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Quindi, siamo a chiedere, alla luce dei fatti sopraesposti, se il Ministro interpellato e il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria fossero stati informati della perquisizione straordinaria che si è svolta il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere; se il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia avviato, per quanto di propria competenza, delle indagini interne sui pestaggi illustrati in premessa, sui quali aveva ricevuto una nota dall'associazione Antigone, prima che fossero avviate le indagini della magistratura, o se lo abbia fatto successivamente e con quali esiti, anche in termini di accertamento per quanto di competenza delle responsabilità nella catena di comando; e, infine, se nell'ambito dell'eventuale indagine interna, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia visionato le videoriprese del circuito di telecamere interne, a cui si fa riferimento negli articoli menzionati.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la Giustizia, Vittorio Ferraresi, ha facoltà di rispondere.
VITTORIO FERRARESI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Grazie, Presidente. In ordine ai quesiti posti dagli interpellanti, mi pregio riferire quanto segue. Attualmente, come è noto, i fatti rappresentati dall'interpellanza formano oggetto di un'inchiesta penale aperta dalla locale procura della Repubblica, ossia quella di Santa Maria Capua Vetere, originata da plurime denunce presentate dal garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, dal legale rappresentante dell'associazione Il Carcere Possibile ONLUS, dal presidente dell'associazione Antigone ONLUS, da svariati familiari di detenuti e, personalmente, da qualche detenuto. Denunzie tutte aventi ad oggetto episodi di presunti maltrattamenti, pestaggi e violenze che i detenuti ristretti presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere avrebbero subito nel pomeriggio del 6 aprile 2020. L'inchiesta risulta tuttora in corso ed è coperta dal segreto d'indagine. Pertanto, premessa la competenza della preposta autorità giudiziaria all'esatto accertamento di quanto effettivamente occorso, ben posso riferirvi ciò che oggettivamente mi risulta. In via preliminare, si ritiene utile e doveroso ricostruire, unitamente ai fatti oggetto di cronaca, anche il contesto nel quale sono stati maturati, con l'intento di offrire i migliori elementi di conoscenza e valutazione degli eventi nonché di lettura di talune polemiche che si sono sollevate.
In data 5 aprile 2020 presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, precisamente al reparto “Nilo”, immediatamente dopo la messa in onda di un servizio giornalistico che riportava la dichiarazione del garante regionale sui casi di positività riscontrati nella stessa giornata presso il reparto “Tamigi”, i detenuti allocati presso il reparto “Nilo” inscenavano una violenta manifestazione di protesta. Gli stessi, attraverso la demolizione di numerose suppellettili e arredi dell'amministrazione (tra cui brande, tavoli e sgabelli), e non solo, si barricavano all'interno delle sezioni di allocazione, impedendo ogni accesso al personale penitenziario. Inutili sono stati i tentativi di mediazione compiuti sul posto dal comandante del reparto e dal personale ivi presente. In quelle ore il comandante, per le vie brevi, ha richiesto ausilio di risorse, avendo ricevuto minacce di ritorsione da parte dei detenuti rivoltosi qualora si fosse fatta irruzione per il doveroso ripristino dell'ordine e della sicurezza. L'iniziativa è apparsa pretestuosa rispetto ai fatti della giornata, che avevano visto proficuamente collaborare personale penitenziario e sanitario unitamente alle persone detenute del reparto “Tamigi”, ovvero quello interessato al citato caso di positività al COVID-19.
A testimonianza dell'efficacia dell'intervento effettuato al reparto “Tamigi”, nessuna manifestazione veniva posta in essere, nonostante la legittima e comprensibile tensione. Solo in tarda serata, dopo la costante azione di dialogo, la manifestazione di protesta è rientrata progressivamente in tutte le sezioni detentive del reparto “Nilo”. Il giorno seguente, ovvero il 6 aprile 2020, è stata disposta l'esecuzione di una perquisizione straordinaria all'interno del reparto “Nilo”. Si è trattato di una doverosa azione di ripristino di legalità e agibilità dell'intero reparto, alla quale ha concorso, oltre che il personale dell'istituto, anche un'aliquota di personale del gruppo di supporto agli interventi. Tale impiego si è reso necessario, attesa la presenza nel reparto in questione di circa 300 ristretti (allocati in 84 camere di pernottamento nelle quali si doveva procedere contemporaneamente), non potendosi escludere che i disordini si estendessero in altri reparti detentivi. Nelle operazioni in questione taluni detenuti hanno opposto resistenza. Dodici, in particolare, venivano individuati e rapportati disciplinarmente.
Vittorio Ferraresi, deputato cinquestelle, sottosegretario alla giustizia del ministro Bonafede.
La giustizia secondo i DJ.




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