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  1. #1
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    Predefinito L'Aquila e le menzogne del governicchio

    Il governicchio ha ciarlato mesi fa di ricostruzione dell'Aquila con tanto di servizi nei tg di Berlusconi che
    magnificavano l'opera...
    Bene,oggi leggo su "Cronaca vera" che a distanza di un anno ci sono case ancora non costruite e addirittura nelle strade si notano ancora i calcinacci e le immondizie!
    Poi si può discutere la qualità scadente di questo giornale...che però ha corredato il servizio di foto che dimostrano i tristi fatti.

  2. #2
    Avamposto
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    Predefinito Rif: L'Aquila e le menzogne del governicchio

    Interessante se possibile ripostare l'articolo di cui parli Nazionalistaeuropeo ....

  3. #3
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    Predefinito Rif: L'Aquila e le menzogne del governicchio

    Perdonate le pagine tagliate male ma è fuori formato
    rispetto allo scanner.




  4. #4
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: L'Aquila e le menzogne del governicchio

    L’Aquila post-terremoto: una città destinata a morire?

    L'Aquila, "Il popolo delle carriole": manifestazione del 28 febbraio 2010

    È passato più di un anno dal terremoto che il 6 aprile 2009 ha messo in ginocchio L’Aquila ed alcuni centri vicini, causando 309 vittime. La ricostruzione del capoluogo abruzzese prosegue a rilento, e la confusione in città sembra essere sovrana. Intanto un movimento di cittadini sfida la politica, denunciando lo stato di abbandono del centro storico della città. Storia di una rinascita che stenta a decollare.
    ANALISI

    di Il Caffè Geopolitico @

    05/05/10




    Macerie a L’Aquila | Numerosi edifici sono crollati a causa del sisma del 6 aprile 2009La notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, alle 32, un terremoto di magnitudo 6.3 della scala Richter colpì la città dell’Aquila, capoluogo dell’Abruzzo (Italia centrale). Il sisma distrusse completamente il centro storico della città, un antico borgo medievale di 70.000 abitanti che, in quanto a patrimonio artistico, è considerata la sesta città italiana. Si contarono complessivamente 309 vittime. 70.000 persone sono diventate, nel giro di 28 secondi, tecnicamente sfollate.

    Un anno dopo

    Leggi anche il reportage “Da L’Aquila: «Scrivi: non è come sembra!»”

    A distanza di un anno dal sisma, la confusione regna ancora sovrana a L’Aquila. Un movimento, soprannominato “popolo delle carriole”, nato in maniera del tutto spontanea e senza colori partitici, ha cominciato a dimostrare simbolicamente per le vie del centro storico - zona ancora interdetta e controllata da veri e propri check point militari - per denunciare il fatto che le macerie giacessero ancora nel centro della città, ormai abbandonato. Il movimento, inizialmente canzonato dalla classe politica, è stato in seguito preso sul serio da chi ha il potere decisionale su come agire, cosicché le prime operazioni di rimozione dei 4 milioni di tonnellate di macerie nel centro hanno avuto inizio.



    Dopo le manifestazioni delle “domeniche con le carriole”, con migliaia di cittadini auto-organizzati che dimostravano come poter agire per togliere la montagna di macerie che ancora oggi ingombra e abita il centro storico dell’Aquila, il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo si rendeva conto della gravità della situazione. Non solo: si rendeva conto del fatto che un gruppo di cittadini del tutto trasversale e determinato nel raggiungere il proprio scopo senza guida dall’alto, non poteva prendere il sopravvento (almeno mediatico) sui politici, soprattutto in un momento di campagna elettorale. Una vera e propria lezione per chi, in un secondo momento, dovrebbe intervenire con un mandato dall’alto per avviare la rimozione totale di tutto il centro storico. Un successo della “politica dal basso” e dell’azione dei cittadini che sta prendendo piede da due mesi a questa parte. Cittadini mossi dalla considerazione che L’Aquila, di questo passo, sarebbe destinata a morire.


