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    Predefinito Chi finanziava il secessionismo negli anni 90?

    CHI FINANZIA IL SECESSIONISMO?



    La Lega Nord ha investito miliardi nelle manifestazioni e nelle elezioni fantasma. Altri gruppi indipendentisti hanno creato mini-arsenali. Tutte iniziative costose, per le quali l'autofinanziamento non basta. Di qui le ipotesi, più o meno fondate e inquietanti, sulle forze economiche italiane o le potenze straniere che stanno dietro il secessionismo

    Ha sapore di leggenda, ormai. La si racconta, la si mormora, ma nessuno vuole o può confermarla. Ci mancherebbe. Eppure, come tutte le leggende, pare nascere da quel tanto di verità che serve per rendere inquietanti gli eventi, i disegni di qualcuno.
    E allora: da chi è finanziato il secessionismo in Italia? Il problema, in realtà è di capire se vi sia all'estero e in Italia chi ha interesse a soffiare sulla fiammella dell'indipendentismo nordista a prescindere da chi lo rappresenta. In parole povere, se oltre a quelle destinate alla Lega Nord, vi siano elargizioni o sovvenzioni più o meno occulte ad altre organizzazioni, come, ad esempio, l'Armata Serenissima che nel maggio scorso tentò l'assalto al campanile di San Marco.



    LA PISTA STRANIERA

    Seguire la pista di questi misteriosi denari è divertente, se si lasciano nell'angolo le angosce che ne vengono. Porta a mondi anche insospettati. Se da un lato, infatti, indagando sembra di arrivare ai confini di progetti eversivi in qualche modo compatibili con la storica linea nera italiana ed europea, dall'altro si sconfina nel mito, nel segreto e nell'esoterico.
    Per iniziare, in ogni caso, è bene tornare a Verona, al procuratore capo Guido Papalia, titolare delle inchieste sul secessionismo. Lo scorso giugno, impegnato nelle indagini sull'Armata Serenissima, Papalia trovò tracce di finanziamenti che arrivavano dall'estero - allora si disse attraverso un conto corrente in Austria. Le indicazioni gli erano giunte da Mestre, dove i carabinieri avevano a lungo interrogato Fausto Licini, perito tecnico ed ex consigliere leghista a Conegliano Veneto, coinvolto nell'assalto al campanile. A casa sua erano stati trovati i progetti del blindato telecomandato che i serenissimi intendevano usare. Aveva raccontato, sotto torchio, di marchi tedeschi giunti grazie a un gruppo di autonomisti croati che, abitualmente, frequentavano le riunioni degli indipendentisti veneti.
    Le indicazioni di Licini apparvero subito interessanti, dato che sembrava certo che i commandos dell'Armata avessero investito, in qualche anno, almeno qualche centinaio di milioni - secondo i bilanci stilati dagli stessi serenissimi 215 - nel predisporre l'attrezzatura per i progettati blitz contro "l'occupante italiano". Ma dopo qualche giorno, il magistrato rilasciò una dichiarazione lapidaria: "Allo stato delle indagini non abbiamo trovato traccia di quei soldi. I serenissimi pare si autofinanziassero". La spiegazione, per quanto chiara, non escluse l'eventualità di finanziamenti ricevuti dall'estero. Più semplicemente, chiarì che gli investigatori non li avevano trovati.



    IMPRENDITORI E "AUTOFINANZIAMENTO"

