nel 1998, nella Nota su Fini.


nel 1998, nella Nota su Fini.




«Non fidarti di Fini», Craxi latitante avvertì Berlusconi
Scritto il 18/1/10 •
Raccontano le cronache politiche che il pranzo di giovedì tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si è concluso con una “tregua armata”. Cioè, per uno come il premier, abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno, male. Eppure doveva saperlo che l’attuale presidente della Camera è un osso duro. Glielo aveva preconizzato, fin dal ‘95, Bettino Craxi, di cui martedì 19 gennaio ricorre il decennale della morte. «Diffida di Fini», gli intimava l’ex segretario socialista, latitante ad Hammamet, in Tunisia. E lo aveva raccontato, nero su bianco, in tre paginette, trovate dalla Digos, durante un sequestro di documenti ordinato dal sostituto procuratore di Mani Pulite Paolo Ielo, pm nell’inchiesta sulle tangenti alla Metropolitana milanese.
Era il 7 luglio di 15 anni fa e da un archivio di via Boezio a Roma, sede della Giovine Italia, creatura socialista guidata da Luca Josi, craxiano di ferro, spuntare, in mezzo a tanti scatoloni lì ammucchiati, ricchi di documenti storici del Psi, le “riflessioni” di Bettino. Sono i consigli di un anziano e navigato leader a Berlusconi su come farsi largo nelle acque torbide della politica: gli suggerisce infatti di non «imperniare lo sviluppo politico sullo stretto binomio Berlusconi-Fini, che ha perso prima ancora di incominciare. Fini perde poco, perché si può accontentare che lo salutino. Berlusconi perde».
Nel “decalogo” Bettino scrive che Forza Italia «deve riacquistare la sua autonomia e non risultare subalterna alle esigenze di alleati infidi e ipocriti… deve riassumere il ruolo di una forza di centro, in grado di dialogare a destra e a sinistra».
Raccomanda all’amico neofita alcune mosse che verranno in seguito, in parte, eseguite. Lo incita a essere intransigente ed aggressivo (contro Massimo D’Alema e il Pci-Pds), contro Antonio Di Pietro e il pool di Mani Pulite, richiedendo a gran voce una serie di inchieste sui più svariati argomenti. Lo invita a puntare sul “rinnovamento” in un’edizione anticipata del “partito dell’amore”.
La stesura dei “consigli” da Hammamet risale a giugno ‘95, all’epoca del governo di Lamberto Dini, dopo la caduta del “Berlusconi 1″. Lo si capisce dalle prime righe della nota: «La scappellata resa da Dell’Utri appena scarcerato è irresponsabile e suicida. È l’inchino degli sconfitti». Marcello Dell’Utri, storico braccio destro di Berlusconi, era stato arrestato il 26 maggio di quell’anno per le fatture false di Publitalia e liberato il 16 giugno, cinque giorni dopo il referendum, tra l’altro, su libertà di spot in tv, favorevole al Cavaliere di Arcore. Il quale, euforico per la vittoria, si proponeva di andare a festeggiare al carcere di Ivrea, sotto la cella di Dell’Utri, ancora, sia pure per pochi giorni, detenuto.
Craxi concorda: «Superato nel modo migliore il referendum». Ma se la prende con lo stesso Dell’Utri (”la scappellata”), perché, appena uscito dalla galera, elogia pubblicamente D’Alema («È il politico maggiormente disponibile e responsabile, ha capito che l’urto frontale danneggia il solo paese»). D’Alema, lui, il nemico giurato di Bettino, così dipinto: «Il Pci-Pds è il partito che aveva più risorse e più finanziamenti illegali. Finanziato dall’interno e dall’estero. Oggi è in cattedra dando lezioni di moralizzazione. Negli ultimi anni il responsabile politico anche dell’amministrazione era D’Alema. Ora che su tutto questo non si è aperto un fronte è completamente assurdo».
La storia dimostrerà che, almeno da questo punto di vista, le cose sono andate diversamente. Perché i due, Berlusconi e D’Alema, dialogheranno insieme nella famosa Commissione bicamerale, guidata proprio da “Max” e istituita nel ‘97. Che avrebbe dovuto partorire le riforme istituzionali. E invece è stata un fallimento. Ma, Bicamerale a parte, Silvio seguirà le lezioni di Hammamet. Come quando Bettino auspicava: «Per continuare a fare politica, occorre una linea e una squadra di combattimento».
Obiettivo, i pm, ad esempio: «Il caso Di Pietro deve diventare un simbolo. Bisogna andare a fondo, giacché ne esistono tutte le condizioni». Di Pietro e i suoi «traffici che sono tanti».
E ancora, nel mirino, il pool milanese, che ha «usato strumentalmente il potere giudiziario, approfittato di determinate circostanze, violato leggi, principi costituzionali, trattati internazionali».
Infine l’ultimo appello a Silvio. Fare inchieste parlamentari su tutto: sui suicidi di Tangentopoli, sulle intercettazioni telefoniche, sui finanziamenti di certe campagne elettorali dal ‘92, sui rapporti tra l’onorevole Luciano Violante e la magistratura. Craxi dixit.