    Popolo delle carriole in azione |

    Obiettivo: ripulire la città dalle macerie e denunciare la lentezza della ricostruzioneIn una città che teoricamente conta quasi 70.000 abitanti, a parte la ricostruzione che, di fatto, non ha ancora preso piede, le cifre, 7 mesi dopo il G-8, parlano di 6.461 persone ancora in albergo, di cui 2.730 all’interno del territorio della Provincia dell’Aquila e 3.731 sulla costa (di questi 107 sono addirittura fuori dalla Regione Abruzzo). Vi sono poi 2.376 persone in appartamenti privati che rientrano nel circuito assistenza, tutte sulla costa, e 1.196 persone in cosiddette strutture di permanenza temporanea, tra cui i già ricordati 926 nella caserma della Guardia di Finanza e i restanti nella caserma Campomizzi. In totale, si tratta di 10.028 aquilani ancora assistiti dalla Protezione Civile, dotati solo di una stanza da letto e, per il resto, del tutto dipendenti dall’assistenza esterna.



    Ricostruzione o costruzione?

    E poi c’è la geopolitica della ricostruzione o, come in molti dicono all’Aquila, della costruzione e basta. In effetti si tratta di alloggi nuovi costruiti da zero e non di interventi di ristrutturazione o ricostruzione, appunto, di edifici già esistenti e danneggiati. Qui intervengono valutazioni di carattere prettamente geopolitico. Secondo la leggenda, L’Aquila è stata fondata nel Medioevo, dall’insieme dei signorotti locali che avevano i loro feudi sui colli intorno al territorio dove sorge oggi la città. Da qui deriva anche il numero simbolo dell’Aquila, il 99. Altrettanti sarebbero stati i signori che hanno contribuito alla fondazione della città e, per ricordarlo, L’Aquila avrebbe ancora oggi 99 chiese, 99 piazzette e 99 fontane, ognuna da ricondurre a uno dei fondatori. Motivazioni di carattere economico, commerciale e di sicurezza portarono queste persone a fondare la città; motivazioni di carattere geopolitico, diremmo oggi.




    Ad un anno dal terremoto il centro storico è ancora una città fantasma

    Che futuro per il centro storico?

    Adesso si assiste ad una sorta di processo inverso, per cui il centro storico, ancora ridotto in macerie, è ormai una località fantasma e, al suo posto, sono sorti nuovi centri di aggregazione, nuovi complessi residenziali e quartieri artificiali tutto intorno la città, dove prima vi erano solo ettari di terreni. Sono le nuove C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili): 19 complessi in tutto, senza collegamento alcuno tra di loro, che danno oggi ospitalità a 12.803 persone.


    Gli aquilani in strada il 6 aprile 2010 | Primo anniversario del sisma che provocò ben 309 vittimeIn questo scenario, con il popolo delle carriole che ha risvegliato il sentimento civico dei cittadini e sta ponendo finalmente interrogativi seri sul futuro di lungo termine, cui la classe politica (locale e nazionale) non riesce a dare ancora risposte, più di una volta il governo ha elogiato il “miracolo aquilano”. Ma il messaggio del Premier Silvio Berlusconi letto dai rappresentanti politici aquilani durante la celebrazione del Consiglio Comunale in seduta pubblica, tenutosi nella notte del primo anniversario del terremoto del 6 aprile 2009, è stato sonoramente fischiato da gran parte dei cittadini presenti. A ricordare che a L’Aquila c’è ancora tantissima strada da fare e le politiche che saranno messe in atto dovranno garantire la sicurezza di una rinascita economica, politica e sociale, che di fatto ancora non ha avuto inizio, né progettazione.



    L'Aquila post-terremoto: una città destinata a morire?