    L'autofinanziamento cui accenna Papalia, d'altronde, sembra aprire la strada all'ipotesi che proprio dal Veneto e da altre zone del Nord Italia siano giunti soldi al gruppo di Licini e ad altre organizzazioni secessioniste. L'inchiesta sull'Armata Serenissima e le molte indagini sulla Lega ancora in corso non hanno ufficialmente rivelato nulla, al momento. Ma gli elementi per immaginare flussi di denari vi sono, concreti, anche se mancano testimonianze, numeri di conto corrente e cifre.
    Nel Veneto, ad esempio, l'apparire del Carroccio secessionista, con tutto l'armamentario di riti celebrativi e ronde padane, ha di fatto creato una frattura all'interno del mondo imprenditoriale. Negli anni del dominio democristiano, sino all'inizio di questo decennio, l'Associazione industriali e l'Associazione piccola industria erano governate da elementi vicini allo scudocrociato. La scomparsa della Dc ha creato un "vuoto" di referenti per gli imprenditori, abituati ad agire sul territorio in modo sostanzialmente selvaggio - in termini di concessioni di aree, revisione di piani regolatori, applicazione dei piani regolatori ed evasione fiscale - certi della copertura dell'apparato politico.
    La Lega Nord, anche accentuando la propria vocazione autonomista e secessionista, si è proposta quale alternativa alla vecchia Dc come garante degli equilibri. Questo ha portato al defenestramento della vecchia guardia imprenditoriale, considerata "filo-romana", dai vertici delle organizzazioni di categoria. I vari Benetton, Stefanel, Carraro, per citare alcuni esempi, si sono trovati spiazzati, tanto che proprio Carraro ha reagito creando lo scorso anno il Movimento del Nordest, organizzazione politica che sta confluendo nel progetto di "partito catalano" del sindaco di Venezia Massimo Cacciari.
    L'arrivo dei nuovi timonieri dell'industria ha coinciso con maggiori risorse a disposizione del Carroccio, tutte investite in massicce operazioni di propaganda. Contemporaneamente, è nata la LIFE, l'associazione dei Liberi imprenditori federalisti europei, formata da piccoli imprenditori decisi ad attaccare lo stato italiano attraverso la rivolta fiscale. Nel Veneto l'organizzazione è guidata da Fabio Padovan, imprenditore dichiaratamente secessionista, tanto da aver organizzato una raccolta di fondi per sostenere le spese processuali e di mantenimento di quelli che lui chiama "i nove patrioti" che assaltarono il campanile di San Marco.
    Vi sono gli elementi, insomma, per immaginare l'arrivo di denaro nelle casse della Lega e degli altri secessionisti, gentilmente inviato da frange dell'imprenditoria locale, interessata all'affermarsi del modello economico proposto dal Carroccio e di fatto già applicato in alcune aree del Nordest. Un modello che prevede l'annullamento del sindacato, il superamento dei contratti collettivi di categoria attraverso accordi ad personam e un totale liberismo garantito da una classe politica compiacente.



    I "PADANI" ALL'ESTERO

    Il fronte dei finanziamenti stranieri, comunque, resta aperto e ha una sua ragione di eventuale esistenza. Franco Rocchetta, padre storico dell'autonomismo veneto, ex ordinovista, fondatore, alla fine degli anni Settanta, di quella Liga Veneta che sarebbe stata la mamma della Lega Nord, lo scorso mese di maggio aveva spiegato in via del tutto privata che soldi dalla Germania ne erano arrivati, anni prima. Aveva raccontato che i gelatai veneti, emigrati al nord per questioni di lavoro, avevano mandato soldi al suo movimento. "Sono rimasti legati al Veneto, anche se vivono altrove", aveva detto fuori dal tribunale dove si processavano i serenissimi, indicando in questo la ragione di quei soldi spediti in Italia. Ma Rocchetta aveva aggiunto che in realtà quei soldi lui non li aveva mai visti. Si erano persi per strada. Dove? Nessuno lo sa.
    In ogni caso, la via indicata da Rocchetta restava nell'ambito dell'autofinanziamento, cioè di veneti che danno soldi ad altri veneti per un progetto politico più o meno condivisibile. Lo stesso Rocchetta ha più volte parlato di "contatti" con i veneti emigrati in Brasile. Anche costoro, secondo una tesi diffusa fra maggio e giugno del 1997, sarebbero stati possibili "finanziatori" dei progetti indipendentisti. "Gli imprenditori veneti", spiegò Rocchetta, "quando vanno all'estero si appoggiano alle comunità di conterranei emigrati, molto più che agli istituti italiani. Il Veneto è di fatto uno stato parallelo". A rafforzare questa tesi venne la scoperta che dal gennaio 1997 era funzionante un collegamento Internet con il Brasile. Attraverso la rete venivano inviati in Sud America i messaggi secessionisti, perché venissero diffusi nella comunità veneta. In più, tra le carte sequestrate ai secessionisti, venne scovato un bilancio di previsione di spesa che stanziava 500 milioni di lire per i contatti con il Brasile. La pista brasiliana è finita nel dimenticatoio rapidamente, almeno all'apparenza. In ogni caso, resterebbe ancorata nella logica del "finanziamento interno".



