di V. Macioce dalla prima pg e a pg.7
de ilgiornale.it 9 10 2010

Non ci si può fidare degli uomini super partes.
Prendete il presidente della Came*ra, uno che cammina come se avesse un’isti*tuzione nello stomaco.
Non appena ha sa*puto che i carabinieri stavano organizzan*do una caccia al tesoro negli uffici di questo giornale ha chiamato Emma Marcegaglia per condividere con lei timori e paure.
Poi ha chiesto al suo portavoce di raccontare un po’ in giro questa telefonata. L’importante per l’onorevole Gianfranco Fini è smarcarsi dalla de*stra sporca, brutta e catti*va.
Solo che poteva aspetta*re almeno uno straccio di prova prima di sbilanciare tutto il peso della terza cari*ca dello Stato contro il Gior*nale .
O si fida a occhi chiusi delle inchieste di Woo*dcock?
Sì, proprio lui, quel*lo che Fini nel 2006 defini*va un «pm fantasioso», un «signore che in un Paese normale avrebbe già cam*biato mestiere».
A quanto pare non siamo un Paese normale.

Il guaio di Fini è sempre lo stesso. Non si acconten*ta mai di un solo ruolo. A lui piace l’idea di mostrarsi agli italiani come una perso*na carica di dignitas e aucto*ritas , per dirla alla romana, ma non riesce a rinunciare all’ambizione di comanda*re il suo orticello, e ogni tan*to gli scappa la tentazione da leader di parte.
E tra il Giornale e il vertice della Confindustria, lui, presi*dente della Camera alto, di*stinto e imparziale, non ha dubbi su chi scegliere.
Em*ma tutta la vita.
Non è un reato.
Però, cavolo, un po’ di rispetto per il ruolo che ricopre e per quello che di*ce dovrebbe averlo. Qui si sta tanto a blaterare di liber*tà di stampa, ma lo spettaco*lo di un manipolo di carabi*nieri che setaccia una reda*zione sa tanto di bavaglio.
Anche perché, e questo è un fatto, il dossier anti Mar*cegaglia non esiste.
È una bufala. È la paura di chi si sente fragile. È la conse*guenza irrazionale di un braccio di ferro cazzaro tra un giornalista e un ufficio stampa.

Le intercettazioni, purtroppo, hanno questo di brutto: sono stupide.
Non hanno tono. Non han*no colore. Non si capisce mai dove c’è farsa e dove tragedia. Sono una realtà piatta e senza sfumature.
Il senso ce lo mette chi ascol*ta. Qualche volta con trop*pa fantasia.

Purtroppo Fini da quando si sente Di Pie*tro confonde la legalità con il giustizialismo. L’unica differenza è che Tonino è meno banale, meno sconta*to. Ora per esempio Fini si è fissato con l’antimafia.
Per anni sì e no sapeva dove sta*va la Sicilia.
Nessuno lo ave*va mai visto in prima fila al*le manifestazioni del suo stesso partito in memoria di Borsellino.
Se non ci cre*de il presidente della Came*ra può farsi rinfrescare la memoria dai ragazzi della Meloni. Quei giovani di de*stra che in Sicilia sono an*ni che si battono contro la mafia.
Se chiedi a loro quanto tempo Fini ha spe*so per loro, la risposta è: un quarto d’ora.
Una volta, anni fa, una scappata e via. Ed era perfino distratto.

Ora Gianfranco appena può scappa a Palermo. Stringe la mano a Lombar*d o e ripete a memoria i l bi*gnami della legalità.
Che dice Fini? Bisogna rompe*re il legame tra mafia e poli*tica. Sacrosanto.
Fare affer*mazioni del genere non co*sta nulla.
Questa è l’abilità di Fini.
In tutti questi mesi di antiberlusconismo non ha mai rotto davvero sulla linea politica con qualco*s a d i innovativo, forte e dis*sacrante.
Un po’ di corag*gio lo ha mostrato sulla bio*etica, ma è una campagna che deve in gran parte alle sue frequentazioni radica*li.
Per il resto ha scelto l’opinione più orecchiabi*le sul mercato.
È una sorta di sindrome di Sanremo. Farsi votare rincorrendo un giro di do.

L’importan*te, e questo è il sale del neo*finismo, è mostrarsi chiara*mente e senza ambiguità u n berlusconiano con i l ve*stito da antiberlusconia*no.
È un Berlusconi in sedi*cesimo che non sopporta più di guardarsi allo spec*chio. E in questo, bisogna ammetterlo, Gianfranco è veramente bravo.
L’unico vero difetto è l’ambiguità.

Gli osservatori politici so*no mesi che si chiedono chi sia davvero Gianfranco Fini. Cosa vuole davvero? A che gioco sta giocando?
Non è facile capirlo, per*ché ogni giorno scantona da quello precedente.
L’al*troieri tutti i finiani raccon*tavano che si poteva fare un accordo con il Pdl. Ba*sta guerre civili. Doveva es*sere l a vittoria delle colom*be. Ok. Fini resta nella mag*gioranza. È andato via, ma resta fedele al voto degli elettori.
Poi però, appena i mediatori si distraggono, Fini riporta alta la tensio*ne, lascia partire un altro calcetto sugli stinchi.
Si cerca la pace sui temi della giustizia e lui va a farsi in*tervistare ad
Annozero, l’ultimo grande salotto del*la destra «secolarina», per discostarsi dalla maggio*ranza di cui continua a sen*tirsi parte.
È fatto così.
Or*mai ha fretta di cambiare spesso idea.
Woodcock? Un eroe del*la libertà di stampa.

saluti