  5. #5
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: L'Aquila e le menzogne del governicchio

    in corteo A ROMA
    Protesta dei terremotati de L'Aquila:
    scontri , botte e due feriti lievi


    Assediato Palazzo Grazioli: «A voi le pensioni d'oro e a noi le macerie». Spintoni anche al sindaco Cialente: «Avviare la ricostruzione». Governo: tasse in 10 anni

    ROMA - «L'Aquila non può crollare: è una città che sa volare». Sulla maglietta di un ragazzo è scritta tutta la rabbia degli abruzzesi che in cinquemila si sono radunati a Roma mercoledì mattina. Da piazza Venezia, volevano arrivare in corteo (non autorizzato) sotto al Parlamento, ma polizia e carabinieri hanno sbarrato loro ogni accesso da via del Corso e via del Plebiscito dove risiede il premier Silvio Berlusconi. Momenti di tensione: lancio di bottigliette e qualche spintone. Due ragazzi sono stati feriti in maniera lieve. Spintoni anche per il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente, e il deputato del Pd Giovanni Lolli. Dopo ore concitate i manifestanti sono arrivati a Piazza Navona. Una bandiera nero-verde, con i colori dell'Aquila, è stata issata sul balcone del Senato rivolto verso piazza Navona. Dopo qualche minuto i commessi hanno provveduto a rimuoverla. E alle 17 del pomeriggio la manifestazione si è conclusa: gli organizzatori hanno invitato i manifestanti a raggiungere i pullman. Ma un centinaia di manifestanti ha proseguito su Lungotevere degli Altoviti, all'altezza di Ponte Umberto. Il corteo si è fermato tra Ponte Umberto e Castel Sant'Angelo. Il traffico è andato in tilt. «Ora che la manifestazione si è sciolta abbiamo deciso di bloccare il traffico perché la polizia ci ha caricato», ha urlato al megafono un manifestante. Momenti di tensione davanti alla sede del Dipartimento della Protezione Civile a Roma dove centinaia di manifestanti dell'Aquila hanno urlato frasi contro Bertolaso e slogan come «Io alle 3 e 32 non ridevo», «Sciacalli» e «Assassini». Nel tardo pomeriggio la protesta si conclude tra le lacrime, davanti alla sede della Protezione Civile, con un lungo applauso alle vittime del terremoto dell'Aquila. Ai megafoni i manifestanti hanno ricordato, tra le lacrime, la tragedia vissuta durante il terremoto e la loro protesta contro «una ricostruzione mai avvenuta».

    ASSEDIATO PALAZZO GRAZIOLI - I manifestanti si erano ritrovati di mattina in piazza Venezia. Dopo una trattativa (la piazza davanti al Parlamento era già occupata da un'altra manifestazione autorizzata), le forze dell'ordine hanno lasciato passare i manifestanti su via del Corso. (VIDEO) Ma il corteo non è potuto entrare in piazza del Parlamento e così, dopo aver bloccato a lungo la strada, la folla è tornata indietro verso piazza Venezia. I manifestanti sono riusciti anche a forzare il blocco di via del Plebiscito, assediando Palazzo Grazioli: «Vergogna, a voi le pensioni d'oro e a noi le macerie» ha urlato la folla in mezzo alla strada. Il premier, proprio in quel momento riunito nella sua residenza con i vertici del Pdl per fare il punto sul Ddl intercettazioni, ha preferito blindarsi dentro al palazzo: i due portoni, solitamente aperti, sono stati chiusi. Da via del Plebiscito, il corteo si è diretto verso il Senato, fermandosi in piazza Navona.


    Manganellate sulla folla (Infophoto)
    BLOCCO IN PIAZZA COLONNA - Gli scontri più gravi sono avvenuti in piazza Colonna. A farne le spese due ragazzi presi a manganellate. Uno, ferito alla testa e con il volto coperto di sangue è stato medicato in un bar. Secondo il programma originario, i manifestanti dovevano raggiungere la sede della Camera e nel pomeriggio quella del Senato per chiedere la sospensione delle tasse che da dicembre i cittadini dovrebbero ricominciare a pagare al cento per cento (alcuni hanno già iniziato a versarle dal primo luglio). Chiedono anche il congelamento dei mutui, oltre a una serie di misure di sostegno all'occupazione e all'economia inquadrate in una legge che preveda procedure efficaci per la ricostruzione e finanziamenti certi. «Non si tratta di privilegi, ma equità e diritti - spiega Lina Calandra, giovane ricercatrice universitaria in corteo -. Noi siamo qui per difendere la nostra sopravvivenza. Secondo uno studio del Cresa (Centro regionale di studi e ricerche economico s, ndr), se dovessimo tornare a pagare le tasse oggi, con uno stipendio lordo di 2 mila euro arriveremo ad avere 600 euro in tasca». In testa ai manifestanti il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente che è stato ricevuto dal Presidente del Senato, Renato Schifani.

