La blasfemia del Paese reale



In questi anni Silvio Berlusconi ha aggirato nel modo più turpe un’orfana di padre e di madre, minorenne, sfilandole qualche decina di miliardi, ha giurato il falso in Tribunale, ha commesso gravi reati da cui è uscito assolto solo per prescrizione, ha corrotto un testimone in giudizio perché desse una falsa testimonianza che gli è servita per salvarsi in un paio di altri procedimenti, attraverso una settantina di società off-shore è autore di un’evasione fiscale colossale, tutti atti oltre che penalmente rilevanti, moralmente ripugnanti, e l’Osservatore Romano, alias il Vaticano, non solo non ha mai mosso orecchia ma, soprattutto sotto la direzione di Mario Agnes, ma anche dopo, ha attaccato costantemente la Magistratura italiana quando si è permessa di richiamare il Cavaliere e i suoi accoliti a quel rispetto della legge cui tutti siamo tenuti e in particolare chi ricopre alte e altissime cariche pubbliche. Insorge improvvisamente adesso e si indigna per una mezza bestemmia inserita in una barzelletta detta da Berlusconi in privato un anno fa. E i giornali gli vanno pedissequamente dietro.

Questo è un Paese che ha perso ogni senso della gerarchia dei valori e delle cose che sono importanti e di quelle che non lo sono affatto. “Insopportabile” non è la pseudobestemmia di Berlusconi, ma l’ipocrisia, il tartufismo, il moralismo un tanto al chilo che permeano ormai l’intero Paese. E poi se è l’ora di finirla con l’impresentabile Berlusconi, per ben altri motivi delle sue barzellette, è anche l’ora di finirla con Papi, Cardinali, Cei, Bagnaschi, preti di tutte le risme che, con un pretesto o con un altro, entrano ogni giorno a piedi uniti negli affari interni dello Stato italiano (se Sarkozy, in una cena fra amici, avesse raccontato una barzelletta blasfema, nessun Osservatore Romano sarebbe intervenuto). Se le opposizioni e i giornali che, in modo diverso, la fiancheggiano vogliono rendere l’ennesimo favore a Berlusconi insistano pure, invece che sulla sentenza Mills, su questa sciocchezza dell’”orchidea” che se allarma alcune beghine cattoliche lo rende simpatico a tutti gli altri. Perché noi oltre che di Santi, di Poeti e di Navigatori, siamo anche un popolo di Bestemmiatori (si pensi alle “madonne“, quasi liriche, dei toscani).

Monsignor Fisichella ha detto che la blasfemia di Berlusconi va giudicata all’interno del contesto in cui è avvenuta.

Una volta tanto siamo d’accordo e speriamo che la pseudobestemmia di Berlusconi serva almeno a evitare un grottesco cartellino rosso al calciatore che, preso un tremendo pestone dall’avversario, sacramenta come dio comanda.

Perché questo è il nuovo regolamento della Figc in omaggio all’ipocrisia di un Paese che è cattolico a parole e nelle parole e profondamente blasfemo nei fatti.

Massimo Fini


La blasfemia del Paese reale, Massimo Fini