Le prossime elezioni europee sembrerebbero destinate a riconfermare la cronica frammentazione del neofascismo italiano.
Da un lato La Destra di Francesco Storace in alleanza con l'Mpa, il movimento autonomista di Raffaele Lombardo, nel tentativo di superare la soglia di sbarramento del 4 per cento, dall'altro Forza nuova e la Fiamma tricolore ciascuna per conto proprio, per puro atto testimoniale. Le proposte di un unico cartello, a meno di un colpo di scena finale, sono dunque già tutte cadute nel vuoto. Il senso di appartenenza, ancora una volta, ha prevalso. Ben venga. Per questa via, infatti, i due parlamentari europei attualmente in carica, Roberto Fiore e Luca Romagnoli, pure segretari nazionali dei rispettivi partitini, non verrebbero certamente riconfermati.
Tutto ciò non ha comunque impedito a Forza nuova di promuovere lo scorso 5 aprile a Milano un convegno con la partecipazione di alcuni fra i principali esponenti dell'estrema destra europea, in particolare del Front national francese e del British national party inglese. Il progetto è di saldare una rete su scala continentale, presente anche nell'est europeo, a partire dalla Romania, terra mitica per Fn come patria della Guardia di ferro, feroce e violento movimento antisemita degli anni Trenta e Quaranta. Si vorrebbero marcare ancor più radicalmente, se così si può dire, i temi della difesa dell'identità cristiana e dell'opposizione alla società multietnica, cercando un proprio spazio cavalcando l'onda, anche elettorale, dei partiti e dei movimenti della destra populista. La società occidentale europea è vista come assediata e compromessa nelle sue radici dall'immigrazione, con paesi islamici al pari della Turchia pronti a fare il loro ingresso nell'Unione europea, nel quadro di un declino della morale e della famiglia tradizionale, segnate dall'aborto, dai matrimoni gay e dall'omosessualità. Ci saranno dunque altre iniziative.
Ma ciò che colpisce in questo contesto è la combinazione e l'ambivalenza delle posizioni, da un lato, comuni a tutte le destre italiane e europee, incentrate su difesa di «Occidente, Famiglia e Cristianità», e dall'altro, l'acquisizione di un profilo sempre più antagonista, con un frasario violentemente antiborghese e anticapitalista. L'ambizione è forse di ripercorrere le antiche esperienze del primo movimento fascista e nazista. Anche allora l'anticapitalismo non prevedeva l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, né un'equa distribuzione dei profitti. In Germania l'attacco era «all'usura giudaica» e la rivoluzione era antiborghese proprio in quanto diretta contro l'ebreo, colpevole per i nazisti della miseria economica e finanziaria. La distinzione era razziale: tra borghesia nazionale e ebraica.
C'è qualcosa di simile nelle analisi del neofascismo odierno, come il far credere che il nemico sia il capitalismo straniero e non il proprio (come si potrebbero altrimenti ricercare alleanze con Berlusconi e la destra di governo?), stornando l'attacco verso il cosiddetto «mondialismo», esattamente come un tempo lo si conduceva contro la «plutocrazia internazionale». Non sarà stato certamente un caso che il titolo iniziale del convegno del 5 aprile a Milano fosse «La nostra Europa: popoli e tradizione contro banche e usura», poi modificato in «banche e poteri forti». Termini evidentemente intercambiabili per Forza nuova. Le logge sioniste sarebbero dunque tornate a governare il capitalismo e la finanza mondiale. L'ossessione di sempre.
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