    Scontri e botte nel corteo dei terremotati




    «TERREMOTATI E BASTONATI» - Sono arrivati a piazza Venezia con circa 45 pullman provenienti dal «cratere» dell'Aquila, la zona più colpita dal terremoto del 6 aprile 2009. Non solo da L'Aquila, ma anche dai paesi limitrofi come San Demetrio, Fossa, Torre dei Passeri (in provincia di Pescara) e Sulmona. Con gli striscioni preparati volevano spiegare che L’Aquila «è un malato grave» e che «non si vive di solo C.A.S.E». Slogan che volevano urlare davanti al Parlamento, «ma c'è stato un blocco inaspettato delle forze dell'ordine» ha detto il sindaco Cialente che ha cercato di riportare la calma nel corteo diverse volte. «Quando io sono andato al Senato eravamo d'accordo che si sarebbe aperto un varco. E' una cosa allucinante che ci siano due feriti. Qui sono arrivati ragazzi, imprenditori, cittadini, gente comune per chiedere un aiuto. E' vergognoso che la gente è ancora fuori casa: non è bastato il terremoto, ora anche le botte». E infine: «non mi aspettavo gli scontri, noi siamo gente tranquilla anche se disperata».


    Il sindaco Cialente (Fonte Ansa)
    LO SFOGO DEL SINDACO - «Dal primo luglio abbiamo ripreso a pagare le tasse. Ma lo spettro più grande è un altro: dal primo gennaio ripagheremo 14 mensilità di tasse con il recupero di quelle non pagate, il che vuol dire che per ogni 1000 euro ci sono 200 euro di tasse aggiuntive. Le casse sono vuote, e dico della cassa per pagare l'emergenza come vice commissario. Per i 32 mila sfollati che ancora alloggiano negli alberghi, c'è una spesa fra i 15 e i 20 milioni al mese, che naturalmente non posso pagare. Questi sono i problemi che ho rappresentato al presidente del Senato Renato Schifani. Senza trascurare che la manovra finanziaria all'esame della Commissione Bilancio ha trascurato del tutto l'emergenza Abruzzo». Questo lo sfogo del sindaco de L'Aquila Massimo Cialente, al termine dell'incontro avuto con il presidente del Senato. «Lì - racconta il sindaco - è stata costruita una città temporanea: case temporanee, chiese temporanee, uffici e negozi temporanei. Dobbiamo pagare 350 milioni per l'emergenza ed è tutta da avviare la ricostruzione».

    TRIBUTI IN 10 ANNI - E in serata arriva l'annuncio che il recupero dei tributi e contributi non versati avverrà in 10 anni e non i 5. E' il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, d'intesa con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, a dare notizia dell'emendamento, inserito nella legge finanziaria, con cui si prolunga il periodo di restituzione dei contributi non versati per il Comune dell'Aquila e per quelli del cratere, che dovranno comunque iniziare a pagare gli arretrati dal 1 gennaio 2011 in 120 rate mensili . Il governo - riferisce una nota di palazzo Chigi- presenterà in aula al Senato un nuovo emendamento al decreto legge sulla manovra, per ripartire il pagamento su 10 anni anzichè su 5, come attualmente dispone la norma approvata in commissione. Tiepido il commento del sindaco Cialente: «L'emendamento che fissa in 120 rate, anzichè 60, la restituzione dei tributi e contributi arretrati, e dunque in un periodo di 10 anni anzichè 5, rappresenta un passo avanti da parte del Governo, ma purtroppo non è ancora sufficiente. Resta sempre il fatto - spiega Cialente - che ciò che non è stato versato andrà restituito al 100%. Per essere chiari, fino a stamattina un lavoratore aquilano con uno stipendio netto di mille euro avrebbe avuto una decurtazione in busta paga di 266 euro, restando con uno stipendio di appena 740 euro, da terremotato e magari con un coniuge in cassa integrazione. Con l'emendamento inserito questa sera in finanziaria da parte del Governo, quello stesso lavoratore avrà una ritenuta in busta paga di 134 euro e uno stipendio di 876 euro. In ogni caso, come si vede, si tratta di decurtazioni insostenibili per le famiglie aquilane».

