Il Concordato non è un tabù. Uniamo le forze per la sua abrogazione
Today, 06:17 AM
La tanta cura vaticana per affossare il DDL Zan ha avuto il merito di accendere i riflettori sul fatto che è giunto il momento di esigere la separazione effettiva tra Stato e Chiesa. Per realizzare la compiuta laicità in un’Italia finalmente emancipata dal colonialismo vaticano.
Un’Italia dove ogni individuo abbia il diritto-dovere di autodeterminarsi nel rispetto delle singole altrui autodeterminazioni. Perché i diritti umani non sono addomesticabili ai precetti di fede.
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La civile convivenza non sta sulle ginocchia di un dio – o meglio nelle gabbie identitarie con cui i suoi presunti interpreti vorrebbero dettare legge – ma nei principi superiori della democrazia, dove ognuno, nel vincolo del supremo principio della laicità del patto costituzionale: non può imporre all’altro più di quanto l’altro reciprocamente possa imporgli.
Poteri economici, politici e sociali di questa chiesa inestricabilmente s’intrecciano nell’incompiuta separazione tra Stato e Chiesa, che avviata infaticabilmente dalla classe dirigente liberale post Unità d’Italia veniva arrestata da Mussolini, l’ateo Mussolini, che l’11 febbraio 1929 firmava Patti lateranensi.
Il fascismo cercava la benedizione papalina, utile ad attenuare agli occhi delle masse il suo totalitarismo, chiarissimo finanche ai ciechi dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti (mandante Mussolini). La Chiesa rilanciava il suo sogno teocratico, anche grazie alle rendite che lo Stato italiano le avrebbe garantite, e che il governo Mussolini inaugurava versando al Vaticano in contanti ben 750 milioni di lire (circa 600 milioni in euro), a cui aggiungeva anche «un consolidato del valore nominale di 1 miliardo di lire» (circa 800 milioni di euro).
Pio XI esultava e commentava: «Ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare!».
Il fascismo crollava, ma il suo Concordato restava, macchia nera sulla Costituzione repubblicana. Anche se – teniamolo sempre presente – non ne è parte strutturale. Infatti è solo menzionato, come ha ricordato nel 1971 la sentenza n° 30 della Corte Costituzionale stabilendo che esso «non può avere forza di negare i principi supremi dell’ordinamento costituzionale dello Stato».
Il che significa che l’applicazione del Concordato è subordinata comunque e sempre al supremo valore costituzionale della laicità dello Stato! Diversamente non saremmo una repubblica democratica, ma uno stato confessionale (come appunto è il Vaticano. O le tante teocrazie islamiste, dove la legge è sigillata in supposte rivelazioni divine).
Ma torniamo al Concordato. Nel 1984 il patto era rinnovato per volontà del capo del governo Bettino Craxi, che s’impegnava nella restaurazione socio-politica post ’68, e per questo offriva alla Chiesa l’opportunità di riconquistare il terreno perduto in una società sempre più laicizzata e secolarizzata, che con le sue lotte aveva ottenuto leggi di civiltà: dal divorzio alla legalizzazione della pillola, al nuovo diritto di famiglia, ai Consultori, all’interruzione volontaria di gravidanza, allo Statuto dei diritti dei lavoratori…
In questo contesto anche il Concordato era ritenuto superato e nel Paese cresceva la mobilitazione per la sua eliminazione anche all’interno del mondo cattolico.
Di contro, il rinnovo craxiano, offriva alla Chiesa un formidabile trampolino per tornare a permeare la società italiana, tributandole addirittura una pariteticità nella «reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del paese».
segue:
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