    LA GERMANIA DIETRO LA SECESSIONE?

    A preoccupare di più è sempre l'ipotesi che, in realtà, siano altri, cioè altri paesi, altre organizzazioni, a foraggiare tutti i secessionisti, allo scopo di destabilizzare per qualche ragione l'Italia. E in questa chiave, la Germania, apparente padrona dei destini europei, resta l'indiziata numero uno. Sarebbe dal Nord che, sotto forma di solidi marchi, arriverebbero i soldi. Ma perché proprio la Germania avrebbe interesse a un Nord Italia indipendente?
    Chi accusa, facendo nomi e cognomi, sostiene che le ragioni sono molte. Di fatto sono un insieme coerente di motivi economici, culturali e razziali, cui le recenti accuse mosse dal senatore Vertone, di Forza Italia, aggiungono un tocco di mistero. Il primo a spiegare gli interessi tedeschi nella vicenda è stato Walter Fiorentino, dirigente dell'Associazione industriali di Bolzano. Nel libro Tra federalismo e decentramento, edito da Catinaccio, Fiorentino sostiene che è in atto una "aggressione all'immagine dell'Italia, mirata alla disgregazione del tessuto nazionale. La credibilità di cui gode ancora l'Italia nell'area istriana e dalmata rappresenta un pericolo, in quello scacchiere, per i disegni di egemonia tedesca e di possibile espansione dell'Austria". Sarebbero, insomma, interessi squisitamente economici a muovere la Germania, da sempre molto attiva in Slovenia e Croazia, tanto da farne, anche attraverso l'Austria, due paesi economicamente satelliti. Fiorentino supporta le sue tesi con un libro uscito a Berlino nel 1994 e che confermerebbe il disegno di germanizzazione dell'Europa. Il titolo era Germanismo ridestati, con sottotitolo "Della vita interiore del Pangermanesimo di Stato". Gli autori erano lo storico Hans-Rudiger Minow e Walter von Goldemdach, pseudonimo, recitavano le note a margine, di un alto funzionario del ministero degli Esteri tedesco.
    Secondo Fiorentino esisterebbero rapporti regolari, organizzati, fra i vertici della Repubblica tedesca e i circoli del nazionalismo germanico e della destra radicale, finalizzati a rafforzare lo stato tedesco all'interno e a favorirne l'espansione verso l'Est - meta storica della Germania - e verso l'Occidente. Ministero degli Interni e ministero degli Esteri di Bonn sarebbero impegnati da anni nel trasformare le minoranze tedesche all'estero in "enclaves" territoriali utili alle politiche nazionaliste. In questo quadro si inserirebbe l'interesse per "destabilizzare" l'Italia alla vigilia della nascita della moneta unica europea, per staccare il Nord industriale e farlo entrare nell'orbita tedesca.
    In qualche modo, altri condividono queste teorie. Anche Carlo Pelanda, docente all'università di Georgetown, parte da un fatto preciso, cioè che fu proprio la Germania, nel giugno 1991, la prima nazione europea a riconoscere le neonate Slovenia e Croazia. Partendo da questo dato, sostiene, diventa credibile un'opzione politica tedesca che preveda un'Italia settentrionale indipendente, ma legata all'area del marco. Il tutto con il benestare degli Stati Uniti. "Tra Germania e USA", dice, "esiste una solida concertazione in politica estera. Washington vuole controllare il Mediterraneo, ma ha bisogno dei tedeschi per governare la NATO. Così, legittima le ambizioni di Bonn, che vuole espandere la sua sfera di influenza economica". A dire il vero, l'intesa Bonn-Washington pare meno solida negli ultimi tempi. Il recente viaggio di Clinton in Bosnia per Natale, con l'annuncio che il contingente americano "di pace" resterà a Sarajevo ben oltre il mandato internazionale della SFOR, sembra far intendere che gli USA non vogliono lasciare la Bosnia in mano tedesca, ma usare il paese "riappacificato" come loro trampolino di lancio verso l'Est europeo.
    Ex Jugoslavia a parte, però, la tesi di un interesse tedesco sull'Italia resta. Così, le dichiarazioni del senatore Saverio Vertone al trimestrale "Limes" non appaiono clamorose, se non per il mettere in fila alcuni dati più precisi. Vertone dice che gruppi finanziari tedeschi foraggiano da tempo la Lega di Bossi. Il collettore sarebbe il gruppo finanziario Matuschka Gruppe di Monaco di Baviera, attivo anche in Croazia e Slovenia. In Italia, i fondi sarebbero stati gestiti da un triestino di nome Stock e da un'importante famiglia friulana, Strassoldo, che ha subito smentito e minacciato querele.