    Redazione online

    07 luglio 2010(ultima modifica: 08 luglio 2010)


    Protesta dei terremotati de L'Aquila: scontri , botte e due feriti lievi - Corriere Roma
    Ultima modifica di Avamposto; 29-07-10 alle 16:31

  6. #6
    Avamposto
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    Predefinito Rif: L'Aquila e le menzogne del governicchio

    BERTOLASO: “RICOSTRUZIONE FERMA AL PALO”

    29 maggio 2010


    L’Aquila, 29 mag 2010 - “La burocrazia non deve essere un alibi a non andare avanti; bisogna proseguire la ricostruzione se non con lo stesso passo nostro, comunque, con i tempi a cui hanno diritto gli aquilani”. Lo ha detto il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, all’Aquila, a margine all’inaugurazione della sede della Gran Sasso Acqua Spa, affrontando il problema della burocrazia che sta rallentando la ricostruzione. “Il passaggio di consegne purtroppo crea sempre un contraccolpo, noi siamo abituati a lavorare nel cosiddetto tempo reale quindi se qualcuno mi fa una domanda, io dopo pochi istanti gli dò una risposta. Ma questo è il nostro mestiere perché non possiamo perdere tempo, traccheggiare, fare conferenze di servizi, assemblee e quant’altro - ha spiegato -. E’ ovvio che passata la prima fase occorre maggiore condivisione, bisogna esaminare meglio le carte e per forza dare un po’ più di spazio alla burocrazia, ma da qui a bloccare tutto ovviamente ce ne vuole”.

    “CITTADINANZA ONORARIA? MI BASTA L’AFFETTO DELLA GENTE”! - Il capo della Protezione Civile è intervenuto anche in merito alla cittadinanza onoraria negatagli dal comune de L’Aquila ma di fatto conferitagli in più occasioni (l’ultima al Tommaso Fattori) dalla gente. “Il Consiglio comunale è padrone delle decisioni e delle scelte che fa, poi però quando vado in giro per L’Aquila, vado allo stadio, vado a trovare amici cari che ho qui o vado a controllare alcune situazioni, trovo sempre una risposta davvero commovente. A me questo importa: l’affetto della gente; non mi importa quello che decide la politica - ha concluso - ma quello che vuole il cittadino”.

