze, cioè le sue esigenze e i diritti delle masse: la repubblica non era riuscita a divenire il loro Stato. E l'idea dell'ordine che Hitler prometteva di riportare in Germania, agli occhi di molti di loro, faceva il paio con l'autonomia dell'imprenditore, i privilegi fiscali e la fine dello strapotere dei sindacati. (...) Forse in nessun'altra zona della struttura sociale tedesca, i residui fossili dell'autoritarismo statale élitario sono sopravvissuti con altrettanta tenacia come nella cerchia degli imprenditori, pur così tesa al progresso tecnologico, e il cui modernismo in questo campo andava di pari passo con una concezione sociale addirittura precapitalistica. L'effettiva corresponsabilità del "capitale" all'ascesa del NSDAP va ricercata non già in una comunanza di obiettivi, e neppure in oscuri complotti, bensì nel clima antidemocratico, inteso al superamento del sistema prodotto dal capitale stesso. Indubbiamente, i suoi portavoce si facevano delle illusioni sul conto di Hitler: ne scorgevano soltanto la mania per l'ordine, il rigido culto dell'autorità, di cui egli si faceva portatore, i suoi risvolti reazionari. Per tale motivo, sfuggiva loro la particolare atmosfera avveniristica di cui Hitler era pure circonfuso» (Joachim Fest, Hitler, Rizzoli, 1974, pp. 373-375).
    .
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

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  2. #332
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    Predefinito Re: Hitler o Mussolini: chi fu il miglior statista?

    Citazione Originariamente Scritto da Tyler Durden Visualizza Messaggio
    Si può parlare, al massimo, di convergenza tra il "grande capitale’’ tedesco (principalmente industriale) ed il NS, almeno come iniziale obiettivo comune. La stabilità, l’ordine, gli investimenti, l’anti-comunismo ecc. sono tutte tematiche che accomunarono entrambi. Ma le finalità dei due soggetti sono assai differenti (non credo che agli industriali importasse granché della guerra razziale, a meno che questa non si tramutasse in lauti guadagni. Ma in quest'ultimo caso la coincidenza sarebbe solo accidentale, non sostanziale).
    Purtroppo quando il dibattito è troppo ideologizzato si finisce spesso per oscillare tra slogan come "Hitler servo del grande capitale" e "Hitler campione dell'anticapitalismo assoluto".
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  3. #333
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    Predefinito Re: Hitler o Mussolini: chi fu il miglior statista?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Purtroppo quando il dibattito è troppo ideologizzato si finisce spesso per oscillare tra slogan come "Hitler servo del grande capitale" e "Hitler campione dell'anticapitalismo assoluto".
    Concordo totalmente.
    "Si vis pacem, para bellum"

  4. #334
    Cinico disincantato
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    Predefinito Re: Hitler o Mussolini: chi fu il miglior statista?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non credo però che la documentazione disponibile "provi" inequivocabilmente che i tedeschi si siano fermati per problemi logistici. A Guderian e Kleist sarebbe bastato davvero poco per dare una sonora mazzata agli inglesi in ritirata. Tant'è che entrambi fremevano per affondare il colpo. È vero che il "distacco" tra la fanteria ed i carri armati tedeschi, che avanzavano speditamente, preoccupava Hitler ed i più alti vertici militari però è difficile (non impossibile ovviamente, anzi) che non ci si rendesse conto dell'importanza, non solo militare ma anche "psicologica", di fermare la ritirata britannica. Si potrebbe pensare che il fallimento di Dunkerque sia dipeso da Göring, che assicurò un efficace intervento della Luftwaffe che poi non vi fu, ma anche qui io vedo poche certezze. Il dubbio non si risolve nemmeno di fronte all'ordine 13 del 24 maggio del '40, che imponeva di impedire qualsiasi ritirata inglese: ciò potrebbe sia deporre a favore di uno stop dettato da motivazioni politiche e diplomatiche che deporre a favore di un arresto dell'avanzata tedesca per motivi logistici (o comunque per timore di vanificare il vantaggio conseguito).
    Personalmente ritengo che il mancato attacco sia dipeso da un insieme di fattori: problemi logistici (bocage, mancanza di approvvigionamento e di riserve ecc.), sopravvalutazione della capacità dell’aviazione tedesca (in questo istigato da Goering, come hai giustamente detto) e una sottovalutazione del nemico. Queste sono le conclusioni a cui sono giunti un po’ tutti gli storici militari, nonché la commissione militare britannica, attraverso la documentazione pervenutaci da parte inglese e tedesca. Anche se in linea di principio non si possono escludere altri fattori, personalmente ritengo schiaccianti le prove fornite dalla "ricostruzione ufficiale”.
    "Si vis pacem, para bellum"

  5. #335
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    Predefinito Re: Hitler o Mussolini: chi fu il miglior statista?

    Citazione Originariamente Scritto da Lecca d’Assalvini Visualizza Messaggio

    L’elemento determinante dell’ascesa elettorale fu l’assistenzialismo, comprato con gli aiuti del grande capitale
    Qualcosa che non sia una cazzata riesci a scriverla?
    Hitler era un genio non solo politico, era un uomo a cui Dio ha donato ciò che è riservato per davvero pochissimi individui in tutta la storia.

  6. #336
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    Predefinito Re: Hitler o Mussolini: chi fu il miglior statista?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Purtroppo quando il dibattito è troppo ideologizzato si finisce spesso per oscillare tra slogan come "Hitler servo del grande capitale" e "Hitler campione dell'anticapitalismo assoluto".
    La prima è una cazzata, la seconda è una verità ma non nel significato marxistoide che alcuni imbecilli vorrebbero dargli.

  7. #337
    Cinico disincantato
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    Predefinito Re: Hitler o Mussolini: chi fu il miglior statista?

    Com'era quella storiella sui cattivoni nazisti creati dalla finanza americana per combattere Stalin e l'URSS ?

    FOREIGN RELATIONS OF THE UNITED STATES: DIPLOMATIC PAPERS, 1944, EUROPE, VOLUME IV

    The Ambassador in the Soviet Union (Harriman) to the Secretary of State

    Moscow, June 30, 1944—3 p.m.
    [Received July 1—2:40 a.m.]

    2369. Reference Embassy’s 2295, June 27, 4 a.m. The most interesting features of Eric Johnston’s conversation with Marshal Stalin were as follows:

    (1) Stalin paid tribute to the assistance rendered by the United States to Soviet industry before and during the war. He said that about two-thirds of all the large industrial enterprises in the Soviet Union had been built with United States help or technical assistance. Johnston remarked that he had noticed that distribution methods had failed to keep pace with production methods and said he felt that American chain store executives might help in improving Soviet distribution methods after the war. Stalin agreed and indicated that assistance in this field would be welcome.

    Tradotto: Stalin ha reso omaggio all'assistenza fornita dagli Stati Uniti all'industria Sovietica prima e durante la guerra. Ha detto che circa due terzi di tutte le grandi imprese industriali dell'Unione Sovietica erano state costruite con l'aiuto o l'assistenza tecnica degli Stati Uniti.

    Fonte: Dipartimento di Stato USA.
    Link: https://history.state.gov/historicaldocuments/frus1944v04/d883#:~:text=He%20said%20that%20about%20two,States %20help%20or%20technical%20assistance.&text=In%20r eply%20to%20Johnston's%20inquiry,machinery%20and%2 0not%20consumer%20goods.
    "Si vis pacem, para bellum"

 

 
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