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Ultima modifica di wBerlusconi; 04-10-10 alle 12:10


"CERTI VIZI SONO ANTICHI: MIO PADRE L'AVEVA CAPITO" - ilgiornale
Onorevole Stefania Craxi, gli scritti di dodici anni fa di suo padre su Gianfranco Fini sono di un'attualità impressionante...
(ride) «Giuro che non me li ha dettati nel corso di una seduta spiritica. Li ricordavo e sono andata a cercarli, sembrano scritti in questi giorni. Ed invece risalgono al'98, vuol dire che alcuni vizi di Fini sono antichi».
Che impressione le ha fatto rileggerli oggi? Ne è rimasta particolarmente colpita?
«No, non mi ha fatto impressione. Ho spesso avuto prova della lungimiranza estrema con cui mio padre era capace di leggere gli avvenimenti e di prevedere anche le cose che sarebbero accadute. Questi sono stati scritti negli anni dell'esilio, da Hammamet, erano articoli che cercava di far passare ai giornali italiani e che invece spesso venivano cestinati.».
Suo padre, nella «Nota su Fini» del 1998, dice chiaramente di non credere al distacco dell'ex leader del Msi dal fascismo...
«E non credo che avesse torto. Non tantissimo tempo fa Fini diceva di lavorare per il fascismo del 2000, quindi effettivamente...».
Però ha sbagliato una previsione: ha scritto che Fini non avrebbe mai ricoperto cariche istituzionali...
«Eh sì, questo non l'ha previsto. Ma tutto il resto è preciso».
Ha parlato di Fini, qualche volta, con voi figli?
«Non mi pare. Ma lui metteva per iscritto quello che pensava. Cercava di far pubblicare i suoi articoli, anche firmandoli con lo pseudonimo Edmond Dantès, ma finivano nel cestino».
Nell'articolo del 1998 «Prendere le distanze» Craxi rimprovera a Fini i sistematici distinguo da Berlusconi...
«Anche questa nota sembra scritta in questi giorni. Evidentemente l'abitudine di Fini è molto antica se mio padre la dipinge con tanta precisione con dodici anni di anticipo».
Fini andava fermato prima?
«I segnali di quello che è accaduto durante la Direzione nazionale c'erano tutti. Il problema è che Fini non si è mosso e non si muove da solo. Con lui ci sono i potentati finanziari che hanno in odio Berlusconi, parte della magistratura, quella che non vuole la riforma. Minacciare la scissione è stata una scelta scellerata. Il Pdl ha in cantiere riforme importanti. Se Fini le impedirà si porterà sul collo una grande responsabilità».


Fini esterna per scopi personali.
Torniamo infatti alle ultime note che i media ci riferiscono sulle ulteriori esternazioni di Fini riguardo alla giustizia perchè ci confermano quanto già avevamo argomentato nel merito.
Fini invia alla magistratura il suo disperato appello. Una "captatio benevolentiae" che letta in modo diverso, magari quello giusto, assomiglia alla manifesta volontà di soggiacere al ricatto.
Egli, rivolto ai Giudici dice: "Io, dal mio pulpito ti difendo o magistratura, dalle aggressioni che subisci a causa del Tuo conflitto aperto con la Volontà Popolare, ma tu assisti la mia causa risparmiandomi umiliazioni".
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)


Consigli di un latitante ad un pluri-imputato e prescritto.
Ultima modifica di Rasputin; 04-10-10 alle 13:12
PEOPLE SMASH AUSTERITY


Invece i fascisti de La Destra con ghi filtrano? e non l'avete forse leccato per benino il culetto a quelli della Fiamma?


Craxi è stato un grande statista e l'ultimo vero politico di sinistra in Italia.
Pur con tutti i suoi errori (e chi non li ha commessi?) era una spanna sopra tutti, sopra Berlusconi innazitutto.
Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)