    MASSIMA TRASPARENZA NELLA GESTIONE TERREMOTO - Il capo della protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, ha rivendicato “l’assoluta trasparenza nella gestione dell’emergenza terremoto”. “Mi pare che siano le carte a dimostrarlo - ha commentato all’Ansa -. Di fatto abbiamo garantito appalti e lavori per un miliardo e 400 milioni di euro, abbiamo un paio di minimi rilievi della Corte dei Conti, e per quello che riguarda i controlli sulla legalità ed anche della trasparenza delle imprese coinvolte ci sono stati due, tre episodi che siamo stati noi, insieme al prefetto Gabrielli, a denunciare e sottolineare. Per tutto il resto, si è lavorato in un modo talmente trasparente che moltissimi industriali sono venuti a congratularsi a complimentarsi con noi per il metodo che abbiamo voluto realizzare che è sicuramente diverso da qualsiasi passato”.
    Bertolaso ha poi rivendicato di aver sempre lavorato per risolvere la miriade di problemi: “Il segreto di qualsiasi successo, risultato positivo, è il gioco di squadra, noi l’abbiamo fatto nel corso di tutti questi anni, e dopo le 3 e 32 del 6 aprile del 2009″, ha spiegato Bertolaso il quale ha sentenziato che se si continua con “mal di pancia, dubbi e polemiche sia qui che a Roma, non si ricostruisce”. “Bisogna lavorare con lo spirito di squadra, se ci si divide, se si alimentano contrasti e differenze anziché trovare i punti di concordia e collaborazione è ovvio che tutto diventa molto più complicato e difficile”. La ricostruzione? “La strada è quella di tenere sempre la tensione molto alta, di controllare che i finanziamenti arrivino con gradualità ma con continuità, questo è previsto dalla legge, nessuna amministrazione a Roma si metterà di traverso per garantire il costante flusso di finanziamenti che però devono essere utilizzati - ha detto ancora Bertolaso -. Quindi bisogna lavorare, garantire i contributi a chi deve ricostruire o ristrutturare la casa, bisogna dare la
    possibilità a commercianti ed aziende di poter ripristinare quelli che sono stati i danni e di ripartire con le proprie attività. Noi lo abbiamo dimostrato. Se sono tornati all’Aquila tutti gli studenti delle scuole, se si sono iscritti all’università oltre 20 mila studenti non aquilani significa che c’é voglia di credere ed investire in questo territorio”.

    AVANTI CON GABRIELLI - “Adesso andiamo avanti con Franco Gabrielli, che è uno straordinario personaggio, quindi lavoreremo insieme per un certo periodo, vediamo poi cosa succede in giro per l’Italia”. Così il capo della protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, ha risposto all’Ansa sulla previsione di rimanere in sella fino a fine anno. Bertolaso dal 15 maggio scorso è affiancato da un nuovo vice capo, Franco Gabrielli, ex prefetto dell’Aquila.

    BLOCCATO IN ASCENSORE - Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è rimasto bloccato per qualche minuto in un ascensore della nuova sede della Gran Sasso Acque, società che gestisce il ciclo idrico integrato nell’Aquilano. Bertolaso era intervenuto per l’inaugurazione della sede, il primo edificio pubblico realizzato dopo il terremoto anche se l’opera era stata programmata prima del sisma. Il problema si è creato - come ha sottolineato il presidente della Gran Sasso Acque - perchè sono saliti in troppi superando il peso massimo trasportabile. Il gruppo, tra cui la scorta del capo della protezione civile, è stato “liberato” dalla polizia.

    “La polizia lavora per lo Stato, è intervenuta ed ha fatto un buon lavoro - ha scherzato Bertolaso, il quale sorridendo ha commentato con altrettanta ironia che se fosse stato un sabotaggio, allora lo avrebbero dovuto fare prima. In seguito, parlando della nuova sede, Bertolaso ha scherzato ancora sul fatto che per ottenere il sostegno di 5 milioni chiesto dalla Gran Sasso Acque per ripianare il bilancio alla luce dei mancati introiti dovuti al terremoto “mi dovevate minacciare, non aprire l’ascensore se non ci dai i soldi per risolvere la situazione”.



    BERTOLASO: "RICOSTRUZIONE FERMA AL PALO" | L'Aquila, Earthquake, Capoluogo d'Abruzzo, Terremoto, Perdonanza, Porta Santa, Celestino V, Federico II, Giubileo, G8 L'Aquila 2009

  7. #7
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: L'Aquila e le menzogne del governicchio

    ROMA (29 luglio) – Duro attacco del sindaco dell'Aquila Massimo Cialente al premier Silvio Berlusconi: «Accusare gli enti locali di non essere capaci di affrontare il terremoto. è un atto gravissimo: credo che a questo punto emerga un problema di moralità e trasparenza, ma che riguarda anche la democrazia di questo Paese, problema che ho già segnalato al Quirinale». Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, replica così a Berlusconi che ieri, parlando della ricostruzione, l'ha descritta come una fase che «le istituzioni locali non hanno saputo gestire».

