Assolti da stupro di gruppo nel 2015, la Corte europea dei diritti umani condanna l’Italia: “Nella sentenza pregiudizio verso le donne”. Secondo i giudici di Strasburgo nelle quattro pagine di motivazione della sentenza si leggono "ingiustificati" riferimenti alla lingerie 'mostrata' la sera della presunta violenza e osservazioni riguardanti la bisessualità e le abitudini occasionali della giovane quando invece "le autorità dovrebbero evitare di riprodurre stereotipi sessisti nelle decisioni dei tribunali"
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Anche se non conosco i fatti giudicati dalla Corte d'Appello di Firenze, sono ragionevolmente convinto che la sentenza sia ingiusta, perché una ragazza "non sobria" che viene sbattuta in auto da un gruppo di ragazzi non mi pare fosse da considerarsi padrona di sé e consenziente. Tuttavia non posso che confermare la mia contrarietà all'interferenza di organi giurisdizionali sovranazionali che interferiscono con la giurisdizione nazionale italiana, la quale ha tutti gli strumenti per assicurare possibilità di giustizia verso chiunque si rivolga ad essa. Anche le sentenze ingiuste, come quella di Firenze, fanno parte delle regole del gioco, come in tutti gli altri Stati democratici. Le sentenze della Corte Edu hanno evidente natura politica e non giurisdizionale, sicché mi sembra roba da processo di Norimberga; con la differenza che i nostri giudici non sono nazisti e l'Italia, nonostante i suoi mille difetti, non è uno Stato che meriti richiami di 'civiltà' da parte di nessuna autorità sovranazionale. Sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico le sentenze della Corte Edu fanno quasi sempre ridere le farfalle. In questo caso La Corte europea dei diritti umani ha riconosciuto, come sostenuto nel ricorso, che il processo ha violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, che stabilisce che “Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza”. La Corte ha ritenuto che "i diritti e gli interessi della ricorrente derivanti dall’art. 8 non sono stati adeguatamente tutelati in considerazione del contenuto della sentenza della Corte d’Appello di Firenze”. “Ne consegue che le autorità nazionali non hanno tutelato la ricorrente dalla vittimizzazione secondaria durante tutto il procedimento, di cui la redazione della sentenza è parte integrante”. Ora, che cavolo c'entri la tutela del "rispetto della vita privata" di cui all'art. 8 Cedu -che sembra riferirsi, per il richiamo al "domicilio" ed alla "corrispondenza", alla tutela della vita privata da interferenze esterne- con la vittimizzazione secondaria di una ragazza stuprata non si capisce. Non è la prima volta che le sentenze della Corte Edu fanno accapponare la pelle (ad esempio, sentenza Contrada) ma non c'è nessuno in Italia che le spernacchi pubblicamente e sonoramente.




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