    BOSSI E IL SACRO ROMANO IMPERO

    Vertone mischia abilmente ragioni economiche a ragioni più suggestive. Dice che la finanza tedesca non vuole tra i piedi l'Italia, dal bilancio pubblico disastrato, nel futuro Euro. Spiega anche, però, che gli è capitato di incontrare un signore di Stoccarda il quale in un dibattito pubblico ha ricordato ai "lombardi" che il loro destino "non è contro l'impero, è dentro l'impero", riferendosi al Sacro Romano Impero di medievale memoria. E prosegue richiamando la politica culturale del Goethe Institut in Italia, pronto a dichiarare morto il concetto di Vaterland, cioè di stato-nazione, e a promuovere l'idea di Mitteleuropa. La coincidenza d'interessi fra Bossi e i gruppi tedeschi, a questo punto, scatterebbe nell'esclusione dell'Italia dall'Euro, utile all'uno per scatenare il finimondo e agli altri per allargare gli interessi economici nazionali.
    Ma è soprattutto il fantasma dell'impero ad accendere la fantasia di alcuni analisti. L'impero cui ci si riferisce è quello degli Asburgo, cioè il Sacro Romano Impero Germanico. La famiglia friulana dei Strassoldo, citata dal senatore forzista, per secoli è stata al servizio di quella casata. Una linea familiare, poi, è totalmente tedesca, tanto che uno degli zii degli attuali Strassoldo fu consigliere economico del cancelliere tedesco Adenauer.
    Un giornale di Pordenone qualche anno fa annunciò che gli Strassoldo tentavano la conquista delle istituzioni friulane per conto di Otto d'Asburgo, erede dell'Impero. La cosa cadde, ma ci sono altri, in Europa, che sostengono che gli Asburgo non abbiano mai smesso di "muoversi" per tornare in sella e ricostruire l'Impero, con l'obiettivo di creare una grande unità statale cristiana.
    Fantapolitica? Forse, ma alcuni giornalisti inglesi e francesi - i più noti sono Michael Baigent e Richard Leigh - hanno lavorato per anni su questo tema, affondando in un passato molto lontano per approdare a trame attuali, recenti. Secondo questo filone d'indagine, il secessionismo italiano potrebbe inserirsi in un progetto sovranazionale occulto.
    L'idea è interessante, pur con la difficoltà di immaginare Bossi alle prese con società potenti e segrete. Di occulto, per ora, restano solo i canali di finanziamento dei secessionisti. La Lega Nord ha investito miliardi nelle sue manifestazioni padane e nelle elezioni fantasma. Gli altri gruppi hanno creato dei mini-arsenali. Tutte iniziative costose. Tutte iniziative che qualcuno deve aver pagato.

    chi finanzia il secessionismo '98

    Che ne pensate?I deliri si sprecano, però la parte sulla Germania, che mi sembra quella meglio documentata, potrebbe anche essere credibile.
    Ultima modifica di Druso; 20-06-10 alle 18:47

  2. #2
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    Ma è degli anni '90 questo articolo.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    Ma è degli anni '90 questo articolo.
    Sì, perchè?