    Decine di faldoni sul tavolo, con i mandati di pagamento da liquidare a seguito di fatture presentate per la ricostruzione: Cialente ha accolto così i giornalisti nella sede comunale provvisoria, all'indomani dell'annuncio che il governo riprenderà in mano la ricostruzione post sisma. Ed è tornato a denunciare i ritardi nell'arrivo dei fondi. «Questi faldoni rappresentano 200 milioni di spese da liquidare, soldi della ricostruzione leggera, indennizzi e traslochi, ai quali si aggiungono 32 milioni dell'autonoma sistemazione, parte dei quali anticipati dal Comune. Ci hanno abbandonati. Dopo la gestione della Protezione Civile che aveva 400 persone a pieno servizio, la Sge, Struttura per la Gestione dell'Emergenza, ha personale dimezzato e non ci sono fondi».

    «L'Aquila non è Kabul, non abbiamo bisogno di truppe di occupazione». «L'eventuale ritorno del Dipartimento - ha spiegato - rappresenterebbe un problema serio, del resto, io sono sicuro che lo stesso Guido Bertolaso non sia contento delle affermazioni del premier». «È possibile che dopo le botte di inizio luglio a Roma, i fondi comincino ad arrivare e adesso, a fronte di mesi di difficoltà economiche, il governo sia pronto a una nuova passerella mediatica sulle spalle degli aquilani. Una delle cose più gravi è l'affermazione di Bertolaso, il quale ha detto che i fondi bisogna saperli chiedere: ma cosa dovrei fare, andare in giro con un piattino e far finta di allattare?». «Ci siamo trovati in forte difficoltà a causa dei debiti lasciati dalla Protezione civile. Non per colpa del Dipartimento, ma a causa della carenza di fondi provenienti dallo Stato».

    Dovranno essere gli aquilani i protagonisti della ricostruzione del capoluogo abruzzese. Lo ha detto il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente. «Se qualcuno poi vuole darci una mano lo faccia, dandoci soldi, coprendo i debiti, aiutandoci a gestire le abitazioni delle Case antisismiche che già denunciano carenze strutturali». Cialente non ha nascosto perplessità in merito alla risposta abitativa fornita dal dipartimento di protezione civile. «Hanno fatto delle case bellissime, ma solo per pochi quando hanno lasciato L'Aquila c'era necessità di altri 1.430 appartamenti. La Protezione civile però ci ha dato una pacca sulle spalle e arrivederci. Ho chiesto altri Map - ha aggiunto - ci hanno risposto picche, assicurando solo la realizzazione di 64 con i pezzi già smontati».

    Un'assemblea cittadina straordinaria - per il punto della situazione e l'esame dell'opportunità di nuove iniziative di mobilitazione - è stata convocata del presidio permanente di piazza Duomo, all'Aquila, per questo pomeriggio.

    Sì del governo a ordine del giorno su tasse durante manovra. Parere favorevole del Governo, durante la discussione della manovra economica in approvazione alla Camera dei Deputati, ad un ordine del giorno della minoranza in cui si chiede che il trattamento riservato ai cittadini aquilani, colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 sia lo stesso riservato ai cittadini colpiti dal terremoto del 97 in Umbria e nelle Marche che hanno restituito le tasse sospese dopo 12 anni, in 120 rate e nella misura del 40% del dovuto. Lo hanno reso noto i deputati Giovanni Lolli e Augusto Di Stanislao.


    http://www.ilmessaggero.it/articolo....=HOME_INITALIA
    Ultima modifica di Avamposto; 29-07-10 alle 16:36

  8. #8
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    Predefinito Rif: L'Aquila e le menzogne del governicchio

    Il governo Berlusconi è il governo della Destra!

    Un governo di piduisti, massoni, ladri, incapaci, irresponsabili e soprattutto raccontaballe come dimostra ampiamente la vicenda del dopo-terremoto de L'Aquila.

    E senza parlare di Napoli e della sua spazzatura spostata da un quartiere all'altro, delle menzogne sul ponte di Messina o delle genuflessioni alla Lega Nord di quei buffoni in verde!


    A CASA!

 

 

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