Obesity day: i chili di troppo costano più di fumo e alcol
Secondo un recente studio i costi sociali del sovrappeso, che affligge un italiano su 4, risultano attualmente più alti di quelli dovuti a fumo, alcolismo e povertà
Roma, 6 ottobre 2010 - I costi sociali dovuti a sovrappeso e obesità risultano attualmente più alti di quelli dovuti a fumo, alcolismo e povertà: a sostenerlo uno studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università Bocconi di Milano di cui si è discusso nel corso della presentazione della decima edizione dell’Obesity Day, la campagna ideata dall’Adi - Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica per la prevenzione dell’obesità.
Secondo lo studio il costo stimato per i trattamenti dell’obesità, ogni anno, è pari a 8,3 miliardi di euro (costi diretti e indiretti), pari a circa il 6,7% della spesa sanitaria pubblica. Ipotizzando una vita media di 75 anni, si legge nello studio, un diciottenne obeso arriverebbe a costare allo stato 100 mila euro in più di un coetaneo normopeso. Il costo sociale di una persona obesa si attesterebbe, ogni anno, sui 1700 euro, di cui 1400 per costi sanitari e 300 per costi non sanitari.
Un italiano su 4 tra i 35 e i 74 anni è obeso, il 24% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni è in sovrappeso e il 12% è obeso: le donne sembra abbiano imparato la lezione - dal 1998 al 2008 il tasso di obesità si è mantenuto costante al 24% - mentre negli uomini c’è stato un peggioramento - dal 19% di obesi del 1998 al 25% del 2008: sono i dati emersi nel corso della decima edizione dell’Obesity Day, la campagna ideata dall’Adi - Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica - per la lotta all’obesità: “Gli uomini nel 1998 erano molto meno grassi delle donne, per un totale del 19% sul 24% - spiega Giuseppe Fatati, presidente Adi - ma in dieci anni sono schizzati al 25%, recuperando e superando il gap che li distanziava dalle donne”.
La differenza, spiega l’esperto, dipende dai cambiamenti nello stile di vita: “La donna è sempre più impegnata nel mondo del lavoro, e si rende sempre più conto del fattore ‘presenza’, e lavorando ha una disponibilità finanziaria per tutti gli accorgimenti che hanno a che fare con la linea. Gli uomini - continua Fatati - si sono lasciati andare, forse presi dal lavoro che lascia troppo poco tempo libero per la palestra e favorisce il pranzare fuori, con tutti i problemi dietetici connessi”.
Quanto ai bambini sovrappeso e obesi, assolti merendine e succhi di frutta: “Nessun alimento o bevanda, di per sé, può essere responsabile del sovrappeso o dell’obesità di un individuo . Quello che conta è che il contributo di ogni singolo alimento o bevanda non si eccessivo rispetto all’apporto calorico totale e che l’alimentazione sia il più varia possibile”, spiega l’esperto.
Per i bambini eccessivamente in carne la motivazione va ricercata, ancor una volta, nello stile di vita: “Passano troppo tempo davanti al computer o ai videogiochi, e non fanno più giochi di movimento all’aperto come accadeva fino a qualche anno fa. Gli effetti a lungo termine del sovrappeso e dell’obesità infantile li ritroveremo tra 20 anni”. In occasione dell’Obesity Day le porte delle Unità operative di Dietetica e nutrizione clinica e delle Unità di Nutrizione ospedaliere e territoriali dell’Adi rimarranno aperte domenica 10 e lunedì 11 ottobre per tutti i cittadini che vorranno rivolgersi agli esperti per un consulto (per trovare il centro più vicino, Loading...)
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