Il liberalcapitalismo continua a depredare i dipendenti
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Today, 09:21 AM
Caduto il blocco socialista, gli anni ’90 furono quelli della globalizzazione che impose a mezzo mondo regole e condizioni le quali, pur rallentando la crescita, contrastavano la caduta del saggio del profitto. Negli Usa, per esempio, nonostante la crisi del 2007, il saggio di profitto, che aveva oscillato per 15 anni intorno all’8%, salì, sempre fra sbalzi congiunturali, fino al 10% del 2012.
In questo periodo il ritmo di accumulazione del capitale è stato superiore al ritmo di incremento del reddito, visto che buona parte di tale reddito andava ad accrescere la ricchezza dei capitalisti. Quindi l’inaugurazione delle politiche liberiste ha coinciso con l’accentuazione delle disparità.
A farne principalmente le spese sono stati i lavoratori e in parte i ceti medi. I redditi da lavoro infatti sono scesi al 61% del Pil. Questa diminuzione non dà ragione di tutta la perdita effettiva subita dai lavoratori, perché non tiene di conto dell’ulteriore regresso in termini di servizi pubblici goduti (scuola, istruzione ecc.) oggetto di ripetuti tagli – determinando la necessità di far fronte a tali bisogni con quote di reddito –, della riduzione della progressività delle imposte – l’aliquota massima che nel 1980 era mediamente dell’80% è scesa al 43% nel 2010, mentre la minima è passata dal 10% al 23% – e dell’inasprimento delle tariffe pubbliche.
Non va sottaciuto che prima il divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro, poi le regole di Maastricht e la perdita della sovranità monetaria, non bilanciata da politiche fiscali solidali, hanno fortemente contribuito all’inasprimento delle politiche liberiste per rincorrere la competitività nei mercati internazionali. L’aumento della produttività del lavoro decisamente superiore a quello dei salari, ha nei fatti consentito di rallentare la caduta del saggio del profitto.
DA: LA CITTà FUTURA.IT




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