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Una modella di un noto sito per adulti sta facendo scalpore per le sue parole. Ha infatti dichiarato di essere stata bandita dalle app di incontri Tinder, Bumble e Hinge. Il motivo? A suo dire la gente continuerebbe a segnalare il suo account come falso perché è “troppo bella”. Se la bellezza le sta facendo guadagnare oltre 52.000 euro all’anno vendendo le sue foto “piccanti” su OnlyFans, insomma, questo suo dono non la starebbe affatto aiutando a trovare l’amore.
Alaw Haf, laureata in legge da Mold in Galles, aveva già raccontato nel passato del suo ban. Tuttavia è tornata a far parlare di sé esprimendo nuovamente la sua rabbia dopo l’uscita del documentario Tinder Swindler di Netflix. Il programma descrive in dettaglio la storia di Shimon Hayut, un uomo accusato di aver usato l’app di incontri per truffare la gente per circa 8.83 milioni di euro. Hayut avrebbe incontrato delle donne su Tinder con lo pseudonimo di Simon Leviev affermando di essere il figlio del magnate israeliano dei diamanti Lev Leviev. Tinder ha confermato di aver chiuso il suo account, ma pare che fosse ancora attivo quando il documentario è stato rilasciato all’inizio della scorsa settimana. Proprio questo ha lasciato Alaw furiosa, sostenendo di essere stata “trattata peggio del truffatore di Tinder”. La modella ventiquattrenne si è sfogata così: “Penso che sia tutto così assurdo dopo aver visto il documentario su Netflix. Lui poteva ancora usare l’app quando il suo scopo era di impiegarla per attività criminali. Io invece non posso e tutto quello che volevo era andare a bere qualcosa con qualcuno”. Alaw sostiene di essere stata prima bandita da Tinder nel settembre 2020 e di nuovo nel dicembre 2021 dopo aver recuperato il suo account. Nello stesso anno l’avevano anche cacciata da Bumble e la medesima cosa le è successa su Hinge nel marzo 2021. “Ho avuto problemi con un paio delle mie foto, quindi le ho sostituite con altre. Non posterei mai nulla di offensivo, ma è difficile trovare una foto di me stessa dove indosso vestiti quando il 90% è in lingerie o in costume da bagno a causa del mio lavoro” ha spiegato. La donna ha anche aggiunto di aver supplicato le app di fornire una ragione per il blocco del suo account e di essersi persino offerta di inviare una prova di identificazione. Tuttavia ha sostenuto di non aver mai ricevuto risposte.




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