  4. #4
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    Mi sembra poco credibile se non altro per la posizione assunta dalla Lega durante la disgregazione della Jugoslavia, ossia quando la Germania, con gli Stati Uniti e il Vaticano, sosteneva l'indipendenza della Croazia contro i serbi che intendevano preservare l'unità della Repubblica jugoslava. Naturalmente niente a che vedere con la Lega occidentalista di adesso, tanto basta sapere che in quel periodo da queste parti furono i leghisti a regalare una loro sede alla comunità islamica in cerca di uno spazio moschea (esattamente).

  5. #5
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    Citazione Originariamente Scritto da Caporione Visualizza Messaggio
    Mi sembra poco credibile se non altro per la posizione assunta dalla Lega durante la disgregazione della Jugoslavia, ossia quando la Germania, con gli Stati Uniti e il Vaticano, sosteneva l'indipendenza della Croazia contro i serbi che intendevano preservare l'unità della Repubblica jugoslava. Naturalmente niente a che vedere con la Lega occidentalista di adesso, tanto basta sapere che in quel periodo da queste parti furono i leghisti a regalare una loro sede alla comunità islamica in cerca di uno spazio moschea (esattamente).
    Se per questo la lega ha assunto anche posizioni prokossovo indipendente se non ricordo male.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    Citazione Originariamente Scritto da Druso Visualizza Messaggio
    Se per questo la lega ha assunto anche posizioni prokossovo indipendente se non ricordo male.
    Forse non mi sono spiegato bene, negli anni Novanta la Lega, mentre Kohl sosteneva il secessionismo in Jugoslavia, avrebbe potuto cavalcare l'onda anche in Italia, a maggior ragione se a finanziarla fosse stata la Germania, invece la posizione a favore dei serbi non collima assolutamente con questa ipotesi. Il Kosovo è stato dichiarato indipendente soltanto due anni fa, cioè quando la Lega si era già prostituita da almeno dieci anni.
    Ultima modifica di Caporione; 20-06-10 alle 20:18

  7. #7
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    i "gelatai veneti "...repapelle:

    ma pappalia con la montagna della sua inchiesta e' poi riuscito a partorire il topolino ?iaociao:
    vulgus vult decipi

  8. #8
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    Citazione Originariamente Scritto da Caporione Visualizza Messaggio
    Forse non mi sono spiegato bene, negli anni Novanta la Lega, mentre Kohl sosteneva il secessionismo in Jugoslavia, avrebbe potuto cavalcare l'onda anche in Italia, a maggior ragione se a finanziarla fosse stata la Germania, invece la posizione a favore dei serbi non collima assolutamente con questa ipotesi. Il Kosovo è stato dichiarato indipendente soltanto due anni fa, cioè quando la Lega si era già prostituita da almeno dieci anni.
    Però Milosevic si preoccupò di una possibile frammentazione dell'Italia.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    Ma la Lega degli anni Novanta era vicinissima a Belgrado, Henry Kissinger quando nel 1996 Bossi gioca la carta della secessione lo sconfessa apertamente, assicurando che la secessione sarebbe stata bloccata. La Lega era troppo antiamericana. Discorso diverso dopo, con l'emigrazione di molti dissidenti in partiti minori e la loro sostituzione con ex del Movimento sociale italiano, rigorosamente di osservanza occidentalista, sionista e katto-amerikana.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Delirio antileghista

    Per quanto mi riguarda questo tipo di secessioni non sono certo auspicabili in Europa, indeboliscono gli Stati..certo qualcuno ci guadagna e non mi pare troppo azzardato dire che chi ci guadagna è la Germania... la storia insegna che gli interessi di Italia e Germania nei balcani e in europa continentale sono sempre stati confliggenti e soprattutto alla luce delle scelte economiche fatte dalla germania attuale e del suo euro.... dividere l'Italia e avvicinarsi al nord ricco per affondare tutto il restante mediterraneo...

    Insomma mi pare filare tutto liscio...poi non so..

 

 
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