Il "no" alla centrale termoelettrica uscito dal Consiglio comunale, ronza fastidioso nelle orecchie degli imprenditori. Sia di quelli che, le proprie affinità elettorali, non le hanno mai lasciate intendere, sia dei simpatizzanti dichiarati. Da una parte come dall’altra. La Trieste politica - s’indigna quella economica - ha ammesso una volta di più di non sapere che fare. O, peggio, di non voler fare
TRIESTE. Ma "chissenefrega" se il no alla centrale termoelettrica Lucchini del Consiglio comunale, essendo un parere consultivo, non vale niente. Vale pure troppo, tuona la Trieste economica. Che stavolta, qualche parolaccia, vorrebbe urlarla. Già perché quel no, uscito a sorpresa dalla massima assemblea cittadina, ronza fastidioso nelle orecchie di un po’ tutti gli imprenditori. Sia di quelli che, le proprie affinità elettorali, non le hanno mai lasciate intendere, sia dei simpatizzanti dichiarati. Da una parte come dall’altra. La Trieste politica - s’i ndigna quella economica - ha ammesso una volta di più di non sapere che fare. O, peggio, di non voler fare.
«Quando ho saputo che il parere era stato contrario - attacca il presidente di Confindustria Trieste Sergio Razeto - sono rimasto sbigottito, anche perché alcune parti che si erano già dichiarate favorevoli hanno espresso un voto sfavorevole. Riconosco al sindaco e al presidente del Consiglio comunale di essere stati coerenti, tra i pochi, rispetto al Piano strategico dove si prevedeva, appunto, centrale termoelettrica e rigassificatore. Per il resto ritengo, perché non me lo so spiegare con certezza, ci si trovi di fronte a un problema di opportunismo politico oltre l’interesse generale».
Fin qui il Razeto versione calda, al telefono al mattino. Nel pomeriggio il presidente degli industriali affida a un comunicato il lancio di una sfida alla politica: «Questa decisione - scrive Razeto - viene a sommarsi alla contrarietà al rigassificatore, al perdurare del problema delle bonifiche, all’assordante silenzio sul superporto, al mancato finanziamento della piattaforma logistica. Il tutto in un momento in cui l’economia locale continua a subire effetti recessivi e si profila la chiusura della Ferriera. Quali prospettive si intendono offrire alle persone che verranno toccate dal perdurare di queste criticità congiunturali? Quali opportunità si possono proporre alle aziende per aiutarle a conservare la propria operatività?».
Il numero uno di Confindustria mette in realtà un cappello su malumori quanto mai diffusi. «Ogni goccia - fa eco Michela Cattaruzza, ex presidente dei giovani industriali oggi vice di Razeto - contribuisce a fare un mare». La centrale non risolverà la ricollocazione di tutti gli operai della Ferriera ma «se blocchiamo qualsiasi cosa, blocchiamo la città. Una città che ha bisogno di industrie e di posti di lavoro. E lo dice - chiude la Cattaruzza - una persona che ha almeno 30 anni di prospettiva lavorativa davanti». «Se c’è una capacità che la politica cittadina ha - ironizza Federico Pacorini - è quella di non riuscire a fare assolutamente niente».
Il mal di pancia coincide tra gli uomini più in vista di Confartigianato e Cna, Dario Bruni e Stefano Zuban, destinati a condividere la plancia dell’Ezit poiché il primo sarà presidente e il secondo è già vice vicario. «Questa politica - tuona Zuban - ha perso completamente contatto con il tessuto produttivo. Mi basta ricordare i sette anni di impasse delle bonifiche, che strozz imprese che assumerebbero centinaia di persone». «Non entro nel merito dell’altra notte - aggiunge Bruni - però è ora di finirla. O non va bene il modo in cui un progetto si presenta, o il diniego è insito nella mentalità della città, fatto sta che non c’è niente che riusciamo a portare a termine. Urge ragionarci assieme».
Il caso ha voluto che il presidente camerale Antonio Paoletti, lunedì sera, poco prima del voto del Consiglio comunale, avesse attaccato, all’assemblea del Pd, proprio l’i nconcludenza della politica. «Non potevo mica saperlo», fa spallucce il presidente camerale. Che si dice, però, convinto che la centrale si farà. Il problema - sospira Paoletti - è un altro: «Siamo già in campagna elettorale».
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(07 ottobre 2010)
«Trieste immobile», la rivolta delle imprese | Il Piccolo
quando la politica a trieste fara qualcosa per i cittadini? mai




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